Sondaggio: nel Lombardo-veneto anche le cattive riforme funzionano

di ARNALDO FERRARI NASIFerrari

A quel tempo la Lega faceva paura. Era un movimento solido ed in ascesa. Non tanto a livello elettorale immediato, era il periodo della “secessione” ed il partito era ai minimi, ma la Lega Nord aveva strutturato e reso proprio un tema prorompente. Da sempre esistito, da sempre ignorato: la “questione settentrionale”. Così, a fine legislatura, l’avventizio Governo Amato II, in vista delle elezioni poi perse da quel centrosinistra, prese in carico le istanze del precedente D’Alema II e procedette a quella che passò alle cronache come “Riforma del Titolo V”. Una sorta di rincorsa, che non diede elettoralmente i risultati sperati e che, ormai sembra assodato, ha creato una notevole confusione nei rapporti normativi tra Stato e Regioni e pesantemente contribuito all’aumento della spesa pubblica. In estrema sintesi la nuova legislazione asseriva che ove non vi fosse esplicita specifica, l’ambito giurisdizionale era attribuito alle regioni. In questo modo, la possibilità di legiferare in taluni campi diventava competenza esclusiva regionale. Si parla ad esempio, della sanità, del turismo, dell’agricoltura, dell’industria.
Il risultato è che oggi per la grande maggioranza degli italiani occorre una “riforma della riforma”. A livello politico il dato è trasversale, ma a livello geoeconomico, no. Prendiamo ad esempio le regioni italiane con il PIL più alto. Sono tutte quelle del Nord e la Toscana. Il valore, in quel contesto, passa dal 59% al 52%, con i contrari che passano dal 36% al 44%. Un piccolo segnale, che diventa però esplicito se si considera solo l’area del Lombardo-Veneto. In quel caso i contrari diventano maggioranza (48%), mentre i favorevoli diventano molto meno della metà (43%). Una differenza di oltre 15 punti rispetto alla media nazionale. Significa che lì, nonostante una normativa non chiara, le cose funzionano. Almeno per la maggior parte delle persone.
Se riforma deve essere, non si potrebbe allora ipotizzare un doppio regime? Autonomo per le regioni virtuose, centralizzato per chi “ha bisogno di aiuto”.

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

One Comment

  1. Sergio Andreani says:

    Una differenza di 15 punti è troppo poco : significa che al nord ci sono ancora troppi imbecilli che amano essere tosati da Roma.

    Se poi certi imprenditori del Veneto votano Renzi o si suicidano ( ….che poi e la stessa cosa ) non posso che approvare il loro gesto.

Leave a Comment