Sondaggio: 1 impresa su 3 ha chiuso ultimo bilancio in rosso

di GIORGIO CALABRESI

Oltre un imprenditore su tre (34%) ha chiuso l’ultimo bilancio in rosso, mentre il 30% afferma che c’è stato un pareggio tra ricavi e perdite mentre il 26% dichiara di aver chiuso con il tanto desiderato segno «più». È quanto emerge da uno studio realizzato dall’agenzia di comunicazione e marketing Found!, realizzato intervistando circa 120 imprenditori per analizzare e delineare quali sono le loro preoccupazioni e le loro aspettative oggi. Preoccupati dalla pressione fiscale e poco incoraggiati dalle scarse soluzioni concrete proposte dalle istituzioni, oltre un imprenditore italiano su due (52%) vorrebbe trasferirsi all’estero, in particolare in Germania (34%) o comunque in Paesi nordici (29%). Spinti dalla voglia di emergere o più semplicemente eredi di una lunga tradizione familiare, gli imprenditori oggi cercano di resistere all’interno del mercato investendo principalmente sul costo (31%) e la qualità (23%) del proprio prodotto-servizio. Tra le caratteristiche che deve assolutamente avere un imprenditore di successo la maggioranza (61%) degli intervistati indica una consistente solidità finanziaria. Altri ritengono sia imprescindibile avere come requisiti fondamentali l’ambizione (56%) e attorniarsi di collaboratori e dipendenti fidati (48%). Quasi 1 su 3 (26%) ammette inoltre che a spingerlo a fare impresa sono stati motivi anche di carattere pratico, affermando di aver continuato l’attività imprenditoriale di tradizione familiare che si tramanda di generazione in generazione.

Quali sono i fattori che permettono ad una impresa di essere competitiva? La maggioranza concorda nell’affermare che i costi (31%) e la qualità (23%) del proprio prodotto-servizio sul mercato siano i fattori principali che ne garantiscono la competitività. Altri puntano maggiormente l’accento sull’originalità (17%) e sull’innovazione tecnologica (11%). Quali sono le maggiori preoccupazioni per un imprenditore? La maggioranza teme la pressione fiscale (36%), altri sono preoccupati dalla mancanza di iniziative a livello legislativo capaci di tutelarli (28%) e, complice la crisi, l’abbassamento della richiesta sul mercato (19%). Una cospicua percentuale (14%) è rappresentata da coloro che temono la concorrenza estera all’interno del proprio mercato di riferimento. Molti imprenditori sono angosciati e preoccupati per il futuro e alla domanda su chi ha le maggiori responsabilità della situazione attuale indicano in gran parte (33%) il mondo politico. Per altri sono le banche i maggiori responsabili della situazione attuale (28%), ed il comportamento non sempre corretto da parte dei diversi attori presenti all’interno del proprio mercato (22%).

Alla luce di tutto questo, come vedono gli imprenditori il futuro? La maggioranza (37%) si confessa pessimista, altri sono preoccupati e sperano in tempi migliori (23%). I più ottimisti si confessano fiduciosi (19%) e ritengono che presto si uscirà dalla crisi (14%). A breve termine oltre la metà (52%) alla luce delle diverse problematiche pensa di trasferire la propria attività all’estero. Altri (44%) sono alla ricerca di soci che li aiutino a portare avanti la propria attività. Altri pensano di ricorrere a scelte drastiche, optando per tagli del personale e ricorso agli ammortizzatori sociali (37%). Quasi uno su 3 (29%) sta prendendo seriamente in considerazione l’opportunità di diminuire la propria produzione. Se dovessero trasferirsi, quali sono le nazioni dove migrerebbero con il proprio business? Al primo posto spicca la Germania (34%), seguita da Paesi nordici (29%), e Paesi dell’Est (26%), che scalzano Medio Oriente (14%) e Sud America (9%).

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One Comment

  1. pippogigi says:

    L’altro giorno guardavo la trasmissione di Santoro. Quello che mi ha colpito è stato Formigoni che diceva che questo governo sarebbe durato ancora un anno e Travaglio che diceva che aveva il sospetto che la data di scadenza(un anno) fosse solo per permettere a loro di mettere le mani sugli appalti di Expo2015.
    Sotto questa luce si spiega tutto: da un lato una classe politica incompetente e diversamente onesta il cui solo scopo è arraffare il più possibile. Poi mettono qualche utile idiota, tipo Saccomanni, con poche indicazioni (nessun taglio alla spesa pubblica, nessun taglio ai privilegi) che deve barcamenarsi tra i numeri e quando fa delle uscite che potrebbero politicamente danneggiare gli ingordi viene puntualmente smentito.
    All’estero, ben sapendo in che mani è finita l’entità denominata italia, hanno imposto di rubare quel che gli pare basta che i debiti verso le banche tedesche e francesi vengano pagati.
    Il risultato lo abbiamo davanti, pressione fiscale in costante aumento, confusione massima in materia fiscale.
    L’obiettivo è ovvio: tirare a campare senza risolvere nulla (tanto non ne sono capaci), arraffare il più possibile fino a che si può.

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