Solo uno Stato feroce poteva tassare i disabili. Caro Renzi, le disgrazie non fanno reddito

disastrodi ROBERTO BERNARDELLI*  – Cerchiamo di capirci bene. Da una parte ci sono quelli che prendono gettoni di presenza a non finire, in consigli di amministrazione o che, per aver vinto il gratta e vinci di una vita, si prendono la pensione o il vitalizio da parlamentare. Dall’altra, ci sono i digraziati, cioè i disabili e  le loro famiglie che, fino ad oggi, si sono visti tassare persino le indennità di accompagnamento e le pensioni legate a situazioni di disabilità.

Ladro, fisco ladro  e boia! Accanimento mortale su chi già vive in una condizione di disagio, cornuto e mazziato due volte. Ma, alla fine hanno vinto i disabili e le loro famiglie: perché sia le indennità di accompagnamento e le pensioni legate a situazioni di disabilità non possono d’ora in poi essere considerate nel reddito disponibile ai fini del calcolo dell’Isee.

Quanto dovevamo aspettare? La parola fine a un contenzioso che si trascina da anni l’ha messa il Consiglio di Stato, che ha dato torto al Governo, che ora, nelle parole del ministro Poletti, applicherà la sentenza. Esultano le opposizioni, che parlano di “ennesima figuraccia” di Renzi. Certo, ma magari perché non ha avuto nessuno la fregola di far approvare una legge per cancellare questa vergogna?

Il Consiglio di Stato, con una sentenza depositata, ha così respinto il ricorso dell’Esecutivo contro una sentenza del Tar del Lazio dell’11 febbraio 2015, che aveva giudicato illegittima la riforma dell’Isee (indicatore della situazione economica equivalente, che costituisce il riferimento per l’accesso ad aiuti e a prestazioni sociali agevolate) entrata in vigore a inizio 2015, nella parte nella quale considera nel reddito disponibile anche le pensioni legate a situazioni di disabilità, le indennità di accompagnamento e gli indennizzi Inail. Il ricorso al Tar era stato a sua volta presentato da familiari di persone disabili.

Vi rendete conto?

Secondo il Consiglio di Stato, “l’indennità di accompagnamento e tutte le forme risarcitorie servono non a remunerare alcunché, né certo all’accumulo del patrimonio personale, bensì a compensare un’oggettiva ed ontologica… situazione d’inabilità che provoca in sé e per sé disagi e diminuzione di capacità reddituale. Tali indennità o il risarcimento sono accordati a chi si trova già così com’è in uno svantaggio, al fine di pervenire in una posizione uguale rispetto a chi non soffre di quest’ultimo ed a ristabilire una parità morale e competitiva. Essi non determinano infatti una ‘migliore’ situazione economica del disabile rispetto al non disabile, al più mirando a colmare tal situazione di svantaggio subita da chi richiede la prestazione assistenziale, prima o anche in assenza di essa”.

Ma i politici non c’erano arrivati? I compagni sempre solidali e i cattolici maturi erano impegnati su altri fronti del diritto.

Laconica la reazione del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, che in una nota fa sapere che “come Governo non possiamo che prendere atto della sentenza appena depositata dal Consiglio di Stato e provvederemo ad agire in coerenza con questa decisione”.

Prendete atto dell’inciviltà di una norma che massacra i poveri per dare ai ricchi di Stato. Vergogna.

 

*Presidente Indipendenza Lombarda

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