Solo un paese federale può smascherare 150 anni di menzogna

italiadi PAOLO GULISANO – Federalismo: un sogno antico, che forse sta cominciando a diventare in questi giorni realtà. Una parola che dà fastidio a molti, per i suoi significati, per la libertà concreta che conferisce ai popoli e agli individui. Quando venne fatta l’unità d’Italia, la prospettiva federalista fu da subito scartata, respinta con intollerante violenza. In tal modo il progetto di unificazione che si andò a realizzare fu in palese, totale contrasto con le tradizioni storiche di una penisola che per secoli aveva conosciuto solo l’universalismo religioso e il Federalismo politico.

I risorgimentali, ovvero gli esponenti della Rivoluzione italiana illuminista, giacobina e massonica, osteggiarono in ogni modo ogni progetto di Federalismo, come ad esempio quello del neoguelfismo, che da
una parte – forzava un po’ la mano nell’interpretazione del Medioevo, facendo del Papa colui che nell’epoca feudale aveva difeso l’Italia dai “barbari” d’Oltralpe – ma dall’altra individuava giustamente nel fattore religioso uno degli aspetti fondamentali di un sentimento patriottico e nazionale, così come era accaduto in Spagna, Belgio, Polonia, Irlanda.

Fu Niccolò Tommaseo, poeta, filologo e saggista, che lanciò per primo l’idea di un Papa che prendesse la guida della rigenerazione del Paese: nella sua opera del 1835 Dell’Italia chiedeva il ritiro dell’Austria dai suoi possedimenti in Val Padana e l’unificazione della Penisola in nome della fede nella libertà e nel Cristianesimo. Tuttavia il principale protagonista del neoguelfismo fu Vincenzo Gioberti, un sacerdote piemontese che fu professore alla Facoltà teologica di Torino e Cappellano di Corte dal 1825 al 1833; fu poi allontanato per le sue simpatie coi mazziniani, con i quali ben presto ruppe e dopo una crisi spirituale che lo vide oscillare tra scetticismo e panteismo, ritornò a posizioni  più vicine al Cattolicesimo.

Avendo rivolto alla politica i suoi interessi, pubblicò nel 1843 un’opera ponderosa e di vasta risonanza, Del primato morale e civile degli italiani, in cui dopo aver esaltato il genio dell’Italia e ricordato il suo apporto al patrimonio culturale dell’umanità, Gioberti propugnava l’alleanza tra trono e altare, tra monarchia e papato, e proponeva l’organizzazione dell’Italia in una confederazione di Stati presieduta e guidata dal Papa, sorgente spirituale della ripresa nazionale.

L’idea, ovviamente, non piacque ai liberali anti-clericali, ma non suscitò eccessivi entusiasmi neppure in Vaticano per le sue prospettive poco conformi alla tradizione e che avrebbero fatto del Papa, più che il capo spirituale della Cristianità, ilprimo dei principi italiani. Tuttavia le idee di Gioberti vennero riprese e rielaborate da altri studiosi cattolici, come il piemontese Cesare Balbo e il lombardo Luigi Torelli. Questi, aristocratico e uomo di scienza, proponeva un’Italia senza alcuna presenza straniera e divisa in tre regni: uno del Nord guidato dai Savoia, uno dell’Italia centrale e uno del Sud; Roma, sede del Papato, sarebbe rimasta una città libera.

Uno status indipendente della città santa era anche nelle proposte di Giacomo Durando, che sottolineava il fatto che il Papa fosse sottratto all’influenza delle diverse potenze europee, e conservasse almeno Roma e lo sbocco al mare di Civitavecchia. Un altro intellettuale cattolico-liberale, il toscano Leopoldo Galeotti, proponeva un ritorno al Medioevo, con una sovranità nominale del Papa sui Comuni che avrebbero goduto della pienezza delle loro libertà locali. Questo Cattolicesimo conciliante con la modernità era rappresentato da “riformisti” che, senza mettere in discussione i dogmi di fede nella loro formulazione tridentina, aspiravano a una certa innovazione delle strutture ecclesiastiche.

Una soluzione diversa, auspicabile e accettabile avrebbe potuto essere quella federale, ovvero una Lega degli Stati italiani, ma Casa Savoia respinse ogni ipotesi che non prevedesse la sua indiscussa supremazia. Facendosi forte del proprio essere l’unica casa regnante della penisola autenticamente italiana, impose il proprio progetto nazionalista: col pretesto di una liberazione da presunte tirannidi straniere si iniziò lo smantellamento di villaggi, città, regioni, delle loro millenarie autonomie e libertà concrete, accentrando tutti i poteri, in nome di una pretesa razionalizzazione, nelle mani di una ristretta oligarchia e il suo apparato burocratico di controllo.

Il mito dell’occupazione straniera del sacro suolo italico va senz’altro demolito: ogni Stato della penisola – con l’eccezione del Lombardoveneto felicemente amministrato dall’Austria – godeva di indipendenza ed autodeterminazione. I livelli di vita nei ducati di Modena, Parma, nel Granducato di Toscana come nel Regno delle Due Sicilie erano superiori alla media europea. La penisola italiana non era assolutamente nelle condizioni in cui poteva trovarsi una Polonia occupata dall’esercito russo e privata delle libertà essenziali o un’Irlanda stretta da secoli nella morsa coloniale britannica che aveva cancellato lingua e cultura autoctone e messo fuori legge la stessa religione cattolica.

La cosiddetta coscienza nazionale italiana era una questione riguardante gli intellettuali: il popolo vero, quello dei contadini, degli artigiani, dei commercianti, parlava le proprie lingue, aveva i propri usi e costumi, e si sentiva appartenente alla propria terra e al proprio contado. Il “tiranno” asburgico non pretese mai la germanizzazione di friulani, veneti, trentini, lombardi, che si sentivano tranquillamente tali, pur avendo la cittadinanza dell’Impero.

L’idea di “patria italiana” in luogo delle piccole patrie nasce dunque solo nell’Ottocento ed è auspicabile che ora dopo 150 anni, a partire dalla riforma federalista, si possa arrivare a smantellare questa lunga, insistente e incredibile menzogna.

(da “Il Federalismo”).

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4 Comments

  1. Castagno 12 says:

    Attualmente siamo agli ordini del Governo Mondiale ed in questa situazione è completamente fuori luogo proporre il Federalismo. Si continua a parlare di tante cose, ma NON SI FA l’unica mossa – RICHIESTA ITALEXIT – che consentirebbe poi la ricerca di una soluzione valida, ovviamente se si agguanta la Sovranità.
    Comunque il FEDERALISMO non dovrebbe neppure essere proposto per l’italia.
    Anche se il “frullatore” ha lavorato intensamente, aumentando la mescolanza delle varie popolazioni italiane, ci troviamo sempre a dover coinvolgere, con il Federalismo, Regioni ETEROGENEE.
    Queste incontreranno enormi difficoltà per cercare ed approvare regole comuni. che dovranno poi essere rispettate. DA CHI ? Gente che NON RISPETTA LA COSTITUZIONE, dovrebbe rispettare le regole del Federalismo ?
    GULISANO, DI COSA STA PARLANDO ? Abbiamo il Paese invaso, con milioni di stranieri che si sono insediati e che si fanno i fatti loro
    Il Federalismo, se applicato in italia, PREVIA AUTORIZZAZIONE DEGLI INVASORI, sarebbe una NUOVA DISGRAZIA. E dannoso aumentare la confusione nelle menti fragili e disposte a sognare.
    Se riusciremo a scappare fuori dal recinto dell’Ue, che il Nord italia badi a se stesso e gli altri si cerchino dei “soci” adeguati, se hanno l’esigenza di trovarsi SEMPRE NEL GREGGE !

  2. Napolitania says:

    Unita’ d’Italia…tutta colpa del Nord !

    • Castagno 12 says:

      Parli sempre in funzione delle Balle che ti hanno raccontato gli insegnanti ITALIANI ed i libri di storia.
      Il tutto sempre con l’approvazione del Governo di turno che ha sistematicamente preso in giro i suoi giovani. Ora, cosa ci si può aspettare da un Paese che si comporta così ?
      Ci sono in vendita tanti libri che documentano la verità circa “l’unità” d’italia.
      Prendine uno a caso, leggilo, cerca di capire quello che hai letto e smettila di rimediare delle “magre”.
      “Tutta colpa del Nord”. E l’azione determinante degli stranieri, che ancora ci comandano tutti, dove la metti ? Perchè rimanete incollati al Nord e vi siete anche trasferiti qui ?
      Per favore, PIANTALA ! Sei proprio incapace di fare delle proposte utili ?
      Riesci solo a fare delle analisi e delle denunce sbagliate.

  3. caterina says:

    una bella disamina dell’origine della disfatta odierna… chissà perché anche nella cosiddetta buona scuola si continua a insegnare teorie inventate da uno stato accentratore che ha solo pensato a rafforzare se stesso inventando a seconda dei tempi dai Savoia al fascismo al comunismo l’esaltazione di se stesso, a danno di tutti i popoli che sono vissuti e hanno reso grande questa nostra penisola… da sempre e agli occhi del mondo!… che peccato la deriva postunitaria, che ciechi e servi sciocchi tanti cattedratici e intellettuali, che miopi o megalomani tanti politici… a scapito di tutti, oggi è diventato palese… Non lo meritavamo, e non possiamo continuare a raccontare frottole ai nostri ragazzi dai banchi delle medie alle aule universitarie…

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