Solo l’Autonomia degli Stati rilancia l’Europa

europrigionedi MARCELLO CAROTI –  Chi vi scrive è sempre stato un europeista entusiasta. Quando avevo 16 anni ho fatto il giro d’Europa in autostop e al mio ritorno a casa avevo un sacchetto pesantissimo pieno di tutte le monete europee perché alla frontiera cambiano solamente le banconote e non le monete, quindi dovevo tenermi tutte le monete del paese che stavo lasciando. In quel sacchetto c’erano scellini austriaci, franchi svizzeri, marchi tedeschi, franchi belgi, sterline inglesi, franchi francesi e peseta spagnole oltre, naturalmente, alle monete italiane. Dopo aver fatto il conto di quanto mi erano costati tutti i cambi che avevo dovuto fare, nessuno più di me poteva essere convinto della necessità di un’unione monetaria.

Oggi potete immaginare con quanta tristezza stia osservando il disastro che è sotto ai nostri occhi. Una qualunque persona che abbia un po’ di cervello non può non chiedersi come si sia potuto arrivare a questo punto: è ovvio che qualcosa è andato male, molto male. Sia la stampa che la televisione sono piene di accuse ove tutti puntano il dito su qualcun altro ma noi non abbiamo visto nessuna analisi ove si indichi con chiarezza gli errori commessi nel progettare e disegnare questa unione. Quando si iniziò a parlare dell’Euro, oltre agli entusiasti (come me), vi erano non pochi commenti nella stampa che esprimevano seri dubbi circa la fattibilità del progetto. L’argomento principale era che una sola moneta non avrebbe consentito di gestire una politica monetaria adatta a tutti i membri del club. Secondo questi economisti, la banca centrale europea non avrebbe potuto fissare il tasso di sconto a un livello adatto sia ai paesi con una economia e una situazione finanziaria solida, che avrebbero richiesto una politica monetaria più restrittiva con tassi di interesse più alti, sia ai paesi con economia debole e uno stato oberato da alti livelli di debito pubblico che invece avrebbero richiesto una politica monetaria più espansiva con tassi di interesse più bassi.

Nessuno stato americano ha mai espresso dubbi sulla moneta unica americana chiedendo di uscire dall’unione per poter fare una politica monetaria diversa. Queste differenze nella situazione economica dei vari stati sono sicuramente un problema, ma questo è gestibile ed è compensato dal notevole vantaggio di appartenere ad una grande zona economica servita da una sola moneta. Non era questo il problema.

Nell’esaminare quali sono i veri problemi che pesano tra il successo e il fallimento di una unione monetaria dobbiamo distinguere tra i problemi genetici dell’Euro, che lo renderanno un fallimento a prescindere dalla buona o cattiva volontà dei paesi aderenti, e i problemi specifici dell’Italia che ha portato nell’unione una situazione particolarmente difficile che è specifica del nostro paese. Quando hanno pensato all’Euro le autorità europee non hanno previsto il fallimento (default) degli enti pubblici europei: stati, regioni, provincie, comuni, eccetera. Nel mondo ove vive che vi scrive, c’è una sola entità che non va mai fallita: il Padreterno. La realtà, su questo pianeta, è che tutte le entità che possono fare debiti possono andare fallite e inoltre, sempre su questo pianeta, tutto ciò che può succedere prima o poi succederà.

Lo stato federale americano ha previsto una legislazione per gestire queste situazioni che richiedono leggi molto diverse rispetto al fallimento delle società private: il Capitolo 9. E’ normale in America che stati, contee o città facciano ricorso al Capitolo 9 per essere protetti dai loro creditori. L’approccio mentale degli europei a questi problemi è stupefacente. E’ una facile osservazione notare che nei loro 150 anni di vita la Grecia è fallita 8 volte.

Ma il problema è che l’euro ha tolto ai paesi europei la possibilità di stampare valuta senza dar loro la possibilità, in caso di default, di essere protetti dai propri creditori per mezzo di una procedura di fallimento amministrata a livello europeo. Che pazzia! Inoltre, quando vari soggetti si costituiscono in una associazione ove mettono assieme tutti i loro averi e tutti i loro debiti, è pratica corrente (a meno che gli attori non siano completamente pazzi) che alcuni professionisti che godono della fiducia di questi attori, facciano l’inventario dei loro averi e, soprattutto, dei loro debiti. Anche questo gli europei non l’hanno fatto.

Non è stato costituito, iniziando qualche anno prima dell’euro, un ente e una procedura che controlli e certifichi i debiti di tutte le amministrazioni pubbliche europee consolidandole a livello nazionale; ci si è fidati di quello che “si sapeva” e questo ha consentito all’Italia e alla Grecia di mentire, imbrogliare, nascondere con manovre finanziarie oscure e pericolose la loro pessima situazione finanziaria. Così sono riusciti a entrare: tutti questi imbrogli per arrivare a vincere … una colossale fregatura. Ma la fregatura se l’è presa tutta l’Europa e se l’è meritata. Un piccolo tocco di grottesco è stato aggiunto a questo quadretto quando gli europei hanno denunciato le agenzie di rating per non averli avvisati.

Se l’Europa avesse UN ente di certificazione che tenesse costantemente aggiornata la situazione debitoria di tutti gli enti pubblici europei consolidandola a livello nazionale e pubblicandola, un qualunque risparmiatore potrebbe sapere il rischio che corre semplicemente guardando il tasso di interesse effettivo di ciascun titolo perché nessuna entità umana può dare un giudizio migliore dei mercati ben informati. Meglio dei mercati ben informati c’è solo il Padreterno. L’ultima mancanza degli europei è stata non aver centralizzato presso la banca centrale europea tutte le funzioni di sorveglianza di tutte le banche europee prima di lanciare l’Euro. E’ semplicemente logico che in presenza di una moneta comune tutte le funzioni di sorveglianza delle banche devono essere eseguite da un solo ente europeo e in base a una sola normativa europea. Infatti è successa una cosa prevedibile e cioè gli stati in crisi hanno cercato di scaricare sulle banche i loro problemi finanziari obbligandole a comprare i loro titoli, in questo modo hanno messo in pericolo la solidità delle banche e hanno drenato i finanziamenti dall’economia produttiva aggravando la crisi. C’era da aspettarselo, i governi disperati fanno cose disperate: questa è una ricetta per un disastro finanziario di dimensioni storiche.

Intanto si parla di federalismo senza però coerenza. Il federalismo è un’organizzazione politico-amministrativa, uno sviluppo culturale, una convinzione etica che consente a popoli simili ma con alcune differenze esistenziali di associarsi in una struttura statale senza perdere la propria individualità e senza rinunciare alla ricerca e sperimentazione di formule proprie di buon governo. Per fare questo è indispensabile che ognuno sopporti le conseguenze delle proprie azioni. In una struttura federale ogni livello politico-amministrativo deve avere una capacità impositiva compatibile con le funzioni che deve servire e deve avere una certa autonomia nella ricerca dei metodi di governo in modo che ognuno possa sperimentare politiche diverse. E’ ovvio che questo comporta che alcune di queste entità possano andare fallite, cioè si trovino nella impossibilità di rimborsare i debiti contratti. E’ quindi indispensabile che sia costituita una procedura per gestire queste evenienze in modo che il costo di questo fallimento cada interamente sull’entità che è andata fallita e sui suoi creditori, non sui contribuenti delle altre entità. Sono necessarie leggi e tribunali che regolino queste procedure, ma è innanzitutto indispensabile che l’Unione Europea si dia delle regole ferree e inequivocabili che proibiscano di scaricare i problemi finanziari di una qualunque entità politico-amministrativa sulla comunità o sugli altri stati: una costituzione federale.

Questa costituzione deve stabilire con chiarezza la divisione dei poteri tra la Confederazione e gli Stati in modo da dare un potere il più ampio possibile agli Stati per consentirgli di sperimentare politiche economiche differenti e in special modo la tassazione e l’organizzazione del lavoro. E’ necessario uno sviluppo culturale per far capire alla gente che il successo di una economia è il risultato di un sistema complesso di leggi, ove tassazione e lavoro sono una parte, che devono essere adattate al singolo paese e solo il tempo può dire quale è il migliore. Solo una autonomia degli Stati può dar luogo a una competizione che è l’anima del progresso. Questo è esattamente l’opposto di quello che oggi è chiamata “integrazione”. Una convinzione etica è necessaria per far in modo che i popoli accettino le regole del gioco, in particolare, che non pretendano che qualcun altro paghi per i loro sbagli. E’ necessaria una nuova definizione di “solidarietà” in modo che i popoli accettino le conseguenze dei loro fallimenti. In altre parole, l’Europa deve abolire quella schifezza che chiamano “solidarietà”. L’Europa questo non lo ha fatto prima di lanciare l’Euro. Sembra che, in un delirio di onnipotenza, gli eurocrati abbiano deciso che con l’Euro nessun paese europeo potrà più fallire perché loro farebbero intervenire la “solidarietà” e questo paese sarebbe salvo.

Dietrro invece il dirigismo si nasconde dietro un altro slogan tanto amato dagli eurocrati: “integrazione”. Con questa parola magica Bruxelles vorrebbe imporre a tutti gli europei le stesse regole su tutto ciò che concerne l’economia e in futuro su tutto. Da un lato questo è un omaggio a quella ossessione maniacale di voler far diventare tutti uguali e dall’altro è uno strumento per consentire agli stati di poter spennare i propri contribuenti in tutta tranquillità e senza confronti imbarazzanti con i propri vicini. Questa “integrazione” è la negazione della libertà e dell’ingegno perché impedisce agli stati di sperimentare formule diverse di governo che è esattamente lo spirito del federalismo. Con l’adozione dell’Euro è successo che i popoli hanno dato un’occhiata al proprio vicino e hanno visto quanto costava a loro la vita e si sono chiesti: ma perché io devo pagare di più? E’ quindi indispensabile correre ai ripari con la “integrazione” perché quando tutti saranno “uguali” tutti saranno “felici”. Giusto? Noi pensiamo che questo nuovo statalismo/dirigismo non salverà comunque l’Euro perché questa cosiddetta “solidarietà” non può durare a lungo in Europa.

In Italia è durata così tanto per due caratteristiche tipiche dell’animo italiano: un feroce nazionalismo e una cultura catto-comunista fradicia. In Europa non esiste un nazionalismo europeo e la cultura dominante in Europa, che si potrebbe definire cristiano-progressista, è molto meno opprimente e paralizzante del catto-comunismo. Non pensiamo che i paesi nordici siano disposti a dissanguarsi né che i paesi meridionali siano disposti a sopportare il degrado delle loro economie e ridursi a fare i terroni dell’Europa tirando a campare con la “solidarietà” dei nordici. I paesi meridionali sono fortemente nazionalisti e orgogliosi e i nordici sono molto attenti al denaro e ai propri diritti: entrambi non accetteranno questa situazione per molto tempo. Il dramma che vediamo in questa evoluzione del pensiero europeo è che non solo non salverà l’Unione Monetaria ma distruggerà l’Unione Europea.

Il problema di fondo è l’ostilità verso il federalismo. Purtroppo nessuno in Europa ha riflettuto su quanto successo per analizzare le cause del disastro e quindi non esiste alcuna voce che reclami un federalismo. Eppure nel bel mezzo dell’Europa c’è un paese ove la confederazione è stata sperimentata con un notevole successo: la Svizzera. Pensate che funziona da mille anni nonostante si trovi nel centro dell’Europa, una posizione decisamente pericolosa. Possibile che a nessuno sia venuto in mente di studiarla e imparare?

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2 Comments

  1. giancarlo says:

    Analisi condivisibile. Ricordo che a suo tempo dicevano che entrando in Europa avremmo avuto tasse uguali per tutti, si poteva comprare un’auto allo stesso prezzo in tutta europa e via dicendo. Nulla di tutto questo.
    Scrivo europa in minuscolo in segno di disprezzo verso questa europa.
    Ma, se ci pensiamo bene come possono 27 stati nazionali, con storie, cultura e lingue diverse convivere dentro un’europa che ha solo la moneta come unico collante che poi oggi vediamo non lo è più se non per alcuni interessi di alcuni paesi ????
    L’Unione Sovietica di vecchia memoria era anch’essa un agglomerato di diverse nazionalità e culture con uno stato centralista e comunista che faceva di tutto per seppellire e rendere morte qualsiasi rivendicazione di qualsiasi genere. Oggi l’europa non è l’URSS….ma ci assomiglia sempre più. Inoltre ci sarà un motivo valido perché non sia nata come un’unione federale. L’unica impostazione che avrebbe potuto renderla credibile e fattibile. Deve esserci sicuramente qualche motivo inconfessabile perché non lo si è fatto.
    Oggi assistiamo ad una commedia dai mille volti. Tutti che vanno contro tutto. L’euro che rimane il totem irrinunciabile ed irreversibile. Che Dio abbia pietà di questi uomini senza anima e con il cervello sempre dedito agli interessi di pochi a svantaggio dei molti.
    Ho una certezza però. Un’europa così, nonostante quei pochi la vogliano tenere in piedi a tutti i costi. Cadrà. Finirà. E’ già scritto. E, forse è quello che altri pochi hanno voluto da subito.
    Ci sono disegni più ampi sotto, e tra questi sicuramente l’annientamento delle identità nazionali, la sostituzione di alcune nazionalità, e soprattutto l’abbassamento generalizzato di ogni diritto, democrazia, salario, libertà e volgiamo dirla tutta di ogni autodeterminazione possibile.
    Questa europa che poteva essere sicuramente una cosa seria ed importante l’hanno fatta diventare una baldracca burocratica al servizio degli interessi più forti esistenti oggi in europa.
    Mi dispiace per Tajani che reputo persona autorevole ad essere diventato il Presidente del Parlamento europeo. Come potrebbe incidere autorevolmente per ottenere cambiamenti radicali , essendo un italiano ?? l’italia non conta nulla e ce ne siamo accorti troppo tardi mi sembra. l’immigrazione è tutta sulle nostre spalle ed ha generato, se c’è n’era ancora bisogno, altra mafia, altra corruzione, altro business illegale su esseri umani. Il peggior esempio per l’umanità intera.
    Non li giustifico, ma li capisco quei paesi, molti, troppi che hanno chiuso le frontiere. E’ l’italia la responsabile di ciò avendo fatto entrare chiunque lasciandoli poi liberi di scorrazzare per l’europa e con Mare Nostrum ha incentivato al massimo gli esodi dalle coste del Nord Africa.
    Il “buon” ALFANO ha sulla sua coscienza tutti i morti nel Mediterraneo e ha dimostrato di non avere le palle nel contrastare in maniera degna di questo nome il traffico di esseri umani. Perché di questo, solo di questo si tratta. Con il 5% di sbarramento finalmente non vedremo più certi personaggi che con i soldi degli italiani sono solo bravi per ottenere consenso. Quale consenso ? Ma chi voterebbe più un partito che ha creato tutti i problemi oggi esistenti nel paese italia ?!!!
    Né ho anche per il Vaticano che invece di criticare questo sistema……lo ha giustificato se non approvato e glorificato.
    VERGOGNA A TUTTI QUANTI. Se questa è l’intelligenza rimasta sulla terra è meglio che Gesù Cristo si decida a venire a fare un po’ di pulizia definitiva perché qui ormai non si intravedono “meraviglie” né uomini che possano salvare il mondo da un’agonia già iniziata.
    WSM

  2. caterina says:

    Non è venuto in mente a nessuno di prendere come modello la Svizzera perché tutti hanno pensato di come procurarsi una poltrona comoda come, anzi più di quella che magari non è riuscito di conquistarsi in patria, con la moltiplicazione di gigantesche burocrazie che pensavano di governare da lontano i paesi che avevano lasciato… anzi, inventando addirittura due sedi per andare avanti e indietro con tutto l’ambaradam del seguito, ed estraniandosi sempre più delle problematiche dei paesi di provenienza… Un gigante che come un’idrovora consuma senza produrre, anzi snervando con infinite complicazioni chi vorrebbe continuare in patria a produrre.. Non è la moneta che fa il mercato e il progresso di una società… infatti tutte hanno progredito usando la propria… perché la moneta e’ solo uno strumento convertibile all’infinito… La morte invece del progresso e’ la presunzione di poterlo controllare a piacimento stando seduti sulle poltrone delle mega burocrazie e parlamento europeo, avulso dalle problematiche che la società, cioè i popoli dei vari stati vivono.

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