SOLO 12 REGIONI E ABOLIZIONE DEGLI STATUTI SPECIALI

di REDAZIONE

Maurizio Fistarol, sindaco di Belluno dal 1993 al 2001, poi parlamentare prima della Margherita e poi del Pd, e dal 2010 esponente di Verso Nord, il movimento promosso da Massimo Cacciari insieme all’ex portavoce di Giancarlo Galan, Franco Miracco, ha depositato un disegno di legge di riforma costituzionale che, riprendendo lo studio della Fondazione Agnelli del 1992, prevede l’istituzione di 12 Regioni con ampia autonomia e l’abolizione delle Regioni a Statuto speciale.

Clicca sotto per leggere l’articolo al riguardo pubblicato sul Gazzettino.

fistarol

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6 Comments

  1. sergio says:

    Sono favorevole per l’abolizione delle Regioni, carrozzoni inutili e uno spreco enorme di denaro pubblico. Si potrebbe restituire ai cittadini il prelievo regionale in busta paga e sulle pensioni, alle Province e ai Comuni le altre risorse e compiti.
    Trasferire allo Stato la Sanità pubblica prima che le Regioni scardinino la funzionalità di quel poco di buono che ancora esiste. Incentivare le Province in quanto più vicine alle realtà locali e meno dispendiose di risorse pubbliche.
    Prevedere che ogni Provincia abbia adeguati rappresentanti in Parlamento, eletti nelle medesime province.
    Con l’enorme avanzo di denaro pubblico che ne deriverebbe si potrebbe dare un assegno di disoccupazione ovvero la pensione anticipata a chi perde il lavoro.
    Circoscrizioni, Comunità Montane, Comuni, Province, Regioni, Consiglio Ministri e parlamentari, Capo dello Stato, rappresentanti Parlamento europeo, etc, stanno dissanguando l’Italia, prelevando tutto quello che onesti lavoratori stanno producendo.

  2. silvano says:

    1 volta NO !! e basta. Non inventiamo stramberie per piacereeee :-((

  3. FranK says:

    AHAHAHAHAHAH certo come no, Roma accoglierà a braccia aperte certe riforme! Questa gente è pagata dallo stato italiano non è possibile che ci sia gente che pensa che certe cose siano attuabili.

  4. antonio baldini says:

    NO, NO, NO! Mille volte NO!
    Basta con questa buffonata della riforma pseudofederale della Fondazione Agnelli! Qel progetto non ha niente, ma proprio niente di federalista. Inoltre la soppressione delle regioni a statuto speciale (come da progetto Lega e Fondazione Agnelli) cerca di sfruttare l’invidia e il risentimento (mal riposto) dell’opinione pubblica che non solo (giustamente) ne critica i privilegi, ma che ne invidia anche le libertà. Come se creare una struttura federale significhi sopprimere le libertà altrui, invece che estenderle a tutti! Inolte il progetto della Fondazione Agnelli e della Lega è di un’abissale ignoranza giuridica: come aveva cercato di spiegare Gianfranco Miglio, quelle regioni non possono essere soppresse perché sono state create su un piano paritario e contrattuale con lo Stato italiano e alcune sono protette da trattati internazionali. I cittadini di quelle regioni farebbero bene ad armarsi. Inoltre, quelle regioni non possono nemmeno essere soppresse con referendum svolto fra gli altri cittadini italioti. Piuttosto è l’alluvione di risorse che le ha ricoperte per decenni (perchè non secedessero) che va ridiscussa, come Miglio sosteneva e che non potrebbe sopravvivere in un sistema autenticamente federale.
    Basta con questa alluvione di progetti pseudofederali appicicaticci e demenziali! Non se ne può più.

  5. Fabrizio Bissacco says:

    Si tratta sicuramente di un progetto molto ambizioso e condivisibile in massima parte. Avrebbe infatti bisogno di qualche rivisitazione soprattutto per quanto concerne l’accorpamento dei comuni. La peculiarità socio-economica e culturale delle aree alpine, da sempre dimenticata non solo dal governo romano, ma anche dai “padanisti”, si fonda sui piccoli comuni. I servizi decentrati delle realtà comunali alpine, che hanno difficoltà di comunicazione con i centri maggiori del fondo valle e spesso sono abitati in maggioranza da persone anziane, sono fondamentali per la sopravvivenza di queste piccole comunità. Non possiamo quindi sacrificare queste realtà, e con esse la cultura che le caratterizzano, in nome della riduzione dei costi. Servizi di aiuto e supporto ai più deboli, tipiche di una comunità e tradizioni centenarie si perpetuano grazie all’interesse ed all’impegno di piccoli consigli comunali che assieme alle associazioni locali aiutano chi è più in difficoltà e tengono viva la nostra cultura oltre a fornire i servizi essenziali, come lo sgombero della neve, perchè conoscono direttamente le persone ed i problemi. Non tutto si può misurare in termini di costi guadagni.
    Fabrizio Bissacco
    Movimento dei Cittadini del Piemonte
    Federazione dei Movimenti dei Cittadini dell’Arco Alpino

  6. alberto says:

    Verso nord è quello dove è confluito anche Cè in lombardia
    sinceramente mi sembra una gabola, poteva essere qualcosa nel 1992, oggi è fuori tempo massimo e comunque non risponde all’esigenza di democrazia diretta, sono tutti tentativi di inventarsi qualcosa, ma spero che la gente sia ben più esigente.

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