Mi spiace, niente solidarietà: lo Stato mi toglie gia troppi soldi

di CLAUDIO MARTINOTTI DORIA

Stante la condizione che non esito a definire “disumana” in cui la politica parassitaria di questo paese ha ridotto quella che una volta era definita la classe media (ormai a rischio di estinzione), cui appartengo dalla nascita. Mi riferisco in particolare a coloro che nello status di “lavoratori autonomi” hanno sempre rischiato i propri capitali ed impegnato il proprio tempo senza alcuna garanzia, copertura e contropartita pubblica (senza disporre di alcun beneficio concesso ad esempio ai lavoratori dipendenti, es. ferie e malattia, e senza mai accedere a contributi pubblici ed agevolazioni di alcun genere, cioè senza mai attingere a denaro pubblico), senza alcuna possibilità e volontà di evasione fiscale, senza alcuna clientela ed appoggio politico partitocratico o familistico amicale (sempre evitata e disprezzata come prassi), pressato dal fisco, dagli oneri previdenziali, dalle scadenze assicurative, dalle banche, dalla burocrazia, ecc., con oneri assistenziali, sanitari, assicurativi, ecc. a totale carico personale, anche quando le circostanze avverse hanno gravato pesantemente sulla famiglia (come quando alcuni famigliari si ammalano gravemente e/si devono assistere in quanto infermi non autosufficienti).

– Stante le condizioni di grave crisi di mercato e sistemica, che impedisce di trovare ancora lavoro, soprattutto remunerato decentemente, che lasci margini di redditività accettabili e non si risolva solo a favore del fisco e dell’apparato burocratico istituzionale, perpetuando pagamenti fiscali per redditi inesistenti, mai percepiti, ma imposti da un sistema cinicamente estorsivo;

– Stante l’aumento kafkiano della pressione fiscale, coercitiva e soprattutto indiretta (non sul reddito ma sul fatto di vivere in un luogo e pertanto dover subire imposizioni sempre più gravose);

– Stante l’esaurimento imminente delle riserve (dicasi anche “risparmi”) che erano state accantonate per la vecchiaia e per tempi difficili, aggravato dalla provenienza da un periodo pregresso nel quale il prosieguo dell’attività avveniva già solo per senso di responsabilità ed intrinseca motivazione sociale, in quanto non conveniente e spesso in perdita e con oneri finanziari (bancari) onerosi quando non usurai;

– Stante le condizioni vessatorie subite recentemente a livello previdenziale famigliare con unilaterali gravi penalizzazioni nell’erogazione pensionistica, sia a livello di tempi (autoritario “tecnico” slittamento di anni) e di entità dell’erogazione (abbattimenti consistenti ed oltraggiosi di quanto spettante come ammontare pensionistico, in seguito a regolari versamenti decennali ormai vanificati) che rendono le prospettive economiche famigliari pessime e che costringono ad una austerità forzata, che si somma ad una sobrietà già adottata da anni, che in pratica costringerà ad un azzeramento dei consumi e a rinunce esagerate, soprattutto nell’ambito delle esigenze sociali e culturali, e con previsioni pluriennali di assenza di lavoro e di redditi da pensione;

– Stante queste brevi premesse e presupposti, che sospendo nell’elencazione per non tediarvi oltre misura, in quanto credo abbiate capito la situazione e la dignità non consente di aggiungere altro, mi trovo costretto mio malgrado a non rinnovare alcuna delle numerose iscrizioni ed adesioni a Sodalizi della Società Civile, del Volontariato, della Cultura, ecc., che già da alcuni anni rinnovavo a fatica per motivazioni valoriali di principio e di coerenza, coesione e speranza, ma che ora non posso permettermi.

Spiacente ma le circostanze avverse non mi lasciano altra scelta. Vi sarei grato non consideraste queste mie brevi note come una lamentela e tantomeno uno sfogo, essendo personalmente tendenzialmente stoico, non sono avvezzo alla commiserazione, ma non potevo tacere la situazione in cui versiamo a livello famigliare e come noi temo centinaia di migliaia di altre famiglie italiane e non solo, cui lo stato ha estorto preziose risorse senza dare nulla in cambio. Vorrei solo far notare che più lo Stato pretende il frutto del mio lavoro e meno potrò essere solidale con altri.

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3 Comments

  1. Maciknight says:

    Ad un commento così intelligente ed esauriente non si può proprio aggiungere nulla. Forse consigliare un libro recente, non perché vi siano carenze nell’esposizione di Roberto Porcù, ma solo perché gli autori del libro hanno saputo concentrare moltissimi dati e concetti altrimenti dispersi e non facilmente accessibili in un’unica fonte: OLTRE LA DEMOCRAZIA edito da USEMLAB. Sempre che non sia già conosciuto, e non ne sarei sopreso

  2. Roberto Porcù says:

    CATTOCOMUNISMO di Roberto Porcù
    Pubblicato nel giornale del MASCI (Movimento Adulti Scout Cattolici Italiani) del Veneto del quale al tempo avevo l’incarico per l’educazione alla politica.

    Ricordo che quando ero bambino, c’era qualcosa, nel Vangelo, che non mi riusciva di capire, di apprezzare, di condividere.
    Il fatto che un contadino che lavora nella vigna dal mattino fosse retribuito come uno che inizia a metà giornata, se non all’ultima ora, era per me un’ingiustizia bella e buona.
    Un padre di due figli, poi, divide i suoi averi liquidandone uno con la metà di sua spettanza e questi, dopo aver tutto dissipato, ritorna a casa ed è accolto come mai fosse partito, dal padre tanto ingiusto quanto generoso con gli averi altrui.
    Ero bambino, e pensavo che il padre, liquidando un figlio, aveva praticamente diviso i suoi averi prima di morire (sono in molti a farlo); al ritorno del figliol prodigo, egli, anziché far uccidere il vitello grasso e preparare una festa, avrebbe dovuto mandar a chiamare nei campi il figlio rimasto con lui e, pur facendo ogni sorta di paterna pressione, lasciar a quest’ultimo la potestà di decidere su quello che era ormai suo.
    Divino amore indiscusso, ma anche divine ingiustizie che gli ottimi preti che mi erano allora vicini, non riuscivano a farmi accettare.
    Fin da bambino avevo il vezzo di non prendere alcunché a scatola chiusa, ma di meditare su tutto e tutto mettere in discussione.
    Più grande arrivai a capire (chi ci arriva prima e chi dopo: io sono probabilmente un po’ tonto) e capii questi passi del Vangelo studiando l’algebra e scoprendo il concetto algebrico di infinito simboleggiato con la lemniscata, una specie di 8 distesa.

    infinito + infinito = infinito
    infinito x n = infinito
    infinito : n = infinito
    Il Cristo nel Vangelo non parla delle nostre povere cose, ma dell’amore di Dio che è infinito e così un contadino è retribuito con 8 ore x infinito = infinito, ed un altro con 1 ora x infinito = infinito , … e, infinito : 2 = infinito
    e l’infinito rimasto può ancora essere diviso per due con un infinito per ciascuno o diviso per quanti siamo o saremo su questa terra, con un intero infinito amore di Dio per ciascuno di noi.

    Ho dovuto studiare algebra per capire un concetto in fondo così semplice, … ed ora qualcuno si starà chiedendo che attinenza abbiano questi miei ricordi con l’educazione alla politica.
    Il fatto è che il concetto di infinito non ha rispondenza nelle cose di questa terra che sono tutte ben limitate e regolate dalla legge di Lavoisier “ Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma”.
    Sempre limitato è il bilancio dello Stato, anche se molti, vedendolo grande, lo hanno confuso con qualcosa di infinito, lo hanno confuso ieri ed ancora lo confondono oggi.
    Ho dei legislatori e degli amministratori pubblici una pessima opinione: ritengo che essi siano degli egocentrici incapaci di fare del bene e che quando danno ad intendere di farlo, questo sia solo un paravento dietro al quale nascondono un tornaconto, o direttamente per essi stessi o per la loro fazione politica e quindi, indirettamente ancora per essi stessi.
    Ma, ragionando per assurdo, come in matematica, “se” per caso ve ne fossero una mezza dozzina di sinceramente dediti al servizio degli italiani, in considerazione che quando essi danno a qualcuno qualche cosa, sempre la tolgono a qualcun’altro e che la capacità umana di distinguere non è infinita, è inevitabile che essi talvolta sbaglino in buona fede e tolgano al più povero per dare al più ricco.
    Quando un Parlamentare vota per dare la pensione dell’INPS a chi non ha contribuito per anni ad accumularla, obbliga tutti i lavoratori ad andare in pensione un po’ più tardi con assegni mensili più bassi (Lavoisier).
    Quando un Sindaco ad alcuni concede a prezzo di favore case di proprietà del Comune, ad altri deve far pagare un po’ più di tasse sulla casa acquistata con grossi sacrifici e magari con il mutuo ancora in corso (Lavoisier).
    I soldi pubblici non sono manna caduta dal cielo o “risorse”,come per pudore le chiamano, ma quattrini fraudolentemente estorti ai Cittadini con ogni sorta di oneri e balzelli affinché essi non abbiano la capacità di rendersi conto di quanto pagano.
    Sono contrario alla beneficenza di Stato perché lo Stato deve occuparsi di fare lo Stato, nel modo migliore, con il costo più basso, e BASTA !!!
    Le opere di bene sono cose squisitamente personali alle quali i Cittadini, non dissanguati dal fisco, sanno provvedere direttamente o tramite organizzazioni, fondazioni, associazioni, … di loro fiducia, senza sgravi, né confusioni nelle dichiarazioni dei redditi.
    I Cittadini devono pagare allo Stato quello che allo Stato serve per il suo funzionamento, possono, secondo loro coscienza, investire quanto loro aggrada, dove loro aggrada, per far un po’ migliore il mondo che li circonda.
    Questo è un diritto del quale i Cittadini sono di fatto derubati da questo Stato famelico e generoso.
    Tempo fa, non ricordo l’anno esatto, espressi queste opinioni in un dibattito pubblico arrivando, dalla foga della reazione dei presenti, a temere di buscarle.
    Ce l’avevo allora con la TV che faceva vedere i bambini affamati dell’Eritrea e della Somalia affinché Andreotti prima e De Michelis poi, potessero far felici gli Italiani facendo per loro conto la beneficenza, ce l’avevo con De Michelis che regalava all’Albania del formaggio che, a detta del premier di Tirana, era stato acquistato (dai contribuenti) ad un prezzo di molto superiore di quello di mercato, e ce l’avevo con una metropolitana che andavamo a finanziare a Lima mentre, tranne un paio, tutte le nostre città ne erano sprovviste.
    APRITI CIELO !!! Dissero che De Michelis era un uomo di grande intelligenza con una visione ben più ampia di quella di un tonto come me, dissero che Andreotti era uno statista che tutto il mondo ci invidiava e che non si sarebbero meravigliati di vederlo a capo dell’ONU, dissero che io ero egoista e razzista (e so di non meritare i due aggettivi) e mi schiacciarono sul muro come il grillo di Pinocchio facendomi fare la parte dell’imbecille.
    Oggi, sembra passato un secolo, i “non imbecilli di ieri” sono i maramaldi che hanno lanciato le monetine a De Michelis e vorrebbero in prigione Andreotti, senza rendersi conto che gli stessi suonatori di ieri, si sono scambiati gli strumenti, ma sempre la stessa è la musica che ci propinano.
    Abbiamo inventato in Italia l’industria dell’assistenzialismo, della solidarietà, delle problematiche sociali, della beneficenza di Stato ed in essa versiamo un fiume di denaro pubblico alimentato da tasse ed imposte infinite, pagate anche da coloro che dovrebbero poter usufruire di un aiuto sociale.
    Un fiume di denaro che serve prioritariamente a far guadagnare bene quelli che sono gli addetti ai lavori, sempre solidali fra loro nello spartirsi cariche e prebende, e poi, quelli che sono in bisogno, ma con discrezione, senza mai esagerare, solo quel tanto che serve per dare uno scopo al “ Servizio Pubblico “ e far sì che vi sia sempre un parco di indigenti a sostenerlo.
    ……..E adesso datemi anche voi dell’egoista e fatemi fare la figura dell’imbecille, schiacciandomi sul muro come il grillo di Pinocchio … , … e non fate caso agli immobili dei vostri enti di previdenza.

    Roberto Porcù

    (Tangentopoli era appena archiviata e stavano venendo a galla gli immobili lussuosi degli enti di previdenza, sempre in deficit, affittati a personaggi del mondo politico/sindacale/burocratico a molto meno del loro valore di mercato)

    • Carlo De Paoli says:

      Nitidissima immagine della realtà.
      Complimenti Roberto Porcù.
      Sono considerazioni che ho fatto anch’io, eccettuate quelle legate alla matematica: materia nella quale sono sempre stato carente.
      La “beneficenza” è stato un lucroso affare per questa classe politica, tanto che si è ben guardata dall’eliminare le differenze economiche fra Nord e Sud in questo Paese.
      La miseria “coltivata” al Sud serviva da pretesto per depredare il Nord.
      È stata, si può dire, una guerra che questa classe politica ha mosso contro tutti i cittadini di questo Stato, e quest’ultimi … l’hanno persa.
      Ora, come tutti i dopoguerra, i sopravvissuti devono accollarsi le macerie.
      Questo conflitto ha fruttato enormi ricchezze a coloro che lo hanno promosso.
      Non sono servite “armi” convenzionali, sono bastate quelle ideologiche: quelle che sono servite a mettere i cittadini gli uni contro gli altri sfruttando i sentimenti più vili: l’invidia, e l’odio che quella suscita.
      Ma non è finita, il “gioco” continua interessando altri attori.
      Si chiamano extracomunitari, i nuovi meridionali, i “nuovi poveri” da imporre e da sfruttare per guadagnare consenso elettorale e nuova ricchezza che impinguerà “ancora di più” le tasche ai “soliti noti”.
      Se ne può uscire solo con la Democrazia diretta, ammesso che se ne sia ancora a tempo.

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