SOLDI AI GIORNALI: SE LA FESTA DEVE FINIRE…

di GIANMARCO LUCCHI

Giornali assistiti dallo Stato! E’ uno dei temi che sistematicamente vengono sollevati per puntare il dito contro gli sperperi pubblici. Ma, è utile dirlo subito, è un un dito che guarda in direzione della pagliuzza nell’occhio, dimenticandosi volutamente di indicare la trave. E la trave sono i grossi gruppi, quelli che macinano centinaia di migliaia di copie, che distribuiscono utili ai loro azionisti, ma si guardano bene dal voler denunciare alle cospicue prebende che lo Stato riconosce loro. Solo che ai piccoli (giornali di partito e giornali editi da cooperativa, dove gli esempi più grandi sono Libero, l’Unità e il Manifesto) lo Stato versa dei cosiddetti “contributi diretti”, mentre per i grossi la contribuzione è indiretta e dunque vestita in modo che appaia meno scandalosa. Se poi a sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria mettiamo un rispettabile signore, Carlo Malinconico, che fino al giorno prima era presidente della Fieg, cioè la Confindustria degli Editori, il gioco è fatto. Poi Malinconico è capitato nelle grinfie della “cricca” e dei superhotel pagati a sua insaputa e ha dovuto fare le valigie, ma l’ispirazione di fondo non cambia.

Ricapitoliamo un po’ la materia:

–          I capitoli di spesa per l’Editoria gravano sul conto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

–          La legge è sempre costata 1.000 miliardi di vecchie lire, poi 500 milioni di euro tra contribuzione diretta (100/120 milioni) e contribuzione indiretta (il resto).

–          La cecità degli organi di partito, stanchi di non avere certezza del saldo annuale immediato (mai nessuno in nessun anno ha perso un centesimo dalla ripartizione percentuale) ha fatto si che il capitolo di spesa diventassero due capitoli di spesa, uno per la contribuzione diretta, l’altro per la contribuzione indiretta.

Nel corso degli ultimi anni Tremonti che ha fatto? Ha tolto poco al fondo indiretto, e molto al fondo della retribuzione diretta. Ecco perché oggi ci sono solo 53 milioni per i piccoli giornali di cooperativa e per quelli di partito. Nessuno però parla dell’altro fondo che è vivo e vegeto ed a uso e consumo solo di Corriere, Repubblica, Sole 24 Ore e bollettini parrocchiali (poco).

Ora, la furbata fatta durante le commissioni riunite di Finanze e Bilancio è quella di aver rifinanziato l’editoria nel cosiddetto Fondo Letta (presso la Presidenza del Consiglio), su pressione dei giornali di partito che si preoccupavano degli insufficienti 53 milioni per il 2011, cioè la contribuzione diretta, senza indicare l’importo e quando…..OVVIAMENTE !

Se si va a vedere il Fondo Letta si scopre che trattasi di un allegato 3, all’articolo 33, comma 1 della legge 183 del 12/11/2011 che indica solo le voci da finanziare in caso di emergenze. A questo ellegato è stato aggiunta la seguente voce: Interventi di sostegno all’Editoria e al pluralismo informativo……..cioè ai contributi diretti e indiretti, non già solo ai diretti!!!!!!

Poi quando Malinconico dice che pensa di portare sul web i piccoli senza un’adeguata diffusione non dice se e come taglierà la percentuale di bilancio da sovvenzionare. I costi di stampa e carta di una impresa editrice incidono di media nazionale sul 60% circa degli interi costi, quindi con l’attuale 50% di contribuzione (non alterabile per evitare discrasie con quelli stampati che resterebbero) andrebbe a coprire il 100% dei costi delle imprese web?!?! E’ più facile credere che la presunta apertura al web, usando i piccoli come paravento, serva solo ed esclusivamente a dare ossigeno ai grandi portali, TUTTI RIGOROSAMENTE IN PASSIVO, di Kataweb (Repubblica), Corriere e 24 Ore.

Scommettiamo che anche radio 24 entrerà nella contribuzione delle radio ?! e che i portali con una web tv avranno più finanziamenti dei siti senza web tv?!

Ad una attenta lettura del comma 3 dell’articolo 29 della manovra Monti, inerente l’Editoria, si evince che non viene bloccata al 31/12/2013 la Legge 250/90 bensi la sua sola parte inerente la contribuzione diretta !

La legge per l’Editoria prevede:

–          una contribuzione diretta di cui usufruiscono solo i giornali editi da Cooperative di giornalisti e gli organi di partito;

–          una contribuzione indiretta quali rimborsi di spedizioni postali, utenze telefoniche, reti e bande ed agevolazioni per il personale giornalistico di cui usufruiscono per la quasi totalità le grandi testate come ad esempio Sole 24 Ore, Corriere, Repubblica.

Inoltre, il Governo si riserva di emanare un nuovo regolamento con il quale dal 1/1/2014 destinerà le somme, dell’attuale contribuzione diretta,  al rinnovamento tecnologico del settore ed a chi si autodistribuisce (solo le grandi testate!).

In pratica questo Governo cancella i soli contributi destinati agli editori politici, indipendenti e piccoli, senza toccare quelli percepiti dai grandi giornali.

Non solo, ma il relativo risparmio lo dedica ad una voce, rinnovamento tecnologico, che andrà principalmente a vantaggio dei grandi editori. Basta infatti domandarsi chi compra più computers: il quotidiano con 10 giornalisti o il quotidiano con 300 giornalisti?! Quali quotidiani sono proprietari della propria catena distributiva?! Solo i grandi.

Va ricordato, ad esempio, che le sovvenzione dello scorso anno hanno visto incassare dal gruppo Sole 24 Ore 20 milioni, dal gruppo Rcs 23,5 milioni, dal gruppo l’Espresso-Repubblica 16 milioni di contribuzione indiretta a fronte di 4 milioni a La Padania, 3,7 milioni a Il Foglio, al Giornale Nuovo della Toscana 2,5 milioni di contribuzione diretta.

Dunque, sarebbe meglio uscire dall’ipocrisia che permea l’intera Italia: se si è deciso, e potrebbe anche essere condivisibile, di cancellare i contributi ai giornali, allora lo si faccia con tutti e non si usino i machiavellismi burocratici per mettere alla gogna solo i piccoli giornali, che sicuramente, salvo rari casi, non starebbero in piedi senza il contributo pubblico, ma comunque fanno lavorare alcune migliaia di persone.

Se la festa deve finire, allora finisca per tutti, anche per quelli che fanno festa sotto mentite spoglie!

GIORNALI DELLE MINORANZE PREOCCUPATI DEI TAGLI

(ANSA) – BOLZANO, 14 GEN – ”Il modello italiano per il sostegno dei giornali di minoranza e’ stato finora esemplare, perche’ garantiva l’indipendenza politica”, afferma in vista dei tagli al fondo per l’editoria Toni Ebner, direttore del Dolomiten che evidenzia ”il compito delle testate di informare una parte della popolazione dello Stato nella sua madrelingua”. Per Arnold Tribus, editore del quotidiano Tageszeitung, il contributo statale ”e’ stato indispensabile per fondare il giornale e per farlo crescere”.

 

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