Soffrire di secessione precoce danneggia l’indipendentismo

di ALESSANDRO MORANDINI

Un giorno Beppe Grillo scrive sul suo blog che l’Italia potrebbe dividersi e sembra che i giochi siano già fatti. Un paio di giorni prima Salvini ordina al suo partito una gazebata per l’indipendenza del Veneto e si vocifera che l’Italia si sta sgretolando. Poi la Scozia vota per secedere dal Regno Unito e allora anche nel Veneto succederà la stessa cosa, ma tramite un clik. La Crimea se va? Pure Trieste.

Temo che questo mio articolo risulterà antipaticissimo ai pochi lettori che avranno la pazienza di scorrerlo riga per riga. Intendo spiegare in poche parole come funziona uno dei più insidiosi ostacoli lungo il cammino dell’indipendenza. Spiegazione incompleta, quindi. Lo sfogo no, quello lo esprimo tutto pieno.

Tra le attività preferite degli indipendentisti, padani o non padani che siano, sembra esserci la ricerca di informazioni utili a sollecitare, confortare perfino atterrire le volontà secessioniste. Funziona così: siccome desidero ardentemente dividere l’Italia in due, tre o in diecimila parti, vado in giro per il web per vedere se è già successo altrove; e siccome altrove è già successo o sta succedendo, la credenza che “ci siamo quasi” ne esce bella corroborata. Semplici maneggi, qualche banale parola buttata lì da un politico, manicali attenzioni a virgole e puntini stupiscono ed accendono la convinzione che siamo ad un passo dal successo.

Ma dico! Le parole dei politici contano, ed anche molto se i politici in questione sono persone serie: nel mazzo degli italiani pigliamone uno a caso e mettiamo insieme tutto ciò che ha detto nel corso degli ultimi tre o quattro anni. Cosa ne esce?  Confusione, solo tanta confusione. Nei paesi mediterranei, troppo vecchi per agire, a suon di avvicinamenti, possibili convergenze, intenti paralleli, trattative, provocazioni ed ultimatum non ci si muove mai di un millimetro. E dire che questa è la nostra sciagura, la sciagura dei popoli e degli indipendentismi padani. Per chi riesce ancora a non vivere di comunicazione fine a se stessa, per chi non  si lascia sedurre dai bonghi della tribù globale, il problema è chiaro: le parole dei politici italiani sono fatte e finite per intrecciare relazioni prive di qualsiasi conseguenza politica concreta.

Ma può anche funzionare così: sempre partendo dal profondo desiderio di indipendenza o dall’altrettanto viscerale motivazione dell’odio nei confronti di un’Italia che fino a quando non la si vede scomparire non si sarà mai contenti, sfogliamo venticinque quotidiani al giorno finché non troviamo la notizia e lì ci fermiamo. “L’ambasciatore di una provincia del Sudan ha dichiarato che non pagherà più la tasse sulle capre al governo centrale”: la prova provata che tutto il mondo va verso l’indipendenza.

La prima cosa da ricordare rispetto a questi meccanismi psicologici, già noti come wishful thinking, è che sono fondati su auspici. Una motivazione può essere fondata sulla volontà che qualche evento accada o sull’augurarsi che qualche evento possa accadere. Capito la differenza? Chi ne patisce, nel secondo caso, è l’azione: dieci euro al mese al quotidiano che ci consente di tenerci in qualche modo insieme. Poche storie, come direbbe Vittorio Feltri: siamo un migliaio di lettori, una quarantina di collaboratori, una ventina di donatori.

E non basta. Perché se qualche azione, in Padania, si produce, si diventa iper-reattivi nel denunciarne l’inadeguatezza, l’improprietà, l’inopportunità. Spesso succede tra le persone meno preparate, nel senso di meno disposte a costringere il proprio intelletto alla fatica, alla comprensione delle complessità. Funziona più o meno così: non mi interessa studiare a fondo i problemi, ciò che mi preme è una qualsiasi soluzione da poter criticare e chi mi dà torto dovrebbe fare la fine dell’Italia. Che può essere invece che non finisca mai più, visto che una variante del pensiero rigidamente ancorato a qualche mala emozione produce counter wishful thinking, cioè il pensare orientato contro i propri desideri: siamo tutti pecoroni, noi poveri Padani, ed allora non ci resta che piagnucolare sulle nostre disgrazie o insultare altri padani, veneti o lombardi che non sono in gamba come sono convinto di esserlo Io, scritto con la maiuscola. Terrone! Mi viene da rispondere. Due volte, tre volte terrone!

La ricerca sociale non funziona così. E’ paziente e pedante valutazione dei meccanismi che mettono in relazione una o più cause con uno o più effetti. Ora, il mio è chiaramente uno sfogo. Ma chiedo: il pensiero alla ricerca di soluzioni facili ed immediate, soprattutto immediate, quanti danni ha fatto fino ad oggi alla causa indipendentista? Non sto ovviamente proponendo la trasformazione di un popolo, in un popolo di studiosi, di scienziati sociali: non sarebbe altro che un gruppo di sociologi senza altra patria che i propri libri e le proprie ricerche. Non sto rimproverando chi critica, anche aspramente, le semplificazioni altrui complicando ed approfondendo le discussioni: ce ne fossero! Sto invece invitando i lettori a considerare il fatto che l’unica azione collettiva indipendentista che abbia avuto, solo in potenza, la forza di influenzare la politica italiana ed europea da venti anni a questa parte resta la Lega Nord. I risultati, appunto, non possono essere giudicati certo positivi. Ma la Lega Nord non ha solo voti e potere; ha anche i militanti, che sono una specie importante in politica. Pur avendo sperperato cinque anni della mia vita all’Università per un titolo di carta ed avendone spesi altri trentacinque in appassionati studi e buone letture, abitante di campagna allergico alle conferenze fighettine, all’oscurantismo delle citazioni colte, al florilegio aforistico, continuo a guardare con sincera ammirazione e simpatia il leghista sempliciotto che si alza alle sette di mattina la domenica per allestire un gazebo. Ed ad osservare con infinto scetticismo tutti gli indipendentisti che credono di poter fare la rivoluzione perché lo hanno fatto anche gli altri, perché è nello spirito del tempo, perché non può che andare così, perché ci siamo quasi. Mai neanche messo un piede, costoro, in una sede di partito; se l’hanno fatto è per uscirne disgustati. L’indipendentismo è una ideologia politica, e dalla politica l’indipendenza di un territorio necessariamente passa. Sia chiaro, a me non piacciono i partiti: non ho il carattere del politico sempre lì ad arringare la folla e negoziare col nemico anche quando la piazza brucia. Ma giusto per ricordarlo, le rivoluzioni le fanno istituzioni private ben organizzate, in non pochi casi con l’aiutino di istituzioni pubbliche straniere.

Quanti sono i cantieri aperti, Lega Nord compresa, dagli indipendentismi padani? Ci mancano le opportunità? E’ proprio ancora il caso di guardarsi intorno alla ricerca di chissà quali conferme provenienti da situazioni lontanissime ed incommensurabili alla nostra, già di per sé abbastanza complicata. Non servono a noi esempi di secessioni remote nel tempo e nello spazio, servono comportamenti severi, rigorosi, inflessibili; e servono pensieri precisi.

Non facciamoci illusioni: il plebiscito veneto, indipendentemente dai risultati, varrà qualcosa solo in quanto passo deciso e speriamo pesante verso la piazza. Una piazza piena ed unita da un solo nemico: lo stato italiano. E quante di piazze dovremo ancora riempire! E quanto tempo deve ancora passare! Poi è vero: in poche mesi escalation, gioia e negoziati. Ma chi soffre di secessione precoce, è meglio si cerchi altre facili conquiste.

Chiedo ancora scusa per lo sfogo, da ora in avanti ritornerò al mio scrivere prolisso, con l’intenzione di spiegare le complessità della società.

 

 

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32 Comments

  1. Castagno12 says:

    Tanti commenti riguardanti la Lega Nord sono rigorosamente fantasiosi e fuori luogo perchè, chi li ha scritti, non sa o non arriva a capire chi è l’attuale proprietario di detto Partito del Nord o meglio, un Agglomerato dannoso per le nostre popolazioni.

    Passano inesorabili gli anni, non arrivano risultati utili ma promesse / bufale, speranze, invasori e danni.

  2. dm says:

    suggerisco due utilissime quanto amarissime letture (basate su DOCUMENTI CERTI) che aiutano a capire CHI comanda veramente questo disgraziato paese, fin da tempi ormai remoti:

    Cereghino-Fasanella IL GOLPE INGLESE

    Fasanella-Priore INTRIGO INTERNAZIONALE

    Nella speranza che tutte queste anime agitate “indipendentiste” riescano a capire che “i conti” si fanno con i VERI padroni di casa, e NON con la banana republic of italy….

    Chi ha orecchi per capire capisca

    • som mb says:

      Non male Golpe inglese, ma attenti con troppo complottismo. Se in 30 anni per i popoli padani i risultati sono stati pari allo ZERO non è dovuto a gombloddi, ma all’incapacità dei belleriani di produrre qualcosa di serio, nonostante l’enorme potere che hanno avuto sia a livello locale che romano, oltre alla loro propensione al saccheggio e al taccheggio.

  3. Giancarlo says:

    Ottimo articolo davvero. Non solo per la strigliata agli insopportabili wishful thinkers che qui imperversano, ma anche agli spaccatori del capello in 32 e ai criticoni a prescindere, tra i quali non ho problemi a mettere anche il sottoscritto. Però non riesco proprio a smettere questo tipo di atteggiamento, primo perché la Lega è TROPPO al di sotto di ogni decenza. Va bene che la politica è l’arte del possibile e che una dose ben temperata di machiavellismo è indispensabile, come diceva il direttore Marchi in un articolo precedente, però quando è troppo è troppo. Come dice giustamente “Indipendentista” , abbiamo appena scoperto il “mistero” di quei 20 deputati che hanno permesso di non affossare l’italicum alla Camera: ovvio, i legaioli, guarda caso una ventina, in cambio della promessa del Banana di far passare l’emendamento salva-Lega al Senato. Questo a dispetto di tutte le sceneggiate fatte da Salvini nei giorni scorsi, quando napoletanamente “faceva ‘a faccia feroce” nel disdegnare aiutini più o meno mascherati da parte del vecchio compagno di merende o chi altro. In effetti ad oggi l’Italicum è una vittoria del Banana, che non avrà pr0blemi ad arrivare al 37% magari inglobando la Lega o quello che ne resta. Ma bando a discorsi fatti mille volte, sempre uguali in questi anni e sempre portanti alle solite deprimenti conclusioni, anzi facendola breve: Salvini è un emerito buffone, l’ennesimo in terra italica e certo non se ne sentiva il bisogno, e la Lega è bene che sparisca, altrimenti il fetore della sua decomposizione avvelenerà tutto e tutti. Il suo elettorato è l’unico che possa dare un po’ di corpo e sostanza all’evanescente causa indipendentista? Bene, dato che l’elettorato è un’astrazione composta da miloni di singoli individui concreti, che questi si diano da fare e … battano un colpo. Il popolo ha bisogno di un Capo/Pifferaio Magico/Guru Carismatico? Beh, direi che abbiamo già dato in questo senso, oppure no? Anzi, a proposito, sempre pensando a Marchi, non è che mettendo insieme due cialtronerie, (5stelle e Lega) si arriva domani all’indipendenza, semmai si imbocca la strada dell’Argentina o dell’Ungheria. Questo paese (lo so, espressione tabù, ma non è che a dire La Padania cambi la sostanza delle cose) avrebbe un bisogno disperato di una classe dirigente dignitosa nei comportamenti, competente, intellettualmente onesta e magari di aspetto grigio, dimesso, poco appariscente e senza doti da showman, così forse il popolo comincerà a usare i neuroni invece della pancia. E a proposito di popolo, forse potrebbe essere ok un taglio netto ai….nazistelli da tastiera, libbbbertarians de noantri che stanno a von Hayek e Adam Smith come Calderoli, Bossi e Salvini stanno a Cattaneo, accademici della Crusca per la Lengoa Veneta un po’ (solo un po’) fuori di testa?
    E magari prima di paragonare la “Padania” a Catalogna, Scozia o anche Sudtirolo prima pensare, non una ma dieci volte, e poi parlare? Anche il mio commento è uno sfogo, quindi mi scuso per l’impostazione random.

    • alessandro says:

      Grazie. Non penso che la Lega scomparirà, anzi, potrebbe crescere. Non considero ovviamente i sondaggi ma alcuni meccanismi sociali. Qui semplifico esponendo il ragionamento a facili critiche. ne avevo già parlato con più precisione in altri articoli. Le iniziative degli indipendentismi locali se aumentano oltre una misura limite possono risvegliare il desiderio di indipendenza nelle persone che lo sentono meno intensamente e non sono disposte a soluzioni radicali (che sono poi i milioni di elettori leghisti). Si può essere vagamente favorevoli all’indipendenza ma non essere disposti a perdere molto delle certezze offerte dalla quotidianità. Non penso che sarebbe una sciagura e non penso che la Lega Nord sia un grosso ostacolo lungo il sentiero dell’indipendenza se l’indipendentismo più radicale riesce ad incrementare le azioni collettive. Poi ovviamente ci sono ostacoli più grandi, quelli a cui penso si riferisca DM. Ma non penso che il mondo sia un giocattolo nelle mani di pochi; sarà per la mia formazione, ma penso che la società sia composta di meccanismi molto complessi, che non ammettono troppo semplici previsioni, Preciso che non ho letto i libri suggeriti da DM e che lo farò.
      Cordiali saluti.

  4. peter says:

    W. Lega Nord Padania, basta primedonne.

  5. indipendentista says:

    Altro che destra e sinistra: roma si ricompatta per far passare il salvalega:

    Legge elettorale: Brunetta, accordo Pd-FI per ‘salva-Lega’ al Senato

    11 Marzo 2014 – 11:42

    (ASCA) – Roma, 11 mar 2014 – L’emendamento alla legge elettorale sui partiti territoriali e’ stato ritirato ”semplicemente perche’ il Partito democratico avrebbe votato contro, e c’e’ un accordo per far passare questo emendamento al Senato”. Lo afferma Renato Brunetta, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, a Radio Anch’io. ”Ci auguriamo, speriamo, siamo convinti – prosegue Brunetta – che Renzi possa mantenere il proprio impegno, perche’ nell’accordo base c’e’ questo ”salva Lega’, chiamiamolo cosi’ anche se non si vuole chiamarlo cosi’, c’e’ l’approvazione del ”salva Lega’ al Senato. Per noi – dice – e’ fondamentale e dirimente per la tenuta dell’intero accordo. Non era maturo alla Camera, sara’ maturo al Senato. Questo e’ un impegno di Renzi, e di questo chiedero’ conto a Renzi”. red-fdv

    • Dan says:

      E’ tutta una grossa associazione a delinquere fondata sulla mancanza di volontà di agire degli italiani e delle rispettive popolazioni contro la loro (non)volontà accomunate

  6. Castagno12 says:

    Mettetevi tutti in testa una situazione che non può essere smentita, una realtà scomoda e sgradevole:
    se la maggioranza degli italiani continuerà ad APPROVARE gli impresentabili (il “Vecchio” ed il “Nuovo” che non denunciano e non intendono affrontare il problema determinante della Emissione di Valuta a Debito) e a FINANZIARE il Sistema (vedi l’uso quotidiano della carta di credito e l’acquisto degli asset finanziari dello Stato), INDIPENDENTISMO o SECESSIONE non arriveranno MAI.

    Indipendentismo e Secessione continuearnno a fornire lo spunto, il pretesto per scritti, disquisizioni, discussioni, convegni, e manifestazioni totalmente INUTILI !

    Le speranze, le illusioni ed i progetti FASULLI forniscono agli indolenti e alle persone scarsamente dotate, la disgustosa giustificazione per la loro indolenza, per la loro demenziale inazione.

    In questo Paese LA DABBENAGGINE E’ SOVRANA !

  7. indipendentista says:

    Caro Morandini, di cantieri indipendentisti padani al momento non se ne vedono in giro, idem veneti, piemontesi, ecc Unica eccezione quella sudtirolese dove la Klotz è alternativa a SVP e alla formazione legata al FPO (alleto della “Lega”) sgamata a farsi rimborsare nemmeno mutande ma vibratori.
    Il M5S non è un partito secessionista e non ha mai preteso di esserlo, ma ha avuto il coraggio di lanciare una provocazione interessante. Io lo avrei rivotato anche se non si fosse messo a parlare di macroegioni per il semplice motivo che è l’unico partito dei 3 che contino a non essere un covo di indagati e ladroni.
    Non capisco perchè da queste parti un anno fa ci fosse tanto entusiasmo per Giannino o Maroni (indipendentisti?) e invece permanga tanto snobismo per Grillo, che opsita fra le sue fila migliaia di indipendentisti ex leghisti della prim’ora.

    • alessandro says:

      Le iniziative indipendentiste non sono solo quelle che lei ritiene buone iniziative. Sono anche quelle che lei ritiene cattive iniziative, o deboli, o del tutto inconsistenti, ma coinvolgono tante altre persone. In Veneto e in Lombardia le azioni collettive non mancano, in Piemonte invece non se ne vedono molte.
      Grillo ne ha dette troppe e non si capisce più dove vuole andare e comunque, come ho scritto rispondendo ad un commento, visto il seguito che ciascuno di noi ha, tirare a sorte tra tutti questi è, rispetto al problema su chi votare, una scelta razionale.
      Non penso che quella del voto sia una questione così importante per il mondo indipendentista.

      • indipendentista says:

        Non concordo, votare è importante perchè la “Lega” statisticamente diminuisce di percentuale. Votare poi cosa sta alla coscienza di ciascuno. Avrei sperato in una lista di Indipendenza Lombarda al nord-ovest. Che dopo le prese di posizione pro-occupazione della Crimea di Bernardelli e Arrighini avrei votato anche se con poco entusiasmo.

    • jabbajabba says:

      Per carità distinguiamo: la storia dei sex toys riguarda il gruppo consigliere dei Freiheitliche,movimento che non centra nulla con il movimento di Eva Klotz chiamato Süd-Tiroler Freiheit,(prima ancora Union für Südtirol).
      L’FPÖ è una versione non pagliaccesca del PdL,quindi degni compari della Lega.
      Tipicamente italiano mescolare sigle diverse perchè in tedesco sembrano simili.
      Tra l’altro sembra si tratti di una goliardata,comunque deprecabile.

  8. Cesira says:

    Un tizio ha scritto da qualche parte che non ricordo:”l’indipendenza non si compera al supermercato”.Quindi Morandini veda di fare qualche proposta anche lei invece di insistere per far desistere chi ci crede.Il plebiscito digitale servirà moltissimo a far capire alla gente che può contare ancora qualcosa.Peccato venga fatto solamente in Veneto e non anche in Lombardia.Nella sorniona e soporifera Lombardia.

    • alessandro says:

      Chiedo scusa Cesira se, trattandosi di uno sfogo, forse non sono stato abbastanza chiaro. Abitassi in Veneto non c’è dubbio che spenderei un paio di secondi per pigiare il tasto giusto. Ho solo scritto che si tratta di un piccolo passo, ma vista la fatica che comporta, è da matti non fare insieme questo piccolo passettino. Poi, se ha voglia di rileggere, vedrà che sostengo che, siano in tanti o siano in pochi i Veneti che aderiranno al plebiscito digitale, si tratta di insistere, insistere, insistere, insistere, insistere, insistere, insistere, insistere…

  9. pippogigi says:

    Parlare di secessione precoce quando già vent’anni fa eravamo in ritardo mi pare quantomeno azzardato.
    Purtroppo noi soffriamo di secessione interrupta non di quella precox….

    • alessandro says:

      ah, ah, ah, ah. 🙂
      Era così bella che, per paura di far brutta figura, abbiamo finto di preoccuparci di non fecondarla.

  10. fabrizioc says:

    Bisogna continuar a urtar…

  11. Gianfrancesco says:

    bon, mi sono preso anche del terrone, dato che confermo di essere tra quanti pensano che se gli altri fossero al mio stesso livello (basso, ma accettabile) probabilmente la secessione l’avremmo già.

    ben venga la critica all’indipendentismo precoce, però a tutto c’è un limite. Io mi pongo nei confronti della Lega in modo obiettivo e valuto che dopo 25 anni non ha ottenuto nulla. La mia critica che compare su questo giornale sotto forma di articoli si sviluppa da circa un anno. Mi pare che dopo 24 anni non sono così precoce ed è evidente che anzi io sia anche un po’ in ritardo.

    Dopo tutto questo tempo credo di avere il diritto e persino il dovere di chiedere conto di cosa hanno fatto!!!!!!!

    non mi importa nulla di cosa fanno i catalani, in fatto di indipendenza ognuno si conquista la sua, però non posso neppure chiudere gli occhi sulla poca o nulla convinzione della attuale dirigenza nel perseguire l’indipendenza, è evidente!!! Per loro non si tratta di indipendentismo precoce, ma al contrario di assoluta castità, per alcuni parlerei di verginità, certi dirigenti l’indipendenza non sanno neppure cosa sia.

    per il resto anch’io ho simpatia per il militante che alle 7 della domenica allestisce il gazebo, per il resto anch’io penso che la Lega abbia una struttura e molti uomini ed abbia ancora potenzialità, ma francamente vedo che più si sale verso le altre sfere, più scema la voglia di indipendenza e i comportamenti coerenti con l’obiettivo uno dello statuto.

    Bon, se fare questa critica e pensare che se al vertice ci fossero persone più coerenti e decise, come credo di essere io, vuol dire prendersi anche del terrone, allora mi va bene, mi dia pure del terrone, ma non ho alcuna intenzione di fare un passo indietro: la dirigenza va mandata a casa a calci nel sedere, per rispetto di quegli stessi militanti per cui lei prova simpatia.

    • alessandro says:

      Andiamo Gianfrancesco, hai capito male, anzi, trattandosi di uno sfogo, è probabile che io mi sia spiegato male. Non penso che non bisogna criticare la Lega. Se si muove qualcosa, in un partito, è anche grazie alle critiche. Ma ti pare che possa darti del terrone? Mi sono permesso solo di darti, in questa risposta, del tu.
      Cordiali saluti.

      • Gianfrancesco says:

        allora ti do anch’io del tu, solo per dirti che non me la son presa, nel dibattito politico ci sta anche lo scambio vivace, frizzante, a maggior ragione in uno sfogo.

        per il resto esplicito meglio la mia critica concordando sul fatto che

        Una motivazione può essere fondata sulla volontà che qualche evento accada o sull’augurarsi che qualche evento possa accadere. Capito la differenza? Chi ne patisce, nel secondo caso, è l’azione…

        per me molti dirigenti si sono limitati all’augurarsi che qualcosa succedesse, è mancata l’azione, intendo un’azione pianificata e strutturata nel tempo con logica e costanza, non siamo andati oltre gli slogan o richiami a catalani, lituani o fiamminghi. Sono mancati i fatti, i comportamenti, ad esempio artur mas parla in catalano alla TVE e questa lo manda in onda con il sonoro originale sottotitolato, i leghisti non lo hanno mai fatto, anzi ti dicono che il lombardo non esiste, non sapendo neppure che invece l’unesco lo riconosce e ne chiede persino la tutela come lingua a rischio scomparsa. E forse troppo pensare che maroni parli in lombardo alla rai? Credo di si, va bene, lo faccia salvini a telelombardia! è troppo anche questo? facciano per lo meno una legge regionale sulla tutela dell’identità lombarda o per lo meno della parlata lombarda, visto che la regione lombardia dopo 20 anni di lega non ha neppure una legge del genere e l’attuale assessora non sembra fare grandi passi in questa direzione. l’unico fatto concreto sono i cartelli sui confini dei comuni, poi cambia amministrazione e vengono tolti anche quelli, a quel punto non resta nulla, se non l’odio dei sinistri che vivono il cartello in maderlengua come un fenomeno leghista.

        Lasciando da parte quelli che neppure si augurano che qualcosa accada o quelli che hanno remato contro, questo è tutto un altro discorso.

        • alessandro says:

          Tra quelli che si augurano che qualche cosa accada includerei gli indipendentisti che non trovano dieci euro al mese da donare all’Indipendenza, come scrivevo.
          Hai perfettamente ragione, è un ottima idea: i leghisti dovrebbero parlare in TV, in friulano, veneto, lombardo, piemontese ed infilarci in mezzo un poco di italiano giusto per farsi capire da chi non conosce le nostre lingue. Dubito che mettano i sottotitoli. Sarebbe veramente un’azione dirompente.

    • caterina says:

      …ergo: da domenica 16 al 21 prossimo si vota tutti sto plebiscito digitale, piaccia o non piaccia perchè si sognava quello cartaceo… almeno una volta noi veneti si fa qualcosa di concreto: si vota per noi!!!

    • Nibbio says:

      “La dirigenza leghista, dedita solo all’autosostentamento, va mandata a casa a calci nel sedere “!

      I militanti leghisti, però, in gran maggioranza se la sono scelta, se la coccolano, la osannano, la difendono e la fanno mantenere a tutti i contribuenti !

      Vogliamo proprio essere tanto buoni da diventare co….ni ?
      Vogliamo concedere ai perniciosi militanti il beneficio di un’ingenuità generazionale ?
      Allora non sbeffeggiamoli, non insultiamoli, non bastoniamoli…..ma non continuiamo ad evocarli: lasciamoli nella loro palude in prosciugamento, loro poveri pistola con i loro furbi, sibariti ed imbelli giostrai!

      La libertà non è un fiore, non nasce nello stallatico e non la coltivano i monatti !

  12. luigi bandiera says:

    E’ certo, la mia paura e’ di diventare indipendente.

    Il poi mi terrorizza.

    Mi vedo gia’, come un film, i vari personaggi che scalpitano per occupare tutte le sedie specie quelle della prima fila.

    Come con l’operazione chirurgica della quale sono stato sottoposto.
    Dicevo e insistentemente ai miei chirurghi: io non ho paura dell’operazione, dormo, ma del DOPO.

    Ero terrorizzato del DOPO. AL RISVEGLIO.

    Lo stesso istinto ce l’ho sul dopo la separazione, del divorzio dall’itaglia.

    Ho PAURA DEL DOPO. L’IGNOTO MI FA MOLTA PAURA.

    Con un FRAKAX DI MOVIMENTI INDIPENDENTISTI la bagarre sara’ massima.

    Per questo scrivevo che unendosi per fare fronte unico si devono SCIOGLIERE per appunto FONDERE in un UNICO gruppo di indipendentisti. Mi piace di piu’ SECESSIONISTI.

    Per tutta sta menata bisogna lasciar perdere gli itagliani per concentrarci sul come dovremo essere.

    An salam

    • alessandro says:

      Salam alaikum Bandiera.
      è vero: dopo sarà un gran casino, gente che sgomita ad ogni angolo di strada. Ma prima di arrivare là, quanta strada ancora da percorrere….

      • renzo delgrossi says:

        Quanta strada ancora da fare è sicuro, però pensandoci bene dico: sconfitta l’ittaglia il grosso è fatto. E’ molto più semplice cercare di mettere d’accordo dei litigiosi indipendentisti sconfitto il nemico, che sconfiggere il nemico stesso. A mio parere tutta questa paura del dopo non ci dovrebbe essere

  13. Dan says:

    Il problema del nostro bogianen è che la gente vive ancora nel mito di quello lì “che faceva venire i treni in orario” e finchè non se ne presenta un altro uguale (ma non troppo, ergo non sanno neanche cosa vogliono, cosa possono scegliere e cosa gli arriva insieme) nessuno alza la testa.

    Tralasciando come sono poi finite le varie primavere arabe si nota che da loro un comune cittadino (al massimo un imam cioè un vecchio ignorante che legge e interpreta a membro di segugio i versetti del corano) può e si fa carico della rabbia generale, indice una “giornata della rabbia” e la gente partecipa con tutti i risultati del caso.

    Da noi anche per fare questo bisogna essere in qualche modo incensati come se ci fosse un corso di laurea dedicato.
    L’eventuale politicante che riesce a radunare una certa quantità di persone non ha interesse a fare il Robespierre di turno, si limita a mettere insieme un po’ di teste e poi passa all’incasso come sta facendo adesso Grillo e come c’ha provato il suo clone povero del C9D senza contare tutti quelli che li hanno preceduti su ogni fronte indipendentista, autonomista, operaio o imprenditoriale che sia.

    Evidentemente come più volte concluso da noi è semplicemente una questione di pance ancora troppo piene.
    Anche quelli che urlano davanti le telecamere di quinta colonna, sotto sotto, hanno ancora qualche mattonella o materasso dove guardare.
    Se così non fosse, fuori dai supermercati non troveremmo solo il marocchino con la sua mercanzia ma una sfilza di italiani (non zingari) in una lunga galleria commerciale abusiva.
    Se così non fosse non leggeremmo solo di nigeriani che danno fuoco ai bidoni perchè dopo due anni le nostre lemme autorità si stanno decidendo a rimpatriarli, non essendo profughi d’alcunché, ci sarebbero anche gli italiani senza che un grillo o chi altri se ne venga fuori a proporlo

    • alessandro says:

      Non è solo una questione di pance. E’ una complessa questione sociale. Vedi, come sottolinei tu, il C9D. E poi, caro Dan, tieni conto che ci sono pance e pance: alcune se gli togli una briciola di pane, pur avendo quintali di farina in magazzino, sanno come fare per fare incazzare i loro servi. Non pensi? Ti prego, non guardare TV.

  14. Della Scala V/=\R says:

    e Zaia che a volte mi fa pena …

  15. Della Scala V/=\R says:

    OTTIMO discorso davvero ottimo !!!!

    L’indipendenza non è mai stata regalata da nessuno specialmente quella vera , non come l’ucraina e poi l’indipendenza va conquistata , sudata e VOLUTA da TUTTI

    e diffidare dalla LEGA NORD , potrebbero anche riuscire nel loro intento ma saremo uno stato o regione autonoma governata da ignoranti fanfaroni paraculati vedi Il Trota vedi Bossi vedi Borghezio vedi Tosi – Giacino – le assunzioni Verdi all’amia di Verona a Paternoster presidente di AGSM leghista .

    Perchè come dissero loro l’esperienza l’hanno fatta sul campo … DI PATATE !!!

    • alessandro says:

      Diffidare della Lega Nord può anche andare bene, ma stare a guardare, forse, è peggio. Io, quando si tratta di votare, adotto un metodo infallibile: prendo tutto ciò che a che fare con Padania, indipendentismi regionali, potrei anche metterci dentro Grillo e poi assegno una faccia a ciascuno di questi: testa o croce. Faccio, se è il caso, i quarti, le semifinali e le finali e poi, se non ho di meglio da fare, vado a votare. Questo è quanto vale il mio voto.
      A proposito della razionalità del voto consiglio Elster: una cassetta degli attrezzi per chi si occupa di teoria della scelta razionale.

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