SOCIETA’ DI RATING, IL PRIVILEGIO DI NON PAGARE GLI ERRORI

di MASSIMO LEMBO

Mettere in discussione l’indipendenza dei giudici – di per sé – è cosa da rifiutare. La separazione (e l’indipendenza) dei poteri è da tempo alla base dei principi della democrazia e, in particolare, delle democrazie occidentali come ci hanno insegnato Montesquieu e Brissot de Varville.

Questo cardine fa parte anche delle culture giuridiche statunitensi e canadesi.

L’indipendenza dei giudici o meglio delle loro decisioni negli ordinamenti di common law è però costretta nell’ambito dello “stare decisis”, cioè dell’importanza del cosiddetto precedente.

In Italia, il Magistrato applica la legge e, come noto, è condizionato solo dalle decisioni della Corte di Cassazione a Sezioni Unite e sostanzialmente non risponde del suo operato, se non in via disciplinare, davanti al Consiglio Superiore della Magistratura sulla cui attuale veste forse è il caso di stendere un velo pietoso.

Questa superficiale premessa con tutti i limiti e le censure che merita serve però ad introdurre quello che è un caso che giudicherei eclatante ed al contempo sconcertante su cui è il caso di fare una riflessione.

Il Tribunale di Roma ha dovuto recentissimamente pronunciarsi sulla responsabilità di due delle tre primarie società di rating e del Consorzio Patti Chiari in relazione al dissesto della Lehman Brothers le cui obbligazioni erano state acquistate da un risparmiatore che aveva subito la falcidia del proprio investimento a seguito del noto dissesto dell’emittente.

Ricordo al lettore che secondo il giudizio espresso dai  soggetti chiamati in giudizio, i titoli oggetto del contenzioso erano classificati sino al giorno prima della apertura della procedura concorsuale come investment grade e collocati nella fascia alta tra quelli suggeribili alla clientela. Per il Consorzio Patti chiari – absit iniuria verbis – lo erano anche due giorni dopo……

Il Collegio romano ha ritenuto che:

a.     Il rating espresso è da considerarsi una mera opinione

b.    Attraverso il rating non si esprime alcuna consulenza

c.     Valutazioni verificatesi sbagliate attraverso l’attribuzione di un rating non sono idonee ad orientare l’investitore

d.    Nessuna responsabilità può essere ascritta alla società di rating per il successivo default.

L’uomo della strada potrebbe sintetizzare: il rating è irrilevante per chi investe; ci sia o non ci sia, sia attribuito professionalmente o meno è la stessa cosa.

Piccola precisazione, forse non superflua. La società di rating per attribuire il rating ad una società e, conseguentemente, ai titoli da questa emessi si fa pagare profumatamente; anzi, le società si fanno pagare profumatamente anche perché avere due rating è meglio che averne uno solo. Sembra quasi uno slogan pubblicitario. Costo doppio, unico risultato.

Peccato che ci sia stato detto e spiegato che il downgrading (riduzione del rating) dell’Italia – restando ai nostri confini – abbia rappresentato la causa prima dello sconquasso dei mercati, della crisi del debito nazionale, del peggioramento dei conti, del venir meno del credito dato dalle banche e amenità del genere.

Il declassamento, dato da un soggetto, nei confronti di un’entità emittente (stato sovrano o società di capitale che sia) ne condiziona le sorti e, al contempo rende lo stesso soggetto irresponsabile delle proprie valutazioni.

Morale: le società di rating vengono pagate per fare il loro lavoro ma non pagano per le conseguenze del loro lavoro. Finora, in questa privilegiata posizione c’erano e ci rimangono solo i giudici.

Se dovesse decidere Montesquieu, quale sarebbero le sue considerazioni ? Quelle dell’uomo della strada sono talmente ovvie che è superfluo porgli la domanda.

 

 

 

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One Comment

  1. Diego Tagliabue says:

    AAA alla Lehmann fino al giorno prima del fallimento, AAA o AA+ agli USA fino a una settimana prima della bancarotta (Nov. 2011) e anche dopo l’innalzamento arbitrario del limite di debito senza piano di refinanziamento sono TRUFFE, RATING COMPRATI a favore del VINCITORE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE, che è FALLITO DA TEMPO, dopo DECENNI DI SPECULAZIONI e di GUERRE-RAPINA!

    Se l’Europa – nazione per nazione – avesse um minimo di coglioni, chiederebbe i DANNI a questi nani del rating.

    Invece no! L’ItaGlia invoca “soluzioni” americane, quando dovrebbe sapere che Fitch & co. la degraderebbero a ZZZ nel giro di qualche ora.

    L’ItaGlia prende sberle da una parte e accusa un’altra. Congratulazioni!

    Agenzie, che agiscono secondo il motto “qud licet Iovi non licet bovi”, non sono affatto imparziali, bensì comprate.

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