SOCIAL NETWORK: VENDOLA LEADER. MA TOSI VA AL CONTATTO DIRETTO

di GIORGIO CALABRESE

Se il “mi piace” corrispondesse alle intenzioni di voto, in Italia vincerebbe il Partito democratico, ma se si votasse per le primarie il trionfo spetterebbe al governatore della Puglia Nichi Vendola. E’ questo il responso della politica nell’era di Facebook. La ragnatela di internet ha ormai intrappolato i politici e i loro partiti, sempre più attenti a spostare l’agorà nelle ‘piazze’ digitali. Sull’argomento ha svolto un approfondimento Il Ducato online, giornale online dell’Istituto per la formazione al giornalismo di Urbino.

Partiamo dai numeri: sia su Facebook che su Twitter il podio spetta a Nichi Vendola, tra i politici più seguiti d’Europa con oltre 500mila “mi piace” e 188mila “follower”. A seguire, su Facebook, troviamo l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e i due Idv Luigi De Magistris e Antonio Di Pietro.

Su Twitter invece si fa spazio il segretario del Pd Pierluigi Bersani, oggi al terzo posto con quasi 108mila follower, ma ancora poco “social” su Facebook. E se Bersani la spunta su Twitter, lo stesso non si può dire per Angelino Alfano seguito da poco più di 22mila utenti: negli ultimi quattro mesi però (insieme a Berlusconi) ha ottenuto il maggior incremento di utenti su Facebook. Ma l’uomo che cinguetta di più è il sindaco di Bari Michele Emiliano, senza rivali per numero di tweet.

Quanto ai partiti politici le intenzioni di voto “virtuali” si differenziano di poco tra i due social network, anzi l’alternanza è solo tra il Pd, primo su Facebook con quasi 60mila “mi piace” e Sel, primo su Twitter con oltre 34mila “follower”. Ma la gestione dei vari profili richiede un’organizzazione “ad hoc”.

Per esempio, l’ufficio stampa dell’Italia dei valori cura il sito del partito, il blog del presidente Di Pietro, in pratica tutti i contenuti online:  ”Il web – dicono – è una piattaforma importantissima, un bacino d’informazione democratico e trasversale, in cui girano anche notizie alternative alle agende dei quotidiani”. E proprio Antonio Di Pietro si può considerare un anticipatore dei tempi: il primo politico a iscriversi su Second Life, il primo leader di partito ad aprire un blog personale nel 2006  e uno dei primi a registrarsi su Facebook nel 2008. Nel Pdl (terzo per contatti su entrambi i social network) la gestione dei contenuti spetta invece a un apposito staff.

Per chi amministra la cosa pubblica però, stare in rete vuol dire anche essere oggetto di critiche continue. Una sorta di referendum quotidiano che ha fatto saltare l’idillio tra il sindaco di New York Michael Bloomberg e i social network, sfogo arrivato lo scorso 21 marzo durante la sua visita a Singapore. In Italia, però, non tutti la pensano così.

Non tutti, però, puntano sul web per la comunicazione politica, anzi da Verona c’è chi dà ragione a Bloomberg. Il sindaco Flavio Tosi ha solo un account su Facebook,  gestito dal suo comitato elettorale. Una scelta strategica, come ha sottolineato il portavoce Franco Bolis: “Non c’è bisogno di nessun commento diretto al Sindaco, Tosi è sempre in città, se qualcuno gli deve dire qualcosa può trovarlo in giro. E poi i social network sono un’arma a doppio taglio, soprattutto per chi amministra”.

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4 Comments

  1. MaIn says:

    curare un profilo direttamente è possibile solo se si è di una nicchia politicamente scorretta, come fa benissimo Storace ad esempio.
    altrimenti è decisamente più opportuno uno staff.
    in rete ci sono molti commenti irritanti, quel che si scrive rimane a futura memoria… e se si è con la mente impegnata altrove o magari in giornata storta può scappare la frase inopportuna.

    i miei complimenti ai politici che han capito l’importanza della rete.
    mi delude un po’ non vedere esponenti di matrice liberale.

  2. Paolo says:

    Scusi Calabrese Beppe Grillo è a oltre 760.000 contatti su facebook…ed il M5Stelle sovrasta pure Vendola.
    Per corretta informazione.

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