SOCIAL NETWORK: ANCHE LE IMPRESE ORA LI SFRUTTANO

di CLAUDIO PREVOSTI

Qual è il valore monetario di un social network? Facebook sta per scoprirlo. Prevista per metà anno, l’entrata in borsa del sito creato da Mark Zuckerberg nel 2004 è stimata tra i 75 e i 100 miliardi di dollari. Ma secondo il blog specializzato IT.espresso.fr, l’interesse sui mercati privati potrebbe far aumentare il valore dell’IPO, già definita come la più importante del decennio.

Stando al francese Daniel Kaplan, cofondatore della Fondazione per l’internet di nuova generazione (Fing), le quotazioni di Facebook sono un segno tra i tanti dell’importanza crescente che ricoprono questi nuovi mezzi di comunicazione.

«Malgrado queste reti sociali continuino a svolgere un ruolo importante e strutturante, la loro concentrazione sta iniziando a diventare problematica. Sarebbe come avere una sola compagnia telefonica in tutto il mondo», spiega Daniel Kaplan, la cui compagnia è partner ufficiale della conferenza tecnologica Lift che si è tenuta a Ginevra di recente.

Ad appena otto anni dalla sua creazione, Facebook dovrebbe raggiungere il miliardo di utenti entro la fine dell’estate 2012. Malgrado il successo, le critiche nei confronti di questo social-network sono in aumento e non manca chi preferisce “cancellare” il proprio profilo a favore di altre piattaforme più specializzate.

«L’aspetto più interessate oggi, aggiunge Kaplan, è il modo in cui vengono utilizzate le piattaforme sociali per azioni coordinate o di mercato. Si può citare ad esempio la produzione e il consumo collaborativo, come il “car sharing”, la condivisione di materiale, il prestito o il baratto».

Un’opinione condivisa anche da Laurent Haug, uno dei fondatori di Lift. «Stanno tornando di moda i siti che permettono di creare gruppi più ristretti di amici o relazioni che contano davvero. Per questo ci sono diverse start-up che si stanno lanciando in questo campo. Altre puntano sulla geolocalizzazione, offrendo servizi di socializzazione a seconda della vicinanza geografica».

Dopo una prima fase di diffidenza, le imprese hanno iniziato a rendersi conto dei vantaggi che queste reti sociali possono dare in termini di analisi di mercato. «Le formazioni consacrate al marketing digitale si stanno moltiplicando», titolava l’inserto del quotidiano ginevrino Le Temps dedicato alle offerte di lavoro.

Daniel Kaplan conferma: «Le agenzie di pubblicità stanno assumendo sempre più ingegneri, esperti di statistica e informatici per catturare i dati dei clienti. Si accentua così uno degli aspetti negativi del marketing, visto che la gente non sa come queste informazioni vengono classificate e utilizzate».

Dal canto suo Stefana Broadbent, ricercatrice svizzera presso il dipartimento di antropologia digitale dell’università di Londra, sottolinea che «molte istituzioni hanno ormai rotto il legame di fiducia con i clienti e gli impiegati». Per lottare contro questo fenomeno, il governo britannico di David Cameron ha lanciato un progetto denominato MyData. Esso dà diritto alle persone di poter consultare i propri dati digitali registrati dalle imprese.

Anche in Francia è stato lanciato un progetto simile. «Le ditte non hanno fiducia nei loro clienti –  spiega il suo promotore, Daniel Kapalan -, informano il meno possibile e così facendo  rinchiudono il consumatore».

Secondo Kaplan, le imprese e gli enti pubblici ignorano un’altra caratteristica fondamentale di questi nuovi mezzi di comunicazione: «I social network permettono ai propri membri di proiettarsi verso il mondo, di ampliare la rete di conoscenze e migliorare la presenza sociale. È dunque sempre più necessario fare un uso strategico delle informazioni che ci riguardano».

«Sulle reti sociali non stiamo condividendo, ma ci stiamo proiettando. Oggi tutti possono controllare il proprio profilo e costruirsi uno spazio tra la vita privata e quella pubblica», aggiunge Laurent Haug. La condivisione di conoscenze però non è scomparsa. «I social network rivoluzioneranno il mondo dell’educazione», assicura Anaïs Saint-Jude, direttrice del programma Biblio Tech dell’università di Standford (California). Sei mesi fa, alcuni professori hanno reso accessibili online i loro corsi sull’intelligenza artificiale. Risultato: 160.000 studenti di tutto il mondo hanno seguito le lezioni.

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