Siria in mano all’Isis: conquistata Palmira

di REDAZIONEpalmira siria

Controffensiva dell’Isis in Siria nell’area di Palmira. Il Daesh ha lanciato un nuovo attacco alla citta’, riconquistata dalla forze di Damasco nei giorni scorsi, riuscendo a penetrare nel nord della citta’. Nell’area, i miliziani hanno assunto il controllo di alcuni check point e di un edificio governativo. Al momento sono in corso scontri nei pressi del carcere a est. L’obiettivo e’ prenderlo per liberare i detenuti, facendoli confluire tra le fila dei guerriglieri. L’offensiva era cominciata il 13 maggio e aveva visto i jihadisti entrare una prima volta in citta’ sabato scorso, per poi essere cacciati il giorno dopo dalle forze siriane. Finora negli scontri hanno perso la vita oltre 350 persone e si registrano carenze di acqua e di energia elettrica. Il ritorno in citta’ era abbastanza prevedibile, in quanto lunedi’ lo Stato Islamico aveva conquistato due impianti di estrazione e processing di gas a nord di Palmira, usati per fornire corrente all’abitato. Entrati in possesso della struttura, i miliziani hanno cominciato a usarla a loro vantaggio per poi puntare alle infrastrutture idriche. Chi controlla l’acqua, infatti, controlla la citta’.

Immediata la risposta di Damasco, che ha inviato rinforzi nella zona e ha attaccato i due impianti danneggiandoli pesantemente. Inoltre, ha respinto un’offensiva contro la stazione tre e ha distrutto alcune postazioni nemiche verso Jizel. A nord, invcece, e’ stato sconfitto ad al-Amirya, tanto che i miliziani sono riusciti poi a penetrare a Palmira. Palmira e’ strategica per entrambe le parti, in quanto si trova al crocevia tra le autostrade che a ovest portano a Homs e Damasco e a est all’Iraq, senza contare che la citta’ ospita importantissimi reperti pre islamici come alcuni colonnati e la cittadella. Per l’Isis conquistarla e’ fondamentale per due motivi: da una parte per garantirsi il controllo di un’arteria stradale, necessaria a creare una “safe zone” con accesso al paese vicino e vitale per la liberta’ di movimento dei jihadisti, per i rifornimenti logistici tra le citta’ sotto il suo controllo e per il commercio illegale, fonte di finanziamento alla formazione.

Il secondo e’ legato a una questione d’immagine. Il Daesh aveva annunciato recentemente l’intenzione di distruggere le rovine di Palmira, come avvenuto in alter localita’, in quanto blasfeme. Di conseguenza deve mantenere quanto promesso, pena una perdita di credibilita’ con i suoi stessi uomini. Per il governo siriano valgono motivazioni simili ma contrarie. Sul piano tattico/strategico, e’ molto importante impedire la conquista della citta’ per evitare che i miliziani si avvicinino pericolosamente a Damasco e parallelamente rinforzino le loro posizioni e le fila dei guerriglieri. Su quello dell’immagine, Damasco aveva annunciato a gran voce che l’esercito aveva cacciato l’Isis dalla citta’ in pochissimo tempo. Se, invece, la situazione si dovesse ribaltare, il regime di Bashar al Assad perderebbe la faccia non solo in patria ma anche in ambito internazionale.

Peraltro, si vuole evitare similitudini con quanto successo in Iraq, e cioe’ con la riconquista a sorpresa da parte del Daesh di Ramadi, anch’essa liberata poco tempo fa. In questo caso, pero’, cacciare via lo Stato Islamico richiedera’ piu’ tempo e risorse, dato che i miliziani si sono asserragliati al centro della citta’, presidiano i principali snodi con cecchini e hanno disseminato le strade di ordigni improvvisati (Ied), che gia’ in passato hanno messo in difficolta’ le truppe di Baghdad. La situazione, comunque, comincia a scaldarsi anche a Damasco dove oggi e’ esplosa una bomba che ha ucciso almeno due persone e ne ha ferite altre.

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Scrivevo: l’intellighenzia occidentale e’ molto MALATA.
    Ebbene, servono diapositive per dimostrarlo o bastano i fatti che ci passano davanti..??
    Dove sono i MUSCOLOSI OCCIDENTALI esportatori di demokrazia alla Stalin maniera..??
    Sicuramente in vacanza, oppure i loro muscoli si sono sgonfiati e poi la loro demokrazia non la vuole piu’ nessuno..??
    Forse l’ultimo motivo pesa molto sulla decisione d’intervento..?
    Intervento in Libia docet. Forse..?
    .
    An salam
    .
    Ah: soccomberemo.

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