I SINDACI LEGHISTI AUMENTANO ANCHE L’ADDIZIONALE IRPEF

di REDAZIONE

Proteste veementi, slogan duri, plateali consegne delle fasce tricolori ai prefetti e accorate manifestazioni contro l’odiatissima Imu. Questo domenica pomeriggio. Perché già da lunedì mattina i sindaci leghisti sono tornati nei loro municipi a fare i ligi amministratori in linea con le imposizioni del governo Monti. Le tasse che i cittadini dei Comuni a direzione padana dovranno pagare infatti saranno esattamente le stesse che toccheranno in sorte ai veneti governati da altri colori politici. Ci sono volute meno di 24 ore perché i primi cittadini del Carroccio fissassero in via provvisoria nei bilanci – che dovranno essere approvati entro il 30 giugno – le aliquote sulla prima casa a 0,4 per mille e l’aliquota sulla seconda casa a 0,76 (se non di più). E non solo.

I leghisti, a dispetto dei proclami, non si sono fatti alcun problema a intervenire sulle addizionali Irpef per far quadrare i conti dei loro Comuni. Lo ha fatto il neosegretario regionale della Lega e sindaco di Verona Flavio Tosi che ha pedissequamente seguito le indicazioni nazionali per le aliquote dell’Imu e ha alzato l’addizionale Irpef allo 0,6 per mille, lo farà l’ex segretario regionale del Carroccio e sindaco di Treviso Gianpaolo Gobbo che, dopo aver presentato a Vicenza insieme ai senatori padani non più tardi di un mese fa una fallimentare iniziativa anti-Imu, ha deciso di lasciare l’aliquota allo 0,4 e l’addizionale Irpef allo 0,6.

L’Irpef più alta comunque la pagheranno i residenti di Vittorio Veneto dato che il sindaco Giannantonio Da Re ha deciso di portare al massimo (0,8) l’aliquota sui redditi per non alzare l’Imu sulle case. «Come Anci consigliamo di lavorare sulle aliquote dell’Imu piuttosto che sull’addizionale Irpef – interviene il presidente dell’Anci veneto e sindaco di Negrar Giorgio Dal Negro – Teoricamente l’Irpef sarebbe giusta perché è molto progressiva, ma dati i numeri dell’evasione diventa l’ingiustizia fatta a tassa. In pratica chi già paga le tasse pagherà di più anche di addizionale ».

Questa posizione dell’Anci è maturata anche perché a conti fatti l’Imu sulla prima casa risulta mediamente più bassa dell’Ici (salvo variazioni di aliquota) e apparentemente è la tassa che ha creato meno problemi reali ai cittadini, tanto che, secondo le prime proiezioni del ministero delle finanze, 2 veneti su 5 dovevano pagare così poco che sono stati esentati dal pagare la prima rata (non saranno così fortunati per la seconda). «L’Imu sulle seconde case è una mazzata e quella sulle attività commerciali è un massacro – chiosa Dal Negro – perché mette le aziende in crisi e rischia di esporle a usura e speculazioni». «Capisco comunque che alcuni sindaci abbiano dovuto mettere mano alle addizionali Irpef per far fronte ai mancati trasferimenti dello stato – conclude il presidente dell’Anci – Al di là degli slogan di qualcuno era chiaro fin dall’inizio che noi sindaci non abbiamo mano libera se vogliamo evitare spiacevoli commisariamenti ».

di Alessio Antonini

FONTE ORIGINALE: www.corriere.it

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

3 Comments

  1. LS4giovanni says:

    Infatti si definiscono : SINDACI PRO TEMPORE !

  2. BadMoney says:

    sarà la prossima urna a decretare l’emorraggia di voti che dalla Lega va verso M5S. Da un partito populista ad un movimento populista. La sostanza non cambia, demagogia non porta da nessuna parte.

  3. alberto says:

    e cosa vi aspettavate dai pagliacci verdi!?

Leave a Comment