SICILIA, NON C’E DA STUPIRSI SE QUEL TRICOLORE BRUCIA

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO*

Il Sud Italia appare dunque percorso da uno spirito unanime di reazione contro lo Stato italiano, da una generale ondata pre-rivoluzionaria.

Francesco Crupi, esponente del Movimento dei Forconi ha dichiarato: “Questa è una rivoluzione che terminerà quando questo popolo vedrà rispettato il proprio diritto”. E i governatori di tutte le regioni meridionali hanno dovuto svegliarsi chiedendo insieme conto e ragione allo Stato italiano. Come per caso, tutto ciò è avvento di colpo dopo la diffusione della notizia della creazione del Partito Secessionista dell’Italia Meridionale e la reiterata messa in onda della celebre intervista televisiva di Pietro Golia al presidente e fondatore di questo partito, Stefano Surace.

Superfluo ricordare chi è Surace, data la sua notorietà anche internazionale: giornalista specializzato in inchieste di cui alcune hanno prodotto profonde riforme non solo in Italia, protagonista di vicende altamente meritorie per l’interesse pubblico che han fatto più volte il giro del mondo sulle ali dei media, nonché maestro di arti marziali (Ju-Jitsu) di rinomanza mondiale. Suo particolare interesse è l’analisi e la denuncia delle manipolazioni dell’informazione realizzate abitualmente da certi ambienti

E circa l’Italia del Sud era giunto alla conclusione che è ormai indispensabile che essa si riappropri della propria indipendenza, delle proprie risorse, riprendendo il proprio congeniale cammino di efficace progresso economico e culturale, che è stato sconvolto dalla cosiddetta unità d’Italia.

Sicché ha fondato ufficialmente a Napoli questo partito secessionista, avente lo scopo esplicito di “promuovere la secessione dell’Italia Meridionale dall’attuale Stato italiano”, come sola via concreta per metter fine alla spoliazione massiccia e sistematica delle risorse del Sud, perpetrata costantemente per 150 anni fino a dar luogo all’attuale situazione del tutto insostenibile. Spoliazione seguita a quel crimine contro l’umanità che è stata la cosiddetta “unità d’Italia”. Non c’è dunque da sorprendersi che a Surace è subito giunta una vera ondata di consensi dai più diversi ambienti.

In effetti sventolando quel tricolore erano stati mandati a morire milioni di meridionali in guerre che non li riguardavano minimamente, contro ogni loro millenaria tradizione culturale di fonti di civiltà. Per esempio implicandoli nella prima guerra mondiale, che aveva lo scopo di aggiungere ai Savoia territori lontanissimi dagli interessi dei meridionali come le zone di Bolzano, Trento, Friuli, Trieste, Istria che facevano tranquillamente parte del ben amministrato impero austriaco. In quella guerra, sventolando quel tricolore, gli incapaci capi piemontesi collezionavano disastri su disastri, ai dann in gran parte di meridionali. Ad esempio Cadorna ordinava assalti assurdi e sanguinosi per i suoi soldati, fino al crollo di Caporetto… fortunatamente fu poi rimpiazzato dal napoletano Diaz che ribaltò la situazione ottenendo in breve la vittoria sugli austriaci. Ma intanto, grazie al Cadorna, erano morti inutilmente centinaia di migliaia di meridionali, oltre agli innumervoli feriti o storpiati, in una guerra che non aveva per loro il minimo interesse.

Altro esempio di macroscopica incapacità, il piemontese Persano che a Lissa aveva fatto infliggere alle navi italiane una clamorosa sconfitta dagli autriaci senza paragoni inferiori di numero.

Sempre sventolando quel tricolore i Savoia si erano impadroniti sanguinosamente di una “colonia” prevalentemente desertica come la Libia (“scatolone di sabbia”… ignoravano che nel sottosuolo c’era petrolio a iosa) o remota ed impervia come l’Etiopia usando criminalmente gas asfissianti contro ogni regola di guerra… ma non tardarono poi a doverla abbandonare. Sempre sventolando quel tricolore i meridionali erano stati spinti, ancora benché non ne avessero alcun interesse, alla seconda guerra mondiale contro mezzo mondo: Francia, Inghilterra, Unione sovietica e loro innumerevoli satelliti; e perfino contro gli Stati Uniti dove milioni di abitanti erano meridionali che mantenevano tuttora stretti legami con la loro gente e terra d’origine. Guerra dove si distinsero ancora capi piemontesi incapaci come il doppiogiochista Badoglio, o come il Savoia Vittorio Emanuele III detto “sciaboletta” che, dopo aver dichiarato quella guerra particolarmente assurda per i meridionali, fuggì ignominosamente lasciando i suoi valorosi soldati (in gran parte meridionali) senza ordini… Esponendoli così senza preavviso alle violente rappresaglie dei tedeschi che, fino a quel momento alleati, si sentirono ovviamente traditi.

Un tricolore insomma sotto l’egida del quale erano stati procurati ai meridionali disastri in serie, inplicandoli in situazioni che non li riguardavano minimamente.

Non c’è da sorprendersi dunque se ora la popolazione meridionale lo dà pubblicamente alle fiamme, quel tricolore.

*Diritti dei cittacìdini

 

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3 Comments

  1. giuseppe calvagno says:

    Tant’è la gatta va al lardo fin che ci lascia lo zampino!
    Per troppo tempo i furbi della politica, delle istituzioni dei media hanno tirato la corda, lucrando, arricchendosi, prendendo in giro l’elettore con il loro “politichese”, la stampa e la TV di Stato con linguaggio pacato e sicuro, sindacati che chiedono 100 e si accordano con 20.
    Un popolo intero preso in giro per lungo tempo non può avere lunga pazienza……e brucia le bandiere; ma si aspettano quelli delle caste…gli applausi o cosa?
    Quando il gioco diventerà più duro, cosa fanno scappano?

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