CONFERENZA SULLA SICILIANITA’ NELLE SCUOLE

di REDAZIONE

Si è svolto a Catania, alla facoltà di Scienze Politiche, la Conferenza Regionale per l’attuazione della legge regionale 9/2011 “Norme sulla promozione, valorizzazione ed insegnamento della storia, della letteratura e del patrimonio linguistico siciliano nelle scuole” Al seminario erano presenti insegnanti delle scuole di ogni ordine e grado delle province di Catania, Enna, Messina, Ragusa, Siracusa. Al seminario sono intervenuti: il preside della Facoltà di Scienze Politiche, Giuseppe Barone; il deputato regionale Nicola D’Agostino promotore e primo firmatario della legge 9/2011; l’assessore regionale per l’Istruzione e la Formazione professionale, Mario Centorrino; il presidente Raffaele Lombardo; hanno relazionato il presidente del Centro studi filologici e linguistici siciliani, Giovanni Ruffino, il presidente della Fondazione Verga, Gabriella Alfieri, i docenti dell’Università di Catania, i professori Domenico Ligresti e Salvatore C. Trovato.

La legge 9, approvata dall’ARS il 31 maggio 2011, ha un testo molto snello, appena quattro articoli brevi e concisi in cui si afferma che questo insegnamento sarà fatto all’interno del curricolo ordinario dei vari ordini di scuola, o al massimo utilizzando la quota regionale di flessibilità, e che per la sua attuazione “non possono derivare maggiori oneri a carico del bilancio della Regione”. Come ha confermato l’onorevole D’Agostino, si sono volute fugare fin dall’inizio le aspettative di finanziamenti a pioggia dalla Regione alle scuole o la possibilità di creare nuovi posti di lavoro per specifici insegnamenti. È data quindi “carta bianca” alle singole scuole, all’interno della loro autonomia, di organizzare, nei modi e nei tempi che ritengono opportuni, l’offerta didattica. La realtà è che quella che sembrava quasi una provocazione di stampo autonomistico, ai limiti del leghismo, che aveva fatto paventare l’obbligo dell’insegnamento del siciliano nelle scuole, negli atti successivi si è diluita fino a trasformarsi nella normazione di quello che le scuole fanno da sempre senza obblighi di legge, senza nemmeno garantire che in qualche modo, da oggi, un numero più grande di studenti potranno essere coinvolti.

Questo seminario doveva servire a presentare l’iniziativa ma anche a sentire gli umori della base recependone le esigenze, le aspettative, le proposte e le esperienze maturate nel tempo. La partecipazione è andata oltre ogni aspettativa. Fra le proposte emerse nel corso dei lavori, l’avvio di un portale internet nel quale pubblicare e rendere disponibili supporti informativi, libri e relazioni; l’apertura di un forum dove pubblicare e condividere i progetti didattici avviati e ricevere le istanze dei docenti; la costituzione di una cabina di regina che inizierà a valutare le proposte editoriali, fornendo supporti bibliografici a docenti ed alunni.

Numerosi gli argomenti, le proposte e gli spunti di riflessione emersi nel corso del dibattito che è seguito.

È emersa un inedita sinergia con l’Università siciliana, soprattutto quella palermitana, che, se da una parte garantisce l’attendibilità degli strumenti didattici che saranno messi a disposizione (certo ha fatto un po’ paura la “promessa” del professore Ruffino che ha annunciato la prossima pubblicazione di un volume di 800 pagine!) e le iniziative di formazione che dovranno essere erogate, dall’altro rischia di creare un duopolio Assessorato-Università che si rovescia sulla scuola comunità di fruitori, senza tener conto delle numerosissime esperienze che le scuole hanno maturato in tantissimi anni di attività spontanee, dettate dall’amore per la propria terra e dalla esigenza di far conoscere ai discenti la realtà intorno a loro, attraverso l’osservazione, la mimesi e la ricerca storica.

Più volte è emerso la reiterata volontà di non destinare risorse finanziarie specifiche e, in tempi di vacche magre, questo non è un incentivo per tutti quegli insegnanti che dovranno formarsi prima di affrontare la programmazione di percorsi seri ed epistemologicamente corretti e credibili, soprattutto per quanto riguarda l’aspetto linguistico. Il rischio reale è che resti un attività di nicchia realizzata, come è sempre accaduto, dagli insegnanti che, per una loro formazione personale, ne hanno le competenze e/o un alto grado di motivazione.

Franca Ciantia

FONTE ORIGINALE: http://www.vivienna.it/2012/02/12/insegnamento-della-sicilianita-conferenza-a-catania-sull%E2%80%99attuazione/

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    I siciliani,
    sicuramente NON sono polentoni.

    Curano e bene la cosa loro.

    Impariamo o continuiamo a polentare..??

  2. rifforaffo says:

    Ma come? Non c’era il presidentissimo Castiglione con al seguito le telecamere di Quello che Regioni? Ma allora è una cosa che non vale nulla!

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