Sicilia, 3,3 miliardi di tasse fantasma: lì Equitalia non si dà una mossa?

di DISCANTABAUCHI sicilia-antica-mappa

Non riescono ancora ad approvare il bilancio. E ti credo. Vi ricordate la voragine dell’autonomista Lombardo, alleato peraltro di qualcuno anche qui al Nord (vai a capire tu…), dimessosi sotto la scure dei conti e delle accuse di concorso in associazione esterna? Nessuno ha risolto il problema.

La Corte dei Conti ogni anno lancia strali, ma non succede niente. Ora Crocetta, il governatore siciliano, non ha ancora le carte in mano per chiudere lo sconcio.

Incongruente” è l’aggettivo utilizzato più votato dai magistrati per definire il bilancio di Palazzo d’Orleans.

Mettiamola così: la Regione deve incassare tra tasse e altro dal territorio la bellezza di 15 miliardi di euro. Ci sono, sulla carta, ma non lo fa. E se non lo fa, il bilancio non torna. Ma solo la Sanità  nel 2013 ha toccato 100 milioni di buco. Dove sono andati?

Dove sono invece altre spese su cui la Corte dei conti insiste? In Sicilia ci sono 1800 dirigenti pubblici, uno ogni nove dipendenti. In media, rispetto al continente, se ne contano uno ogni venti. Cioè il doppio rispetto che a casa nostra. Poi il procuratore generale   parla di una dilagante corruzione nella pubblica amministrazione anche attraverso consulenze inutili e incarichi fiduciari”. Beh, come al Nord, in questo siamo uguali.

Fatto sta che la Corte ha suggerito a Crocetta di rinunciare ai contenziosi con lo Stato, visto che non ha medaglie da prendere, e così i conti si aggiustano.

“Una situazione economica che definire disastrosa è un eufemismo”. Così il procuratore generale della corte dei conti  aveva descritto anche i bilanci della Regione Sicilia. Per il vicepresidente di Confindustria, Lo Bello “il bilancio regionale era reso non trasparente da poste dubbie e residui inesigibili”.

Eh già, solo nel 2011, quei crediti non riscossi da 15 miliardi, più la sanità in rosso, più lo spreco negli uffici fatti da un esercito di capi e capetti, infine  cifre per società come la   Spi, Sicilia Patrimonio Immobiliare, la società pubblico–privata pensata a suo tempo da Salvatore Cuffaro per valorizzare il patrimonio immobiliare. Incassi? Spese, quelle sì, per gli immobiliaristi privati soci dell’impresa. Si parla di 140 milioni di euro.

Poi ci sono i  21 mila dipendenti regionali, più quelli (9mila) nelle società controllate. Morale: oltre un miliardo di euro.

Ma uno degli incagli più scabrosi è rappresentato da  3,3 miliardi  di “entrate tributarie fantasma” che secondo la Corte dei Conti “potrebbero dover essere cancellati, cumulativamente, nel corso del corrente anno o in quello successivo”. Si tratta di 740,3 milioni di crediti inferiori a 2 mila euro e 2,58 mln superiori a 2 mila euro. L’Equitalia siciliana non si dà una mossa?

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One Comment

  1. salvo says:

    Quando lo farete un articolo sui soldi che lo Stato deve alla Sicilia e quelli che ruba non rispettando lo Statuto?

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