Siamo vicini alle insolvenze di Stato… e l’Italia farà default

di CHRIS WILTON

Il capo della Bundesbank, Jens Weidmann, che giovedì ha laconicamente augurato <buona fortuna al Giappone per i suoi esperimenti>, era in vena di sentenze l’altro giorno. Che la vostra stampa ha debitamente ignorato, troppo occupata com’è a non disturbare il governo Letta. Per Weidmann, <le nazioni devono rispettare le regole dell’unione monetaria e chiedere alla Bce di calmare i mercati crea un’Europa debole> ma, soprattutto, <nell’area euro devono essere possibili insolvenze di Stati>. Auguri. Ma cosa intendeva, Weidmann? Proviamo a capire. Sempre ieri sono arrivate due notizie poco incoraggianti, sul fronte eurozona. La prima è che le banche spagnole dovranno mettere da parte 10 miliardi di euro più del previsto per far fronte alle sempre maggiori sofferenze bancarie di chi fatica a ripagare mutui e prestiti, quindi il governo garantirà sempre più obbligazioni di quelle banche (aumentando il debito pubblico, di fatto), affinché possano essere utilizzate come collaterale presso la Bce per prendere i soldi necessari a creare quelle riserve. Seconda, l’autorità di controllo sulla Borsa spagnola aprirà un’inchiesta sulla seduta di Borsa di giovedì 23 maggio, dove il titolo dell’istituto di credito Bankia – nato dalla fusione di sette casse di risparmio sull’orlo del fallimento – ha perso oltre il 50%. Osservando i volumi di scambio, non serve Sherlock Holmes per capire che la speculazione internazionale sta cominciando a muoversi e ha individuato il suo primo bersaglio: come spiegare, infatti, scambi per 49,39 milioni a fronte di un capitale di 19,93 milioni? Strano caso, proprio ora che la banca si appresta a lanciare due aumenti di capitale per un totale di 15,54 miliardi di euro.

Attenzione, la tregua sui mercati è finita. Anche per l’Italia, temo, come dimostra questo grafico di Diapason su dati Bloomberg. Compara la crescita delle sofferenze bancarie italiane (linea nera) con lo spread tra Btp e Bund tedeschi (linea rossa), ultimamente molto basso e totalmente assente da scossoni. Bene, negli ulitmi giorni invece sia il vostro spread che quello portoghese e spagnolo, i cosiddetti “periferici”, hanno conosciuto aumenti nell’ordine di una decine di punti base e il trend sembra proseguire. Come mai, forse gli acquisti giapponesi sono rallentati? No, non sono mai iniziati. I fondi nipponici stanno comprando in lira turca, pesos messicano e real brasiliano, non nell’eurozona. I fondi pensione spagnoli, invece, non possono più acquistare, perché sono all-in al 100% nel debito del loro Paese. Sta accadendo ciò che è normale, ovvero con un ritardo di 6-8 settimane, dovuto all’esuberanza da ricerca del rendimento che ha drogato i mercati (grazie alla Fed e non alla Bank of Japan), gli investitori cominciano a prezzare l’aumento delle sofferenze bancarie, tramutando gli istituti di credito europei – vedi Bankia di cui abbiamo parlato prima – nel cosiddetto elefante nella stanza. Come vedete dal grafico, finora i due andamenti sono stati più o meno regolari, ovvero hanno conosciuto una medesima traiettoria. Poi, da metà del 2012, le traiettorie sono divenute nettamente divergenti: le sofferenze crescevano, lo spread si comprimeva grazie ai soldi della Bce che permettevano alle banche europee di comprare titoli di Stato, alla liquidità nel sistema e alle riserve della Fed per le filiali Usa delle banche europee che facevano lo stesso, alla promessa di Draghi di difendere l’euro a ogni costo e in ultimo all’operazione di stimolo del Giappone, leva psicologica per portare tutti a comprare qualsiasi cosa, purché garantisse un rendimento. Bene, senza questo doping – che come ci ha fatto capire Bernanke potrebbe finire o rallentare, mentre la Bce non ha nemmeno gli strumenti legali per acquistare bond sovrani attraverso il fondo ESM – l’attuale spread italiano non sarebbe attorno ai 270 punti base com’è ma, seguendo quella traiettoria tendenziale quasi sempre rispettata nel tempo, in area 615-620. Vuol dire default. Vuol dire default, vuol dire per lo Stato pagare l’8% di interessi e non il 4,16% attuale (quindi moltopiù degli attuali 80 miliardi annui di servizio del debito), vuol dire che le vostre banche, che a fine febbraio avevano in pancia la cifra record di 351,6 miliardi di titoli di Stato italiani (cifra destinata a salire, visto lo spread fermo di questi ultimi tre mesi che significa acquisti senza fine), rischiano di dover scontare a bilancio perdite di valore di quei bond che possono portare al dimezzamento del prezzo pagato. Vuol dire la fine.

Alla luce di questo, rileggete le parole di Weidmann: <Nell’area euro devono essere possibili insolvenze di Stati>. E si capisce perché sia BlackRock che Pimco stanno alleggerendo l’esposizione al vostro debito e non hanno partecipato all’asta per il Btp Italia di qualche settimana fa. Fossi in voi mi preoccuparei delle banche, non della procedura di infrazione sul deficit. L’Italia è già fallita, almeno salvate il salvabile.

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6 Comments

  1. Albert Nextein says:

    Io non possiedo titoli di stato in genere.
    Ma chi ne avesse dovrebbe disfarsene subito.
    Chi è abbastanza informato e non si fida della politica e della finanza ha l’obbligo morale di farlo.

  2. Dan says:

    Beh ragazzi che problema c’è: si sono fatti una legge dove sono autorizzati a non rimborsare titoli di stato troppo stagionati quindi loro sostanzialmente non possono fallire. Almeno fino a quando non succederà lo stesso con i titoli ad un anno.

    • liugi says:

      Di fatto questa è già una dichiarazione di insolvenza “morbida”. Le conseguenze si vedranno quando gli investitori si renderanno conto di avere dato 100 all’Italia e avere ricevuto 50. Allora ci sarà un fuggi fuggi generale dai titoli di Stato italiani e lo Stato, con le casse vuote, non potrà che dichiarare fallimento. Questo evento però è relativamente lontano: ci sono ancora molte toppe da usare per tappare i buchi. Secondo me non se ne parla prima del 2014.

  3. oppio 49 says:

    egregio sig. CHRIS WILTON, fosse vero!!!!!!!!!!! invece il nostro popolo di c….. ni (noi del nord) va ancora ad acquistare i titoli di qwuesta repubblica delle banane decotte. io mi auguro che lei abbia ragione

  4. Ewiak Ryszard says:

    Dove stiamo andando? La Bibbia dice: “[Il re del nord] ritornerà nel suo paese con grandi ricchezze [1945], e il suo cuore sarà contro il patto santo [l’ostilità nei confronti dei cristiani], e agirà [attività in ambito internazionale], e tornerà al suo paese [1991-1993. La disintegrazione dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. Le truppe russe restituito alla paese]. Al tempo fissato [il re del nord] tornerà.” (Daniele 11:28, 29a) Il ritorno della Russia significa qui crisi, che eclisserà la Grande Depressione, la disgregazione non solo dell’area euro, ma anche dell’Unione europea e della NATO. Molti paesi dell’ex blocco orientale tornerà nella sfera d’influenza della Russia.

    Questo sarà l’ultimo segno prima della guerra nucleare globale. (Daniele 11:29b, 30a; Numeri 24:23, 24; Matteo 24:7; Rivelazione 6:4)

  5. della scala says:

    comunque sia è fallita anche pol(l)iticamente non è che il governo letta o meglio letto si stia facendo in quattro per uscirne … VENETO INDIPENDENTE ORA !!!!

    2 GIUGNO ORE 11 e 30 in PIAZZA BRA a VERONA per LE PASQUE VERONESI PORTATE IL GONFALONE !!!! COME IL 25 APRILE A VENEZIA VENITE NUMEROSI !!!!

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