Siamo morti che camminano. Vogliamo provare a rialzarci?

 di GIANLUCA MARCHI

La crescita puo’ ripartire “solo dall’industria”: secondo il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, “bisogna creare le condizioni per farla ripartire”. Le priorita’ per il governo, ha spiegato a Bruxelles dove partecipa all’European business forum, sono “il pagamento dei debiti della P.A., un intervento sul costo del lavoro e l’armonizzazione degli interventi sull’Imu, specialmente su quelle imposte che impattano sull’attivita’ produttiva”. Sono belle parole, ma sembrano più un atto di fede dovuto per il ruolo di capo degli industriali italici che parole dettate da convinzione. Infatti il buon Squinzi dovrebbe cominciare a spiegarci dove potrà mai trovare le risorse per riavviare una seria ripresa economica questo Stato ormai marcio, che regge il proprio corpo elefantiaco solo spremendo cittadini e imprese ormai moribondi. Il lombardo Squinzi dovrebbe sapere che la Lombardia da sempre considerata la locomotiva d’Italia (che disgrazia c’è toccata a noi lombardi e l’abbiamo sopportata fino a ridurci come pecore) non tira più, migliaia di aziende hanno già chiuso i battenti e centinaia continuano ad abbassare le saracinesche ogni giorno. I dati più recenti dicono che si sta distruggendo il tessuto dell’artigianato e delle pmi che ha sempre fatto le fortune lombarde, ma nessuno se ne cura, come se domani tutto potesse tornare d’incanto come prima. E invece d’incanto non tornerà un bel nulla, perché per distruggere un’azienda ci vogliono poche settimane, ma per ricostruirla servono anni, ammesso e non concesso che vi siano le forze morali per rimetterla in piedi (quelle economiche le dò per scontate, anche se scontate non sono).

Questo Paese maledetto si è ridotto a un quasi cadavere e anche qui al Nord stiamo diventando tutti degli zombie. L’economia sta sprofondando (vedi gli ultimissimi dati), ma la politica e i media parlano di giustizia e si alambiccano sulla possibile durata del governo Letta. La Macroregione e il 75% di tasse trattenute sul territorio sembrano già persi nella nebbia. Siamo tutti morti che camminano dentro una grande fossa a forma di stivale e, andado avanti così le cose, finiremo col classico “si salvi chi può”. I prossimi mesi, e soprattutto l’autunno, secondo molti saranno decisivi, col rischio che ci seppelliscano tutti nella nostra bella tomba stivalata.

Che fare? Lasciare che il gregge diperato si affidi ai funambolismi di Grillo, capace di far credere che tutto si risolverà tagliando un miliardo di spese della politica (taglio sacrosanto, sia chiaro) e innescando la cosiddetta decrescita felice, quando in piena decrescita lo siamo già e non certo per motivazioni felici oppure vogliamo mobilitarci, noi che abbiamo sensibilità politiche affini, per cogliere l’occasione e disegnare una prospettiva diversa?

In questi giorni su L’Indipendenza abbiamo e avete alimentato un dibattito sulla possibilità o meno di dar vita a un movimento separatista sostenuto dal sogno di dare un assetto istituzionale totalmente diverso dall’attuale alle nostre comunità. E’ stato un dibattito animato, con pareri molto variegati, come sempre succede nel mondo indipendentista, ma che ora necessitano di essere portati a una sintesi minima, perché è destinato a certo fallimento qualsiasi progetto che pretenda di ricomprendere tutto e il contrario di tutto. Io e con me altri siamo convinti che il momento sia maturo: se non adesso, quando?

E’ dunque l’ora di darci una mossa per provare a non rimanere dei morti viventi!

 

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

47 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    In un territorio molto vasto, poche persone possono vivere di cacciagione e di raccolta casuale di quel che offre la natura.
    Se le persone sono di più, per sopravvivere devono coltivare la terra ed allevare il bestiame.
    Se sono ancor di più, o muoiono di fame o fanno industria.
    Questo dovrebbe essere chiaro a tutti. Prima dell’avvento dei telai industriali, la massa della popolazione europea possedeva un solo abito, spesso ereditato, e della biancheria intima non c’era traccia.
    La decrescita industriale felice è una grande panzana.
    La cultura comunista ha sempre operato contro l’industrializzazione per rendere la popolazione più indigente e portarla contro gli Usa che erano in antitesi al loro modello Urss. Oggi che i muri dovrebbero essere caduti, la mentalità persiste, contro ogni interesse, ed opera con la bandiera dell’ecologia, della CO2, del terzomondismo, della tassazione, … sempre contro quell’odiata industrializzazione che ci permette una vita migliore.

  2. Giorgio da Casteo says:

    Ogni commento è degno di attenzione, ma come siamo messi, oggi, e per non scivolare nell’altra sponda del Mediterraneo l’ex Lombardo-Veneto, i suoi Sindaci, devono attuare uno STRAPPO FISCALE immediato.
    La rivolta fiscale che parte dai Comuni avra’ esiti positivi straordinari. Mettera’ alle corde politici insaziabili di tasse e burocrati passacarte in sovranumero.
    Tutto il resto verra’ a cascata come il referendum per l’indipendenza del Veneto e le successive riforme costituenti indicate da Trentin.
    Zaia e Maroni vedano di dare una mano. Se ci ostacoleranno con i soterfugi (vedi la Macroregione) saranno tempi duri per tutti. W San Marco

  3. limar says:

    Penso che ormai anche la Lombardia è morta! Che cosa si può dire di una regione dove quotidianamente oltre 60.000 persone devono andare a cercare lavoro oltrefrontiera nei cantoni svizzeri del Ticino e dei Grigioni? La ex-locomotiva dell’Italia non è neanche più in grado di offrire un posto di lavoro a tutti questi suoi concittadini, quindi è senza speranza! Si è aspettato troppo tempo per prendere delle contromisure abbagliati dalle promesse della Lega Nord e dai miracoli portati dall’euro (eh sì, all’inizio facevano comodo i bassi tassi d’interesse di cui non si n’è mai approfittato per impostare delle riforme strutturali) e adesso è forse troppo tardi per correre ai ripari… R.I.P. Lombardia!

  4. indipendentista says:

    I convegni buoni solo per masturbazioni mentali, le raccolte firme che puzzano di schedatura, i manifesti “indipendentisti” che ciclicamente vengono alla luce sono gli strumenti con cui Bellerio un po’ da sempre tiene buona la base, per anestetizzarla in attesa della soppressione o per ricondurla all’ovile nel caso di una imminente tornata elettorale.
    Non vi dovete meravigliare che la gente sia stanca di sorbirsi il circo pseudoautonomista, indipendentemente che questo sia allestito da Bobo e dai suoi (quelli del 75%) o da fuoriusciti più o meno desiderosi di rientrare in un partito privo di militanti e ideali ma che può offrire ancora qualche piccola rendita di posizione alla corte di Silvio (caso Brescia solo per citarne uno)

  5. gigi ragagnin says:

    Miglio era un capopopolo. una volta che era INSIEME A BOSSI ebbe un applauso doppio che fece montare abbozzi in gelosia.

  6. eridanio says:

    senza una organizzazione con regole ed impegni anche solo di transizione chiari non si sa chi risponde di cosa E A CHI. Senza un luogo reale, al riparo di azioni di sequestro, dove versare le tasse non versate all’Italia e senza la certezza che verranno restituite in caso di successo o girate all’Italia in caso di sconfitta.
    L’opportunità va creata e messa a disposizione. Va da se che un qualsiasi tribunale italico condannerebbe quest’intento come sovversivo ancorchè gandianamente pacifico.

    La gente non è rivoluzionaria, ma sarebbe disposta a seguire un’idea pratica e reale, semplice e diretta.
    La gente è saggia perchè ognun per sè sa che rischi prendersi, ma sa che non tutti possono assumere rischi perchè perderebbero comunque di più con gli inevitabili squotimenti (minori e anziani).
    Ma c’è chi vuole anche qualcuno che gli tolga le castagne dal fuoco e se ha votato in generale o ha votato 5 stelle in particolare vuol dire che le idee sono ancora confuse: sia da parte degli elettori, sia da parte degli inefficaci indipendentisti. L’indipendenza si guadagna convincendo uomo dopo uomo.
    A ME I CAPIPOPOLO NON PIACIONO, ma i miei gusti contano fino ad un certo punto. Più che morti viventi per il momento “siamo” come i parenti di Lazzaro.

  7. Miki says:

    SECONDO VOI e’ possibile utilizzare un sito che parla di tutt’altro per mandare dei (velatissimi eh!) messaggi tra le righe? Tipo il blog di Grillo in cui i post sembrano avere un significato denotativo diverso da quello connotativo. La mia e’ una semplice curiosita’ di cittadino qualunque…
    Eppoi l’idea non e’ originalissima………………………………………………………….

  8. Riccardo says:

    Per l’amor di Dio, basta con i conducador, basta con i padri che ci illuminano la strada. Arrivati a questo punto meglio un consiglio e una linea coraggiosa, come dice Albert, tutto passa da uno strappo fiscale ardito e rapido o lo stivale ci trascinerà in nordafrica. Il tempo sta arrivando, la Lega non mi sembra pronta ma il resto dell’indipendentismo padano lo è?

  9. Carlo De Paoli says:

    Bellissimo articolo, ma, come dice anche Enzo Trentin, ci vuole uno straccio di Costituzione che funga da programma politico e che dimostri ai cittadini ai quali si va a chiedere il voto che non si aspira, come è avvenuto finora con i “movimenti indipendentisti” !?, di carpire la fiducia dei cittadini per poi, magari, associarsi al governo con l’UDC, o il PDL, o PD, o … altro ancora.
    E, come dice Marco Mercanzin:

    “Solo un minimo comun denominatore aggregante e condiviso.
    Consiglio di dieci persone elette da tutti gli adunanti, con possibilità di sostituzione in ogni momento di ogni membro con 300 firme valide.
    Due portavoce dediti alla comunicazione, a rotazione ogni 2 mesi.
    Lavoro capillare sul territorio con divulgazione di un vademecum generale fatto di max 10 punti.
    Azioni continue per stimolare l’attenzione dei cittadini, fatte sul territorio, bypassando il mainstream informativo”.

    Importante la possibilità di sostituire coloro i quali, ottenuta la fiducia dei concittadini, credono poter fare e disfare a propria capocchia, quella del gerarca di turno, come è avvenuto con i due movimenti che ho conosciuto per esperienza diretta per essere stato iscritto a Veneto Stato e Indipendenza Veneta.

    Viva gli Stati preunitari liberi e indipendenti!!

  10. caterina says:

    un anno fa si facevano su questo giornale gli stessi discorsi.. e intanto giusto un anno fa nasceva nel Veneto Indipendenza Veneta che ora ci ha portato alle soglie di un referendum per diventare indipendenti, e in Lombardia smantellando il cerchio amgico Maroni è in grado, se sostenuto, di smantellare Equitalia e trattenersi in loco il 75% degli introiti che riuscirà a incassare senza portare sul lastrico nessuno…
    voglio dire che iniziative sono maturate e non si può cominciare sempre d’accapo, influenzati dal nulla che Roma emana e presi dallo sconforto perchè vorremmo tutto subito…insomma sosteniamo le iniziative messe in campo e pressiamo sia Zaia che Maroni ad attuarle, sennò che ci stanno a fare?

    • gianluca says:

      Nessuno dice che non vadano sostenute le iniziative già in campo, anzi. Ma bisogna guardare anche alle aree dove di iniziative in campo non ce ne sono e potrebbero esserci

    • MIGOTTO SANDRO says:

      continua a prendere in giro se stessa e la gente.
      Non siamo alle soglie di un bel nulla. Le vostre trattative nel sottobosco della Regione Veneto hanno portato a qualche dichiarazione di facciata e stop. Quei pochi che vi hanno teso la mano in Regione sono i prossimi trombati (ex UDC) alle elezioni regionali e e defenestrati dalla Lega Nord…
      Non raccontate balle. Siete lo zero virgola qualcosa.
      e la vostra iniziativa ci fara’ solo perdere tempo…..

      Si trovi un altro hobby.

      • Federico Lanzalotta says:

        c’è del vero in ciò che afferma Sandro.

      • caterina says:

        Signor Migotto, perchè continua a far riferimento alle elezioni politiche ed amministrative che si svolgono secondo il calendario obbligato dello stato italiano in cui a tutt’oggi siamo inseriti?…
        Dovrebbe rendersi conto che sono occasioni da cogliere, come le precedenti, per far sì che sempre più gente venga a conoscenza del progetto che si sta realizzando nel Veneto, e anche la campagna in favore di candidati sindaci da parte di Indipendenza Veneta è quanto mai opportuna perchè non c’è scuola maggiore sul territorio anche in vista della futura indipendenza che doversi occupare di amministrazione del territorio…perciò non sia così scettico rispetto al programma intorno al quale sempre più persone si attivano e si preparano…le cose non nascono da sole e bisogna scendere dalle parole ai fatti, sennò non si combina mai nulla! nessuno ha la bacchetta magica, e se vogliamo uscire da questa situazione non c’è che il lavoro e la costanza di tanti e sempre di più…

      • erik says:

        Mi sembra sia un disfattista e basta, l’unica cosa che fa perdere tempo è la gente che spara merda sugli altri invece di coltivare il proprio orto.
        Lei ha idee migliori, più efficaci e piu rapide? benissimo, le proponga che noi veneti siamo disposti ad ascoltare chiunque. Alltrimenti se taxe.

        Detto questo I.V. è il partito indipendentista più votato in veneto, a prescindere dalla percentuale. E comunque erano le prime elezioni che facevano.
        Se ne faccia una ragione, meno invidia e più tolleranza caro mio perchè la litigiosità non porta da nessuna parte.

      • Marco Mercanzin says:

        Bravo Migotto !!!

    • Alterego says:

      Ma perkè non parliamo anche di Emilia sono convinto che presto molto consenso dato M5S sarà in libera uscita, come saranno in libera uscita molti voti oggi PD.
      Importante sarà connotarsi politicamente in modo giusto (ne di dx ne di sx) e massima onestà.
      I risultati arriveranno da soli e presto.

  11. Ma siamo poi così certi che per risorgere ci si debba ancora appellare alla crescita? Non è che insieme agli errati assetti amministrativi si accompagni una scelta economica che ha ormai cessato di essere sostenibile?

    http://giorgiobargna.myblog.it/archive/2013/03/29/la-contromossa.html

  12. pippogigi says:

    L’errore di Squinzi è questo: è inutile far ripartire le industrie se non riparte il paese, se anche per assurdo le imprese fossero totalmente detassate, i debiti della P.A. pagati, ma poi cosa produrrebbero? e per vendere a chi, visto che la gente è senza soldi e la domanda interna azzerata?
    La cosa può andare bene solo all’industrie totalmente esportatrici.
    Per far ripartire il paese occorre:
    – abbassare le tasse su imprese e famiglie
    – aumentare i salari
    – abbassare i prezzi dei settori mono/oligopolistici
    Questo farebbe ripartire la domanda interna, le aziende tornerebbero ad assumere, la diminuzione dei prezzi e delle imposte compenserebbe l’aumento dei salari.
    Occorre dire che dal momento della diminuzione delle imposte, dei prezzi e l’aumento dei salari alla ripresa dei consumi passerebbero un paio d’anni, le famiglie sono così mal messe che userebbero il maggior reddito disponibile prima per pagare i debiti, poi per ricreare il risparmio ed infine per spendere come prima della crisi.
    Inutile dire che è inutile rialzarsi se non si creano le condizioni altrimenti fatti due passi si stramazza nuovamente a terra.
    Le condizioni per quasi tutto quello indicato sopra (a parte l’abbassamento dei prezzi e l’introduzione del salario minimo legale) è una vigorosa cura dimagrante della spesa dello Stato e degli Enti pubbllici” a parità di servizi erogati”, il che equivale a dichiarare il default per il debito politico (chiamato pubblico), licenziare quel milione di dipendenti pubblici in sovrannumero (e tralascio quelli del Enti locali), tagliare gli sprechi, i lussi, mettere finalmente sotto controllo la spesa sanitaria che arricchisce solo case farmaceutiche e politici. Far pagare le pensioni sociali alle Regioni, eliminare tutte le false pensioni d’invalidità, le pensioni d’oro, distaccare nuovamente l’Impdap dall’Inps

    • Federico Lanzalotta says:

      Incominciamo dal tetto alle pensioni: € 2.500 massimo per chi possiede altri patrimoni.

      Mi domando sempre perché un 80enne debba percepire una pensione da 20.000 euro al mese, che se ne fa di tutti quei soldi? si farà la bara in oro massiccio?

      • caterina says:

        e pensi che Mastropasqua che presiede l’Inps che oggi vuol dire le pensioni di tutti i tipi, al mese prende oltre 90mila euro…dica un po’ se un’Itaglia così merita di essere salvata…

  13. Dan says:

    Forse i morti viventi sono l’unica vera speranza che ci restano. Dovrebbero veramente uscire dalle tombe i cadaveri incazzati di tutti quei signori che cinquanta o cento anni fa si sono fatti un mazzo tanto per tirare su dal nulla le industrie e quelli che sono morti nelle guerre credendo che il loro sacrificio avrebbe portato ad un paese migliore.

  14. Albert Nextein says:

    I lombardo veneti possono dare l’esempio.
    Il resto seguirà.
    Con un’esemplare protesta fiscale.
    Dalle parole ai fatti.
    Altrimenti non solo siamo morti, ma il nostro corpo continuerà ad esser straziato da tutti questi maramaldi politici.

    • giorad says:

      Anch’io credo si debba partire da un ticket Lomabardo-Veneto (o Veneto-Lombardo), sarebbe abbastanza massa critica (residuo fiscale combinatodi almeno EUR 70 mld annui).

      INoltre, mi sembra chiaro che in Veneto e LOmbardia il sipporto per una separazioone sia piùforte che in altri parti del Nord.. Cio’ non vuo dire che altre regioni debbano essere “abbandonate”, potrebbero essere rappresentate nel “movimento” ed aggiunmgersi whenever feasible…

      Ma Veneto e Lonmbardia sono abbastanza forti e (spero) coese per muoversi assieme con una chance di successo.

  15. Marco Mercanzin says:

    Adunanza generale in piazza S Marco ( o dove volete)degli indipendentisti, senza capi e con un unico slogan : indipendenza dei popoli dall’Italia.
    Niente particolarismi etnici, storici, religiosi, politici, economici, di impostazione istituzionale.
    Tutte cose di cui si discuterà una volta liberi.
    Solo un minimo comun denominatore aggregante e condiviso.
    Consiglio di dieci persone elette da tutti gli adunanti, con possibilità di sostituzione in ogni momento di ogni membro con 300 firme valide.
    Due portavoce dediti alla comunicazione, a rotazione ogni 2 mesi.
    Lavoro capillare sul territorio con divulgazione di un vademecum generale fatto di max 10 punti.
    Azioni continue per stimolare l’attenzione dei cittadini, fatte sul territorio, bypassando il mainstream informativo.
    Etc etc.

    • caterina says:

      in piazza San Marco il 25 aprile io c’ero ed è stato bellissimo…uno sventolio di serenissime bandiere col leon in una splendida giornata di sole…ma poi, il giorno dopo sul giornale di Caltagirone(!) il Gazzettino siamo diventati lo sparuto gruppetto di indipendentisti…ecco come aiutano i “grandi” media finanziati dai soldi dello stato cioè nostri a dar voce alla gente… Hanno da proteggere i cadregari sennò chi li foraggia…
      per questo ognuno di noi deve darsi da fare …non so come si possa fare un’adunanza in piazza San Marco, ma tante nei teatri e nei posti di ritrovo cittadini sì, e si fanno, ma servono forze e sostegno…

    • Alterego says:

      Cominciamo a lavorare, fissiamo una data iniziamo con una manifestazione, e magari possiamo iniziare con un sondaggio per scegliere direttorio provvisorio e portavoce.
      Basta parole, bisogna cominciare con i fatti!

  16. BRUNO DOLFINI says:

    E’ EVIDENTE CHE LA MASSA IMPRESSIONANTE
    DI COLORO CHE HANNO PENSATO SOLTANTO
    A” RIEMPIRSI LA PANCIA ” ORA TIRANO PER I PIEDI
    NELLA LORO “FOSSA PSICOLOGICA” ANCHE I
    POCHI RIMASTI DIGNITOSAMENTE A PANCIA VUOTA
    PUR LAVORANDO E SACRIFICANDOSI PER TUTTI.
    IL FATTO GRAVISSIMO E’ CHE COLORO CHE SI
    SONO DEDICATI UNICAMENTE AL “RIEMPIMENTO
    DELLA PROPRIA PANCIA” NON SONO STATI SOLO
    I GRANDI,MA ANCHE I PICCOLI NEL LORO PICCOLO
    MONDO. ED ECCO IL PERCHE’ DELLA GRANDE
    SCHIERA DEI “MORTI CHE CAMMINANO”,UNA
    SCHIERA CHE PUO’ DIRSI UN POPOLO INTERO.
    QUINDI AVVERRA’ COME NELLA PESTE DEL 1600:
    MOLTISSIMI CADRANNO E POCHI VIVRANNO !
    GRIDO’ INVANO BOSSI CON TUTTA LA LEGA
    NORD,GRIDA INVANO GRILLO COL CINQUE
    STELLE : NESSUNO ASCOLTA.
    LA QUESTIONE E’ ETICA,E’ MORALE,E’ DENTRO
    IL CERVELLO DEL POPOLO ITALIANO ED E’ LI’
    CHE DOVRA’ AVVENIRE IL TANTO DECLAMATO
    “CAMBIAMENTO” .IL POPOLO ITALIANO HA DI
    FATTO “DIMENTICATO DIO” ED HA INNALZATO
    L’IDOLO DEL DENARO : QUESTA E’ LA SUA CONDANNA. ED I “MORTI CHE CAMMINANO”
    HANNO SOLO UNA VIA :–RITORNARE NELLA
    FOSSA E RESTARCI PER SEMPRE–.
    SOLO COSI’ ,FORSE,QUALCUNO RICOMINCERA’
    A VIVERE.
    Saluti e lacrime.

  17. Maurizio says:

    Ribadisco, la soluzione non è difficile, per niente. Basta fare quello che si è promesso. Maroni e Zaia dicono a ROma “noi vi diamo il 25%, il 75% ce lo teniamo noi”, e poi lo fanno. Il PDL se li fa cadere alle elezioni successive qui al nord non becca più uno straccio di voto; e quando vanno sotto processo (perchè ROma la faccia cattiva la fa di sicuro, ed è qui che sivede se Maroni e Zaia hanno LE PALLE) si fanno OCEANICHE MANIFESTAZIONI fuori dai tribunali. POI c’è da discutere anche su sole quattro aliquote e una dichiarazione dei redditi di due paginette, ma questa è la seconda puntata. Il nord è più pronto di quello che si pensa, aspetta solo un condottiero, uno vero. CHI E’ IL NOSTRO WILLIAM WALLACE?

Leave a Comment