Siamo destinati a morire tutti democristiani. Amen!

di GIANLUCA MARCHI

“Bisogna pensare a un nuovo welfare. Stiamo pensando a questo e siamo pronti a collaborare con il nuovo governo”. E’ quanto ha affermato il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti, a margine del workshop “Torino citta’ universitaria”. “E a maggior ragione – ha aggiunto – saremo ancor piu’ collaborativi con questo governo perche’ vogliamo concorrere a fargli vincere la sfida. La nostra collaborazione sara’ totale”.

Sapete perché ho esordito con queste parole di un democristiano storico rivolte a un governo presieduto da un democristiano di nuova generazione, Enrico Letta appunto? Per dire che nel Paese Italia siamo destinati a morire tutti democristiani. Si dice che stiamo entrando nella Terza Repubblica e al comando chi troviamo? Sempre loro, solo loro, eternamente loro: i democristiani. Sono passati attraverso lo sconquasso di Tangentopoli e le assurdità della cosiddetta Seconda Repubblica, sono rimasti acquattati aspettando che passasse la buriana, senza allontanarsi mai dal potere, anzi senza mollarlo veramente. Non se ne sono mai andati, mentre i socialisti sono stati disintegrati (forse giustamente). E adesso che il Paese è allo sfascio riemergono come i salvatori della patria e si tendono la mano l’uno con l’altro: significative le parole di un vecchio e inaffondabile navigatore del potere come Guzzetti rivolto all’esecutivo di impronta lettiana/andreattiana/sinistradc. Un governo guidato da una persona per bene, molto probabilmente, che ha raccontato al mondo tutto quanto di buono servirebbe fare, ma che non ha proposto una sola scelta per risolvere alla radice i mali forse irrisolvibili dell’Italia. Un perfetto democrisatiano, appunto. E tutti giù ad apprezzare e a battere le mani, a conferma di un Paese intimamente democristiano.

Forse è un destino ineluttabile per l’Italia. E mi ha fatto specie ascoltare le parole del capogruppo Pdl Renato Brunetta nel dibattito alla Camera sulla fiducia: “Serve una pacificazione nazionale, basta con la demonizzazione dell’avversario”. Detta da uno che fino all’altro ieri ha imbracciato il bazooka, anche per conto del suo capo, a sua volta trasformatosi in un Cavaliere ecumenico, sembra appunto il trionfo definitivo della essenza democristiana.

E la Lega in tutto questo che fa? Messa ai margini, ma tenuta al guinzaglio dall’alleato/padrone Berlusconi, si rifugia nell’astensione, il scialbo comportamento di un movimento che pensava di avercelo duro, ma che nel corso degli anni del potere ha scoperto come fosse più comodo e utile averlo sinuoso e malleabile. Amen. Forse ha ragione l’amico Gilberto Oneto quando sostiene che ormai non c’è più speranza: ciascuno di quelli che non ci stanno si ritenga un naufrago, cerchi di salvare la pelle approdando su qualche sponda e chi vivrà vedrà.

Per molti la sponda è stato il voto consegnato al Movimento 5 Stelle: una bella fetta di costoro già si mostrano delusi e disillusi. Erano convinti che così facendo si scassasse tutto e invece non si è scassato proprio nulla. Anzi, s’è ricostituita una bella melassa che tutto avvolge come neppure ai tempi del compromesso storico.

La realtà è che indispendentisti, autonomisti, federalisti, secessionisti, insomma tutti coloro che democristiani vorrebbero non morire, o ripensano daccapo un proprio impegno politico oppure sono forse destinati a tacere per sempre.

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15 Comments

  1. Druido Lombardo says:

    Io comincerei con fissare un punto fermo per evitare ulteriori confusioni: indipendentisti e secessionisti sono una cosa, autonomisti e federalisti altra. Altrimenti succede come a Brescia, dove dopo anni che Unione Padana si dichiarava autonomista e attaccava la lega, negli ultimi mesi è misteriosamente diventata indipendentista e negli ultimi giorni si è alleata con la lega. PRIMO DOVERE DEL FRONTE INDIPENDENTISTA: COERENZA, CHIAREZZA E NESSUNA COLLABORAZIONE CON I PARTITI ITALIANI (sembrerebbero ovvietà ma la realtà supera sempre le più terribili fantasie)

  2. Giulio Mattu says:

    Articolo da un certo punto di vista condivisibile, ma da che pulpito viene la predica e come ha già commentato un lettore allo stesso articolo del direttore Marchi:
    intanto, carissimi Direttore Marchi e Profeta Gilberto Oneto ( uno dei fondatori di Unione Padana ), avete perso un altro anno correndo dietro a Maroni con continui appelli inutili per cosa? lasciamo voi morire democristiani ( l’accordo bresciano tra Lega Nord e Unione Padana non è molto democristiano?) perchè noi lo faremo in ogni caso da lombardi che almeno ci stanno provando, e in cuor nostro ci crediamo fino alla fine… BASTA ITALIA, BASTA VOLERLO!

    • gianluca says:

      Caro Mattu, non sono io che devo dare spiegazioni sull’accordo che a Brescia è stato siglato fra Lega e Unione Padana. Lo faraà chi di dovere e immagino che avrà le sue buone ragioni da illustrare agli scettici. Per il resto L’Indipendenza non è un partito e di conseguenza non corre appresso ad alcuno avendo chissà quali finalità: possiamo ovviamente fare valutazioni discutibili, magari anche sbagliate, ma questo rientra nelle eventualità di chi osserva e valuta quanto accade intorno. Voi invece che siete un movimento politico, non mi pare che possiate fregiarvi di chissà quali concreti risultati sulla strada dell’indipendentismo.

  3. pinguinetto says:

    la generazione dei 40enni democristiani, franceschini, tavor-letta, alfano, lupi, al governo perchè conviene a tutti, ai berluscones per via di guai giudiziari incombenti, ai piddini sull’orlo della disintegrazione mediata dalla bomba mps, ai montiani con la listarella che diversamente sarebbe sparita, al grillo che rimane cialtrone unico re della piazza e può tuonare contro il pdl ed il pdmenoelle. Caro Direttore rimetta in giro, organizzi la convention indipendentista con ospiti catalani e scozzesi che meglio di noi perseguono la secessione da molti lustri, antieuropeisti di rango, ed inviti anche i Dirigenti di Bellerio per ricordare loro che c’è anche l’anima intransigente del movimento. Mai occasione più favorevole per sfondare.

  4. oppio49 says:

    popolo di pirla, inguaribilmente pirla.

  5. giovanepadano says:

    peggio, moriremo demoinsubri

  6. lurens says:

    Gianluca…che fare?
    in piemonte non esistono movimenti indipendentisti. mi sento perso politicamente parlando

  7. AUVERNO says:

    Va tutto bene… però, caxxo, anche voi…avete perso un altro anno correndo dietro a Maroni & C…

    • luigi bandiera says:

      ORMAI CI HANNO FATTI TUTTI ASINI, altro ke italioti.

      E vedi mo, BASTA UNA CAROTA DAVANTI E NOI LA SEGUIAMO..!!

      Si si. SIAMO ALLE PARALLELE CONVERGENTI… e anche oggi si sono unite.

      UNITE ED INDIVISIBILI, tanto gli ASINI, noi, ce la godiamo fino alla fine dei nostri giorni.

      Quindi..??

      Moriremo talibani piu’ che demo_cristiani.
      Poveri noi, in che kax di FOSSA siamo kaduti..!!

      Saeudi dal soito mona dea kanpagna venetha ke sogna ma no kome tuti i inteighentis ea LIBARTA’ DA I MONE

  8. Claudio Franco says:

    L’ultima speranza di tutti noi sono i Veneti, che devono fare lo sforzo di dichiararsi Stato indipendente. Forza San Marco, fuori le palle!

  9. Cantone Nordovest says:

    Guardiamo il bicchiere mezzo pieno : non è tanto un problema di etichette (democristi – liberali o socialchissenefrega) – è importante rivoltare la costituzione formale – da chiunque venga l’input

    Parlamento monocamerale con 400 “saggi” eletti in altrettanti collegi uninominali con elezione a doppio turno

    Presidente della Repubblica eletto con suffragio popolare a doppio turno

    Riduzione delle regioni da 20 a 8 – e lasciando intatte la provincie : i poteri di speciale autonomia delle sopprimende regioni a statuto speciale (in pratica il Trentino Alto Adige e il FVG) saranno devoluti alle rispettive provincie per il territorio di competenza provinciale

    Capitali cantonali : Torino Milano Venezia Firenze Roma Napoli Palermo Cagliari

    http://www.cantonenordovest.wordpress.com

  10. Franco says:

    Concetti condivisi. Più che “democristiani” , però,direi “cattocomunisti”, la sintesi del peggio tra “democristiani” e “bolscevichi”. Ma, tranquilli, fra non molto, faremo la fine dell’urss.

  11. lucky says:

    Quando davanti siamo tutti italioti che differenza fa morire democristiano o comunista, sempre italioti crepiamo

    mari de tocio e monti de polenta tallalro trallalà!!!

  12. lory says:

    sperò di no ! anche se basta guardare cosa è successo in Friuli,la hanno eletto una Romana come presidente della regione , c’è il rischio di morire democristiani con l’aggravante italiota.

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