Parlamento inglese. Irlandesi e scozzesi, l’indipendentismo si divide

di PAOLA BONESU

Prime sedute della neo-eletta Camera di Comuni britannica e nessuna sorpresa: anche per questa legislatura i deputati eletti nelle liste dello Sinn Féin, il partito repubblicano irlandese, hanno scelto la via dell’astensione, rinunciando a sedere in parlamento e lasciando quindi vuoti i posti loro spettanti.

Mickey Brady, Patt Doherty, Paul Maskey e Francie Molloy, eletti in rappresentanza di quattro collegi dell’Irlanda del Nord, non si sono sottratti alla tradizionale linea del partito. Nonostante le polemiche pre-elettorali sull’opportunità di astenersi dall’occupare il proprio posto in un Parlamento fino all’ultimo giorno considerato in bilico tra Conservatori e Laburisti, gli irlandesi hanno confermato la loro scelta: eletti sì, ma con l’obiettivo di rimanere estranei ai lavori del Parlamento UK, del quale non riconoscono la giurisdizione sull’Ulster.

Una posizione che fa discutere il partito fin dal secolo scorso: ha senso candidarsi, vincere e lasciare il posto vuoto? Gli elettori sembrano vederla positivamente, riconfermando il loro voto in favore dello Sinn Féin in 4 dei 5 collegi vinti nel 2010.

Al contrario dei nazionalisti scozzesi, per i repubblicani irlandesi è impensabile prestare giuramento nei confronti della regina (l’Oath of Allegiance è un atto indispensabile per chiunque voglia sedere in Parlamento). Una scelta, quella dell’astensionismo, che va di pari passo con la rinuncia agli stipendi per i deputati eletti. I rappresentanti dello Sinn Féin hanno però diritto agli uffici di Westminster e al rimborso spese legate alla loro attività (staff, viaggi, attrezzature ecc.) grazie al quale si impegnano in un’attività di lobby in tutela del loro elettorato e della causa repubblicana irlandese.

Chissà se la loro scelta sarebbe stata altrettanto perentoria se, invece di 4, avessero potuto eleggere 56 rappresentanti come riuscito allo Scottish National Party.

Gli scozzesi stanno in questi giorni facendo il loro ingresso in forze nella Camera dei Comuni, dimostrandosi non del tutto avvezzi alle regole del gioco o anche volontariamente irrituali. Ha già fatto il giro della rete il video in cui lo speaker della Camera li richiama all’ordine, ricordando loro che è vietato applaudire durante le sedute (https://www.youtube.com/watch?v=npRPUyeAMKE).

L’Oath of Allegiance? Alcuni di loro hanno giurato in Gaelico, altri in Scots, altri ancora hanno preferito il Corano alla Bibbia e un paio di parlamentari si sono presentati in kilt. Tutte possibilità comunque previste nel regolamento dell’House of Commons.

I 56 posti sono stati completamente occupati e, anzi, i nazionalisti scozzesi hanno subito tenuto a mostrare come in sedute su temi delicati (ad esempio, quella sugli Zero Hours Contracts, i discussi contratti a chiamata) fossero l’unico partito presente in forze in aula.

Due strategie opposte: sapranno essere ugualmente significative per il futuro di Irlanda e Scozia?

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