SEVERINO E CASELLATI A CORTINA CON LA SCORTA

CORTINA – L’habitué Daniela Santanchè, l’ex ministro Giancarlo Galan, il ministro Piero Gnudi. Ma non solo. A Cortina, nei giorni “caldi” delle ultime vacanze di Natale, durante il blitz del fisco, c’erano anche il ministro della Giustizia Paola Severino (foto a fianco), che ha una casa, e l’ex sottosegretario alla Giustizia, ora senatrice del Pdl, Maria Elisabetta Alberti Casellati (foto sotto).

Perché il loro soggiorno a Cortina colpisce più degli altri? Il soggiorno cortinese delle due signore, della Casellati in particolare, attira l’attenzione perché entrambe godono della scorta: il neo ministro per il ruolo che ricopre e per una brutta lettera di minacce con bossoli ricevuta all’inizio di dicembre. La Casellati ha la scorta in virtù di minacce ricevute quando era sottosegretario e la conserva tuttora con la formula che “non sono venute meno le ragioni di sicurezza che l’avevano richiesta”.

Per una quindicina di giorni, a Cortina, una ventina di agenti della polizia penitenziaria di Padova e Treviso si sono alternati alla scorta delle due politiche, dormendo in alberghi di Cortina a circa 200 euro a notte, e per un costo – a spanne tra diaria e rimborsi – di 100 euro ad agente. Tutti a carico dell’amministrazione penitenziaria. E dunque dello Stato.

Gli agenti all’inizio erano stati sistemati in una caserma messa a disposizione del Corpo Forestale dello Stato: “Il servizio era partito malissimo – racconta Giovanni Vona, segretario regionale del Sappe, il sindacato autonomo della Polizia penitenziaria – con una sistemazione squallida, inadeguata. Dopo si è corretto il tiro e gli agenti sono stati ospitati in albergo come è giusto che sia”.

Il servizio scorte prevede che ci siano due agenti di scorta ventiquattr’ore su ventiquattro: il servizio è assicurato con turni di 8 ore, perciò ogni giorno gli angeli custodi che si sono turnati a proteggere le due politiche sono stati sei. La Casellati, in particolare, ha un rapporto fiduciario con quattro agenti della polizia penitenziaria di Padova che generalmente la seguono in questi spostamenti.

da www.dagospia.com

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2 Comments

  1. luigi bandiera says:

    Siamo alle solite:
    fate quel che dico ma non fate quel che faccio.

    Eppoi a loro non servono il porto d’armi e nemmeno la patente di guida… hanno uomini armati in scorta, via uno sotto l’altro; e l’autista…

    Cosi’ le tasse aumenteranno sempre perche’ i COSTI AUMENTANO SEMPRE..!

    Salam e mortadellam…

    Ah, forse mi sto sbagliando.

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