Serve ancora a qualcosa l’Italia?

di ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA

da www.corriere.it

Serve ancora a qualcosa l’Italia? E a che cosa? Può ancora immaginare in quanto Nazione di avere una vocazione, un destino, suoi propri? E qual è il suo ruolo, se ce n’è uno, in relazione agli altri Paesi del mondo?

Tra i molti nodi che oggi stanno venendo al pettine c’è anche questo. Un nodo creatosi, a ben vedere, con la sconfitta nella Seconda guerra mondiale, sul cui significato di cesura non metabolizzata si apre, non a caso, con alcune acute osservazioni, il bel libro di Giuliano Amato e di Andrea Graziosi Grandi illusioni (Il Mulino) appena andato in libreria. Fino a quella data le classi dirigenti della Penisola – di estrazione invariabilmente borghese, con qualche rarissima eccezione sia pure assai significativa come nel caso del fascismo con Mussolini e pochi altri – furono tutte convinte che lo Stato nazionale fosse sorto con una «missione». Quella di riportare l’Italia al centro dello sviluppo storico, di farne in vario modo una «potenza» in grado di rivaleggiare con le altre del continente, di restaurarne l’antico prestigio civile e culturale, di elevare le sue plebi alla dignità di «popolo». Declinata in senso nazional-liberale prima, e nazional-fascista poi, questa convinzione fece naufragio nella catastrofe del 1943-45. All’indomani, la Repubblica dei partiti si trovò più o meno d’accordo nel fondare la civitas democratica, ma – animata com’era da visioni storiche tra loro diversissime, e sotto il peso del disastro appena passato – non poté porsi la questione della nazione. (Anche se questa, in modo perlopiù tacito, era ancora ben presente e talora visibile negli uomini e nelle idee dei partiti di quella stessa Repubblica).

Ingabbiati nel doppio bipolarismo Est-Ovest e comunisti-democristiani, decidemmo quindi – prima a maggioranza, ma in seguito alla caduta del muro di Berlino praticamente all’unanimità – che il nostro solo destino erano l’Occidente e l’Europa. Che il nostro orizzonte era assorbito per intero da quelle due dimensioni. Che la nostra storia finiva lì. Oggi ci accorgiamo che siamo stati un po’ troppo sbrigativi. Che in un’Europa che è ancora (e chissà ancora per quanto) un’Europa degli Stati, cioè delle sovranità, la nostra sovranità non è meno importante delle altre. Ma che se essa vuole contare qualcosa, se vuole essere forza e sostanza di un vero soggetto politico, deve fondarsi necessariamente su un’idea d’Italia. Cioè sul presupposto che questo Paese abbia un insieme di retaggi, di qualità, di vocazioni e di aspirazioni peculiarmente suoi, e che precisamente queste peculiarità esso sia chiamato in qualche modo a riunire e a esprimere entro la moderna forma dello Stato nazionale.

Immaginare ed elaborare un’idea d’Italia corrispondente ai bisogni dell’ora è oggi il compito storicamente più urgente della politica italiana. Essa deve mostrarsi capace di additare un senso e un cammino complessivi alla nostra presenza sulla scena storica. Solo in tal modo la politica stessa sarà in grado di riscoprire e rinvigorire la dimensione dello Stato nazionale e della sua sovranità, sperando così di ritrovare un rapporto con il Paese capace di animarlo e motivarlo di nuovo.
Solo così riusciremo a riprenderci, a ricominciare. Sono ormai anni che le energie della società italiana appaiono paralizzate, i suoi animal spirits bloccati. Che il Paese è immerso in una crisi di sfiducia nelle proprie forze, in una sorta di apatia, di sfibramento psicologico, che minacciano di divenire una cupa rassegnazione. L’economia con ciò ha molto a che fare. È difficile infatti che a qualcuno venga in mente d’investire in un Paese che non sa quello che è, né ciò che vuol essere. È difficile che qualcuno avvii qualcosa d’importante e a lungo termine in un Paese che non ha idea di che cosa esiste a fare, che non guarda al proprio passato come al trampolino per un avvenire. Nella dimensione esclusiva dell’oggi, infatti, al massimo si sopravvive: per esistere con pienezza di vita bisogna, invece, sapere da dove si viene e dove si va. Ma la politica solamente può e deve dirlo. Come essa ha fatto altre volte nel nostro passato, quando si è dimostrata capace di mobilitare risorse, di sollecitare energie, di concepire vasti disegni. E ogni volta, non a caso, ritornando a quel nesso profondo, all’origine della nostra storia unitaria, che lega indissolubilmente lo Stato nazionale italiano a un’idea d’Italia. Senza la quale neppure il primo, alla lunga, riesce ad esistere.

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27 Comments

  1. Sandi Stark says:

    1) Italia non = Nazione, ci sono dentro i confini italiani, popoli appartenenti ad almeno 20 nazionalità.

    2) “ruolo missionario della Nazione Italia”; stronzate. Se la Nazione Italia fu creata in laboratorio, tutto il sillogismo non sta in piedi. Inoltre è storicamente dimostrato che ovunque l’Italia (Nazione o Stato che fosse) mise le mani, non portò alcuno sviluppo ma solo regressione.

    2° GM? Cagate, la 1° GM dell’Italia fu una tragica pagliacciata e idem per tutte le guerre precedenti. E la 2° fu il “scondo tempo” della Prima, che era il capitolo successivo di quella precedente eccetera, fino a quel maledetto 1848 o secondo molti storici, fino a quel maledetto giacobinismo di fine ‘700 e la comparsa straoridinaria, dell’idea di “nazionalità”, linguistica e mitica. L’umanità ne aveva fatto a meno per millenni cari framassoni, ed ora sembra che il genere umano stia riprendere la sua evoluzione naturale, da Voi interrotta per interessi di bottega.

    3) “Immaginare ed elaborare un’idea d’Italia corrispondente ai bisogni dell’ora”… Mission Impossible cari framassoni. Avete provato con l’anniversario del 150°, le avete provate tutte. Ma il confronto con il mondo globalizzato non lascia scampo. Se mai ve ne renderete conto, potreste averne dei benefici anche voi. Perchè sfruttare gli schiavi sbagliati, non è mai un buon affare per nessun padrone veramente intelligente.

  2. Toscano Redini says:

    Chi nasce saccente muore saccente; egli sa già tutto, e non si preoccupa minimamente della propria ignoranza.
    Bravi, Orso Mannaro e Pippogigi, complimenti e grazie!
    Delenda est italia.

  3. massimo trevia says:

    l’italia era una occasione,ma i massoni non potevano che farla perché essa rinnegasse la storia dei popoli italiani,che è cristiana! ma la vera chiesa ,cioè quella che esiste ogni volta che”due o tre si riuniranno in mio nome,là sarò fra loro”,disse Cristo…che è risorto, non la potranno mai distruggere…e così,se gli italiani torneranno a Cristo,risorgerà di conseguenza anche la vera italia!!!!!!! gli italiani,2000 anni fa,si riunirono in nome di Cristo….tornino a lui mettendolo al primo posto e la vera italia rinascerà!!!!!!giacchè nacque scegliendo Gesù Cristo!!!

    • Trasea Peto says:

      …si chiamano cristiani, non italiani… Il cristianesimo non è un’esclusiva degli “italiani”, né 2000 anni fa né oggi.

  4. luigi bandiera says:

    Ma non e’ finita.

    L’italia serve perche’ l’invasione sia facilitata.

    Infatti, entrare in italia non servono documenti e nient’altro: basta sbarcare sulle coste o passare il confini di terra.

    Quindi..??

    Con il passaparola che c’e’ stato e che c’e’ tra non molto di italiani se ne conteranno veramente pochi e solo quelli in TOMBA..!

    KOMUNISTI di DX e di SX e di CENTRO, smettetela di farvi e farci del male..!!

    FERMIAMO LE CAVALLETTE..!!

    merrddd

  5. Garbin says:

    È difficile infatti che a qualcuno venga in mente d’investire in un Paese che ti porta via due terzi di quello che guadagni al grido di viva l’italia.

  6. luigi bandiera says:

    “Serve ancora a qualcosa l’Italia?”

    SI..!

    A MANTENERE i BRIGANTI, i RAPINATORI e i MANTENUTI per l’appunto che si sono istituzionalizzati.

    Ovviamente se ne trovano pochi lì di analfabeti.

    Salam

  7. Lillo Apelloso says:

    Il titolo é accattivante perché sembra che Galli della Loggia voglia avanzare dubbi sul senso di mantenere l’Italia. Come accaduto infinite volte, a poco a poco dall’articolo si evince tutta l’amor patrio di Galli della Loggia per l’Italia. Ispirandosi a Mazzini, Galli della Loggia parla di una “peculiarità” della nazione Italia, retaggio della sua storia, e esorta addirittura la classe politica che
    “deve mostrarsi capace di additare un senso e un cammino complessivi alla nostra presenza sulla scena storica.” . Qui c’é tutta l’idea mazziniana di missione della nazione Italia nel mondo. E’ sempre la solita minestra: che barba, che noia!. Secondo Galli della Loggia l’esito di questa missione é nelle mani della politica italiana… Ci dovremo sorbire ancora centinaia di questi pistolotti patriottici prima che le cose siano evidenti per la maggioranza. Tonnellate di retorica patriottarda come l’articolo di Galli della Loggia ci aspettano.. Che palle, però!

  8. Stefano Vaj says:

    L’Italia poteva servire a qualcosa? Nelle speranze costantemente, e nel 1943 definitivamente, tradite di alcuni, forse sì. Oggi a cosa può servire? Solo ad assicurare il servaggio dei popoli che la compongono a poteri mondialisti, senza avere più la massa critica per poter anche solo aspirare ad una sovranità reale tra le potenze del XXI secolo.

  9. gigi ragagnin says:

    Bartolomeo Tromboncino, autore di innumerevoli frottole.

  10. Ernesto Galli chiede se serve ancora a qualcosa l’Italia.
    Certamente. Serve a cambiare ogni tanto le posizioni dei deretani che occupano le poltrone.
    Dal Quirinale giunge voce che per il 2014, soltanto per ciò che concerne Quiriaco, risparmieranno 9 milioni di Euro.
    La mia idea da sempre sopportata con cognizione, che questo paese é destinato a morire sotto al peso dei tanti deretani inutili che hanno sfondato le poltrone.
    Anthony Ceresa.

  11. Lucano says:

    ecco a cosa serve l’europa e l’italia: http://divini.corriere.it/2013/05/23/leuropa-fa-retromarcia-sullolio/

    un altro po e tutta sta storia finirà per sempre e ognuno tornerà ad essere padrone a casa propria

  12. Albert Nextein says:

    Il popolo nel passato ha subito e determinato quel cesso di italia attuale.
    Affidandosi per ignoranza e dabbenaggine a partiti criminali.
    Quindi l’italia oggi è un cesso, sotto ogni punto di vista.

    L’europa è anch’essa un cesso, e non a caso vediamo che sta succedendo.
    Da cipro in poi ogni scrupolo da parte del potere è stato abbandonato, e i soldi dei risparmiatori in conto corrente e in titoli sono certamente a rischio.

    Per il futuro non vedo speranze di salvezza.
    Succederà di tutto.
    In peggio.
    E chi se ne frega di quel cesso che è l’italia.

  13. Albert1 says:

    Bello scrivere per il “Cialtrone della Sera”.

  14. Franco says:

    Grazie orso mannaro, condivido la tua analisi.

  15. Trasea Peto says:

    Esistono due culture italiane, quella romantica e utopica famosa nel mondo grazie ai vari Alighieri, Brunelleschi o Michelangelo e la cultura propagandata dallo Stato.

    La storica cultura italiana romantica che puntava alla ricerca del meglio e del bello è morta tragicamente con la nascita del Regno d’italia che sperava utopicamente di mettere insieme tutti i migliori perché credevano che gli italici fossero migliori, unificando con le buone e con le cattive tutto verso il basso, facendo scappare i migliori in altri Stati dove i migliori potessero esprimersi e creando in pratica lo Stato dei peggiori fondato sul principio del familismo amorale.

    L’attuale Stato italiano ha rinunciato alla lingua italiana letteraria perché non era bastato sciacquare i panni nell’Arno, ma per renderla popolare così da poter “fare gli italiani” si è fatto in modo di sciacquarla anche nel Tevere, nel Volturno, nel Lambro, nel Simeto, nel Rubicone, etc. Questo continua a succedere. In questa maniera si è guadagnato in popolarità e familiarità, ma si ha rinunciato alla lingua italiana nata con l’idea romantica dell’italia.

    Evidentemente la cultura italiana famosa nel mondo, quella esistente prima del 1861, è incompatibile con lo Stato italiano e sopratutto con gli italici.

    Galli della Loggia si metta il cuore in pace, lo Stato italiano unifica i peggiori e l’italia che lui sogna messa in pratica è un incubo

  16. Tipheus says:

    @pippogigi,
    c’è un errorre in quello che dici. Inconfutabile. L’emigrazione settentrionale cessa, praticamente di colpo, all’Unità d’Italia, e comincia quella meridionale. Credo questo dato si commenti da solo.
    L’Italia centro-settentrionale non è un’espressione geografica. Toscana, Lombardia, Emilia, Piemonte, Veneto, hanno condiviso nei secoli molto di più di quanto non li dividesse. L’unione con il Sud è stata innaturale, su questo, solo su questo, sono d’accordo con te.
    Ma parlare di infezione è ridicolo. Il Sud ha perso, è stato conquistato, ha fatto da colonia interna e da base per lo sviluppo dell’Italia settentrionale e, da quando ha cominciato a non servire più, come un limone spremuto, lo si vuole buttar via. Sta bene, benissimo. Meglio tardi che mai.
    Ma l’Italia è stata per il Nord il miglior affare di tutti i tempi. La svolta da paese di emigranti a paese di immigrazione lo dimostra meglio di ogni altra cosa.

    • Trasea Peto says:

      Sbagliato, sbagliato conpletamente!
      La diaspora veneta è cominciata nel 1876, giusto 10 anni dopo l’annessione delle Venezie con il Regno d’italia

      • Tipheus says:

        Ha ragione. Il Veneto è un caso a parte. Mi riferivo ai Piemontesi, Liguri, Lombardi, Emiliani e Toscani che dopo l’unità d’Italia smisero di emigrare.
        Del resto il Veneto, fino agli anni ’70 del XX secolo era un piccolo Sud del Nord (non si offenda, è così).

        • pippogigi says:

          Sbagliato, basta leggere.
          http://it.wikipedia.org/wiki/Emigrazione_italiana

          Riporto un brano “Tra il 1876 e il 1900 interessò prevalentemente le regioni settentrionali, con tre regioni che fornirono da sole circa il 47% dell’intero contingente migratorio: il Veneto (17,9%), il Friuli-Venezia Giulia (16,1%) ed il Piemonte (13,5%)”

          Poi se si vuole per forza seguire la tesi che l’Unità di Italia abbia arricchito il Nord a spese del Sud è un altro discorso. Ovviamente la tesi è falsa e la dimostrazione è proprio nell’inizio dell’emigrazione nel Nord a partire dall’unità d’Italia. Quasi tutte le più famose canzoni popolari, ma se ghe pensu, ciau Turin, sono canzoni di emigranti, mica di arricchiti….

          • Sandi Stark says:

            per favore….. come si fa a citare una Wikipedia italiana che affermerebbe che tra il 1876 ed il 1900 esistea un “Friuli Venezia Giulia”?

            Non vi rendete conto delle castronate?

            La “Venezia Giulia” nacque dopo il 1918.

    • corrado says:

      a me risulta esattamente il contrario.
      L’emigrazione veneta esplode subito dopo l’unita’ d’Italia.

      Emblematica questa canzoncina
      « Co San Marco comandava
      se disnava e se senava;
      soto Franza, brava gente,
      se disnava solamente;
      soto casa de Lorena
      no se disna e no se sena;
      soto casa de Savoia
      de magnar te ga voja! »
      http://www.lombardinelmondo.org/2008a021-rapporto-finale.pdf
      vedere pagg. 12 e 13

  17. SONO COMLETAMENTE IN ACCORDO CON oRSO MANNARO.

    rINALDO cOMETTI

  18. Gino says:

    Ho sentito dire che lo stato italiano è stato voluto dalla massoneria internazionale per indebolire l’Impero Austro-Ungarico creando un nemico a sud, e per distruggere il potere temporale della Chiesa che si concretizzava nello stato Pontificio.
    Adesso che questi obiettivi sono stati da tempo raggiunti penso proprio che si possa mirare al superamento dell’Italia unita.

  19. pippogigi says:

    L’Italia non è mai servita essendo una entità artificiale calata dall’alto ed imposta da pochi uomini. Ricordiamoci la frase “fatta l’Italia occorre fare gli italiani”, l’Italia è un espressione geografica al pari di Scandinavia, Penisola Iberica, Maghreb, gli italiani semplicemente non esistono, esistono i lombardi, i napoletani, ecc.
    Questa entità artificiale è servita solo a fare danni, lutti, arretratezza economica. Pensiamo alla massiccia emigrazione settentrionale nei decenni immediatamente seguenti alla cosiddetta “unità”, in Argentina vivono oggi 4 milioni di piemontesi, più di quanti ne vivano oggi in Piemonte, lo Stato del Rio Grande do Sur in Brasile è abitato in gran parte da Veneti e tedeschi.
    Sto leggendo dei libri sulle divisioni alpine è impressionante il tributo di sangue delle popolazioni settentrionali in due guerre inutili, la prima (l’Austria era disposta a darci Trento e Trieste in cambio della neutralità) la seconda (non ne parliamo neanche).
    A quel punto, dopo la ritirata del Don, dopo le valli alpine dissanguate dal pressappochismo, dall’impreparazione italiana, già allora doveva essere messa la pietra tombale al progetto sperimentale dello Stato italiano.
    Parliamo del genocidio culturale del dopoguerra fino ai giorni nostri, immigrazione, divieto di parlare, insegnare usare le lingue locali settentrionali ben più antiche e reali dell’italiano.
    Ad una cosa è servita l’Italia: a dimostrare che gli Stati imposti dall’alto e non nati dal sentimento popolare non possono funzionare, abbiamo visto la Jugoslavia, la Cecoslovacchia fallire allo stesso modo. Un po’ poco per mantenerla in vita, ma d’altronde la follia del progetto per cui delle popolazioni vicine, simili, affini a quelle confinanti di lingua francese e tedesca debbano vedersi imporre il modello italiano, la lingua italiana, vedersi una barra di confine come “finis terrae” e trovarsi di colpo a dover essere assimilati a popolazione distanti più di mille chilometri, senza una storia, una cultura in comune (e tralascio di parlare d’etnia o degli avi celti e scandinavi Longobardi).
    Detto questo aggiungo una sola frase: basta con l’Italia.

  20. Orso Mannaro says:

    NSi risponda da sé il solone italiano : uno che fa parte del problema italia e che si chiede “Serve ancora a qualcosa l’italia?” o ci é o ci fa. L’italia serve alla casta della scuola italiana in cui Della Loggia sguazza dall’era del Mesozoico ad oggi, una casta, graniticamente di sinistra, che ha monopolizzato il mondo della scuola (e non solo) deformando ideologicamente generazioni di studenti, creando un sistema scolastico tra I peggiori dei Paesi sviluppati (rapporto del World Economic Forum) i cui alunni risultano al di sotto della media OCSE. L’italia serve alle orde di dipendenti pubblici che vendono il loro voto ai partiti italiani per incassare uno o piú stipendi o false pensioni di invaliditá. L’italia serve alle regioni pelasgiche per spendere il quattrino Padano come fossero emirati del Golfo Persico. L’italia serve a tutti quelli – da Napolitano, ai capoccia di enti e societá statali o partecipate, dai parlamentari ai giocatori della nazionale italiota – che fischiettando il pam-pam-zum di Mameli e sventolando il tricolore vivono da nababbi con stipendi di giada e pensioni dorate che in qualunque paese civile sono giudicati con sdegno e irrisione. E dobbiamo pure leggere questo solone che sentenzia dall’alto del suo fancazzismo che la soluzione alla crisi é”immaginare ed elaborare un’idea di italia corrispondente ai bisogni dell’ora…”. E’ l’italia la madre di tutte le disgrazie e dello sputtanamento cosmico di se stessa, é questa disgraziata congrega di parassiti romano-pelasgici, fatta di tante piccole Grece, alla quale non ci decidiamo a ribellarci, che trascina a fondo persino i popoli Padani che hanno sempre retto sulle proprie spalle il peso morto del baraccone tricolore. L’unitá falsa e truffaldina di questa espressione geografica a forma di stivale é l’infezione che da oltre 150 anni sta ammazzando il tessuto socio-economico della Padania e che impedisce ogni forma di risanamento o riforma radicale, proprio perché il risanamento é incompatibile con l’esistenza stessa del grande parassita tricolore che vive di insanitá economica e sociale.
    Uno che ha piú titoli accademici che capelli in testa e se ne esce con cotante “veritá” mi fa venire il dubbio che sia leggermente in mala fede, a meno che anche per lui valga il fenotipo Mario-Monti, cioé di teste d’uovo sopravvalutate alle quali anche la famosa casalinga di Voghera bagnerebbe il naso pallottolire alla mano,
    Spero che chi legge questo articolo e si definisce indipendentista, provi lo stesso disgusto che ho provato io leggendo quello che scrive questo italiano, uno che ha piú titoli accademici che capelli in testa e che ci piglia per i fondelli propinando come ricetta al disastro la causa che l’ha provocato : l’unitá d’italia! Questo personaggio scrive :”Nella dimensione esclusiva dell’oggi, infatti, al massimo si sopravvive: per esistere con pienezza di vita bisogna, invece, sapere da dove si viene e dove si va. Ma la politica solamente può e deve dirlo. Come essa ha fatto altre volte nel nostro passato, quando si è dimostrata capace di mobilitare risorse, di sollecitare energie, di concepire vasti disegni. E ogni volta, non a caso, ritornando a quel nesso profondo, all’origine della nostra storia unitaria, che lega indissolubilmente lo Stato nazionale italiano a un’idea d’Italia. Senza la quale neppure il primo, alla lunga, riesce ad esistere”.
    Padania Libera. Anche dai Galli della Loggia.

  21. Orso Mannaro says:

    Si risponda da sé il solone italiano : uno che fa parte del problema italia e che si chiede “Serve ancora a qualcosa l’italia?” o ci é o ci fa. L’italia serve alla casta della scuola italiana in cui Della Loggia sguazza dall’era del Mesozoico ad oggi, una casta, graniticamente di sinistra, che ha monopolizzato il mondo della scuola (e non solo) deformando ideologicamente generazioni di studenti, creando un sistema scolastico tra I peggiori dei Paesi sviluppati (rapporto del World Economic Forum) i cui alunni risultano al di sotto della media OCSE. L’italia serve alle orde di dipendenti pubblici che vendono il loro voto ai partiti italiani per incassare uno o piú stipendi o false pensioni di invaliditá. L’italia serve alle regioni pelasgiche per spendere il quattrino Padano come fossero emirati del Golfo Persico. L’italia serve a tutti quelli – da Napolitano, ai capoccia di enti e societá statali o partecipate, dai parlamentari ai giocatori della nazionale italiota – che fischiettando il pam-pam-zum di Mameli e sventolando il tricolore vivono da nababbi con stipendi di giada e pensioni dorate che in qualunque paese civile sono giudicati con sdegno e irrisione. E dobbiamo pure leggere questo solone che sentenzia dall’alto del suo fancazzismo che la soluzione alla crisi é”immaginare ed elaborare un’idea di italia corrispondente ai bisogni dell’ora…”. E’ l’italia la madre di tutte le disgrazie e dello sputtanamento cosmico di se stessa, é questa disgraziata congrega di parassiti romano-pelasgici, fatta di tante piccole Grece, alla quale non ci decidiamo a ribellarci, che trascina a fondo persino i popoli Padani che hanno sempre retto sulle proprie spalle il peso morto del baraccone tricolore. L’unitá falsa e truffaldina di questa espressione geografica a forma di stivale é l’infezione che da oltre 150 anni sta ammazzando il tessuto socio-economico della Padania e che impedisce ogni forma di risanamento o riforma radicale, proprio perché il risanamento é incompatibile con l’esistenza stessa del grande parassita tricolore che vive di insanitá economica e sociale.
    Uno che ha piú titoli accademici che capelli in testa e se ne esce con cotante “veritá” mi fa venire il dubbio che sia leggermente in mala fede, a meno che anche per lui valga il fenotipo Mario-Monti, cioé di teste d’uovo sopravvalutate alle quali anche la famosa casalinga di Voghera bagnerebbe il naso pallottolire alla mano,
    Spero che chi legge questo articolo e si definisce indipendentista, provi lo stesso disgusto che ho provato io leggendo quello che scrive questo italiano, uno che ha piú titoli accademici che capelli in testa e che ci piglia per i fondelli propinando come ricetta al disastro la causa che l’ha provocato : l’unitá d’italia! Questo personaggio scrive :

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