Senza registratori il giornalista non scoverebbe i farabutti. I partiti lo sanno?

corruzionedi BENEDETTA BAIOCCHI

I colloqui rubati  sono serviti per colpire la criminalità. Ma non lo sostengono solo i giornalisti, vittime designte, al posto dei corruttori, del nuovo provvedimento che vieta le registrazioni e, anzi,   manda in carcere chi fa il proprio mestiere per scoprire la verità al posto di chi non la cerca. Per il  Parlamento il diritto di cronaca non esiste più. Raccogliere le prove di ciò che si cerca non è più lecito. Anzi, è illegale dimostrare ciò che si scrive.

Che parla è l’Autorità Anticorruzione, Raffaele Cantone. Sentite che dice al Corrierone: “Molte volte la captazione nascosta di colloqui tra le persone ci è servita per individuare dei fatti gravi e colpire di conseguenza la criminalità organizzata. Ecco, vorrei che si tenesse conto di questo dato nella formulazione della futura norma…”. In un colloquio con il Corriere della Sera, il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione  riflette  sull’emendamento Pagano contenuto nella legge delega sulla riforma del processo penale. “Il tema dei colloqui rubati impatta certamente sulla privacy delle persone e anch’io trovo giusto che ci siano limiti alla divulgabilità delle intercettazioni. Ma”, sottolinea il magistrato “quante volte i soggetti, vittime di estorsioni, penso a tanti imprenditori, sono andati all’appuntamento coi loro aguzzini con un registratore nascosto, una trasmittente. E’ proprio grazie a quei colloqui rubati che è  stato possibile inferire dei colpi seri alla criminalità organizzata. Ho capito: il registratore nascosto e’ uno strumento invasivo, può danneggiare immagini e reputazioni… Si’ ma intanto l’estorsore è finito in cella”.

Programmi come Report, Le iene, Striscia e tante altre, non esisterebbero, non sarebbero mai esistite, le autorità non sarebbero potute intervenire. Insomma, chi si deve tutelare?

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