SENZA EVASIONE FISCALE FINIAMO COME COSTA CONCORDIA

di GIUSEPPE SGUBBI

Dai giornali abbiamo appreso  dei dati  poco edificanti. L’Italia si trova nei primissimi posti,  e relative nefaste conseguenze, in debito pubblico, in pressione fiscale e in evasione fiscale.

Si tratta di un  ben poco onorevole “podio”.

Alla luce di questi tre dati, se presi  separatamente , oltre al legittimo sfogo “che schifo”, ognuno di noi  è in grado di  indicare la “cura”: diminuire il debito pubblico, calare  la pressione fiscale , combattere la evasione fiscale.

Se invece  questi tre dati, li  prendiamo insieme, li confrontiamo, li valutiamo, li analizziamo,  cerchiamo cioè di capire come mai ci troviamo in questa situazione,  incontreremo  delle evidentissime contraddizioni,  e  non potremmo  non  farci  delle    legittime ed inquietanti  domande.

Si tratta di domande    bisognose di indispensabili  risposte, senza le quali  la  “cura” potrebbe essere  peggio della “malattia”.

Prima contraddizione:  se i dati  che conosciamo sono sinceri,    i cittadini che con le tasse riempiono di più le casse dello stato, sono gli italiani.  Domanda:  come mai,  nonostante questo,   le casse italiane, come dimostrato dal debito pubblico, sono  fra  le più vuote del mondo?  Se lo stato non sperperasse, le casse dovrebbero essere le più piene del mondo. Il problema è l’evasione oppure è dello sperpero? Non  credo che per rispondere a questa domanda occorra essere  laureati in economia.

Seconda contraddizione:   considerato  come già detto, che grazie alla   pressione fiscale, gli italiani risultano quelli che con le tasse  danno più  soldi allo stato, come mai invece,  considerata l’enorme  evasione fiscale , gli italiani sarebbero quelli che pagano  meno tasse?

Domanda:   quale è la verità? Siamo quelli che paghiamo di meno o siamo quelli che paghiamo di più? Anche un cieco  vede che “qualcosa non torna!   Un  necessario chiarimento che stabilisca la verità,  non è più rimandabile.

Altra  domanda:     la cifra della presunta evasione fiscale,  su cosa si basa?  Su  tasse che effettivamente i contribuenti potrebbero pagare ,   senza andare alla rovina,  oppure  è basata su quello che lo stato, che è un pozzo senza fondo,  vorrebbe incassare?    Non è la stessa cosa!  Mi risulta ,   essendo stato un artigiano , che  se questa categoria versasse  allo stato quello che lo stato pretende, il 90 per cento degli artigiani, sarebbero  costretti  a chiudere.

Considerato che, al riguardo degli artigiani,  la pressione fiscale è assurda, conseguentemente, al riguardo di questa categoria, è  assurda pure la  lotta alla evasione fiscale.

Altra domanda che meriterebbe una risposta ben precisa;  se ipoteticamente lo stato riuscisse a riscuotere tutta la presunta o reale evasione fiscale, a quanto ammonterebbe in totale  il prelievo fiscale italiano? Se ho capito bene attualmente  è un po’ al di sopra al  50x cento, ma dove arriverebbe?   60 x cento? 65x cento?   Pazzesco!

Da queste elementari considerazioni emerge un dato di fatto inoppugnabile: quando si parla di lotta alla evasione fiscale,  si deve anzitutto sapere  con precisione  chi paga troppo,  chi paga troppo poco, e chi non paga   niente.  Fatta questa  doverosa constatazione, si proceda a ristabilire  l’equità  e questa si può fare in un  solo  modo:     i soldi  che si riesce ad incassare  da quelli che non hanno pagato niente, devono essere dati  immediatamentea quelli che hanno pagato troppo, senza che questi soldi passino, per” ovvie ragioni,”dalle mani dello stato.

Quali sono quelle ovvie ragioni? Sono note a tutti,  lo stato italiano incassa già più  degli altri stati,   perciò questi soldi  devono essere dati ai     “derubati”.

La prima cosa che si dovrebbe fare è perciò la sopradetta indagine conoscitiva, ma perché non è ancora stata fatta?   Perché si procede solo  sulla “presunzione?”

Spettabile ministro delle finanze, l’indagine sopradetta deve essere fatta, in caso contrario gli agenti del fisco continueranno a “sparare nel mucchio” provocando  . tragedie e  disastri.

Ultimissima ma importante  considerazione.

Come è noto,  una piccola evasione esiste, sia nel lavoro autonomo, che nel lavoro dipendente(doppio lavoro), ma siamo sicuri che tale evasione è dannosa per la società? Sono fermamente convinto, anche se qualcuno dirà che  la mia è una “apologia alla evasione”, che non solo tale evasione non è dannosa, ma addirittura che è utilissima.

Mi spiego: sappiamo tutti che anche “grazie” a questa piccola evasione, molti cittadini italiani hanno potuto “arrotondare” lo stipendio . Tali maggiori stipendi hanno “incoraggiato” molti cittadini ad intraprendere, fra l’altro, pur con non pochi sacrifici, la costruzione oppure   l’acquisto di una casa. Sacrifici a farla, sacrifici a pagarla, sacrifici a mantenerla, sacrifici a pagare le tasse.

Ennesima domanda: il governo  Monti  è a conoscenza di questi immensi sacrifici?  Considerato le tasse  che questi ha deciso di mettere  sulle case, si deduce  che  “non sapeva”, sarà bene perciò, prima che sia troppo tardi,  informarlo.

Ritornando alla piccola evasione, senza di questa ,  come saremo messi?     Chiediamocelo!     Se  questi soldi fossero andati tutti allo stato, come sarebbero stati spesi?  Facile la risposta, lo stato li avrebbe sperperati.Pur essendo vero,  che anche con lo  sperpero si aiuta qualcuno,   è  però anche vero che con lo sperpero non si crea ricchezza e conseguentemente  gli italiani sarebbero più poveri.

Per fortuna che c’è una piccola evasione, se venisse tolta  “saremmo rovinati”.

Riassumendo: senza bloccare lo sperpero, l’Italia non si salva,e se continua    “l’accanimento” contro il lavoro autonomo e contro  le  prime case, l’Italia farà la fine della Costa Concordia, vittime compreso.

*Solarolo (Ravenna)

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3 Comments

  1. giuseppe says:

    Concordo con Roberto, molte sarebbero le cose da dire, ma mi pare che nei giornali e nella televisione di queste cose se ne parla poco, perchè???.
    Purtroppo la stragrande maggioranza degli italiani è convinta che solo con la lotta alla evasione si risolvono i problemi.
    Napolitano parlando di evasione non ha fatto le dovute
    “differenze” , vi sono due tipi di evasione. Sicuramente Napolitano non ha mai lavorato in proprio.

  2. Michelberg says:

    l’articolo di Sgubbi e’ ottimo ed e’ funzionale ad dimostrare ” con le parole degli stessi schiavizzatori” che essi mentono per fregarci .

    Poi certo….. quel che dice Porcu’ sarebbe la ciliegiona sulla torta dei parassiti.

  3. Roberto Porcù says:

    Hai scoperto l’acqua calda.
    Devi dire anche che nelle statistiche internazionali l’Italia è ai primissimi posti per corruzione politica, altrimenti noi lettori facciamo troppa fatica a capire perché pagando i Cittadini così tanto, le casse statali siano così vuote.
    Inoltre, valutando la corruzione, le statistiche internazionali non conteggiano i quattrini che i nostri politici incassano legalmente (tipo “rimborsi elettorali”) e la pletora di impiegati pubblici assunti (per motivi elettorali) con il compito di fare nulla o di ostacolare quelli che qualche cosa la fanno.
    Alle Iene ho visto qualche sera fa un servizio sull’assenteismo, su quelli che timbravano, o facevano timbrare, e poi andavano a farsi gli affari loro: pratica molto diffusa.
    Non ricordo chi, fece vedere che, per ovviare ai cartellini timbrati da colleghi, erano stati acquistati gli orologi marcatempo che rilevavano le impronte digitali e nei quali bisognava appoggiare un dito.
    Acquisto sconsiderato: i sindacati si opposero alla loro entrata in funzione.
    Chi glielo spiega a quel vecchietto che, per il fatto di essere stato eletto dalla partitocrazia, se la prende sempre con i fantomatici evasori, come se lui fosse un puro?

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