Sentenza pensioni… la disuguaglianza non intacca quelle d’oro. Ovviamente

di CASSANDRAcosto lavoro

La legge italiana non tutela i diritti fondamentali delle persone povere, sempre più in aumento, “a fronte di derive corporative”. Anzi, con la recente sentenza della corte costituzionale che ha definito illegittima la legge Fornero sul blocco della rivalutazione delle pensioni, si è arrivati ad una sorta di “costituzionalizzazione del principio di disuguaglianza”. Lo ha detto il direttore della Caritas italiana, don Francesco Soddu, nel suo intervento al convegno “Il Servo del Signore e l’umanità degli uomini” organizzato a Roma da Il Regno e dal Gruppo Abele, in preparazione del convegno ecclesiale di novembre. “La recente sentenza della corte costituzionale che ha cancellato gli effetti della riforma Fornero, chiaramente senza entrare nel merito tecnico-giuridico del dispositivo, credo che abbia un sapore paradossale – ha spiegato Soddu -. La sentenza, che ovviamente non discuto, cancella il blocco alla perequazione automatica, vale a dire lo stop all’adattamento degli assegni in base all’inflazione per pensionati percettori di prestazioni a partire da tre volte la pensione minima”. Il principio che viene affermato, secondo la Caritas, è duplice: “che non possono essere colpiti, in base al principio di eguaglianza, solo i pensionati, e che la condizione di maggiore benessere di alcuni deve essere tutelata anche nella condizione di quiescenza. Una sorta, scusate l’ardire, di costituzionalizzazione del principio di disuguaglianza”.

Il problema, secondo il ragionamento di don Francesco Soddu, non riguarda tanto la suprema Corte, quando “la progressiva incapacità di questo paese a dotarsi di una legislazione di tutela dei diritti fondamentali, sostenibile ed efficace, a fronte di derive corporative e di una crescente e insopportabile diseguaglianza”. Nel passato “la corte costituzionale aveva rappresentato l’adeguamento dell’impianto legislativo precedente alla nuova stagione democratica: le sentenze della corte, infatti, aprivano le strade ad un periodo di affermazione dei diritti civili e sociali, come nel caso della condizione femminile e dei lavoratori”. In sostanza “superavano le concezioni illiberali della legislazione fascista, costituivano un monito alla titubante azione del legislatore”. Da qui, secondo il direttore della Caritas, arriva un “paradosso ancora simbolico”. “Oggi – ha spiegato – sembra simbolicamente che anche la corte possa limitarsi a confermare lo status quo: peraltro nessun povero può andare alla corte a dire che l’articolo 3 (“tutti i cittadini hanno pari dignità sociale…”) perché nessuna legge vigente lo applica sul serio. E la corte non può considerare illegittima una norma che non c’è”. La disuguaglianza quindi “è ormai da considerare legittima”, ma – si è domandato il prete – anche tutto il resto è legittimo? “Sono legittimi tutti i costi che le famiglie italiane subiscono per accedere ai servizi che non hanno nessuna progressività? Certo non sono leggi dello stato, non possiamo parlare forse di legittimità, ma possiamo porre la domanda se sono giusti?!”. Forse ci si deve associare al verso di una canzone del cantautore argentino Facundo Cabral “Pensiamo noi ai poveri, che ai ricchi ci pensa lo stato”?

 

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1 Commento

  1. luigi bandiera says:

    Lo status di povero e’ un diritto acquisito per cui NON SI TOCCA. Come, del resto, lo status di super ricco.
    Che strane corti ha l’italia… democratica e fondata sul lavoro, ma degli altri..!
    Salam

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