Isole Senkaku: Cina e Giappone sono ai ferri corti

di REDAZIONE

Il Giappone ha mobilitato un’intera pattuglia di sei caccia F-15 questa mattina dopo l’apparizione sui radar di un aereo cinese in volo sulle Senkaku/Diaoyu, isole nel controllo di Tokyo e fortemente rivendicate da Pechino. Una mossa forte – seguita da una protesta formale rispedita pero’ al mittente – in risposta a quella che il ministero della Difesa nipponico definisce la prima intrusione da parte della Cina dello spazio aereo giapponese da quando e’ iniziata la raccolta dei dati nel lontano 1958. Mossa che conferma anche come la tensione tra le due superpotenze economiche dell’Estremo Oriente resti sempre ad altissimo rischio. L’episodio, all’indomani del clamoroso successo del lancio del razzo/missile della Corea del Nord, e’ avvenuto alle 11.06 (le 3.06 in Italia) a seguito dell’avvistamento di un velivolo dell’Amministrazione oceanica cinese nei pressi di Uotsuri, l’ isola principale dell’arcipelago nel mar Cinese orientale.

I dettagli sulla missione dell’aereo non militare cinesi li ha forniti il capo di gabinetto nipponico Osamu Fujimura, insieme a quelli sul blitz di quattro motovedette di pattugliamento cinesi entrate contestualmente nelle acque delle Senkaku/Diaoyu, per il terzo giorno di fila e per la 17/ma volta dallo scoppio della crisi sulla sovranita’ dell’arcipelago disabitato i cui fondali sono ritenuti essere ricchi di gas naturale. La guardia costiera di Okinawa ha riferito che all’invito a lasciare le acque territoriali, una delle unita’ di Pechino ha replicato che le isole sono territorio cinese ”fin dai tempi antichi”. ”E’ un fatto estremamente deplorevole”, ha notato Fujimura, nella conferenza stampa quotidiana. ”Siamo pero’ determinati ad affrontare con fermezza un’azione che viola la sovranita’ del nostro Paese nel rispetto di leggi e regolamenti nazionali”, ha aggiunto esprimendo disappunto perche’, ”malgrado i nostri ripetuti avvertimenti, le navi dello Stato cinese sono entrate nelle nostre acque territoriali per tre giorni di fila”. In aggiunta, ”c’e’ stata l’intrusione nel nostro spazio aereo in questo modo”, ha concluso, anticipando il ricorso ai canali diplomatici per la protesta formale.

Da parte sua, Pechino ha definito ”perfettamente normale” la ricognizione del velivolo: il portavoce del ministero degli Esteri Hong Lei ha ricordato che le isole ”fanno parte della Cina sin dai tempi antichi” ed e’ per questo che la Cina chiede ai giapponesi di ”sospendere le loro attivita’ illegali nelle acque e nello spazio aereo delle isole”. In una nota sul sito web, l’Amministrazione oceanica ha chiarito che il suo B-3837 di sorveglianza marittima ha operato d’intesa con le 4 motovedette che, a loro volta, hanno esortato la guardia costiera nipponica a ”uscire immediatamente dalle acque territoriali della Cina”. Il premier Yoshihiko Noda ha assicurato che Tokyo avrebbe rafforzato la sorveglianza delle zone contese, assicurando una risposta ”decisa contro questa violazione di sovranita”’. L’incursione nello spazio aereo, ultimo capitolo del braccio di ferro tra i due Paesi dopo la nazionalizzazione completata dal governo di Tokyo a settembre di tre delle 5 isole principali del piccolo arcipelago, potrebbe spingere la controversia a un nuovo stadio stadio vista la comparsa di mezzi militari.

La vicenda, riportata con grande enfasi dai media locali, avra’ un ruolo sulle elezioni politiche anticipate di domenica che, in base ai sondaggi, dovrebbero portare al governo in Giappone il blocco conservatore/nazionalista guidato dai Liberlademocratici. Il suo leader, l’ex premier Shinzo Abe, in pole per la presa del potere, ha criticato duramente Noda per la gestione dei contenziosi territoriali chiedendo un approccio di confronto piu’ deciso, incentrato sulla ”potenza fisica” piuttosto che sulla semplice diplomazia.

 

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2 Comments

  1. Roberto Porcù says:

    Difficile valutazione per noi così lontani. Certo che oltre che questi attriti ci sono quelli della Corea del Nord, dell’Iran, … sono tanti che giocano con il fuoco.
    Poi danno il premio Nobel alla UE.
    Indipendentemente dalla crisi attuale, dll’euro si o euro no, bisogna riconoscere che la volontà di fare dell’Europa un unico stato, anche se ancora embrionale, ha permesso ai Cittadini europei un lungo periodo di pace, e non è poco ché è da qui che prendevano il via le guerre che devastavano il mondo.
    Già, ma chi se ne fotte, ché tanto il 21 dicembre si avvera la profezia maya e tutto va a catafascio.

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