SECESSIONE SCOZZESE E CRISI DELL’EUROZONA

di STEFANO MAGNI

Quando una coppia divorzia, ci sono sempre i parenti pronti a ficcare il naso nella separazione. Passando dal micro al macro, quando due nazioni si separano, ci sono sempre conseguenze nelle organizzazioni internazionali di cui entrambe facevano parte, quando erano sotto un unico Stato. Il Regno Unito, oltre a essere membro dell’Onu, lo è anche della Nato e dell’Unione Europea. Se la Scozia dovesse salutare Londra e separarsi, chi erediterà i seggi in questi prestigiosi club internazionali? Il dibattito, non solo teorico, si sta intensificando proprio in questi giorni.

Ieri, per esempio, fonti anonime europee confidavano ai reporter dell’Agence France Presse che, in caso di secessione, sia Londra che Edimburgo dovrebbero rinegoziare da capo l’appartenenza all’Ue. Ma fonti legali confidavano sempre all’Agence France Presse che: i due nuovi Stati, una volta separati, verrebbero automaticamente considerati come “successori” del Regno Unito e verrebbero considerati come Paesi membri. Basta solo un voto di maggioranza degli altri governi appartenenti al club europeo.

Tutto sommato, come ricorda alla Bbc il professor Andrew Scott (docente di Studi Europei presso l’università di Edimburgo), “l’Ue è infinitamente creativa quando ha a che fare con un gioco costituzionale che non ha mai visto prima. Ha già gestito l’unificazione tedesca e l’ammissione di Cipro Sud”.

Tutte le fonti interne all’Ue restano rigorosamente anonime. E si può anche capire il perché: nonostante siano stati affrontati casi difficili in passato, una secessione britannica può mettere in discussione l’Abc dell’Unione Europea. Nonostante sia rimasto privo di un governo centrale per più di un anno, nemmeno il Belgio si è formalmente diviso in due Stati distinti. Una secessione all’interno di un membro dell’Ue può creare un precedente che fa paura a molti governi unitari. Se la Scozia se ne va e non paga un prezzo altissimo, poi chi trattiene i catalani e i baschi nella Spagna? E i fiamminghi nel Belgio? E il Nord Italia non ne trarrà alcuna lezione? C’è dunque da attendersi una notevole resistenza fra i governi dell’Ue (quasi tutti) che hanno problemi di separatismo e autonomismo nei loro territori.

Un altro organismo che potrebbe ficcare il naso nella secessione britannica è sicuramente la Nato. Alex Salmond ha fatto capire a chiare lettere che del deterrente nucleare (presente anche nelle basi navali scozzesi) non sa che farsene. Non ha bisogno dell’atomica e non intende avere un esercito che vada oltre i compiti dell’autodifesa. E d’altra parte, chi potrebbe mai attaccare il nuovo Stato? Se l’Inghilterra accetta la separazione e la Regina Elisabetta non è Edoardo I (l’invasore della Scozia ai tempi di Braveheart), gli highlander non hanno alcun nemico, né la Norvegia, né, tantomeno, la piccola Islanda. La Nato potrebbe fare storie, però, se la Scozia non dovesse essere in grado di sostenere la spesa militare necessaria a far parte dell’Alleanza. E, per di più, sottrarrebbe forze (convenzionali) anche al Regno Unito, che finora è stato uno dei principali pilastri del club atlantico. Quindi aspettiamoci di veder opporre resistenza anche sul fronte della Nato.

Ma è proprio necessario appartenere a queste organizzazioni?

Per ora sì. Perché la Scozia, proprio come l’Irlanda, avrebbe la possibilità di trattare con il governo di Londra su un piano di parità. L’adesione all’Ue “…ha cambiato le relazioni dell’Irlanda con il Regno Unito dalla sera alla mattina” – spiega Tony Brown, dell’Institute of European Affairs di Dublino – “si raggiunge un piano di parità. Non occorre più attendere mesi per combinare un incontro il premier britannico, basta sollevare il telefono”.

Per ora, dunque, l’appartenenza all’Ue è quasi un percorso obbligatorio. Per ora… Ma la crisi dell’eurozona, certificata anche dal suo declassamento da parte delle maggiori agenzie di rating, significa una sola cosa: che nel prossimo futuro dobbiamo attenderci che l’Ue non conterà più molto. O non conterà più nulla, se l’eurozona dovesse sciogliersi. E’ altrettanto necessario appartenere alla Nato?

L’Irlanda è neutrale, ma vive benissimo. E intrattiene regolarmente rapporti con tutti gli Stati che vuole, Usa per primi. La Nato, dopo la fine della Guerra Fredda, non ha più l’urgenza di difendere l’Europa dall’Urss e non ha ancora trovato una sua nuova identità, né una missione comune. Basti vedere che si è spaccata in due fronti, al suo interno, in tutte le crisi dall’Iraq (2003) ad oggi.

E quindi, di cosa dovrebbero preoccuparsi gli scozzesi? In questi giorni stanno comparendo articoli catastrofisti, come quello a firma di Andrew Roberts, sul Mail Online del 14 gennaio, in cui si prevedono scenari di collasso, subito dopo l’indipendenza: isolamento diplomatico, giacimenti di petrolio venduti ai cinesi, una secessione interna delle isole Shetland e un’economia in bancarotta. Ma questi articoli sono scritti sempre seguendo la logica del “Big is Beautiful”: più si è grandi, più “si conta”. Nazioni piccole, nate da secessioni, come Slovacchia, Repubblica Ceca, Slovenia, Estonia, dimostrano invece che “Small is Beautiful”, perché il piccolo si organizza meglio.

La crisi dell’eurozona è, al contrario, la prova del 9 della fragilità dei grandi sistemi.

 

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2 Comments

  1. Stefano Magni says:

    Grazie per le precisazioni, prima di tutto. Ma la sostanza non cambia: alcune fonti europee affermano che anche il Regno Unito, una volta privo della Scozia (e dunque formato da Inghilterra, Galles e Irlanda del Nord) diverrebbe un “nuovo” soggetto. E in questo caso dovrebbe rinegoziare la sua membership all’Ue. L’interpretazione prevalente, però, sembra proprio quella della successione: sia Regno Unito che Scozia verrebbero considerati entrambi come “stati successori” e ammessi agli stessi “club” di cui era membro il solo Regno Unito. Secondo: il fatto che la Scozia accetti la corona britannica non vuol dire che non stiamo parlando di una secessione, sia pur pacifica e non rivoluzionaria. Proprio come Canada e Australia, la Scozia continuerebbe ad appartenere al Commonwealth, ma diverrebbe uno Stato indipendente a tutti gli effetti e in tutte le sue decisioni, con una sua politica estera indipendente, una sua moneta (potrebbe adottare l’euro o mantenere una valuta legata alla sterlina, questo si vedrà) e un suo esercito.

  2. Filippo83 says:

    Ci sono due premesse sbagliate:
    – il Regno Unito non viene sciolto, ma si limita a perdere la Scozia; dunque l’UK non dovrebbe rifare nulla;
    – Elisabetta II rimarrebbe regina di Scozia, che non diventerebbe una repubblica (cfr. le dichiarazioni di Salmond a riguardo), ma avrebbe uno status simile a Canada o Australia; in fondo, il Regno Unito nacque dai sovrani scozzesi del XVII secolo, i celebri Stuart, non da quelli inglesi!

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