Secessione all’amatriciana. Il Comune di Amatrice: referendum contro il Lazio

di REDAZIONEBucatini-all’amatriciana

Via libera al referendum consultivo sulla ‘secessione’ di Amatrice dal Lazio. La decisione è stata presa a maggioranza nel consiglio comunale straordinario convocato ieri sera presso il centro culturale S. Giuseppe, che ha approvato l’ordine del giorno per indire la consultazione. L’iniziativa, promossa dal sindaco del Comune reatino Sergio Pirozzi, nasce per protesta contro la riconversione dell’ospedale Grifoni in Casa della Salute decisa dalla Regione Lazio, ma ha trovato contraria l’opposizione, che ha anche sollevato dubbi formali sul voto. La Regione Lazio ieri ha tenuto a garantire che non ci saranno tagli né riduzione dei servizi, assicurando che la polemica sul futuro dell’ospedale di Amatrice “non ha motivo di esistere”. Ma Zingaretti non ha convinto Pirozzi, che allo status di ‘area disagiata’ non vuole rinunciare e chiede la modifica del decreto, come già è avvenuto per Bracciano, Monterotondo e Subiaco. E intanto, insieme al sindaco di centrosinistra di Acquapendente, Comune del Viterbese che vive una situazione analoga, annuncia il ricorso al Tar contro il provvedimento del commissario alla Sanità laziale. E pensa al referendum, per portare il paese montano noto per essere la patria dell’Amatriciana, in Abruzzo o nelle Marche. “Una regione che considera presidio ospedaliero in ‘area disagiata’ quello di Monterotondo, Bracciano, Subiaco e non quello di Amatrice non ci rappresenta più – si legge sulla locandina che campeggia anche sulla pagina web del Comune – Ora basta, noi ce ne andiamo”.

Il Consiglio Comunale ha anche approvato il quesito a cui dovranno rispondere i cittadini amatriciani: “Volete che il territorio del Comune di Amatrice sia separato dalla Regione Lazio?”. L’amministrazione, si spiega in una nota del Comune, è “costretta a questa scelta dalla stessa Regione Lazio, sorda e cieca sul gravissimo disagio economico e sociale in cui si trova da troppi anni il nostro territorio, area interna, dove sono inesistenti le politiche regionali di sostegno e dove, ora, si vuole negare anche il diritto alla salute”. “E’ la Regione Lazio che non ci vuole più! Il nostro è un grido di dolore – prosegue il Comune – Abbiamo tollerato lo scippo delle risorse finanziarie destinate al miglioramento della S.S. Salaria e dirottate su Roma, abbiamo tollerato i tagli sul trasporto pubblico locale, dissetiamo la Capitale – che sfrutta a piene mani le nostre risorse idriche -, ogni anno siamo costretti a dare battaglia sui tentativi di chiusura dei nostri plessi scolastici, e tolleriamo pure una addizionale Irpef da maglia nera, la più alta d’Italia, e che serve a ripianare i debiti abnormi della sanità romana. E’ arrivato il momento che ci facciano capire cosa si vuole fare dei territori marginali, se non ci vogliono noi ce ne andiamo”.

“Ora basta, diciamo forte e chiaro alla Regione Lazio che non siamo disposti a tollerare oltre, il Presidio ospedaliero Grifoni è l’unico veramente montano nell’intero territorio regionale, e ha pieno titolo e diritto, così come quello di Acquapendente – nostra sorella di sventura – di vedere riconosciuto lo status di ‘presidio di area disagiata’ che la Regione Lazio ha ritenuto, invece, dover concedere ai presidi ospedalieri di Monterotondo, Subiaco e Bracciano”, prosegue la nota del Comune. “Il Consiglio Comunale di ieri ha deciso: la parola va ai cittadini, saranno loro ad esprimere la volontà o meno di appartenere ad una Regione che fino ad oggi ci ha mortificato e ci ha costretto ad un lento e costante declino frutto di costanti tagli lineari – La comunità amatriciana chiede norme, strumenti di amministrazione, competenze e risorse finanziarie pari a quelle riconosciute nell’intero Paese a zone certificate montane e disagiate come la nostra, in cui i residenti siano cittadini dotati di pari opportunità e del diritto alla salute, così come sancito dalla nostra Costituzione”, conclude il Comune.

(fonte Adn)

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