Secedere si può, mancano gli indipendentisti!

Medioevodi ENZO TRENTIN

Alessandro Vitale, antico allievo del professor Gianfranco Miglio, osserva «Quando una comunità storica ha il diritto di andarsene?» (Vedi Quaderni Padani n. 4 [marzo-aprile] 1996) «Il diritto di “andarsene” è una forma di resistenza che deve essere adottata da una singola parte del territorio di uno Stato, quando questa parte, accortasi della tirannide dei detentori del potere politico, non trova negli altri membri dello Stato la disponibilità a prendere misure comuni.»

Già da questo semplice passo è messa in luce la scarsa o nulla credibilità di una classe politica che pretende d’essere eletta (nel nostro caso alla Regione Veneto), per indire un referendum per l’indipendenza. Infatti, la Corte costituzionale di quello Stato di cui la Regione è emanazione, ha già sentenziato in merito. Non è quindi attraverso le istituzioni statali italiane che si otterrà il diritto di “andarsene”. Del resto la Lega Nord, con la sua storia, è la dimostrazione del fatto che “dal di dentro” dello Stato italiano non ha mai ottenuto nulla di quello che predicava. Oggi, poi, per sola brama di “careghe” la Lega Nord s’è trasformata addirittura in un partito nazionalista del “Belpaese”.

Ed anche a dar buona l’ipotesi di un referendum non è detto che vincerebbero gli indipendentisti, infatti che informazione presso l’opinione pubblica hanno fatto sinora? Attraverso quale innovativo progetto istituzionale porterebbero il popolo veneto in un nuovo “paradiso”? Eppoi quale sarebbe il programma di governo? Questi nuovi delegati che esperienza possono vantare? Qual è la loro formazione? Come possiamo valutare le loro migliori competenze? Come riusciranno a farsi riconoscere come buoni amministratori e non come “i soliti politicanti”?

Daniel J. Elazar (Idee e forme del federalismo – Milano – Mondadori, 1998) osserva che, nei sistemi politici federali, «La non centralizzazione assicura che, a prescindere dal modo in cui certi poteri possano essere condivisi dai governi generale e costitutivi, il diritto di “andarsene” nel momento in cui il consenso svanisce, emerge il diritto di secessione».

Anche qui, che consenso hanno avuto i tre ultimi governi italiani mai legittimati dal cosiddetto popolo ‘sovrano’? Di più: che legittimità hanno mai avuto tutti i governi repubblicani se la stessa Costituzione del 1948 non è mai stata votata dallo stesso popolo ‘sovrano’? [qui un nutrito elenco, non esaustivo, di Costituzioni volute e votate dal popolo http://www.miglioverde.eu/costituzioni-volute-dal-popolo-ecco-una-lista-di-casi-in-tutto-il-mondo/ ] Che strumenti hanno i cittadini di questa penisola per influire su un esecutivo che non gode più del consenso generale? La centralizzazione dell’attuale Stato italiano non è forse il contrario di quelle presunte riforme federaliste che il Parlamento ha preteso e/o pretende di emanare? E quando gli indipendentisti veneti parlano di federalismo, di quale si tratta? Come valutarlo se non c’è nemmeno una bozza per un nuovo patto federale da consultare?

Con citazioni e considerazioni di questo genere potremmo continuare, e fatta salva la legittimità ad “andarsene”, perché il governo non risponde più alle esigenze dei cittadini, o di una parte si essi, che credibilità politica hanno quei sedicenti indipendentisti che hanno concorso alle elezioni del 2015 per andare a governare in un Ente subordinato a quello Stato che a parole vogliono abbandonare? Come concedere credibilità a quei politicanti che continuano a propagandare similitudini con la situazione di Scozia e Catalogna che secondo alcuni studiosi non esiste. Si veda qui [http://www.lalligatore.com/la-stagione-dellindipendenza-tra-scozia-e-catalogna/ ] la loro opinione.

 

Dopo un lungo excursus su i due esempi, per osservare i meccanismi giuridici e politici alla base delle esperienze indipendentiste, tale studio conclude che i due percorsi costituzionali sono antitetici, anche se da essi è possibile ricavare diversi insegnamenti. Volendo infatti spostare lo sguardo sull’ordinamento italiano, sarebbe ipocrita ritenere che questo sia immune da tali questioni. La secessione, poi, è giusta non in base a una rivendicazione priva di ragioni, ma in seguito alla decisione razionale – nel nostro caso dei veneti – di prendere su di sé il fardello di autogovernarsi.

Le considerazioni qui svolte hanno un grande peso nella determinazione dei rapporti che devono intercorrere tra il cittadino e le istituzioni politiche. Affermare che quello ha dei diritti, significa anche riconoscere che queste hanno dei limiti. D’altra parte, non ha alcun senso né pare ragionevole scagliarsi contro gli antichi sovrani “per diritto divino” e poi riconoscere ai moderni parlamenti poteri ancora superiori, solo perché legittimati dal voto.

Orbene cosa hanno fatto i sedicenti indipendentisti alla Regione Veneto? Ci hanno forse messo a disposizione degli istituti di partecipazione popolare degni di questo nome? No! Al contrario, non hanno ancora risposto a due Petizioni [https://piudemocraziavenezia.wordpress.com/2015/11/20/consegnate-le-petizioni-alla-regione-veneto-per-la-democrazia-diretta/ ] recentemente depositate da numerosi Comitati ed associazioni civili attivatesi a questo scopo. Eppure «I popoli liberi e meglio ordinati – scriveva Miglio concludendo il proprio saggio sulla Disobbedienza civile – sono quelli che si permettono ogni tanto di ribellarsi: che non temono di impugnare le decisioni del loro governo, ma che tornano poi ogni volta a rifondare, con più solida persuasione, l’ordinamento in cui vivono.»

Dobbiamo allora chiedere scusa per tutti quelli che da secoli han quozienti d’intelligenza inferiori alle loro intelligenze, e non riescono nemmeno a pentirsi delle loro ignoranze? Chiediamo scusa anche a coloro che non riescono a dimostrare che il processo di identificazione tra cittadino e l’attuale classe dirigente non esiste? Per esempio, come si conciliano i circa 104mila voti dati alle formazioni sedicenti indipendentiste venete alle regionali del 2015, che sono un’inezia, se raffrontato al 55% del corpo elettorale che secondo i sondaggi [vedi qui: http://www.demos.it/a00970.php ] si dichiara favorevole all’indipendenza del Veneto? Non è forse il giudizio elettorale a dimostrare la loro inadeguatezza?

Arriviamo così alla questione chiave: la “disobbedienza civile”, che indica un comportamento volto a disattendere un obbligo che invece si sarebbe tenuti a rispettare. «Questo comportamento – scriveva Gianfranco Miglio – non contesta la procedura con cui l’obbligo è stato stabilito, ma rifiuta il contenuto dell’obbligo stesso, e vuole mostrare a chi comanda la concreta possibilità di perdere il potere: vuole far capire che l’obbedienza passiva non è virtù di uomini liberi. Disobbedire a un ordine ingiusto, anzi, non è soltanto un atto legittimo, ma addirittura un dovere morale. D’altra parte, la disobbedienza implica una condotta pacifica e non violenta: rappresenta una sfida e una rivendicazione, dunque, piuttosto che una dichiarazione di guerra. Tale aspetto è ribadito e rafforzato dall’aggettivo “civile”: il quale “colloca il comportamento nella sfera delle prerogative del cittadino”. In altre parole, si vuole chiarire che qui la disobbedienza è soltanto espressione del diritto, posseduto da ogni individuo, di partecipare alla statuizione degli obblighi giuridici che lo riguardano».

Ora come possiamo affidarci a persone che hanno – al momento dell’insediamento in Regione Veneto – giurato fedeltà a quella Costituzione italiana mai votata dal popolo ‘sovrano’?

Intervistato su questo tema da Carlo Stagnaro (“Miglio: lo Stato moderno è superato”, 4 luglio 2000) Gianfranco Miglio affermò che lo Stato moderno non è solo inefficiente e immorale, ma anche superato: «Lo Stato moderno è in pieno declino. Il nostro compito è saper riprendere la tradizione autentica dell’Europa delle città, dell’Europa del periodo anseatico… si trattava di città indipendenti che facevano capo al Sacro Romano Impero soltanto per dirimere conflitti tra di loro. L’Europa dell’avvenire non è l’Europa dello Stato moderno, che ha prodotto le guerre spaventose del nostro secolo. Tutto questo è da dimenticare».

Secondo l’intera dottrina politica occidentale, il diritto di resistenza sorge quando un governo assume atteggiamenti tirannici verso i propri cittadini. Esso può addirittura divenire diritto alla resistenza armata – all’insurrezione – se non vi è altra via per eliminare l’oppressione cui il popolo è sottoposto. «In tutti gli ordinamenti “liberi” – scriveva Miglio – viene generalmente riconosciuto il diritto dei cittadini a “resistere” a una costrizione illegittima. Ma questo “diritto di resistenza” – che si trasforma presto in “diritto di insorgere” – è giustificato soltanto nei confronti di una autorità tirannica, verso detentori del potere che non riconoscano ai cittadini (trasformati in sudditi) le garanzie e le prerogative rispettate invece negli altri paesi civili: e che tale comportamento iniquo assumano originariamente oppure violando i patti conclusi e sospendendo l’ordinamento vigente.»

Il comportamento iniquo è dimostrato dall’inferno fiscale in cui siamo precipitati, dagli assurdi privilegi della “Casta” cui fa fronte un debito pubblico in costante ascesa, dall’inefficienza di quasi tutti i servizi per cui uno Stato pretende d’esistere. Piuttosto, le domande che bisogna porsi sono più stringenti e più profonde: «Quando i cittadini sono moralmente giustificati a violare o a resistere con tutti e ciascuno i mezzi necessari, alle leggi del proprio paese? Quando l’intero governo – e non semplicemente questa o quella legge in particolare – diviene tirannico e illegittimo?» Così formula il problema Jeff Snyder in “Nation of Cowards. Essays on the Ethics of Gun Control, Lonedell”, MO: Accurate Press, 2001 –,

Non sono dunque le argomentazioni, le giustificazioni, e la necessità che mancano a chi vuole l’indipendenza di un popolo e di un territorio. Piuttosto a mancare sono gli autentici indipendentisti; coloro che riusciranno a prefigurare un nuovo “patto sociale”, magari attingendo all’opera del professore lombardo raccolta nella collana di scienza della politica “Arcana imperii”.

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4 Comments

  1. Carlo De Paoli says:

    Quello che manca assolutamente e che fa registrare bassissimi consensi ai partiti indipendentisti nella votazione regionale è, come denunciato da Enzo Trentin, il fatto che le votazioni avvengono sotto l’egida dello stato italiano.
    E ancora, il controsenso degli eletti che fanno atto di sottomissione allo stato centrale con il giuramento di fedeltà alla repubblica italiana li pone, fin da subito, in contrasto con il voto ricevuto dai loro sostenitori il fatto, poi, di accettare i soldi poi che a loro riconosce lo stato italiano: (stato nemico), li qualifica, per lo meno, traditori della fiducia di coloro che li hanno votati.
    Ciò si configura, quindi, come una slealtà nei confronti dei propri elettori fin dalla riscossione del primo “stipendio”, che si può definire: il prezzo del tradimento!
    Ma la prova del fatto di voler cavalcare una esigenza molto sentita dai cittadini veneti, per poi tradirla, è il fatto di non aver mai pensato di scrivere una Costituzione alla quale anche loro, alla fine, dovrebbero inchinarsi.
    Forse il rispetto di un tale Documento confligge con i loro veri interessi che non sono quelli degli elettori.
    Chi porta alla asasperazione i cittadini di uno stato impedendo i cambiamenti necessari all’evoluzione sociale, civile, economica di una società deve aspettarsi, alla fine, una rivolta violenta.
    Per i traditori in questione la punizione dovrà essere più grande!

  2. Giancarlo says:

    Voglio ricordare come l’Alto Adige, Sued Tirol ottenne da roma tutto ciò che voleva.
    Nonostante l’appoggio dell’AUSTRIA, non certo ininfluente ma anzi decisivo, fu un certo leader di nome MANIAGO che costrinse roma a sedersi ad un tavolo e discutere il da farsi.
    Oggi, come dice giustamente Jonny , non c’è un vero leader, ma tanti capi e capetti di vari movimenti indipendentisti i quali ognuno persegue una sua personale via senza capire che per ottenere l’indipendenza è necessario un’unità d’intenti da parte di tutti gli indipendentisti.
    Nessuno di questi movimenti avrà il consenso dei Veneti poiché non è così che si ottiene il consenso di un Popolo che se pur narcotizzato da uno stato che gli ha remato sempre contro, saprebbe rialzare la testa dall’oggi al domani se trascinato da un unico leader capace di coalizzare tutti e procedere dove è necessario procedere per guadagnarci la libertà e con essa l’indipendenza.
    Solo a livello internazionale si dovrebbe lottare. In italia la partita è già stata persa quando una consulta politicizzata è arrivata persino a negare l’esistenza di un POPOLO VENETO.
    Ciò costituisce un vero e proprio genocidio sia giuridico che culturale di noi Veneti.
    Tant’è che tale sentenza è la prova provata che ci troviamo difronte ad uno stato illegale, autoritario e non più democratico. E’ stato grazie alla Turchia se oggi io posso scrivere cose di questo genere, Prima sarei stato arrestato per leggi fasciste tenute vive da fascisti in camice Nero e specialmente quelli con il camice Rosso.
    Chissà quando avremo un vero leader Veneto. Forse esiste già ma è in attesa che maturino i tempi. Infatti poiché ritengo che l’italia sia alla canna del gas……con la sua caduta o DEFAULT il compito di guadagnarci l’indipendenza sarebbe gioco fatto e senza possibilità che l’italia ce lo possa aimpedire.
    Nel frattempo i giochi di società all’interno dei vari gruppi indipendentisti continua e con quali risultati ?
    WSM

  3. Jonny says:

    Più che gli Indipendentisti direi che manca il Leader che sappia coagulare attorno a se tutte le varie anime che ruotano attorno al tema dell’Indipendenza. Miglio e Oneto sono stati dei grandi ideologhi ma non erano Leader, Bossi invece è stato un Leader, capace non solo di attrarre consenso popolare ma anche di portare il tema dell’Indipendenza al centro del dibattito politico a Roma e nel resto del Mondo. Nei primi anni novanta la Lega indipendentista raccolse il massimo dei consensi elettorali, peccato che Bossi non abbia utilizzato tale consenso per battere i pugni sul tavolo, anzichè sprofondare nei salotti romani, in ogni caso questo denota che a quei tempi gli Indipendentisti c’erano ed emersero, come ci sono oggi ma relegati nell”oblio dell’astensionismo e oramai disillusi da ogni speranza.

    • aldo moltifiori says:

      Non smetta di credere la storia procede a volte per vie tortuose. Coloro che credono nel nostro ritorno alla sovranità sono ancora molti e si stanno riorganizzando. Nei prossimi mesi la questione dell’indipendenza del Lombardo Veneto irromperà di nuovo più forte che mai. Un Lombardo che non ha mai smesso di essere Longobardo legato indissolubilmente al Leone di San Marco.

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