Se vince il No chi l’ha detto che le banche falliscono?

referendumriceviamo e pubblichiamo


Commento di Luca Raffellini, Head of Business and Financial Services, Frost & Sullivan* – “Attualmente, non è possibile vedere chiaramente il collegamento tra i risultati del referendum costituzionale in Italia e il destino ultimo delle banche italiane. Molti scenari plausibili indicano un restringimento delle opzioni per le banche in difficoltà e cattive notizie in generale se dovesse vincere il NO – ma la domanda è, quanto cattive?”

 “Lo scenario peggiore, il fallimento di Monte dei Paschi di Siena che innescherebbe una cascata di altri fallimenti bancari, richiederebbe almeno tre ipotesi forti. La prima è che l’attuale governo fosse sostituito e che tale sostituzione richiedesse molto tempo. La seconda è che il nuovo governo fosse “tecnocratico”, con un Ministro delle Finanze o con poca simpatia verso il settore bancario o incapace di evitare l’applicazione del meccanismo di risoluzione dell’UE. Infine, bisognerebbe presumere che la disaffezione degli investitori si diffondesse ad altre banche grandi e meglio capitalizzate come Unicredit.

Questa sfortunata combinazione è possibile, naturalmente, ma assolutamente non certa. Nella recente storia politica italiana, la successione al governo è stata relativamente rapida e indolore, rispetto ad esempio al Belgio. Pertanto, supponendo che il Primo Ministro Renzi dia effettivamente le dimissioni, il periodo di incertezza politica non dovrà necessariamente protrarsi a lungo. Inoltre, un nuovo governo presumibilmente farebbe tutto ciò che è in suo potere per proteggere gli obbligazionisti junior (i piccoli risparmiatori privati) ed è probabile che prenderebbe una posizione ancora più ferma verso l’Europa e il BRRD.

Quanto a un possibile “contagio finanziario”, i 5 miliardi di euro di debito subordinato di Monte dei Paschi di Siena non spariranno da un momento all’altro e nemmeno i crediti in sofferenza (NPL – non performing loans) di altre banche. Tuttavia, non dimentichiamo che alcune delle altregrandi banche italiane sono intrinsecamente robuste – non hanno avuto performance peggiori di alcune delle altre banche europee nello stress test dell’EBA di luglio.

A conti fatti, altri fattori esterni – non collegati al referendum italiano – potrebbero dimostrare di avere un maggiore impatto sulla stabilità delle banche: la Brexit, la nuova presidenza degli Stati Uniti, le elezioni francesi e la volatilità dei mercati finanziari internazionali, per citarne alcuni. Le prospettive sono ancora piuttosto aperte.”

*Chi siamo
Frost & Sullivan, la Growth Partnership Company, collabora con i propri clienti per potenziare una visione innovativa che risponda alle sfide globali e alle opportunità di crescita correlate che faranno la differenza per gli operatori del mercato di oggi. Per oltre 50 anni abbiamo sviluppato strategie di crescita per le 1000 aziende più importanti a livello globale, le realtà emergenti, il settore pubblico e la comunità degli investitori. La vostra azienda è pronta per la prossima ondata di convergenza industriale, tecnologie dirompenti, crescente competizione, macro tendenze, best practice innovative, clienti in continua evoluzione e mercati emergenti?

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2 Commenti

  1. Michele says:

    Chissà poi perchè: “Lo scenario peggiore, il fallimento di Monte dei Paschi di Siena…” (?!)
    Non capisco per quale ragione le banche non debbano fallire come ogni altra impresa che non riesce a stare sul mercato.
    Ad una condizione, però: eccola qui.

  2. lombardi-cerri says:

    Le banche a rischio MPS in testa sono, quasi tutte a livello di insalvabilità.
    Non si vede proprio perchè un investitore dovrebbe non investire solo perchè rimane in atto una vecchia Costituzione.
    Semmai per qualsiasi tipo di nuovo ci potrebbe essere una incognita.

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