Se un gruppo sociale vuol costituirsi come popolo, ha il diritto di farlo

di ANTONIO GUADAGNINI

“Lex est quod populus iubet (atque constituit)”: questa è la frase pronunciata da Gaio, famoso giurista latino. “La legge è ciò che il popolo comanda”. In effetti, che la legge sia ciò che il popolo comanda è un concetto che nessuno mette in discussione. Anzi questo concetto può essere considerato uno dei principi costitutivi della cosiddetta “scienza” giuridica.

Tutte le costituzioni repubblicane moderne, tra le quali quella italiana, attribuiscono la “sovranità” al popolo. La sovranità è proprio il potere di fare le leggi, è cioè il potere di imporre regole agli “associati”. Quindi, solo il popolo può imporre regole al popolo. Se si riflette, si capisce che, questa è una condizione alla quale è sottoposto qualsiasi sistema di potere: anche le dittature devono osservarlo. Nessuna dittatura sopravvive, se ha il popolo contro. Il consenso può essere manipolato, può essere controllato (pacificamente o con la violenza), ma una volta che lo si è perso, il sistema di potere crolla.

Ho avuto modo di dire, che quella giuridica non è propriamente una scienza; infatti, anche la frase di Gaio, che sembra ineccepibile a prima vista, se osservata con attenzione presenta qualche problema. O meglio, si deve distinguere la fase nella quale un sistema di potere è a regime, durante la quale essa è indiscutibile; dalla fase di avvio di un sistema di potere, nella quale essa diventa problematica. il problema è questo: nel momento in cui un gruppo sociale decide di diventare popolo e quindi di esercitare potere sovrano (che in quel momento è un potere costituente), il soggetto “popolo” diventa difficile da definire: ovvero, chi è il soggetto che “comanda le leggi”? Il popolo: condizione necessaria e sufficiente per esercitare potere sovrano è che ci sia il soggetto che lo può esercitare. Ma come si definisce un popolo? La definizione di popolo etnico/culturale (nettamente prevalente dall’epoca risorgimentale fino ad oggi) mal si concilia con le esigenze della politica e del diritto. Ad esempio, se la condizione di esistenza di un popolo è quella di avere lingua, tradizioni, costumi, ecc., nel 1861, nel suo momento costituente, non c’era un popolo italiano. Lo stesso si può dire per quello americano: nel 1776 non c’era un popolo americano. Non di meno, entrambi i popoli proclamano la loro esistenza ed esercitano potere sovrano, così come dice Gaio.

Allora, diventa opportuno recuperare l’accezione politico-giuridica di popolo prevalente in epoca romana e almeno fino al 1700. Anzi, per i romani il termine populus aveva un significato prettamente politico-giuridico, mentre per l’accezione etnica i romani usavano il termine ‘natio’. Di conseguenza, il dualismo che emerge tra le due definizioni, in epoca romana non c’era. Diventa opportuno quindi, per trattare la questione come si deve, disintossicarci dal fardello risorgimentale e ampliare gli orizzonti del nostro argomentare.

Scindiamo il piano etnico dal piano giuridico. Le definizioni di popolo che si fondano su elementi etnici, culturali, non possono valere come riferimento nel campo giuridico e politico. De facto e de jure, Vittorio Emanuele II diventa re del popolo italiano. De facto e de jure, il Congresso delle tredici colonie, il 4 luglio 1776, diventa il Congresso del popolo americano.

Vale la pena di dire, che il fattore militare non è rilevante sulla questione, infatti, i Savoia, nonostante le vittorie dovettero concedere i plebisciti (che dovevano dimostrare la volontà del “popolo”) ; gli americani proclamarono l’indipendenza, sostanzialmente, prima che cominciasse la guerra d’indipendenza.

Bisogna ammettere, del resto, che se potesse cominciare ad esercitare potere sovrano solo un popolo con lingua, tradizioni, ecc comuni, pochi popoli nella storia cominciarono ad esercitarlo legittimamente. Di sicuro, molto difficilmente si sarebbe potuto esercitare il diritto all’autodeterminazione, in quanto, anche una minoranza etnica dentro uno stato sovrano, avrebbe avuto molta difficoltà a dimostrare di possedere le caratteristiche richieste per essere popolo. Infatti, ogni stato sovrano impone la propria lingua e le proprie usanze, al “proprio” popolo, che col tempo, diventano fatalmente comuni. Allora, prevalgono la lingua e le istituzioni acquisite o quelle originali? Se prevalgono le prime, niente autodeterminazione di minoranze, se prevalgono le seconde niente stati ‘multietnici’. Se si trattasse di principi inderogabili, essi sarebbero alternativi, ma gli esempi storici dimostrano che non lo sono. Si tratta, come al solito in questo campo, di definizioni approssimative che devono essere usate “con beneficio di inventario”… Allora, torniamo al punto: quando si può legittimamente parlare di un “popolo” che abbia il potere di fare le leggi, o meglio di popolo che acquisisce potere costituente? È la storia a darci la risposta: ogni volta che un gruppo sociale ritiene di poterlo fare.

(E il diritto internazionale difende il diritto di autodeterminazione per fare in modo che ciò avvenga senza uso della violenza). Cioè, se il potere sovrano deve essere esercitato da un popolo, (quindi è popolo ogni soggetto che esercita potere sovrano); allora, non è tanto e solo il potere sovrano che si istituisce, che si manifesta presso un popolo già costituito, ma è anche il suo esercizio che certifica l’esistenza di un popolo. Nel senso che, un gruppo sociale che decide di darsi potere costituente, per diventare stato indipendente, da un lato, ha il diritto di farlo, e dall’altro, facendolo si costituisce come “popolo sovrano”.

Una conferma di questa posizione si può trovare persino nelle parole del segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, il quale intervenendo sulla situazione in Catalogna ha detto che “le Nazioni Unite rispettano i processi di autodeterminazione”. Ha anche chiesto che il processo catalano venga risolto attraverso il dialogo e mezzi pacifici: “Tutte le questioni in sospeso tra i paesi dovrebbero essere risolti pacificamente e attraverso il dialogo, nel rispetto delle reali aspirazioni delle persone interessate” (dichiarazione fatta ad Andorra il 26 agosto ultimo scorso).

Tra popolo e sovranità esiste un nesso di reciprocità e di dipendenza reciproca: il popolo comincia a esercitare potere sovrano, in quel momento, l’esercizio di tale potere gli conferisce lo status di popolo.

Allora, se, anche all’interno di uno stato nazionale, un gruppo sociale, con strumenti democratici, manifesta l’intenzione di costituirsi come popolo sovrano all’interno del proprio territorio, esso ha il pieno diritto di farlo. Intanto, in quanto, in buona sostanza, esso non fa altro che replicare ciò che in epoca diversa ha fatto nella propria fase costituente, il popolo dal quale esso vuole differenziarsi.

 

*Veneto Stato

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

16 Comments

  1. firmato winston diaz says:

    “Tutte le costituzioni repubblicane moderne, tra le quali quella italiana, attribuiscono la “sovranità” al popolo.”

    Si’ ma le costituzioni dalla magna carta in poi servono a porre dei limiti a quella sovranita’, nel rispetto dei diritti dell’individuo: tranne quella italiana, che lo fa meno delle altre. Altrimenti non servono a nulla.

    Se il sovrano si comporta da dittatore, poco importa se e’ un popolo, un’oligarchia o un monarca in carne ed ossa.

    Siamo veramente all’ABC.

    Il gruppo sociale che vuole costituirsi come popolo e’ piu’ probabile che sia quello di tipo nazi-fascista che quello di uomini liberi che badano ai fatti loro senza voler imporre nulla a nessuno.

    Ripeto: deprimente.

  2. Il canta storie per non andare in guerra. says:

    Queste xe ciacole da bar e basta. Un popolo è tale solo, se ha la forza di imporsi come tale. RIPETO….FORZA !!!! Tutto il resto sono cavolate. In italia il popolo non è mai stato sentito su nulla, e visto l’art.75 della costituzione che esclude di sentire il popolo sulla ratifica dei trattati internazionali, si evince un chiaro sistema di DIRETTORIO LOBBISTICO PARLAMENTARE, E NON POPOLARE COME VUOL FAR CREDERE IL PATETICO AUTORE SEMPLICIOTTO DI QUESTO ARTICOLO.

    Mi meraviglio solennemente, che queste “meritrici politiche” democristiane, che sono passati sotto tutti i partiti e movimenti, si arroghino pure la presunzione di parlare di indipendenza, quando NON CONOSCONO NEPPURE IL SISTEMA POLITICO E COSTITUZIONALE DEL QUALE FANNO PARTE.

    Parlare di DEMOCRAZIA DIRETTA, DEMOCRAZIA DAL BASSO E’ VERAMENTE UN BLUFF POLITICO PATETICO, QUANDO NEI PARTITI INDIPENDENTISTI STESSI, I CANDIDATI E I VERTICI, SONO SEMPRE STATI DECISI DA OUTSIDER CHE GOVERNANO FONDI E BARACCA. Imposti dall’alto, come Sguadagini, Bellocia, Pissiati, Pantomimi, Mamaliturichi ecc…ecc….

    LA BASE INDIPENDENTISTA DEI DIVERSI PARTITI, NON HA MAI DECISO NULLA, SIA BEN CHIARO !!!! Tutto è sempre stato invalidato e/o modificato all’occorrenza, in barba agli stessi statuti ( e trascuro le interpretazioni varie). La più grossa carognata si è vista su Verona quando VS (fazione IV), aveva imposto un riccone in cerca di notorietà, in barba alle decisione della base. D’altronde la sentenza del tribunale gli ha dato pure contro a IV, e hanno dovuto sborsare 4000 euro.

    Questi articoli farciti di positivismo e political correct post-leghismo e post-dc, mi stimolano solo il MOVIMENTO PERISTALTICO !! Qua ce la stiamo solo raccontando, nessuno POPOLO E’ LIBERO, SOLO PER MERA ESPRESSIONE DI CONVINZIONE PERSONALE.

    Se basta questo articolo o un referendum per rendere un popolo LIBERO e SOVRANO. Spiegatemi dove sbagliano il Tibetani, i Curdi, i Baschi, i Ceceni, ecc…ecc… e tutti i popoli che lottano in tutti i modi contro i governi centrali per essere liberi.

    Questo articolo rappresenta l’apoteosi del paraculismo politico italiano !!!!

    • eridanio says:

      la risposta cosa sarebbe? Sangue ed arena? Il confronto muscolare? Tra arabi ed israeliani pur avendo 2 o forse più ragioni di cooperazione per ogni singola ragione d’odio non sono ancora riusciti a sublimare la benché minima consapevolezza di quale sia la reale convenienza per entrambi. (sono salve le eccezioni bipartisan)
      Gli araldi della pugna sappiano che quello che vogliono portare in battaglia con il loro comportamento ed il tenore della loro comunicazione è un popolo e non un esercito.
      Ci sono azioni imbelli 1000 volte più devastanti di una forza muscolosa. Quel che manca è che la maggioranza qualificata della gente condivida solo 1 di queste azioni. Ma perché sgorghi il desiderio di partecipare, una persona in buona fede e mediamente responsabile, anche di fronte alle persone che ama, chiederebbe concretezza della direzione verso una struttura discussa
      dove non si pretenda di “fare” la padania o il veneto per poi accorgersi di dover poi “fare” i padani od i veneti.

      • Il canta storie per non andare in guerra. says:

        Il problema è proprio questo, quando certi esponenti leghisti e indipendentisti, vanno a dire in televisione che i veneti sono i residenti, e continuano ad esprimersi con la lingua dell’occupante (italiano). Sono essi veneti ????

        Quando, si continua a legittimare l’occupante, riproponendo schemi politici italiani, visti e rivisti. Si diventa veneti ???

        Quando l’autodeterminazione non viene intensa come rottura con la sovranità dello stato che ti domina, pensate veramente di ritornare liberi e contenti ( tanto per copiare un noto motto venetista) ?

        Risposta: UTOPIA !!!!

        Voi state giocando con l’ignoranza della gente. Poco vi importa, di creare o fare danni, tanto qualche boccalone lo trovate sempre che si mette a disposizione per la propaganda. Tanto voi, siete i vertici ….e la base resta base passiva.

        Mi fanno veramente ridere le affermazioni di certi avvocati ecc…. che pretendono di cambiare la costituzione, con una legge di rango inferiore come una legge regionale. E dopo ??? Quale altra cavolata dobbiamo aspettarci ?

        I Veneti se vogliono ritornare ad essere veneti e rompere con questo paese, devono in primis risvegliare la loro coscienza con scuole, universita’, servizi, prodotti ecc….che parlino e siano veneti !!!

        Nessuna via politica di collaborazione porta all’indipendenza; scordatevelo !!

    • Chiaretta says:

      Eccolo qua il porocan Sbetteghio.Nel sue elenco ripetuto all’ossessione stavolta ha dimenticato quello che chiama “Bisatto” e i due avvocati.
      Puntuale con le sue cavolate fotoniche il cantastorie infarinato dei fannulloni; falliti e perdenti pur di non lavorare sputtanerebbe di calunnie persino sua madre.Stesse cavolate ripetute da sempre e biasimate da tutti.
      Ma suicidati essere inutile.Libera il mondo dalle tue banalità.

      • Il canta storie fa CRI CRI !! says:

        Cara Chiaretta, Bellocia, Buxology, Crisbi ecc…

        Valerio Carli, ti aspetta a casa sua a Verona !! Per darti una bella roncolata e l’unzione degli infermi.

        Reverendissimo Monastero de Bovolonis !!!

        Il Sbetteghio, sta organizzando un pullman, per venirti a trovare, non temere….ci manchi !!!

        • Chiaretta says:

          Si,si……..Bellocia;Busologi; Crisbi e……….tua nonna in carriola infarinata. Tira a caso che con cento nomi forse ci riesci a azzeccare chi sono.
          Anche i grilli fanno cri,cri, ma tu fai sempre e solo coccodè come le galline.
          Lascia stare quello di Bovolone che nonostante i suoi difetti a differenza tua non è un codardo; si firma sempre con il suo nome e non ha mai minacciato nessuno e meno di tutti delle donne.
          Sbetteghio domani ci trovi tutti-tutti-tutti a Venezia. Non serve il pullman ma basta che arrivi con la tua barchetta di carta solo e patetico come un cane bastonato, come al solito.

          • VOX VERITAS VITA says:

            Par mi te poi esare chi che te vol fiolo/a caro/a, ma come sempre non te ghe gnancora capio chi che so mi. El problema tuo, xe che la tua vita miserabile e fallita, se rispecchia nea to vita privata, e sei talmente convinta delle tue cose da prenderlo sempre in quel posto.

            La politica è costellata di donne che cercano di fare gli uomini vendendosi. Ma una donna che si vede sappiamo tutti cos’è…..un uomo che si vende invece, semplicemente non è uomo.

            Ad ogni modo, go un errata corrige da fare, Valerio Carli xe precisamente dal santuario dea Madonna de Monte Berico, e quindi el conose ben i sossi de Sossan, i marochini curtaroli, e rocce del pontelungo.

            Per fortuna grazie a voi, oggi con una matita saremo liberi. Non vedo l’ora.

            Prima di giudicare e fare affermazioni deliranti, impara a firmarti tu, con nome e cognome fallita/o.

            Sono ritornati i soldi dall’America ????

            • Chiaretta says:

              Sbetteghio;Per quanto riguarda prenderselo in quel posto tu sei un grande esperto visto che è da anni che ti fai tutti i paracarri padovani lungo il Brenta. Sei la barzelletta vivente dell’indipendentismo.
              Non me ne frega niente dei tuoi sossi;marocchini e rocce perchè tu non fai distinzioni visto che per te è solo importante che siano con paracarri duramente dotati e che respirino.
              Oggi sei stato la totale barzelletta della manifestazione.
              Sei un pagliaccio demente e codardo per chi ti conosce e già per noi eri solo la conferma del peggio e per chi non ti conosceva, resti solo un ritardato patetico e inetto con una inutile laurea fallimentare in scienze poltiche che rimane uno spreco di denaro per la tua famiglia polverosa de Polveraras che continua a mantenerti passandoti soldi dopo che ti hanno cacciato a pedate nel sedere da ogni lavoro che hai provato a fare. La gente ti disprezza e ti detesta in massa.
              Tutti dicono che ti devi lavare perchè sono anni;anni e anni che puzzi come una fogna infetta impestata di pantegane rognose in putrefazione.
              Cercati un lavoro invece di stare dalle 8 alle 24 davanti al computer. Sei diventato un rottame umano vergogna perfino dei tuoi parenti e non te ne rendi ancora conto.
              Va a fare il panettaro che di pane ce n’è sempre bisogno oppure lava i cessi che quello è il tuo mestiere adatto….vigliacco e puzzolente.

  3. ..senza un capo, il popolo resta popolazione… trovate nella Storia un solo esempio di popolo sua sponte in movimento… non c’è; tutt’al più invece di un solo capo, a trainare il popolo verso sé stesso è stata una coppia o più di capi…

  4. eridanio says:

    Le nostre istituzioni attuali NON impediscono e NON ostacolano la formazione di una libera aggregazione di persone che si interroga, che studia, che realizza tutto ciò che è indispensabile per esercitare il potere di autodeterminazione ancorché questo processo porti ad una formale ed effettiva questione d’indipendenza.
    Non sarà una domanda, non sarà un’istanza, non sarà una richiesta. Sarà una questione che andrà a comporsi con negoziati tra sovranità distinte riconoscibili, organizzate ed apprezzabili nelle loro specificità per la cultura giuridica del rispetto del prossimo anche da parte della comunità internazionale.

    Ciò non significa che in entrambe le parti qualcuno, per interesse, paura od eccesso di zelo verso quel nulla che è (per se) l’entità stato, stimoli od intraprenda azioni d’ostruzione al dialogo o all’esercizio dei diritti. Eventuali scaramucce, se mal spiegate, tendono a far leva sui sentimenti più bassi ed inutili facendo finire tutto in caciara o scontro.

    Volere è potere.

    Ma non un volere qualsiasi e non un potere che non tenga conto degli altri.

    Unplug you from Italy

    La responsabilità e la serietà del processo spetta a chi se ne vuole andare. Infantilismi, vittimismi e VUOTI singolarismi son solo tempo perso.

  5. mv1297 says:

    Bravo Antonio,
    Dal mio nick, dovresti sapere chi sono. Devo congratularmi con il tuo articolo.
    Ci risentiremo presto.
    Ciao

  6. Marco Mercanzin says:

    “Qualcuno” ci è arrivato 12 anni fa…..

    ” MANIFESTO INDIPENDENTISTA

    Premesso che si intende per popolo ” l’insieme di individui che liberamente decidono di definirsi come tale, dandosi una bandiera, usando la propria lingua, e definendo come nazione il territorio su cui vive la loro comunità ”

    http://mav-valsesia.org/cose-il-mav/

  7. Heinrich says:

    C’è una bella e fondamentale differenza tra i due esempi, Vittorio Emanuele conquistò degli Stati Sovrani imponendosi con le armi e la violenza, contro la volontà dei Popoli e delle Nazioni occupate (i plebisciti-farsa non sono una forma di legittimazione bensì di violenza), mentre quello americano era un popolo che riconoscendosi tale chiedeva di Autodeterminarsi.

    Per chi è nato e cresciuto in realtà omogenee dell’italia “interna”, certi concetti paiono piuttosto ovvi, ma queste convinzioni vengono sistematicamente annientate quando traslate in terre di passaggio e confine dove il meticciato è norma e regola.
    A quale Nazione dovrebbe ascriversi un individuo nipote di quattro nonni ciascuno con nazionalità diversa? Ma, soprattutto, perché dovrebbe scegliere?
    Se io fossi Fiumano probabilmente avrei nonni austriaci, ungheresi, croati ed italiani; se fossi Istriano li avrei sicuramente croati ed istro-veneti, ma potrei averne anche uno austriaco ed uno istro-rumeno o istrioto; se io fossi pontebbano potrei avere un nonno italiano, uno carinziano, uno friulano ed uno sloveno; se fossi triestino potrei averne persino uno greco ed uno serbo, o armeno, oltre che uno austriaco ed uno friulano, piuttosto che veneto od italiano.
    Sono tutti esempi che agli occhi di un veneto, di un lombardo, di un sardo, di un siciliano, di un napoletano, possono sembrare assurdi ed, al limite, concepibili solo come più unici che rari, non come la norma e regola quale invece è in queste terre.

    E’ dunque preferibile che queste terre siano esse stesse “Nazione senza Nazione”, ovvero che si abbandoni il concetto etnonazionalista a favore del riconoscimento del dato di fatto che un popolo può essere tale anche se “meticcio”, e non siano più popoli e terre rivendicate da questa o quella Nazione, come se il proprio contributo di sangue, storia e cultura valesse di più di quello delle altre Nazioni componenti questi meltin-pot.

    Una pietanza è una pietanza, è concepita come un tutt’uno sé stante, non come una sommatoria di ingredienti.

    • caterina says:

      il Suo ragionamento fila dritto, salvo l’uso improprio della parola meticcio attribuito alla mescolanza di popoli o etnie citate, che risente di tanta polemica legata al ministro nero… nel suo discorso non si citano razze diverse…perciò “meticcio” non c’entra, mi sembra… è sicuro che, ad esempio, per la terra dei Veneti ci sono passati tutti e ci hanno lasciato tracce, ma oggi lo chiamiamo ancora Veneto, e sicuramente i Veneti di oggi sono anche in buona parte la risultanza di incroci ma è importante che si sentano Veneti… lo vedremo presto, se ci sarà un referendum.

      • VOX VERITAS VITA says:

        Sentirsi veneti, non vuole dire essere veneti. Lei, ha un pò di nebbia nel cervello. INOLTRE LA REGIONE VENETO ENTE AMMINISTRATIVO PERIFERICO DI ROMA (come tutte le regioni italiane), NON PUO’ CERTIFICARE NESSUN POPOLO VENETO, SIA CHIARO !!!!!

        Per la Costituzione ” Art. 117 [..] Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie:
        a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea;
        i) cittadinanza, stato civile e anagrafi;”

        ossia non sono materia della Regione le questioni di politica internazionale e l’indipendenza, perché riservate allo Stato . PUNTO!

        O si crede di poter aggirare la Costituzione da dentro un ente regionale ?

        La lettera i) dell’art 117 riserva allo Stato la definizione di cittadinanza e anagrafi. Quindi la regione non può definire “veneti” i residenti della regione, sarebbe una violazione delle competenze, oltre che del diritto del popolo veneto di definirsi da sé in autogoverno.

        Anche nella legislazione concorrente la Costituzione dice che “Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà
        legislativa, salvo che per la determinazione dei principi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato.”

        Certamente la legislazione dello Stato non ammette che la Regione faccia di testa sua, e le norme quadro, tagliate sulla Costituzione, impediscono ogni fantasia alla Regione.
        D’altra parte la Costituzione mette a fondamento ed impone i valori di “unità nazionale”, “interesse nazionale”.

        D’altra parte la fantasia che la regione possa dichiararsi Stato sovrano e creare confini è espressamente vietata dall’art. 120 della Costituzione:

        ” Art. 120
        La Regione non può istituire dazi di importazione o esportazione o transito tra le Regioni, né adottare provvedimenti che ostacolino in qualsiasi modo la libera circolazione delle persone e delle cose tra le Regioni, né limitare l’esercizio del diritto al lavoro in qualunque parte del territorio nazionale.”

        Per altro pare di leggere l’altra metà dell’anello di catena che è lo statuto regionale “Art. 19 – Autonomia legislativa e regolamentare.
        1. Il Consiglio regionale esercita la potestà legislativa nel rispetto della Costituzione, dei vincoli derivanti dall’ordinamento europeo e dagli obblighi internazionali.”

        Sig. Anna, se a lei piace lo IUS SOLI, sa già chi votare alle prossime europee e regionali. SI ACCOMODI !!!

Leave a Comment