Se tutte le culture pari sono, allora i mussulmani possono sputare sulle nostre donne

coloniadi ALDO MOLTIFIORI – Agli inizi degli anni 70, come eredità del mitico 68, ricordate i figli dei fiori dell’isola di Man, gli antropologi del piffero di allora hanno inventato il relativismo culturale. Da noi in questa disastrata penisola, che in troppi si ostinano a chiamare Italia, il rappresentante più scellerato di quella mortifera corrente di pensiero è stato Manconi, il quale così ha sentenziato a proposito della morale, in quanto somma di principi e di valori che dovrebbe stare alla base dei caratteri distintivi di un popolo: TUTTE LE MORALI HANNO PARI VALORE E LA STESSA DIGNITA’.

Il che in estrema sintesi può essere concettualmente tradotto così: Si può comprendere la morale di un popolo, ovvero l’insieme dei valori sui si regge la sua vita individuale e collettiva, ma al tempo stesso la scandisce, solo se si considera la sua cultura e i suoi comportamenti dal suo punto di vista.  Le conseguenze di questa vera e propria stregoneria sociologica possono essere, ma di fatto lo sono già nella realtà se non ancora nella legge, del tipo: chiunque individualmente o collettivamente voglia stabilirsi nella nostra comunità ha il diritto di continuare a vivere secondo i suoi costumi e i suoi valori. Nel caso dei musulmani, i quali sono il grande problema delle società occidentali significa semplicemente il diritto di vivere secondo le regole dettate dal Corano.

Ma andiamo con ordine. Questa opera distruttiva delle basi stesse su cui si regge l’intero Occidente si è avviato nella ultima decade dello scorso millennio, quando l’idea stessa di relativismo culturale si è estesa fino a comprendere il dominio della morale o peggio ancora quello dell’etica, quest’ultimo (dominio), purtroppo, molto più invasivo per quanto riguarda le conseguenze del vivere sociale.  Così come noi abbiamo i nostri valori etico-sociali e gli altri popoli hanno i loro-  nessuno dei quali può esplicarsi su un terreno neutrale, ossia uguale per tutti, quale quello che potrebbe implicare il postulato relativista –  la questione dunque diventa: su quali basi si può evitare il giudizio sui convincimenti e/o i comportamenti derivanti dai valori etici e morali di un’altra cultura? Nel caso specifico dei musulmani.

 

Come si può evitare la comparazione dei loro principi (vedi la Sharia nel Corano) alla Carta Costituzionale, diciamo la Sharia dell’Occidente? No! Non si può; con buona pace degli apprendisti stregoni alla Manconi; tutti, e sono tanti, nascosti fra le pieghe della classe dirigente di questo disastrato e scellerato Paese. Come può quella stessa classe dirigente ostinarsi a professare feticci quali società dialoganti verso l’integrazione, quando manca la precondizione della reciproca volontà di procedere lungo la via della mutua fecondazione e della invitabile emendazione delle incompatibilità?  La riprova nei fatti che si tratta di un monologo al vento da parte della nostra classe dirigente la si vive giornalmente di fronte ad una comunità musulmana del tutto impermeabile ai principi e ai valori fondanti della nostra società e di tutte le società occidentali. Nel rapporto fra individuo e comunità sta tutto l’incolmabile fossato che separa l’Homo Sapiens Occidentale dalla UMMA musulmana dove l’individuo non ha diritti e non ha personalità.

Dunque, come abbiamo testé visto, ogni giudizio è, prima che politico o sociale, culturale. Sembrerebbe ovvio, ma in epoca di totale chiusura mentale imbelle e codarda è doveroso ricordare e sottolineare che la Politica è sempre ed invariabilmente il prodotto della cultura. Nel caso dell’Occidente la prima larva di costituzione, ovvero la Magna Carta, una sorta di primitiva “Bill of right” fu il prodotto di una cultura libertaria e paritaria per la quale nessuno è sopra la legge nemmeno il RE.  Egualmente, nel caso dei musulmani, la Sharia, ossia la legge che ne regola la vita individuale e collettiva, trasfusa pari, pari, da Maometto nel Corano, è il prodotto della cultura araba del VII secolo A.D. La quale era e tale è rimasta inalterata che così risolve il rapporto tra individuo e Comunità (La UMMA): Non vi sono diritti umani ma solo quello divino assoluto di vita e di morte. E, chi si richiama a Dio diventa automaticamente il più forte e il suo volere assurge al rango di inappellabile ed indiscutibile potere sull’uomo.  Altro che incolmabile fossato fra le due culture si tratta di un abisso dal tempo infinito. Ma di quale relativismo o multiculturalismo si può dialogare se hai di fronte non un altro uomo o un’altra società ma un Dio che si professa assoluto immutabile ed intangibile.

In questa prospettiva il giudizio etico, ovvero quello che presiede al confronto sulle regole sociali, è diretta conseguenza della cultura specifica di un popolo e pertanto non può essere neutro da cultura a cultura né è applicabile la prassi che ogni valore e ogni pratica sia buona come ogni altra. Secondo tale prassi infatti non vi è modo di giudicare ciò che è buono o cattivo, in altre parole si deve sospendere ogni giudizio su quelle culture e sugli individui che vi si riconoscono. Sempre seguendo il pensiero relativista alla Manconi, ma vorrei dire paradossalmente alla Bergoglio (con buona pace di Gesù Cristo) non vi sono criteri oggettivi e quindi non culturali che ci permettono di decidere se sia meglio dare una pensione ad una vedova piuttosto che bruciarla viva sulla pira di suo marito morto. Dove per pensione leggi Occidente e per bruciare viva leggi Islam. Si tratta di una forzatura? Non direi se si guarda all’Arabia Saudita, all’Iran o all’ISIS.

Certi capisaldi sono, per l’individuo e per il popolo a cui appartiene, assoluti, e come si dice in gergo “Non-Negoziabili”. Purtroppo, però questo assunto, che ha prima determinato e poi retto quell’ineguagliabile ed ineguagliato sviluppo umano e sociale genericamente chiamato Occidente, sta diventando sempre meno vero!  Il relativismo culturale o multiculturalismo è già oggi divenuto, ufficialmente, politica sociale in Canada e di fatto viene attuato in modo non formale in molti paesi dell’Europa, fra quali naturalmente primeggia l’Italia. Ricordo solo quella pura idiozia di cancellare il Natale o di togliere la Croce dalle scuole giusto per non disturbare il feroce Saladino, alias il musulmano di oggi. I nostri politicanti, apprendisti stregoni di disneyana memoria, sono talmente imbecilli che, che mentre strombazzano a squarciagola l’integrazione come panacea di ogni problema nella pratica invece applicano il più rigoroso multiculturalismo relativista che è esattamente il suo contrario. Per intenderci di quale integrazione si parla se si permette al musulmano, o a chi per esso, di vivere nella sua cultura o secondo i suoi valori, regole e costumi?

 

Si rendono conto questi apprendisti stregoni della manipolazione esplosiva che essi stanno alchimizzando nelle basi stesse che reggono la vita collettiva qui nello stesso Occidente? Nel DNA occidentale sta scritto che “L’Uomo è la misura del tutto” e che pertanto è l’individuo il portatore di diritti individuali assolutamente inalienabili. Da questo assunto che ha visto il Greco, il Romano, il Germano ovvero L’Europeo liberarsi, lungo il periglioso incedere della storia umana, dalle schiavitù impostole dalla natura, si è arrivati alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di New York. E, tutta la società occidentale ha nel suo epicentro l’uomo. Ma, sembra proprio che gli “Idiotes” che reggono i nostri destini se ne siano dimenticati. Niente di quel percorso di liberazione e di possente crescita nella propria consapevolezza di Homo Sapiens è avvenuto nelle società soggiogate dall’Islam. Il Corano, ovvero la verità rivelata secondo Maometto, altro non è che la trasfusione in senso religioso della cultura araba del VII secolo A.D. Qualcuno può forse ragionevolmente accettare come terreno di dialogo i principi, i valori e i comportamenti di una società che potremmo ben definire pre – colombiana?

Quello che sta avvenendo ed in parte si è già compiuto in paesi come il Canada, la Norvegia e la Gran Bretagna è che alle comunità musulmane, ma non solo, è consentito di vivere nella loro cultura secondo i loro valori, le loro regole e i loro costumi. Al loro interno vigono regole comunitarie ed il termine di riferimento non è più il cittadino con i suoi diritti individuali ma la comunità che diventa così metro di misura per far funzionare la società. Lo scivolamento, a volte impercettibile ma più spesso traumatico, dai diritti individuali a favore di quelli collettivi rappresenterebbe per l’Occidente un radicale abbandono di tutta la sua Filosofia politica, dove l’individuo non sarebbe più giudicato e misurato in base ai propri meriti o capacità, ma piuttosto sulla base delle caratteristiche della società nella quale è chiamato a vivere.

Questo è il cavallo di Troia con il quale le comunità musulmane che hanno vocazione totalitaria così come le viene richiesto dal Corano, prenderanno il controllo delle nostre società in due tempi. In un primo tempo imporranno, e di fatto in alcuni paesi vi sono già pervenute, l’accettazione che al loro interno possano vivere secondo le loro regole e i loro costumi.  Poi, in un secondo tempo divenute abbastanza forti imporranno quelle stesse regole e quegli stessi costumi a tutta la società che le ospita.

Con il che, cari amici, quella monumentale opera che chiama la dichiarazione universale dei diritti umani del 1945, come tutti i monumenti conquistati dall’Islam diventerà polvere e sarà relegata nei musei della preistoria islamica. A questo triste destino da pianeta delle scimmie, dove l’uomo è nello zoo dei diritti umani, ci sta avviando questa classe dirigente tronfia di feticci quali: Dialogo, Integrazione, Multiculturalismo. Feticci che la comunità musulmana forte dei suoi asseriti indiscutibili principi e dei suoi conclamati assoluti valori abbatterà come si fa con i birilli nel bowling.

Tutto ciò può essere evitato se in un sussulto di reminiscente intelligenza la classe dirigente ma soprattutto il popolo saprà invertire un tale distruttivo processo riaffermando l’assolto valore della nostra Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. La natura delle società occidentali è imprescindibile dalla libertà individuale ed essa deve sempre e comunque prevalere sui dettati della collettività, in particolare le donne hanno lo stesso valore degli uomini. La democrazia rappresentativa deve prevalere sul dispotismo tradizionale, il valore individuale sullo status ereditario, l’eguaglianza sulla gerarchia, la legge umana sulle regole dei testi sacri, rispetto delle diversità sessuali e non loro repressione. Dobbiamo forse piegarci al multiculturalismo e accettare il collettivismo, il dispotismo, condizione ereditaria, gerarchie precostituite, leggi religiose, conoscenza preilluministica, repressione della diversità sessuale? NO! Nel modo più assoluto. Il nostro retaggio ellenico ci ha insegnato in nodo, mai discutibile, che: L’uomo è la misura del tutto e il suo comando è quello di sondare l’ignoto per renderlo conoscibile e dominabile. Questo e non altro è “L’HOMO SAMPIENS” che distilla la Società fra uguali.

Se non accettiamo di far minare nelle sue stesse basi costituenti la società occidentale dobbiamo ritrovare la forza e il coraggio dei nostri padri che hanno conquistato la dichiarazione universale dei diritti umani. Solo brandendola in tutte le circostanze di confronto, che più spesso sarà uno scontro di civiltà, potremo tornare ad illuminare il nostro orizzonte prossimo venturo.

Il nostro postulato diventa dunque: Tutti coloro che chiedono di vivere nelle nostre società dovranno essere misurati, nella loro vita individuale e collettiva, sulla base degli standard previsti dalla:

DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI UMANI.

Per esempio: il trattamento della donna, rispetto a tale dichiarazione universale, che sia figlia, moglie, madre, studentessa o semplicemente cittadina, nella famiglia come nella comunità, deve costituire il metro di misura per provvedimenti di espulsione immediata decisa in sede amministrativa, dai servizi sociali o dalle Amministrazioni locali, previo appello all’autorità giudiziaria. Voglio essere ancora più esplicito: sputare in faccia ad una donna, non dico violentarla o assoggettarla, perché difende il proprio status di libera cittadina, come è successo in Svezia e in Germania, è motivo di immediata espulsione dal Paese con semplice provvedimento amministrativo e siccome esiste la fragranza di reato senza nemmeno poter accedere alla giustizia normale. Quell’odioso musulmano tunisino che ha commesso quell’infame gesto deve indicare a tutti i musulmani che vivere in Occidente, in tutto l’Occidente, è impossibile seguendo quei valori di razzismo e dispotismo da Arabia precolombiana; con buona pace di Maometto che di quella cultura di cui è padre padrone.

 

 

 

Print Friendly

Related Posts

Leave a Comment