Se tre regioni a caso fanno il 40% del Pil

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di ANGELO VALENTINO – Mai come in queste settimane i quotidiani stanno riscoprendo il Nord. Nord senza autonomia, Nord che produce, emergenza lavoro prioritaria sulla sicurezza… e via discorrendo. Repubblica si è cimentata nell’utile scoperta che “In tre regioni il 40% del Pil italiano. Quanto vale l’autonomia dei ricchi”.

Ricchi? Magari. La povertà abita anche al Nord. Anche se come conferma l’ultimo dossier dell’Osservatorio della Cna, Lombardia, Veneto ed Emilia “rappresentano il motore produttivo dell’intero paese”. E Repubblica, scopre anche il residuo fiscale, dopo che è stato sepolto dal nuovo corso leghista a Roma. “Da uno studio dell Cgia di Mestre emerge che la prima regione per entrate tributarie pro capite è proprio la Lombardia  (11.898 euro), l’Emilia Romagna è al terzo posto e poco dopo arriva il Veneto. Soprattutto, però, queste tre regioni sono prime   in graduatoria per residuo fiscale, cioè per la differenza tra quanto un cittadino versa allo stato in termini di tributi e quanto ottiene in termini di  servizi”. Ppi sono sciorinati i numeri sul residuo: 54 miliardi la Lombardia, 18 l’Emilia e 15 il Veneto. E la crisi? Pare che il Nord abbia recuperato. Nel 2009 l’export era il 54,2% sul totale nazionale, ora è al 54,3%. Nonostante il valore delle merci sia cresciuto del 43%. La Lombardia si prende il 26,8% di export, il Veneto i l14 e l’Emilia il 13,5. Benessere che si riflette sul pil pro capite: 38.200 in Lombardia, 35.300 in Emilia Romagna e 33.100 in Veneto. Certo, sono calcoli che sono la media del totale. Alzi la mano chi al Nord tra i nostri lettori ha un reddito di 38.200 euro. Alcuni sì, la maggioranza no. Ma resta il fatto che il Nord lavora, tra ben pagati e sottopagati e produce senza ricevere il dovuto.

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2 Comments

  1. giancarlo RODEGHER says:

    Quello che conta sono i residui fiscali !!!
    Da più tempo sostengo che l’autonomia a tutte le regioni e subito è impossibile.
    Si deve procedere a scaglioni e spero che quanto il governo afferma “autonomie differenziate” si riferisca proprio a questo, cioè iniziare gradatamente da una regione, vedere il primo anno i risultati e poi procedere con le altre. Questa sarebbe la medicina ideale per non sbattere………
    E’ chiaro che intendo un’autonomia completa, cioè con il 90% delle tasse prodotte in una regione rimangano sul territorio onde permettere l’abbattimento delle tasse, la riduzione della burocrazia etc..etc.., quindi un vero scollamento dal sistema italia di adesso. Quando il PIL delle regioni aumenta rispetto a quello di partenza, la differenza in più andrà a favore dell’italia per non meno di 10 anni, ( ai fini del debito pubblico) dopodiché la cosa termina e si ritorna all’autonomia completa.
    Questo meccanismo garantirebbe i conti pubblici ( iniziare dalla Lombardia per esempio sarebbe sbagliato poiché 56 miliardi non si troverebbero…..) quindi partire per esempio dal VENETO ca. 16 Milardi….erano anche oltre 20 anni addietro ( se non si agisce probabilmente diminuiranno ancora restando ” dentro ” l’italia) è una cifra che al 90% diventano 14 miliardi ca…..sono sostenibili per il primo anno di esperimento o prova e l’U.E. potrebbe anche vederci dentro se non è miope o presbite o tutte due insieme.
    Magari a Mggio il Parlamento europeo sarà completamente cambiato ?! Speriamo anche in questo.
    Lo ripeto sino alla nausea…..se non si tenta questa soluzione, autonomia al 90% per la prima regione e poi anno dopo anno le altre se tutto è come prevedibile….l’italia potrebbe salvarsi. Si deve fare una modifica alla Costituzione che preveda un’Italia federale. Ogni regione deve farcela e dare al governo federale centrale solo un 10% per la difesa, la politica estera in generale e forse 1 o 2 altre competenze e basta. Senza arrivare a questo l’italia salterà per aria e forse anche una patrimoniale con i fiocchi non risolverebbe granché.
    Concedere l’autonomia a 3 regioni senza concedere loro le risorse necessarie per gestirle meglio, ma anche poter fare una politica fiscale diversa e moderna…. sperando che riescano a risparmiare ancora sulle spese della gestione pubblica regionale non si va da nessuna parte. Sia chiaro !!
    Capisco che il groviglio legislativo non prevede differenziazioni fiscali, etc..etc… SI DEVE TROVARE LA SOLUZIONE ed in fretta………..
    Mi sono ancora una volta levato dalla coscienza la sensazione che può avere un cittadino medio nel sentirsi inascoltato, per risolvere i problemi del mio Veneto in primis e poi anche quelli del paese nel suo insieme, ma si spera sempre che qualcuno legga , rifletta e intraveda la luce.
    WSM

  2. Padano says:

    Manca il Piemonte, in questa classifica: nonostante, come riporta l’articolo, esso esporti per oltre il 10% dell’export italiano (quindi segue a breve distanza l’Emilia).

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