Se sta tornando lo Stato Pontificio 1/ La “svolta” del Sinodo

vescovidi ALDO MOLTIFIORI – Il recente viaggio di Papa Bergoglio a Cuba e negli USA, ma soprattutto il recentissimo pronunciamento del Sinodo dei vescovi sul fondamentale tema quale è la “Famiglia” ha  reso evidente, anche ai finti ciechi, che siamo in presenza di un deciso ritorno sulla scena politica di un partito  politico  in rappresentanza di un rinascente  Stato; quello Pontificio. Entrambi con un capo che ovviamente riassume in sé il ruolo di Capo partitico e di Capo istituzionale propriamente mondani, ma che niente hanno a che fare con il messaggio di Cristo per il quale il suo Regno non è di questo mondo.

A onor del vero il processo di ricostituzione dello Stato Pontificio ha inizio con Papa Woytila, il polacco anticomunista ma, paradossalmente, salvo la breve parentesi di Ratzinger,  si sta trasformando in un Regno (ricordo che il Papa è un monarca a vita di tipo elettivo) Pontificio di stampo comunista.

La storia della Chiesa di Roma è piena di salti carpiati alla rovescia in specie su materie quali la salvezza del’anima,  il ruolo della donna nella vita laica e sacra, la sacralità del matrimonio o il disordine morale e materiale  dell’omosessuale. Anche in questi casi la sua capacità di rovesciare i termini di un problema a seconda delle opportunità del momento risulta molto efficace. Ho parlato di Capo politico dal momento che è vitale per lo Stato Pontificio, i cui i sudditi, sottomessi a Dio e al Papa, sono spariti dalle Chiese, recuperare consenso e adepti in altre categorie di possibili sudditi quali appunto i divorziati, gli omosessuali (anche fra i genders?) i drogati i carcerati, i cassaintegrati e via discorrendo.

Per millenni una dottrina dichiarata verità assoluta e santificata dalla infallibilità del Papa ha scomunicato quelle categorie di reietti comminando loro la pena della dannazione eterna. Oggi quella  stessa infallibilità, non solo  ammette quelle stesse categorie nella Chiesa ma addirittura le santifica. Potenza Papale da fare invidia perfino a Dio.

Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire meglio cosa è successo  in questo, non casuale,  viaggio in due Stati per la riappacificazione dei quali questo Papa si è lungamente impegnato. Ancor di più; cosa è stato deciso nel sinodo dei Vescovi il quale con atteggiamento degno del miglior Satirycon felliniano si è pronunciato per alzata di mano sulla eterna ed immutabile verità divina. Si badi bene, non per ratificarla, che già di per se voler sottoporre a ratifica la verità divina è affaire da Spirito Santo, ma per negarla!

Ma andiamo con ordine, voglio condividere con voi tutti la mia chiave di lettura che riassumo in tre fatti, peraltro portati alla attenzione del mondo intero da gran parte dei media internazionali.

Cuba è uno degli ultimi due Paesi comunisti che rimangono su questo pianeta ad imporre  all’individuo il dovere di vivere  unicamente per lo Stato. L’altro è la Corea del Nord. Il viaggio del Papa in questo paese non è casuale e suona come un nostalgico revival dello Stato Pontificio in chiave atea. Uno Stato che prima di essere spazzato via da un altro Papa, questa volta dalla camicia Blu- Savoia, il cacciatore di territori ossia; Vittorio Emanuele II,  era popolato dalla stessa torma di miserabili indigenti, senza anima che oggi caratterizza Cuba.

Vi invito a rileggere le prime cronache post Porta Pia sullo stato del popolo romano alle soglie del 1870. E sempre dall’alto della sua infallibilità ex-cattedra il capo politico del virtuale Stato Pontificio.

La democrazia così come il suffragio universale sono tanto sconosciuti allo Stato comunista di Cuba quanto lo sono da sempre nella Chiesa quella spirituale  e quella del Clero. Tanto Dio ha creato l’uomo con il proprio e assoluto libero arbitrio, quanto il Papato, da San Paolo (il primo vero Papa) in poi si è duramente esercitato a limitarne per non dire sopprimerne il vitale afflato infusovi (nell’uomo) da Dio.

Ma dopo che il Sinodo dei Vescovi e per alzata di mano a rigettato verità divine, o come tali professate da due millenni, niente può stupire se non una ulteriore conferma della volontà di potenza tipica di uno Stato; quello Pontificio per l’appunto.  In Italia poi i segni di un prepotente ritorno dello Stato Pontificio sulla scena politica sono diventati quotidiani! Non passa giorno e non vi è tema sociale che non vedano pronunciamenti di questo o quel Vescovo per non parlare poi del Papa che ogni domenica dal balcone pontificio di Piazza San Pietro somministra, o cerca di, ad Urbi et Orbi, la sua pillola di comandamento laico e sociale. Come fa qualunque capo di partito che è anche capo di governo.

(1 – segue)

 

 

             

Print Friendly, PDF & Email

Recent Posts

Leave a Comment