Se si dimette Marino per uno scontrino, si deve dimettere mezza Italia dei partiti

marinoromadi ROBERTO BERNARDELLI – Ma ve la ricordate o no la storia della rimborsopoli regionale? Io sì. Dal Piemonte alla Liguria al Veneto alla Lombardia, un mare di carte giudiziarie che accusano i consiglieri regionali di spese improprie. Molti di loro non sono  stati più rieletti, molti altri invece stanno ancora in politica.

E allora mi chiedo, senza dove fare un romanzo: se si è dimesso il sindaco di Roma, Ignazio Marino, al di là delle simpatie o del giudizio sul suo operato politico, perché non vanno fuori dalle scatole anche tutti gli amministratori pizzicati a spendere i soldi dei contribuenti?

A questo punto dico: tanto onore a Marino, tutto sommato si è riscattato alla fine, dimostrando che si può anche lasciare per molto meno di tante vaccate commesse dai politici di lungo corso.

Vi ricordate il ministro dello Sport, la canoista, che lasciò per l’Ici non pagata per una palestra? Era colpa del commercialista, disse, ma ebbe la forza di dimettersi. Altri, invece, con la faccia simile a qualcosa di rotondo e copioso più che ad uno sguardo acuto e studioso, scaldano la sedia e noi li paghiamo.

Presidente Indipendenza Lombarda

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