Se Renzi propone il modello Alto Adige a Putin in Ucraina…

di GIOVANNI POLLIzar putin

Renzi a Mosca, per dare lezioni di autonomismo a Putin, proponendo nientemeno che il modello “dell’Alto Adige” per risolvere la sanguinosa guerra in Ucraina. E’ finita così, in una commedia dell’assurdo con tanto di citazioni dostoevskjiane sulla “bellezza che salverà il mondo”, la due giorni del presidente del consiglio italiano in Ucraina e Russia. Un viaggio che più sfortunato non sarebbe potuto essere: la prima volta che un capo di un governo europeo ha visitato il Cremlino dopo il golpe targato Usa a Kiev, è capitato proprio nei giorni successivi all’assassinio dell’ex vice di Boris Eltsin, Boris Nemstov, di fatto un personaggio politico di quart’ordine nemmeno eletto alla Duma, presentato però dalla propaganda occidentale come “Il principale oppositore di Putin”. Immancabile quindi la deposizione di un mazzo di fiori sul luogo dell’omicidio, avvenuto in circostanze ancora tutte da chiarire.

Prima, tappa a Kiev

Poco prima del viaggio, Renzi non aveva mancato di “prendere le consegne” dal grande capo d’Occidente Barack Obama in una conference call. Prima di giungere a Mosca, l’italico premier aveva quindi fatto tappa naturale a Kiev, dall’alleato alleato Usa ed Ue e presidente ucraino Petro Poroshenko a ripetergli che  l’Occidente è a fianco dell’Ucraina “per il rispetto della sua indipendenza e sovranità”.
Ma nel colloquio con il capo del Cremlino i toni sono stati ben diversi, e palpabile la difficoltà di Renzi nel dire qualcosa di sensato e costruttivo e non di banale e scontato durante la conferenza stampa congiunta al termine dell’incontro.

Il modello Alto Adige offerto a Mosca

“Diplomazia diplomaticante” a parte, con l’accento naturalmente posto sul “pericolo terrorismo”, sulla Libia, sul fatto che per lui si trattava del quarto incontro con il presidente russo ma il primo direttamente a Mosca, Renzi nel toccare il tema più scottante, quello ucraino, ha superato se stesso. Come se non fosse il capo di un governo ferocemente impegnato nella decostruzione del sistema delle autonomie e dei poteri territoriali, si è sentito investito del compito di spiegare al leader russo la strada da compiere, come peraltro aveva già spiegato di aver fatto anche con Poroshenko. “Penso che sia molto improntante sottolineare il passo in avanti, voglio sperare decisivo, del 12 febbraio con la firma del protocollo di intesa a Minsk: è davvero un buon lavoro perché consente di indicare la strategia non soltanto per il cessate il fuoco, il cui monitoraggio è fondamentale, ma sopratutto perché indica una soluzione. A questo proposito credo che nelle prossime settimane sarà fondamentale continuare a lavorare insieme”, ha detto Renzi. L’Italia, ha quindi proseguito, è disposta a offrire “tutto il proprio impegno e supporto all’interno dell’Ue, anche indicando alcuni modelli di autonomie e decentramento: in Trentino-Alto Adige abbiamo un modello di autonomia molto interessante”.

L’ironia della stampa russa

La proposta ha però sollevato le pesanti ironie della stampa russa, peraltro molto avara di informazioni circa lo stesso incontro tra Renzi e il presidente. Andrei Kolesnikov, ritenuta una delle penne più brillanti del giornalismo russo, ha scritto che per mettere in atto il modello altoatesino “occorre prima di tutto che gli ucraini diventino italiani e che i ribelli diventino trentini”. Kloesnikov ha colto subito un altro aspetto della conclusione della visita, cioè la scelta di tenere una conferenza stampa senza domande, spiegata con gli evidenti timori di Renzi che qualcuno potesse metterlo in difficoltà essendo lui “un rappresentante dell’Ue che ha imposto le sanzioni” ed “in contatto con il leader del Paese sanzionato”.

 

Cita Dostojevskj ma somiglia a Crozza

Ma niente paura, il Renzi show non è comunque mancato. Al termine del suo intervento, a fianco di un Putin che fedele alla sua immagine non ha battuto ciglio, l’ex sindaco di Firenze ha tentato di volar alto citando Dostojevskj, finendo piuttosto ad assomigliare molto da vicino alla parodia di Crozza: “Dostoevskij ha scritto le sue pagine sulla bellezza che salverà il mondo a Firenze. Mi piace pensare che la bellezza che salverà il mondo è quella di chi prova a fare del meglio per restituire la speranza e una occasione di pace al nostro continente e al nostro pianeta”.
E così, dopo un simile afflato retorico, senza un applauso né una domanda, il rompete le righe. E se Putin in occasione dell’incontro con il presidente egiziano El Sisi gli aveva donato un simbolico kalashnikov a testimonianza della lotta comune contro il terrorismo, a Renzi si è limitato a dare una veloce stretta di mano. Poi, né selfie né altri salamelecchi, ciascuno per la sua strada.

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6 Comments

  1. Dan says:

    Ma possibile che ogni volta che dobbiamo trovare una figura politica italiana in grado di non fare figure di merda all’estero ci troviamo sempre a dover scegliere tra Pertini e Benito ?

    • luigi bandiera says:

      Caro Dan, e’ la storia d’italia, non ne hanno un’altra. Aggiungiamo i partigiani e gli antifascisti e nazisti…
      E pensare che dal ROSSO partirono sia i nazisti che i fascisti.
      Adesso, le madri e li padri dei dittatori rinnegano la loro maternita’ e paternita’, anzi, inveendo contro. Ovviamente, tutti quelli che non sono schierati con i ROSSI sono NERI. Magari bianchi no..?
      Cosi’ per stare con la loro falsa gloria perche’ l’italia fu liberata dagli americani, continuano a raccontarci le solite barzellette passate per verita’ storiche. Se non ci fosse qualcuno che ci crede l’italia muorirebbe.
      Meglio soprassedere… sulla storia, falsa e tendenziosa, d’italia.
      At salüt

  2. Rodolfo Piva says:

    Il pentolaro fiorentino poteva esimersi dal fare riferimenti al Sudtirolo visto che, in materia, ne sa parecchio di più un caprone di lui. Si vede che la spocchia e la cialtronaggine sono patrimonio del suo DNA.

  3. luigi bandiera says:

    Con questi kapeti che vogliono fare i grandi non si va mika da nessuna parte.
    Ma quando sara’ grande come si comportera’ con i grandi?
    Bacio le mani.

  4. Paolo says:

    In Alto Adige vige un’ autonomia all’ acqua di rose. Loro vogliono una vera autonomia, in parole povere vogliono essere padroni sulla propria terra. Spesso i politici parlano senza sapere quello che dicono.

  5. G.da Brivio says:

    Bell’articolo. Spero di leggerne altri sullo stesso tono.

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