Se oltre ai barconi il governo si occupasse della mafia al Nord…

Schermata 2019-07-19 alle 16.45.06

di ANGELO VALENTINO – Le regioni del Nord primeggiano per la quantita’ di operazioni sospette delle mafie, con il 46,3%. Al Sud la percentuale e’ del 33,8% e al Centro del 18,7%. E’ quanto emerge dall’ultima relazione della Dia. Secondo il documento, “il maggior numero di operazioni finanziarie sospette di ‘interesse istituzionale’, emerse con riferimento alle regioni del Nord, puo’ essere indicativo di una mafia liquida che investe in questa parte del Paese in maniera occulta, utilizzando per i propri scopi criminali delle teste di legno. Una mafia latente che potrebbe, in prospettiva, manifestarsi con caratteri piu’ evidenti”.

“A fronte di uno scenario sicuramente complesso, la legislazione antimafia sembra scontare ancora i limiti legati alla competenza territoriale in cui vanno a radicarsi i procedimenti penali e di prevenzione. I fascicoli processuali tendono, infatti, ad essere attratti dai Distretti giudiziari in cui la consorteria mafiosa si e’ storicamente sviluppata. Conseguentemente vi e’ una limitata possibilita’ di perseguire l’azione illecita da parte dei Distretti del Centro-Nord, in cui oggi invece si manifestano con sempre maggior forza le attivita’ economico-finanziarie delle mafie”. E’ quanto si legge nell’ultima relazione della Dia, riferita al secondo semestre 2018.

Allora, una domanda ci sta. E anche più di una. La cronaca ci racconta di questa infiltrazione che pervade il territorio. Ma non abbiamo sentito una parola sull’emergenza mafie al Nord. Non generano consenso tanto quanto il braccio di ferro con le ong o i ministri dei 5S indifendibili. Aspettiamo di sapere. Anche perché le mafie per essere pericolose non hanno bisogno di sparare.
Sta spostando l’interesse dalla deroga all’economia legale, dai boss ai consiglieri comunali amici, ai consiglieri di amministrazione nelle Asl.

La mafia non genera però allarme sociale. E’ come se non si vedesse, soprattutto perché non se ne parla, il problema è trascurato, minimizzato. E il Nord paga questa presenza che non è una forma di colonizzazione, di affitto degli spazi sociali o economici. Fa parte del paesaggio comunitario, parte attiva e viva, tumore che non allarma fino a quando non si deciderà di alzare la testa.

Print Friendly, PDF & Email

Related Posts

2 Comments

  1. Marco Green says:

    Ormai i leghisti non si pemettono più di associare le organizzazioni mafiose ai meridionali.
    Salvini specifica sempre, come un Saviano o un qualsiasi altro personaggio ottuso o in malafede, come ormai la Mafia sarebbe radicata al Nord come al Sud, come se le responsabilità dei padani fossero uguali a quelle di chi le organizzazioni mafiose le porta qui, sfruttando le falle di un sistema sano ma reso purtroppo aperto anche alla peggiore immigrazione.

  2. caterina says:

    È certo che, fino a quando rimarrà a Roma la regia della politica e del potere e tutte le sue emanazioni, non sarà possibile intervenire efficacemente per estirpare un cancro come è la mafia che fluttua attraverso la sua rete sì da sfuggire ad ogni iniziativa tesa allo sradicamento…esercitata com’è ad avvalersi dei suoi emissari collegati a doppio filo e sparpagliati ovunque, riuscirà sempre a sfuggire laddove si intraprenda un inizio di azione di contrasto che rimarrà sempre monco ed inefficace. Non basta neppure l’autononia delle regioni, perché monca di autorevolezza e potere…sarà efficace solo l’indipendenza laddove si potra’ attuare e siccome questo lo si sa, anche il governo centrale ne risulta connivente nonostante finga di combattere la piaga che ammorba ogni ganglio di potere, magistratura compresa.

Reply to Marco Green Cancel Reply