Se non sono Gattopardi, gli indipendentisti veneti dicano cosa vogliono

lombardovenetodi ENZO TRENTIN – L’Asl 2 savonese nell’aprile 2013 ha cominciato a distribuire agli anziani della provincia, insieme coi pannoloni, dei moduli che ogni incontinente doveva compilare annotando, casella per casella, la data e l’ora “dell’indossaggio” del pannolone, la marca e descrizione del prodotto, la taglia del morbido manufatto, il “peso del prodotto asciutto” (cioè “prima”), il “peso del prodotto bagnato” (cioè “dopo”) e la situazione in cui l’utente aveva espletato quella che i burocrati chiamerebbero l’”emissione fisiologica urinaria ed escremenziale”: a) Era seduto? b) Era allettato? c) Camminava? Figuratevi le scene in famiglia: “Ma nonno, dove hai la testa? Hai fatto di nuovo la pipì senza compilare il modulo!”.

“Si tratta di un sistema ideato per tagliare gli sprechi ed evitare di consegnare a tutti, anche a chi non ne ha realmente bisogno, la tipologia di pannolone più performante,” ha scritto Tommaso Dotta sul “Secolo XIX” (l’episodio è riportato anche in «BOLLI, SEMPRE BOLLI, FORTISSIMAMENTE BOLLI LA GUERRA INFINITA ALLA BUROCRAZIA» di Gian Antonio Stella, edito nel 2014 da Giangiacomo Feltrinelli Editore –  Milano). Solo che, oltre ai dettagli già ricordati, occorreva “segnalare la circonferenza dei fianchi dell’assistito” e “lo stato della sua cute sacrale”. Risultato: “Molti hanno preso sottogamba la griglia, hanno pensato si trattasse solo di una scocciatura burocratica e l’hanno compilata distrattamente. Come conseguenza si sono ritrovati con una fornitura di pannoloni inadeguati, con un livello insufficiente di capacità assorbente o di taglia diversa rispetto a quella necessaria. Di qui, le code all’Asl di persone spazientite, armate di borse piene di pannoloni, che chiedono di poterli cambiare…”. Finché tra gli imbrattacarte savonesi si è fatto strada il buonsenso: meglio lasciar perdere.

L’Europa è l’ultima a ricordarci che l’Italia è preda di una burocrazia sprecona e inefficiente, lo ha fatto alla fine di aprile del 2014. Con un dossier che ha spinto il “Corriere della Sera” a dedicare al tema il titolone di prima pagina: La burocrazia frena l’Italia. «Rimanevano o arrivavano solo pigri, incapaci o imbecilli. Così, lentamente si radicò la mediocrità nell’amministrazione […]. Interamente composta di spiriti meschini, la Burocrazia ostacolava la prosperità del Paese […]. Ormai padrona del campo, controllava tutti e teneva al guinzaglio gli stessi ministri. E soffocava quegli uomini di talento tanto arditi da voler camminare senza di lei…» Sembrano scritte per noi, queste parole di Honoré de Balzac prese da «Gli impiegati» del 1837 e riferite alla burocrazia francese. Potremmo continuare, ma chi desidera sbellicarsi dalle risa (per non piangere) può leggersi il libro su indicato.

Ora li spiriti semplici potrebbero dire: «Vedete? Una ragione in più per l’indipendenza del Veneto!» O della Lombardia o della Sardegna o di un’altra area soggiacente all’Italia. Ma dove sono le proposte dei sedicenti indipendentisti per superare questa ed altre situazioni Kafkiane? Non ce n’è! Non sono mai pervenute ad alcun mezzo d’informazione. Eppure, a suo tempo, questo giornale pubblicò qualche documento da cui partire. Su cui riflettere, implementare e innovare.

E invece abbiamo assistito al proliferare di buone intenzioni, di numeri fantasmagorici non supportati da studi almeno credibili se non proprio inconfutabili. Molti sono stati e sono tuttora gli pseudo leader (in particolare quelli veneti) alla ricerca di farsi eleggere nelle istituzioni italiane con la scusa di volerle cambiare “dal di dentro”, ben sapendo che le varie esperienze di: Lega Nord, Italia dei Valori e ora M5s – solo per citare gli ultimi – non ci sono riuscite, né ci riescono. E con ciò stesso lasciando sorgere il sospetto che più che alle riforme, questi pseudo leader mirino ai privilegi e alle prebende dello Stato italiano.

 Secondo Moisei Ostrogorski in «La democrazia ed i partiti politici», 1902, Cap XII, par. VIII: «La’ dove i cittadini si manifestano in generale incapaci di affermare la loro personalità, i governanti li dirigono a modo loro come fossero marionette o li considerano come strumenti a loro disposizione.» E qui è forte l’eredità del fascismo: un capo solo al comando e «Lo Stato è tutto e l’individuo è nulla.» come teorizzava il filosofo Giovanni Gentile. E della chiesa cattolica che come ogni religione predica anzitutto l’obbedienza.

Ed ancora l’originale tesi ostrogorskiana sostiene che il moderno partito politico è una macchina centralizzata al servizio del leader, e della quale il leader non avrebbe potuto fare a meno per raggiungere i suoi scopi. Una tesi che vede in Umberto Bossi e la Lega Nord la suanon ultima conferma. Ma soprattutto in che cosa la Lega Nord ha mancato, o meglio è stata funzionale alla sopravvivenza dell’irriformabile Stato italiano retto dalla partitocrazia?

È necessario qui riandare con la memoria alla Liga Veneta, progenitrice riconosciuta della Lega Nord. E a prescindere dai litigi tra Franco Rocchetta con i co-fondatori della Liga Veneta, in quell’ambito si riscoprì la bontà del sistema federale. Ma qui per non generare equivoci è bene ribadire la locuzione latina repetita iuvant (“le cose ripetute aiutano”), ovvero che tutti i  politicanti (Rocchetta & Co. compresi) non hanno mai spiegato che il federalismo di basa due principi fondamentali:

1 – la sovranità che tramite il voto i cittadini conferiscono ai rappresentanti, è inferiore alla sovranità che riservano per se stessi sui fatti.

2 – Gli oneri che il “foedus” implica devono essere inferiori (o quanto meno uguali) ai benefici che se ne ricavano.

Si legga Pierre-Joseph Proudhon (considerato il padre del federalismo moderno) nel “Del principio federativo” (vedi:http://it.wikipedia.org/wiki/Del_principio_federativo).

In realtà i politicanti rappresentano una storia vecchia come il mondo: un’accozzaglia di individui avidi di potere, convinti di sapere meglio degli elettori cosa va bene per loro. È bastato poco ai politicanti cominciare a parlare di federalismo fiscale, territoriale, solidale, demaniale etc. per svilirlo; tanto che oggi non ne parla quasi più nessuno.

In fondo è la stessa operazione fatta con la democrazia. È stato sufficiente definirla rappresentativa, partecipativa, diretta etc. affinché la gente ne abbia perso il significato originale. Democrazia: termine di derivazione greca (demos, “popolo”, e Kràtos, “potere” o krazia “regola”) che indica un sistema politico basato sulla sovranità dei cittadini, ai quali è riconosciuto il diritto di scegliere la forma di governo e di eleggere direttamente o indirettamente i membri del supremo corpo legislativo dello Stato, così come i funzionari addetti all’amministrazione locale, nonché, in alcuni casi, anche il capo dello Stato. 

Democrazia, in cui la maggior parte delle attività dei poteri esecutivo e legislativo è decisa direttamente dai cittadini con voto a maggioranza, mentre i rappresentanti che si occupano degli enti su cui non è possibile esercitare un controllo diretto sono revocabili in qualsiasi momento. Oggi non c’è leader politico o dell’aristocrazia mondiale che non si definisca democratico. Anche i regimi comunisti si definivano democratici.

Invece lo Stato si proclama sovrano già nel 1648. e in Europa abbiamo un sistema internazionale di Stati: di entità politiche astratte ed impersonali, che ormai hanno spazzato via i rapporti personali, diretti, “di fedeltà” etc., propri dell’epoca precedente. Questo è lo Stato: che essendo sovrano fin dall’inizio non fu mai né mai potrà essere “minimo” (non fosse altro per il suo costante giocare con la forza legittimatrice della religione).

Questo Stato è certo cresciuto nel tempo e oggi si occupa di cose che in precedenza lasciava al libero gioco sociale (l’istruzione o la sanità, ad esempio), ma esso esiste perché e grazie a quel vero e proprio “salto” che ha avuto luogo con la crisi dell’ordine medievale.

 Che fare di tutte quelle esperienze (anche moderne) che non sono in linea con il modello statuale, e che hanno avuto e in qualche caso continuano ad avere una loro presenza sulla scena dei rapporti giuridico-politici? Pensiamo ad esempio agli ordini federali, che come hanno insegnato i maggiori studiosi del federalismo contemporaneo (da Miglio a Elazar) non sono ordini sovrani-gerarchici ma pattizi-orizzontali?

Come, scriveva Simone Weil, la corsa al potere asservisce tutti, potenti e deboli.

“L’evoluzione delle idee ha le sue leggi specifiche e dipende in misura assai ampia da sviluppi che non siamo in grado di prevedere. Con questo intendiamo dire che noi stiamo cercando di dare un certo indirizzo all’opinione pubblica, senza però presumere di essere in grado di prevedere quale sarà davvero l’indirizzo che essa prenderà”. L’impredicibilità degli effetti inintenzionali delle azioni intenzionali è uno dei fondamenti dell’insegnamento di Friedrich von Hayek.

 Ed ecco allora che i cittadini sono ormai convinti che i loro redditi siano una concessione del potere politico, al quale hanno accordato la licenza di manipolarli a piacere, favorendo seguaci e servitori, senza discutere né sul merito della destinazione delle risorse prelevate, né sulla loro quantità, che l’orgia del positivismo giuridico e dei diritti di guerra ha trasformato in virtualmente illimitata, e non soggetta ad alcun diritto di contestazione. Eppure fino al XVIII secolo la tassazione era sottoposta a consenso (e nella Confederazione Elvetica, non a caso una democrazia effettiva, questo diritto sopravvive fino a oggi), perfino per il maggiore teorico della sovranità, Jean Bodin, si trattava di cosa ovvia. E allora concludendo: sì all’indipendenza, ma quale?

Per dirla con Johann Gottfried Herder (che è stato un filosofo, teologo e letterato tedesco, e fu allievo di Immanuel Kant), una nuova nazione indipendente, poggia su tre pilastri: i suoi confini, la lingua materna, l’idea di comunità che esprime.

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5 Comments

  1. Giancarlo says:

    Un piccolo granello di sabbia.
    I politici che ci siamo trovati sia negli anni passati che oggi sono degli emeriti cialtroni.
    Incapaci, incompetenti e senza morale, ma soprattutto pensano alla propria carega o ai propri tornaconti.
    Evitiamo di andare a votare se abbiamo ancora un briciolo di buon senso e pudore.
    WSM

  2. Giancarlo says:

    Carlo De Poli, analisi perfetta !!!!!

  3. Carlo De Paoli says:

    I “cambiamenti” dovrebbero allarmarci quando si verificano in maniera repentina come sta avvenendo in questi ultimi tempi.
    La corruzione, l’immigrazione massiccia, per citarne solo due sono fenomeni che ci allarmano perché sono inaspettati, per la maggioranza di noi, e ci si chiede increduli come queste cose si possano verificare.
    La corruzione la si può, forse, mettere in conto; in tutti i periodi storici le società sono state turbate da scandali economici di ministri infedeli che approfittavano degli incarichi che avevano ricevuto per ricavarne un interesse personale.
    Scoperti, venivano “rimossi” dalle funzioni assegnate loro ed adeguatamente puniti.
    Ora, non ci si aspetta più nemmeno questo!, segno indubbio dell’affermarsi di una nuova “morale”, o di un costume, dove il “render conto” delle proprie azioni, per chi è investito di pubbliche responsabilità, è diventato superfluo.
    Le condizioni necessarie perché uno Stato venga riconosciuto a livello internazionale sono tre: avere un popolo; avere un territorio; avere sovranità reale sul territorio e sul popolo ivi compresa, naturalmente, la custodia ed il controllo dei confini.
    Mancando uno di questi elementi lo stato non esiste.
    Come stiano le “cose” qui da noi è sotto gli occhi di tutti!
    Non esiste controllo del territorio; la giustizia non è uguale per tutti: quelli che una volta si definivano “barbari” possono compiere delitti in casa nostra sicuri di venire assolti da magistrati compiacenti.
    Invece di pattugliare i “confini” per impedire invasioni di popoli estranei si usano i nostri “mezzi di difesa”, leggi Marina Militare, per favorire l’occupazione del nostro “territorio”.
    Anche per questo, per mantenere questi individui, veniamo subissati di tasse!
    Una volta gli “Stati”, finito il loro “ciclo storico”, decadevano, prima però cercavano di “vendere cara la pelle” armandosi e reagendo contro le popolazioni che li aggradivano.
    Ora, i nostri governanti, affrettano la caduta della nostra civiltà sottraendo risorse a noi, loro concittadini, per favorire l’invasione!
    Anche l’Impero romano “cadde”, ma forse, con più dignità cercando di conservare l’unità dello stato!

    http://www.rischiocalcolato.it/2012/04/la-fine-delimpero-romano-la-lezione-di-storia-che-si-sono-dimenticati-di-farvi-a-scuola.html

  4. Giancarlo says:

    Noi vogliamo l’indipendenza per poter essere uno stato indipendente e sovrano.
    Al massimo federato con l’Europa degli stati uniti e principalmente dei popoli.
    Inoltre ce ne scampi e liberi dal cercare una carega all’interno delle istituzioni italiane.
    Errore che moltissimi hanno fatto perché dall’interno non si cambia un bel nulla.
    E’ solo a livello internazionale che dobbiamo combattere per la nostra libertà.
    Sarebbe ora di dire che con le guerre non si conquista nessun paese o popolo e ciò che è stato deve essere annullato perché altrimenti è come se riconoscessimo che è solo con le guerre che si
    può conquistare territorio e popoli e libertà…..
    Non mi sembra una tesi molto edificante ed esaltante.
    E’ sufficiente ?
    WSM

  5. renato says:

    Grazie dell’interessante, e rattristante, carrellata. Le ultime sei parole dell’articolo sono particolarmente illuminanti sul futuro della nazione.

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