Se ne va il ministro della scuola. Bernardelli: Ce ne facciamo una ragione, vero? Come con Bussetti…

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di Roberto Bernardelli – In principio fu la Lega. Finalmente, molti pensavano, un ministro leghista, di Varese per di più, all’istruzione: è quello che ci vuole. Marco Bussetti, già provveditore regionale, dovette però lasciare l’estate scorsa dopo il venir meno del Conte 1. Ce ne facemmo una ragione, visto il solco, il profondo segno che ci lasciò nel radicale cambiamento che la gestione salviniana impresse nelle dinamiche della cultura scolastica. Niente di fuori, niente di dentro. La pace sindacale, nessun reclutamento regionale, programmi come prima. Poi venne il ministro Lorenzo Fioramonti. La scuola si poteva cambiare a suon di tasse sulle merendine zuccherate. Al grido, frutta di tutta Italia alla riscossa, voleva istruire il futuro del Paese. Ora, visto che di soldi come nella precedente gestione, per la scuola non ce ne sono, lui lascia. C’è da dire che rispetto al predecessore, immobile davanti ai tagli, in questo caso Fioramonti ha un buon motivo per dire la sua. E se ne va!

La scuola, impaziente, attende. Aspetta che arrivino competenti ministri a governarla e a riportare un po’ di studio come Dio comanda. Perché le coscienze non si formano su facebook ma sui libri.

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1 Comment

  1. La scuola essendo sempre stata appannaggio della sinistra ha dato i suoi frutti…..marci !
    Ora meno male che ultimamente se ne vanno i ministri di altri partiti in un modo o nell’altro , poiché è solo tenendo gli studenti al palo che i mediocri possono continuare a sgovernare. Se la società italiana fosse più colta e matura questi signori non esisterebbero per la politica, al contrario ci sarebbero persone più competenti e preparare a fungere da menti pensanti in favore del paese.
    A quel punto gli italiani stessi saprebbero scegliere meglio i loro rappresentanti.
    WSM

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