Se muore il Sud muore l’Italia! E’ una minaccia o una speranza?

di GIAN LUIGI LOMBARDI CERRI

Ho appena finito di leggere il libro: “Se muore il Sud”, di Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo. Libro che merita un qualche commento. Gli autori lasciano intendere dal titolo: “Se muore il Sud muore l’Italia”. Ne viene una immediata domanda provocatoria: cos’è? Una minaccia o una speranza?

L’intera trattazione non è scritta a 4 mani, ma da mezzo Corriere della Sera, leggendo le persone che gli autori intendono ringraziare, per cui è giustificabile che in mezzo ad una valanga di dati che a naso riteniamo corretti, appaiano enunciazioni da “cinque palle per una lira”. Quali, ad esempio la versione ad usum delphini dell’Ilva di Taranto e la storia dello stabilimento Boeing a Grottaglie. E via, con altre amenità.

Tuttavia riteniamo che un buon 80% di quanto scritto siano notizie valide ed interessanti. Quello che non riusciamo a capire è la continua pressione sull’argomento: mettiamoci d’accordo per risolvere il problema degli orrori del Sud. Mettersi d’accordo chi e su che cosa? Mettersi d’accordo per continuare a permettere ad una valanga di personaggi di vivere, nulla facendo, alle spalle del Nord? Ma si rendono conto gli autori che almeno il 70 % dei politici, dei burocrati, delle forze dell’ordine e dei giudici sono meridionali e che quindi il potere per  raddrizzare la barca lo hanno loro senza particolari necessità di intervento (peraltro utile solo se si continua a pagare) dei “polentoni”.

Certamente anche al Nord vi sono delinquenti ed incapaci, ma è la quantità percentuale che conta. A puro titolo di esempio si insiste sul Nord che manda al povero Sud immondizie di tutti i tipi. Cominciamo a dire che, in questo settore, per Nord non si deve intendere solo nord Italia, ma nord Europa. Comunque questi lai mi ricordano da vicino quelli che avendo portato in giro la moglie a prostituirsi, con ogni mezzo, vanno poi, incassata la mercede, a piangere e ad imprecare contro quei maledetti che se la sono portata a letto.

Sono perfettamente in grado di fornire i nominativi di aziende padane con tutte le carte in regola per smaltire ecologicamente e legalmente residui velenosi. Certamente, in taluni casi più pericolosi, il costo ammonta a parecchie decine di euro al Kg. Pertanto se all’improvviso si presenta un tizio all’industriale che deve smaltire e gli propone più o meno insistentemente di dare a lui l’incarico per qualche centesimo di euro è sufficiente che se il potenziale cliente non è proprio uno stinco di santo… Altro esempio. Non vi ha mai raccontato la mamma che nel settore edilizio qualche azienda ricicla denaro sporco tenendo come ricompensa il 50% (sì dico proprio il 50%) del valore riciclato? Le aziende disoneste sono una minoranza, ma ci sono.

Gli autori tirano anche in ballo continuamente la responsabilità della Lega. Non sono qui a fare il difensore d’ufficio della Lega, ma occorre ricordare che all’acme del successo la Lega aveva il 10% dei voti.  Ben scaldati gli autori arrivano a quella che dovrebbe essere la parte conclusiva del libro, ossia quella in cui si dovrebbe dire: allora proponiamo di fare. E invece se la cavano con pistolotti esortativi assommanti a sole 30 righe. Richiamano, in copertina una loro affermazione .”Ma che razza di classe dirigente è quella che lascia affondare un pezzo dell’Italia?”. Semplice: la classe di dirigenti meridionali che hanno in mano ben il 70% del paese!

Conclusione del sottoscritto: dal meridione è partito un cancro che ormai evidenzia metastasi anche al Nord. Cancro che richiederebbe, come al solito, uno spietato intervento chirurgico e con interventi ausiliari di chemio e di radio-terapia. Diversamente la soluzione è senza alternative. Mini conclusione aggiuntiva: gli autori scrivono nella dedica: “Ai nostri genitori, quelli terroni e quelli polentoni, che si sono sentiti semplicemente italiani”. Ma chi si sente italianooggi, con tutto quello che succede, se non ha interessi materiali che derivano dal suo patriottismo? Il vero ed unico obbiettivo di Stella e Rizzo, con questo libro, è stato quello di fare cassa attraverso una copiosa vendita.

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58 Comments

  1. Carmine Crocco says:

    Dal 1861 frat e nisciun….JATEVENN!
    I Napoletani non saranno mai fratelli con i Piemontesi, Veneti etc…. Se nella pubblica amministrazione come dite voi ci sono il 90% di meridionali, anzi di Duo-Siciliani un motivo ci sarà. Evidentemente al Sud si è più intelligenti si studia di più che al Nord (il trota ne è una prova tangibile).
    Poi c’è da dire una cosa che taglia la testa a tutti i tori, i cervi etc, ovvero che il Sud è una colonia interna del Nord…il miglior mercato delle industrie del Nord è il Sud (l’importazione dei prodotti settentrionali al Sud è pari al 90% circa della nordica produzione). Di concerto gli introiti dovuti all’esportazione fruttano al Nord 5 volte tanto le imposte che loro dicono di “sborsare per mantenere i meridionali “sfaticati, poco intelligenti e mafiosi”. La disparità industriale e produttiva, dovuta a 150 anni di favoritismo alle nordiche industrie a discapito dell’economia Duo Siciliana, a causa della crisi si assottiglia sempre di più… (al Nord la crisi è stata devastante…al Sud già abituati a tirare a campare e ad inventarci il lavoro l’abbiamo accusata di meno). La gente, il popolo, comincia a riprendere coscienza della nostra storia, rinasce il sentimento di orgoglio dei popoli della magna grecia che noi dobbiamo favorire. Tra poco verrà il momento di agire, ma abbiamo bisogno di una guida…di una figura eminente che sappia unire e guidare i nostri popoli verso la liberazione dai padano-emiliani. Un nuovo Cardinale Ruffo insomma. E quando saremo liberi e vieteremo l’importazione dei prodotti padani nelle Due Sicilie la nostra economia ricrescerà…a discapito della loro, che perdendo il 90% del mercato, che inesorabilmente sarà distrutta. Viva o Rre!

  2. caterina says:

    per me non è una speranza ma una certezza: se l’Italia muore, il Sud risorge!
    per ora è solo il mio augurio.

  3. Pietro Caldiera says:

    Grandissimo Roby! WSM!

  4. Pietro Caldiera says:

    Stella e’ un traditore. Ormai e’ risaputo. I magno greci che chiagnono e fottono non si sognerebbero mai di chiedere l’indipendenza delle loro terre perche’: 1) Non arriverebbero piu’ i soldi dei polentoni. 2) Potete immaginare quale immagine, prestigio e credibilita’ internazionale avrebbe uno stato duosiciliano. Sarebbe visto come una specie di ‘Mafialand’. Con buona pace dell’intelletto sopraffino (leggasi: ‘chiacchera’) dei suoi abitanti.

  5. Veritas says:

    Ancora un altro libro che specula sulla divisione Nord – Sud:
    Io non ho stima di Gian Antonio Stella e mai acquisterò un suo libro. L’ho sempre considerato un traditore della sua terra perchè, diciamocelo, dopo la famiglia, il nostro affetto è per il nostro campanile e gente dell’età ed esperienza si Stella e Rizzo lo sanno benissimo. La frase, poi, sui loro genitori è di una tale ipocrisia!
    Non solo i miei genitori ma anche i miei nonni hanno amato soprattutto il loro territorio di nascita e cosè è per la stragrande maggioranza delle persone
    .
    Sarebbe ora di smetterla di sfruttare certi argomenti
    che seconfo me dividono di piu’ e aumentano soltanto gli introiti di chi ne scrive..

  6. Ferdinando Spada says:

    Il cancro ha cominciato a diffondersi a partire dal 1860, con la criminale aggressione polentona al Meridione. Dove esisteva uno Stato finanziariamente prospero ed una società pacifica . I pochi malandrini che tentavano di imporsi con la violenza nei feudi siciliani venivano subito acciuffati e condannati con pene severissime grazie all’efficiente capo della polizia Maniscalco. Onesto e fedele funzionario borbonico. Una società sicuramente non ricca (come quella inglese di quei tempi), ma economicamente alla pari , se non superiore, alle altre esistenti nella penisola. Un recente volume di uno storico britannico, Gilmour, sottolinea , inoltre, la migliore organizzazione giuridico-amministrativa del Regno Borbonico rispetto a quello piemontese, cancellando 150 anni di diffamazione sabauda. Diffamazione supportata, a quei tempi,dagli stessi politici inglesi massoni . Per es. da Gladstone, che giudicava negativamente la prigione borbonica di Nisida,dove era rinchiuso Poerio, in una lettera del 1851. Prigione che lui stesso confesso’ , qualche decennio dopo, di non aver mai visitato. Aggiungendo che le informazioni pessime (..negazione di Dio eretta a sistema ecc…) su quel carcere gli erano state suggerite perfidamente dal Palmerston, che desiderava lo scoppio di rivolte in Sicilia per ripristinare il protettorato britannico sull’isola (a quei tempi, la più grande produttrice del mondo di zolfo, minerale indispensabile all’industria bellica dell’ 800), già realizzata al tempo delle guerre antinapoleoniche. Dopo la delinquenziale aggressione nordista (1860), INIZIO LA “QUESTIONE MERIDIONALE”. Provocata da stragi, distruzione di interi paesi ad opera di militari assassini come il piemontese Lamarmora, l’emiliano Cialdini, il veneto Pier Eleonoro Negri ; lo smantellamento delle fabbriche con conseguente uccisione di operai in rivolta (Pietrarsa, Napoli, ecc..) ; l’emigrazione biblica verso lontani continenti( 10 milioni di Meridionali) per sfuggire alla fame ed alle tasse piemontesi . La Lombardia, oppressa economicamente e fiscalmente dagli Austriaci, che sostenevano l’industrializzazione dei territori settentrionali di lingua tedesca del loro impero, dopo l’annessione al Regno sabaudo cominciò ad industrializzarsi (1875), favorita dall’esistenza di un mercato coloniale meridionale. Sempre più depauperato da proprie imprese locali. E questi sconvolgimenti economici sono ormai attestati da quasi tutti i testi di storia economico-sociale dell’Italia. Basti citare la “Storia di Milano” – Rizzoli- scritta dal professor Guido Bezzola. Storico milanese puro sangue. Il Meridione e la Sicilia, resisi conto della criminale azione politico-militare dei “nordisti”,calati a rapinare il Sud con la scusa dell’Unità, iniziarono subito ad opporsi . Prima con migliaia di cosiddetti “briganti”(1860-1870), che uccisero più polentoni di quanti ne avessero uccisi gli Austriaci . La città di Palermo, nel 1866 , si ribellò ai savoiardi . Fu cannoneggiata dalla flotta sabauda e l’insurrezione fu repressa con centinaia di morti dal solito delinquente piemontese Lamarmora . Dopo la seconda guerra mondiale, voluta dai tedeschi e dal criminale “padano” Mussolini, la Sicilia semidistrutta ed affamata, tentò di rendersi indipendente. Centinaia di giovani, guidati da Canepa e Gallo(EVIS), tentarono di opporsi alle nutrite schiere di carabinieri inviati nell’isola dal trentino De Gasperi. Canepa e tanti altri morirono con le armi in pugno e centinaia di migliaia di isolani, per sopravvivere , furono costretti ad emigrare. C O N C L U S I O N E : I Meridionali hanno provato più volte a riconquistare la libertà . Col sangue e non con le chiacchiere ! Voi leghisti siete i tipici discendenti dei polentoni sabaudi che hanno devastato il Sud. Sapete solo arraffare, imbrogliare e recitare “sceneggiate padane” con ..il falso medico-pregiudicato che vi aspergeva con i liquami del Po. Lombardi Cerri e Oneto , invece di riscrivere quotidianamente i soliti noiosi diffamatorii editoriali contro i Meridionali, perchè non scendete direttamente in campo ed organizzate la secessione celtica ?

    • lombardi-cerri says:

      Allora la soluzione è molto semplice . Con il vostro accordo separiamoci e tutto sarà pacificamente risolto.

    • Roby says:

      Società pacifica???? E il re bomba chi cazzo era, Vittorio Emanuele? Nulla da dire sul cannoneggiamento di Messina da parte del pacifico vostro sovrano? Pistolotto, nel 1848 le rivolte da voi non ci sono state forse? Il tuo pacifico sovrano aveva agevolato così tanto la prosperità che se lo volevano mangiare vivo: erano tutti prezzolati dei piemontesi? Sempre detto che siete solo dei corrotti.

      Erano altri tempi dove si ammazzava per niente e voi eravate ne meglio ne peggio di tutti gli altri, la vostra ferrovia Napoli Portici era usata solo dalla corte e non ebbe mai un passeggero, le vostre industrie erano tecnologicamente indietro di 100 anni e i soldi che i Saboia trovarono nelle vostre casse erano quelli degli hidalgos messicani cacciati dal Messico alla morte di Massimiliano d’Asburgo, fucilato dai rivoltosi.

      La secessione la organizzeremmo anche ma con il 90% di giudici, sbirri e militari della vostra razza ci dai tu le istruzioni di come fare? Conviene di più aspettare, arriverà da sola quando non ci saranno più schei da ciulare al nord.

      • Ferdinando Spada says:

        Il polentone Vittorio Emanuele II fece massacrare centinaia di Genovesi che si erano ribellati , nel 1849. Fece la stessa porcata in Sardegna nel 1852. Ma i propagandisti massoni , foraggiati da lui e dagli Inglesi, lo definirono “Re Galantuomo” ! Ferdinando II di Borbone che si oppose alla rivolta siciliana organizzata dagli aristocratici massoni, della loggia “Ausonia” del polentone Livio Zambeccari, fu definito dagli stessi massoni “Re bomba”. Meraviglie della propaganda ! I Borbone , che non amavano tassare i sudditi (a differenza dei Savoia), preferirono alle ferrovie lo sviluppo della marina mercantile. Già numerosa e di proprietà dei privati. Ecco perché evitarono di sventrare montagne ,per fare gallerie dove inserire rotaie(tipo la vergogna della progettata TAV, che costerebbe milioni di euro, pagati con le..tasse !).Gli hidalgos messicani venuti ad arricchire il Regno borbonico? E’ forse l’ultima fiaba di Andersen ? Studia invece di ripetere le notiziole propagandistiche dei vecchi manuali delle Medie , p i s t o l i n o !

  7. cristiano says:

    una delle poche cose sicure che so è che di bande mafiose/camorriste/’ndranghetiste con cognome tipo Cattaneo-Brambilla-Fumagalli etc… non ne esistono.Purtroppo per noi il pensiero meridionale ci ha infestato e la metastasi mafiosa è ormai attecchita. è altresì vero che l’apparato pubblico è nelle mani dei meridionali(e si vede!),quindi prima ci liberiamo di questo CANCRO prima usciremo dal baratro immondo nel quale siamo finiti. Rivolta fiscale per togliere la linfa vitale al parassita che ci sta annientando!

  8. lagodiseo says:

    Se la Lega aveva il 10% allora aveva contro il 90%, se aveva il 20% allora contro era l’80%, dalle critiche che fate sembrate gente di/a proprio agio in posti dove la Lega ha lo 0% tipo Calabria, Sicilia …..

  9. Roberto Porcù says:

    Quello che mi pare assodato è che la camorra (campana) ha gestito per molti anni il ciclo dei rifiuti in Campania in combutta con i politici (campani).
    Chi abbiano corrotto, come lo abbiano fatto e dove abbiano occultato la monnezza, avrebbero dovuto scoprirlo i magistrati competenti (campani o lombardi?).
    Se le discariche erano fatte in luoghi non idonei il percolato ha inquinato falde acquifere e se con i rifiuti urbani abbiano interrato rifiuti industriali raccolti ogni dove, ciò colpevolizza essenzialmente coloro che con la camorra sono andati (e scommetterei vanno ancora) a braccetto tollerando e lucrando personalmente su ogni illegalità.

  10. Garbin says:

    Il sud ha rotto le balle, è ora che si arrangi.

    Non vedo perchè devo pagare un mare di tasse per quelli li.

    Chi sono? che entrano con il Veneto?

    • lucano says:

      Nulla… l’unità d’Italia non l’abbiamo fatta noi, l’abbiamo subita, ci è costata 10 milioni di emigrati e milioni di morti.
      Fino al 1860 nessuno al sud emigrava, l’emigrazione era un fenomeno sconosciuto.
      Grazie ai savoia, sia o andati a morire ancbe per liberare trento e Trieste dall’Austria!
      Se qualcuno vuo, disfare qs imbroglio si accomodi pure

      • pippogigi says:

        Sulle conseguenze della cosiddetta unità d’italia sulla Magna Grecia esiste tutta una letteratura, in gran parte fantasiosa o alla meno peggio propagandistica.
        Qualunque studentello di economia sa che nel XIX l’emigrazione era un fenomeno europeo. La ricchezza della nazioni nacque e fu possibile solo con l’industrializzazione. Ma l’industrializzazione aveva bisogno di forza motrice, essenzialmente carbone. Ecco perché i primi paesi ad industrializzarsi furono l’Inghilterra e la Francia. La Germania seguì molto più tardi e solo dopo la scoperta delle riserve carbonifere nella Ruhr, in Padania l’unica zona industrializzata era quella pedemontana che sfruttava l’energia idroeletrica. In Magna Grecia mancavano siano le miniere di carbone che l’energia idroelettrica.
        L’emigrazione dopo l’unità, 1861, riguardò all’inizio solo la Padania, molte delle più famose canzoni locali “Ciau Turin” “Ma se ghe pensu” sono canzoni di emigranti.
        A Buenos Aires il quartiere Boca era il quartiere dei genovesi, la città di Cordoba in Argentina è abitata al 90% da discendenti di piemontesi. Oggi vivono più piemontesi all’estero che in Piemonte. Lo Stato del Rio Grande do Sur, in Brasile, è abitato in gran parte da discendenti di Veneti, Lombardi, Trentini (e tedeschi) ed è lo Stato da cui provengono la maggior parte delle modelle brasiliane.
        Gli Stati Uniti ci aiutano nella ricerca perché tutti gli immigrati passavano da Ellis Island, gli archivi sono online ed una curiosità è che gli americani registravano statisticamente gli accessi per gruppo etnico: i padani erano distinti dagli italiani e messi insieme ai ticinesi.
        Detto questo è evidente che l’unità d’Italia con la somma dei debiti nazionali degli Stati preunitari, con le sue tasse (come quella sul macinato) ha inciso negativamente sulla Padania. L’emigrazione dal meridione inizia ad essere massiccia solo a partire dal 1880, vent’anni dopo l’unità, e fu causata solo dalla grande natalità del meridione accomunata alla preesistente povertà, non da supposti disastri economici come quelli che l’italia sta provocando oggi alla Padania provocando una seconda ondata emigratoria.

      • Garbin says:

        Ancora con questa storia? perchè Lombardia, Veneto e Friuli non l’hanno subita l’unità?

        E nelle porche guerre italiote non sono morti un sacco di settentrionali?

      • Il processo delle terre liberate
        https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnRLQEo4N2VnMzlFMW9RYkE/edit

        https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnRLQEo4N2VnMzlFMW9RYkE/image?pagenumber=1&w=138

        Li taliani dapò ver desfà la tera veneta e copà xentenara de miliara de veneti li ciamava el Veneto
        Veneto bubbone d’Italia
        https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnRLQEo4YTBtczk5OVpTaUE/edit

        Malavita a Trevixo
        https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnRLQEo4cDRlX1Fxclp5Ymc/edit

        Alla fine dell’infame guerra (La Grande Guerra ?)

        2. Malavita a Treviso

        Agli inizi degli anni venti l’ordine pubblico a Treviso è così precario e [a sicurezza dei cittadini così a repentaglio, che l’insostenibile situazione è resa oggetto di una inchiesta giornalistica.
        Ne esce un quadro scottante attualità, tanto da lasciar perplessi circa la capacità di uno Stato come il nostro (di chi?), che spaccia la propria debolezza per garantismo e l’infingardia corporativa per conquista sociale, di saper e voler combattere davvero la microcriminalità e la criminalità organizzata.

        Chi conduce l’inchiesta denuncia come ormai troppo comodo l’alibi delle conseguenze dovute alla guerra oppure della dispersione della forza pubblica nel territorio, per effetto delle continue agitazioni politico-sindacali.

        “Il vieto pregiudizio che la guerra è la cagione della maggiore delinquenza attuale non deve essere assunto a scusante, né meno ancora il fatto che in altre città la delinquenza è del pari attiva e grave.
        Treviso non è un grande centro che possa sentire un riflesso notevole anche nel male, né ha tradizioni che di tranquillità patriarcale”.

        Quali allora le ragioni che, a due anni dalla fine del conflitto, fanno di Treviso “un covo di ladri, di delinquenti di ogni specie, di ricettatori, di favoreggiatori, di imbroglioni, di spacciatori di monete false”?

        Seguiamo il comparire del fenomeno nel tempo.
        “Una volta a Treviso si dormiva con le porte di casa aperte,
        ora bisogna tapparvisi e chi ha negozi o roba altrove dorme con l’animo sospeso pensando che alla mattina farà probabilmente una dolorosa constatazione”.

        “Caporetto aveva agito da spartiacque.
        Fu a cominciare da quel tragico evento che la ‘mala’, in divisa o senza, ma avendo sempre l’esercito quale punto di riferimento, fece di Treviso la mecca dei suoi loschi traffici.
        Tutta gente forestiera, segnatamente meridionale, che assorbì rapidamente i balordi della piccola delinquenza locale.

        Da un lato, dunque, malfattori che conoscono la città come le proprie tasche, perché in molti vi “furono già da lungo tempo da militarie vi rimasero perché avevano fatto conoscenze adatte e lega tra di loro”, individui “notoriamente colpiti da mandati di cattura, (…) suonatori ambulanti e pregiudicati calati da altro paese, e infine parecchi vigilati speciali (… che) se la spassano in qualunque ora del giorno lavorativo o festivo, nelle osterie e nei ritrovi pubblici;
        dall’ altro lato, manovalanza locale, o comunque veneta, dedita un tempo al furto di galline o al massimo di biciclette, ed ora imbaldanzita, perché entrata in un più lucroso commercio.

        La loro audacia s’è venuta man mano formando dall’esperienza fatta di una quasi completa impunità, dal sapere che nessuno li disturba, dalle condanne lievissime in caso di arresto, dalla libertà di riunirsi, viaggiare, organizzare, vendere e nascondere la refurtiva”.

        La forza della associazione delinquenziale è provata anche da “un altro fatto degno della camorra napoletana d’altri tempi.
        A qualche negoziante di qui è stato assicurato da qualche noto pregiudicato che, godendo della loro protezione, non avrebbero patito alcun furto”.

        La gente non ha dubbi.
        “Per la conosciuta indole mite e laboriosa degli abitanti è risaputo da tutti che l’origine del male deve ricercarsi soprattutto nell’esistenza di [u]elementi estranei alla città, che esercitano impunemente i loro loschi affari sotto l’egida della deplorevole inerzia degli agenti della pubblica sicurezza[/u]”.[/b]

        Ed è questo appunto che la gente non si spiega, non comprende perché l’autorità non riesca ad arrestare ed espellere delinquenti che sono traditi dalla loro stessa inflessione dialettale. “Sono sempre gli stessi.

        Al tempo della ritirata di Caporetto, chi di essi non era soldato restò a Treviso e finì ripetutamente in carcere, chi era soldato prima e dopo disertò, andò in carcere e fu … amnistiato.
        Tutti hanno al loro passivo larghe serie di condanne; e sono sempre qui, fra i piedi, a godersi la libertà che non ha confine, di giorno e di notte, più di notte che di giorno”.
        La gente va deprecando che troppi esempi di mitezza ha dato l’ autorità giudiziaria, causa questa non ultima se qualche agente è diventato svogliato o negligente, e il delinquente si fatto più audace”.

        La gente sa, però, che fare si doveva e si poteva, e che volutamente non fu fatto.
        “Sarebbe bastato, ad evitare che la malavita riallacciasse le sue fila – (a guerra finita) – e ristendesse la sua rete, un’accurata vigilanza da parte dell’autorità locale competente e la deportazione di tanta gente venuta dal di fuori, alla quale mancavano i legittimi motivi della sua presenza.

        Si richiedeva all’uopo un servizio di pattuglia, che, tuttora deficiente, allora mancava affatto, un numero conveniente di agenti realmente, e non per celia, investigatori, qualche sorpresa in qualche pubblico esercizio, qualche sopralluogo con relative retate di malviventi in qualche casa eccentrica, l’arresto e la deportazione di presenti organizzatori e la sorveglianza di sospetti favoreggiatori.
        Non ultima si richiedeva la collaborazione dell’esercito, specialmente dei capi reparti, ai quali non sarebbe stato difficile prevenire e reprimere i furti commessi su vasta scala da soldati, specie automobilisti, ed il commercio clandestino da loro esercitato attraverso la cooperazione di congedati, divenuti improvvisamente padroni di frequentazione di parecchie automobili e di parecchi autocarri.

        Di tutte queste misure di precauzione e di repressione della mafia importata nel Veneto e su più vasta scala nel Trevigiano che cosa fu fatto? Dovremmo rispondere nulla o quasi nulla”.

        La connivenza tra malavita di importazione e addetti all’ordine pubblico che rispondono alla stessa matrice regionale si legge tra le righe.
        I diretti responsabili del mantenimento dell’ordine e della sicurezza si difendevano dall’accusa proveniente dall’opinione pubblica sostenendo che non si può procedere all’espulsione di alcuno quando “non vi sono motivi gravi”.

        Giustificazione che la gente respinge sdegnata, perché non può essere che ciò che a Treviso non si ritiene `grave’ lo si ritenga invece a Udine, ove la questura era invece intervenuta ed aveva rimpatriato in pochissimi giorni centinaia e centinaia di forestieri che, come nel capoluogo della Marca, infestavano la zona.

        Si insiste, insomma, sul sospetto della combutta o, quanto meno, del concorso esterno, e proprio per questo si rimane, scettici sulla possibilità di avere un futuro migliore.
        “Non ci rassicura la esperienza del passato, il quale rivive nelle penose impressioni della cittadinanza che per lungo tempo assistette con profondo disgusto e fra gravi preoccupazioni all’indifferenza, eretta a sistema, delle autorità, quasi una parola d’ordine fosse corsa, dagli uffici ai corpi di guardia, di non disturbare la mala vita e di lasciar correre il triste e deplorevole andazzo.

        Mai si prevenne, e di rado si represse con la dovuta energia la mala vita, la vera mafia, qui attratta dalla fama, onde la Marca Trevigiana fu ritenuta, dopo Caporetto, terra di facile conquista, come alla losca speculazione, così al più audace brigantaggio”.

        L’accusa si configura ormai in tutta la sua gravità, e Il Risorgimento’ si rifiuta prudentemente di farla propria. Respinge però con fermezza il tentativo di giustificazione avanzato dalla forze dell’ordine – eterno ritornello di tutto lo apparato statale italiano –, cioè a dire la carenza di personale.

        In Italia, i dipendenti pubblici eccedono, e troppo spesso sono reclutati con sistemi clientelari, per essere poi distribuiti malissimo sul territorio e impiegati peggio ancora.

        “A Treviso, sede di Legione RR.CC. non c’è che una squadra di soli tre uomini dell arma che fanno servizio indagativo. E più incredibile ancora è il fatto che questi non dispongono neppure di una bicicletta, mentre tante biciclette vengono adoperate per piantoni, postini, scrivani, ecc. per null’altro fine che la polizia e non per quello direttamente.
        Alla Questura poi, dove figurano in servizio, un Commissario, quattro o cinque vice commissari, un vice ispettore o dieci o dodici guardie investigative, il vero servizio di polizia giudiziaria non lo fanno che un vice commissario, il vice ispettore e due o tre guardie. Tre vice commissari sono da lungo tempo assenti e non vennero sostituiti, un terzo fino l’altro giorno aveva mansioni di ufficio che potrebbero essere sbrigate da chi a differenza sua conosce la città e l’ele mento delinquente, e grande numero di guardie sono negli uffici a scrivere e a rovinare carte. (…) Succede un delitto grave di notte?
        Non c’è che un piantone, alla Questura. Tutti gli altri sono a casa a letto e gli uffici sono chiusi.

        Ammazzano qualcuno per la strada?
        La Questura lo sa il giorno dopo dai giornali o dopo molte ore perché gli agenti investigativi … investigano sulle carte in ufficio e non sono fuori a raccogliere notizie ed a fare servizio”.

        [u]L’indignazione, a questo punto, esplode. “Fuori, in città, a conoscere l’ambiente, a constatare che soldati offrono ‘pacchi vestiario’ che forse non son che pezze di stoffa rubate nelle recenti imprese, (…) senza ritegno, sicuri della indifferenza o della paura di chi accetta e delle assenze di chi dovrebbe essere ovunque presente”.
        Fuori, “prima che la giustizia ufficiale venga sostituita dai cittadini onesti, che hanno il sacrosanto diritto, in assenza dello Stato, di difendersi nella persona e negli averi contro il brigantaggio, qualunque ne sia l’etichetta”.

        Voleva essere un monito, non una previsione.
        Il monito non fu raccolto, e successe quello che per forza succede quando le cose vanno così.

        http://www.filarveneto.eu/wp-content/uploads/2013/11/do-coulture-a-confronto.jpg
        http://www.filarveneto.eu/wp-content/uploads/2013/11/maestri-teroneghi.jpg
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        http://www.filarveneto.eu/wp-content/uploads/2013/11/269.jpg

      • Sandi Stark says:

        LIberare cosa e chi dall’Austria? Non mi faccia incazzare per favore, gli irredentisti da noi erano il 1.9% della popolazione ed i volontari per l’Italia del 1915 erano esattamente 240, non uno di più.

        Mentre gli altri 32.500 nostri nonni combatterono fedelmente per l’Austria, il Litorale fornì tre battaglioni di volontari contro l’Italia e Trento fornì oltre 10 mila volontari, sempre per combattere contro di voi. Diversi nostri nonni e zii sono morti contro di voi, io he ho uno in famiglia e ne sono fiero.

        Liberare cosa e chi? Lo sa che a Cortina d’Ampezzo la folla festeggiò l’Imperatore dopo la liberazione in seguito al vostro disastro di Caporetto, che a Grado l’Imperatore fu accolto da canti ed inni con la città imbandierata e che diversi paesi del Friuli erano già imbandierati di giallo e nero aspettando il proprio esercito austriaco liberatore? Nonostante l’Italia avesse già deportato 1/3 degli abitanti come “austriacanti”.

        Lo sa cosa disse il più anziano abitante di Cortina d’Ampezzo quando un giornalista del Corriere gli chiese se era contento di essere stato liberato dagli austriaci nel giugno del 1915? Rispose: “Si, ma adesso chi ci libererà da voi?”

        Questo era il sentimento del 98% dei nostri nonni, continuò dopo la vostra occupazione e si è tramandato ai loro nipoti, esclusi ovviamente i vostri coloni spediti quassù per italianizzarci. Ma non ce l’ha fatta il Governo democratico del Regno d’Italia e quello fascista che espulsero 500 mila abitanti del Litorale, non ce l’ha fatta la Repubblica che ha espulso 20-30 mila miei concittadini ed ha costretto all’emigrazione altre decine di migliaia.

        Ormai siamo meno della metà degli abitanti originari, ma se ci dice che siamo stati liberati nel 1918 ci incazziamo ancora e sappia che per tutti noi, anche per molti dei vostri immigrati che hanno saputo come si viveva prima, la nave che sbarcò i primi italiani nel 1918 viene ancora chiamata “quella maledetta barca”.

  11. Unione Cisalpina says:

    Gian Antonio Stella … un titere, un poveraccio alla Galàn … inkoscienti e venduti… italioti… sostenuti dal merdione kùi servono …

  12. pippogigi says:

    A volte leggo interventi che hanno alla base un ribaltamento dei ruoli che ovviamente porta a dire cose con un completo ribaltamento del problema. Esempio: si parla di annullare il debito pubblico e qualcuno subito dice “ma così gli stipendi pubblici e le pensioni non verranno più pagate”, dimenticando che con questa pressione fiscale, con l chiusura inarrestabile di aziende, crollo dei consumi ed aumento della disoccupazione quando nessuno più lavorerà nessuno potrà più pagare alcunché.
    Noi siamo la Padania, non siamo italia. Di quel che accade in Alta Italia (Toscana, Umbria e Marche) o in Magna Grecia non ci deve importare, al limite se ne può discutere come quando si parla di quel che accade in Grecia, Portogallo o Spagna: Stati esteri.
    Dal punto di vista economico l’italia è zoologicamente parlando un parassita della Padania. Su questo non si può discutere, l’elevata evasione fiscale e i massicci trasferimenti di denaro dalla Padania, un economia basata sull’impiego pubblico spesso fanno si che la Magna Grecia sia economicamente un parassita della Padania. I parassiti in natura, benché con scarsa intelligenza, sanno bene che non devono uccidere l’organismo ospitante altrimenti muoiono anche loro.
    La parassita italia sta uccidendo la Padania, da chi prenderà i soldi poi?
    Detto questo sono convinto che la futura ed inevitabile indipendenza della Padania non potrà che essere di beneficio per entrambi. La Magna Grecia senza i massicci spostamenti di denaro si troverà come i paesi excomunisti, un intera economia, un intero sistema da reinventare. In Germania Est si diceva che con il comunismo tutti lavoravano e nessuno lavorava, in Magna Grecia è perfin peggio perché se nessuno lavora (intesa come produttività nel settore pubblico) neppure tutti hanno un lavoro. Senza i soldi della Padania, la Magna Grecia dovrà partire dai settori che ha a disposizione: turismo ed agricoltura. Probabilmente dovrà abbassare salari e prezzi a livelli dei concorrenti come la Tunisia, ma senza finanziamenti a pioggia su cui mangiare la criminalità organizzata forse scomparirà, sicuramente diminuirà di potenza. In seguito la Magna Grecia attirerà per il basso costo del lavoro aziende straniere che si installeranno all’inizio vicino ai porti, vista la carenza di infrastrutture. Milioni di dipendenti pubblici nulla facenti, falsi invalidi, si vedranno costretti a cambiare lavoro o restare disoccupati, invece chi ha voglia di lavorare come nell’europa excomunista rapidamente riuscirà ad avere un tenore di vita superiore a quello attuale, dipende da quanto libere saranno le elezioni e da chi andrà al governo.
    In ogni caso tanti auguri, magna greci avete tutta la nostra solidarietà ma centesimi neanche uno: abbiamo già dato fin troppo e neppure su base volontaria, una vera e propria estorsione legalizzata.

    • grande pippogigi, arruolato d’ufficio.

    • Unione Cisalpina says:

      kondivido appieno …

    • lucano says:

      Ma io mi chiedo: ma chi vi mantiene? Andatevene! Se lei invece fi firrmarsi Pippogigi avesse l’onestà di mettere nome e cognome e di fare politica secessionista mettendici la faccia non sarebbe meglio?
      Gridare dietro uno schermo è patetico e VOI QUI SIETE TUTTI PATETICI!

      • Lu Cano says:

        lucano: bau, bau!

      • Maurizio Bedin says:

        Lucano, comincia tu a metterci la TUA di faccia! Guarda che ti stai firmando “lucano”…..mi sembra più un amaro che un nome “civile”. Perciò, “non guardare il fuscello nell’occhio degli altri, ma bensì la trave nel tuo occhio”….comincia con il mettere le tue di “generalità” anziché accusare gli altri di nascondersi sotto un nickname!!! Cominciamo ad essere “intellettualmente onesti” per primi anziché pretenderlo dagli altri. Da che pulpito viene la predica…..Accusi gli “altri” di essere patetici, ma mi sembra che tu sia il primo a farlo. Non credi? Serenissimi saluti. WSM

      • Unione Cisalpina says:

        ueih … Salvatore degli Esposti … ahahahahahahahahahah …

      • luca says:

        Pippogigi alias Renzino Bossi: Un vero Padano

        • pippogigi says:

          Lungi da me essere Renzino Bossi: ho una laurea presa in Padania, non in Albania per corrispondenza.
          A Lucano sullo pseudonimo altri hanno risposto, io invece vorrei suggerire e a lui ed altri magna greci che ogni tanto intervengono di farsi furbi.
          Faccio un esempio pratico: i paesi arabi sanno benissimo che prima o poi la vendita di combustibili fossili, su cui basano la loro fortuna, cesserà. I meno accorti sono governati da gente come i politici italiani, gli basta vivere adesso nel lusso e il domani non gli interessa. I più accorti si preoccupano del futuro della popolazione, sanno che rischiano di finire come dopo la scoperta dell’America con solo più sabbia da vendere.
          Ecco che Stati come il Dubai cercano di far nascere il turismo, costruiscono università, desalinizzatori, pongono le basi per il futuro post-petrolio inevitabile.
          In magna grecia dovete capire che le cose sono cambiate per sempre, nessuno più vi può mantenere neppure l’Europa. Come un ragazzino che finisce le scuole dovete avere il coraggio di camminare con le vostre gambe, in casa non ci potete più stare.
          Chi continua a spingere sulla spesa pubblica invariata è vostro nemico, vuole solo il vostro voto ma non si preoccupa del vostro futuro. La Padania è agli stremi, non può più mantenervi, a mala pena riesce a sopravvivere essa stessa ed occorreranno anni, spero pochi, dopo l’indipendenza per rimediare ai danni degli italiani.
          Fate conto che i soldi siano già finiti, niente più soldi per tutti i (e tanti) vostri dipendenti pubblici, niente più soldi per le pensioni d’oro, le babypensioni, le pensioni sociali, le false pensioni d’invalidità, niente più soldi per i deficit dei comuni, delle regioni.
          Avete solo i vostri soldi, la vostra evasione fiscale e gli incentivi europei che adesso non sfruttate che per un misero 10%.
          Che farete? vi rimboccherete le maniche come i friulani dopo il terremoto o vi metterete a piangere ed aspetterete che San Gennaro faccia il miracolo?

          • luca says:

            Sarebbe interessante sapere in quale univesità Padana (tipo la scuola della moglie di Bossi) ti saresti laureato?
            Perchè una serie di banalità simili messe assieme non possono nascere da uno studente laureato in un’università seria del Nord…
            Prova ad aprire qualche libro di Storia Economica e scopriresti chi ha goduto veramente i benefici dell’unità d’Italia,
            Torna a studiare!

    • marco says:

      Parole sante!!!

    • lucano says:

      non c’è nulla di fantasioso o propagandistico ascolti Oneto
      http://www.youtube.com/watch?v=6exUXHN-sXI

      a somma dei debiti nazionali degli Stati preunitari, con le sue tasse (come quella sul macinato) ha inciso negativamente sulla Padania !!! questo è il massimo!!!

      Le faccio notare che a Napoli prima del 1860 vi era il più grande deposito aurifero d’Europa!!! (ascolti Oneto su Youtube) che fu RAPINATO da Garibaldi ed i suoi accoliti ladri.

      L’emigrazione meridionale data dal 1882 e fu determinata dalla guerra commerciale contro la Francia a protezione della nascente industria del nord

      • Roby says:

        Erano i soldi degli hidalgos messicani che avevano lasciato il Messico dopo la rivoluzione messicana e “ricollocati” al sud dai Borboni. O pensi forse che il cioccolato di Modica sia invenzione sicula?

        • Ferdinando Spada says:

          Ma che castronerie racconti ? La rivoluzione messicana..gli hidalgos messicani fuggiaschi in Sicilia ? Ma hai visto il vecchio film con Antony Quinn ed hai trasferito quei personaggi in Sicilia ? A portare la cioccolata azteca in Sicilia, nel XVI secolo ( e non nel XIX !) furono gli Spagnoli, non i latifondisti messicani. Ma che c’entra la rivoluzione messicana ? Ah l’ignoranza e la grappa …

  13. luigi bandiera says:

    ME BASTA EL TITOEO pa capir cosa se vol dirghe ai fattitalibani.

    Po co vedo gas me vien un magon che bisogna che fassa de altro… magari na corsa in wc.

    Co sti presunti inteighenti no se fa mia gnente…

    A xe na disperasion proprio…

    El mal xe che sta xente fa tendensa… Beh, basta vedar i invitai nee TiVi pa capir che ea DISGREGASION SOCIAE a xe in pien corso.

    Par fin el Papa va che sti desfadori invense de dirghe:

    questa xe ea strada da seguir e no quea de SODOMA E GOMORRA (el disk jera sui gai e sue gaine e su ee nove “fameje”).

    Vanti va, semo tuti sitadini de SODOMA E GOMORRA..!!

    continua

  14. Albert Nextein says:

    La solita grancassa nazionalista.

  15. Lettore onesto intellettualmente says:

    Partiamo da un presupposto: SONO DEL SUD!
    E non ho letto il libro in questione.

    Dai paragrafi 3°, 6° e 7° di cui è composto l’articolo si evince il solito atteggiamento di chi parla senza conoscere tutti i fatti: vi lamentate tanto del fatto che qui ci sono più dipendenti statali che privati e conseguentemente “vogliamo” campare come parassiti sulle spalle del nord. Ma vi siete mai chiesti il perché di questa situazione? Voi, i leghisti ed una grande fetta dell’Italia vi limitate a guardare gli effetti e mai ad analizzare realmente le cause, prendete per buono quanto ci viene insegnato a scuola (ed è tutto dire …), piuttosto che quello che ci propinano giornali e tv. Provate ad informarvi con altre fonti, ascoltate altre campane, siate più aperti di mente e più onesti intellettualmente ed allora capirete tutto.

    Io vi propongo due testi:
    1) L’invenzione del Mezzogiorno. Una storia finanziaria.
    2) L’unità d’Italia. Nascita di una colonia.
    Entrambi di Nicola Zitara ed editi da Jaca Book.

    PS: Non perdete tempo appresso al referendum per l’indipendenza del Veneto, piuttosto seguite Palmerini: http://www.palmerini.net/blog/

    • Maurizio Bedin says:

      Onesto? te lo dici da solo? Che onestà intellettuale(?) è? Ci propini autori meridionali a conferma della tua “onestà”? Io, indipendentista veneto, ho basato le mie letture, anche iniziali, su autori di ogni ideologia e nazionalità: Zorzi, Braudel (antiveneziano) Frederic C. Lane, etc…..non solo quelli “allineati”. Quindi, per una visione più corretta possibile, bisogna variare le fonti di informazione. Mi sembra, invece, che la tua scelta di informazione suggerita, sia solo univoca. Serenissimi e convinti saluti WSM.

    • Giuseppe d'Aritmaticea says:

      Siamo stupidi e ignoranti, e non abbiamo le capacità intellettuali dei Magnogreci. Va bene! Anzi, diamolo per acquisito! Ma adesso qui non si vive più: la seconda area più produttiva del mondo intero viene ridotta in miseria da gruppi di affamati delinquenti (politici e morali, ovviamente) al potere da decenni, attraverso i quali le formazioni oscure, quando non criminali, hanno preso di fatto il timone dello Stato. Le mafie, attraverso i partiti, spadroneggiano da decenni. È così o no? Si ha diritto di ribellarsi o prima bisogna andarsi a leggere i libri consigliati? Si sta distruggendo una civiltà, la nostra: abbiamo o no diritto di dire che vogliamo liberarci dalle mafie, di Stato o parallele che siano, e stare con chi è compatibile con la nostra cultura e, anzi, fors’anche l’apprezza? E’ lecito o illecito affermar questo?

    • Unione Cisalpina says:

      faccia tosta, impudika e razzista pure senza rimedio

    • Lettore onesto intellettualmente says:

      E’ solo un anno che mi sto interessando di Storia, Politica ed Economia. Ciò che mi ha spinto a farlo è stato il desiderio di sapere il perché della situazione in cui versa il Sud, quindi l’Italia, quindi l’Europa, quindi il Mondo. Essendo un neofita su questi temi ed essendo del Sud è ovvio che mi sia prima orientato verso autori Meridionali: chiunque al mio posto l’avrebbe fatto. Sfido a dimostrarmi il contrario! Se avete altri testi da indicarmi, i suggerimenti sono sempre bene accetti.

      Non mi si venga a dire che io voglia fare il parassita a danno del Nord, come molti di voi pensano, perché non è vero: anch’io vorrei il ripristino dei vecchi stati preunitari o comunque una riforma seria federale dell’Italia. Da questo punto di vista l’azione politica di Palmerini mi sembra il meglio che c’è per il Nord. (E pure questo vi dimostra che non sono sordo ad altre campane). Comprendo bene il desiderio di autonomia dei vari territori del Nord, ma francamente ve la potete scordare stante questo stato italiano che non ve la concederà mai! La dovete ottenere per altra via: già ora l’ex Lombardo-Veneto E’ INDIPENDENTE PER LEGGE (abrogazione delle leggi d’annessione del 19° secolo), quindi perdete tempo appresso a referendum di qualunque tipo: acquisite l’indipendenza come Lombardo-Veneto e poi casomai vi dividete.
      Dagli anni ’90 ad oggi la Lega doveva darvi l’indipendenza ed invece state ancora qua, perché continuate a votarla?

      Un’ultima cosa. Nei commenti tale Maurizio dice che da 150 lo “stato parallelo” (immagino si riferisca a quello masso-mafioso che ha creato materialmente l’Italia unita) spreca risorse al Sud. Ebbene vi ricordo che prima dell’Unità il Regno delle Due Sicilie aveva più popolazione e ricchezza di tutti gli altri stati preunitari messi assieme. Sono stati i Savoia a fotterci le ricchezze per pagarsi i debiti mostruosi che avevano con l’estero (vi ricorda qualcosa?): il Regno di Sardegna aveva ancora pochi mesi di vita. Poi qualunque altra attività economica e risorse finanziarie sono state dirottate verso il Centro-Nord per scelta, per poter azzerare l’economia del Sud. In 150 la cosa non è migliorata? Vero. Colpa dell’ignoranza della popolazione, anche quella dovuta alle scelte politiche, economiche e sociali dovute ai governi savoiardi prima e filo-settentrionali poi (nonostante caterve di politici del Sud che evidentemente si sono venduti). Ora c’è meno ignoranza, ma come allora c’è sfinimento nervoso e morale.

      • Michele De Vecchi says:

        Nonostante i governi che definisci filo-settentrionali, il Veneto ha un residuo fiscale annuale di 20 miliardi di euro e la Lombardia ancora di più; una domanda: sei sicuro che i governi siano veramente filo-settentrionali?

        Se ti stai effettivamente documentando cerca una risposta seria, e non continuare a credere alle panzane che vengono a raccontare i politici nelle piazze in tempo di elezioni.

        I 20 miliardi di euro di residuo fiscale del Veneto sono un dato certo e verificabile, il fatto che il nord viva sulle spalle del sud una panzana assolutamente non dimostrabile.

      • Roby says:

        Guarda che quelli non erano soldi dei meridionali ma il frutto dei latrocini dei Barboni in giro per il mondo. Non c’era una strada, le industrie meridionali erano tecnologicamente indietro di 100 anni e la Napoli-Portici non ebbe mai un passeggero ma era usata solo dalla corte… bella modernità la vostra.

  16. Termopilo says:

    uno sociologo meridionale fa carriera parlando bene del meridione invece un sociologo settentrionale fa carriera per il motivo inverso, cioè demonizzando la proria stessa gente, praticamente un comportamento orribile nonchè vomitevole…eppoi c’è sempre il miserabile che non trova di meglio che sparare contro la lega invece di darsi da fare per demonizzare i suoi kapò sociologi, altro comportamento insulso

    ad maiora

  17. Paolo says:

    Abbiamo permesso a una cultura parassitaria di prendere il potere ,,perché in fondo sono(simpatici),e adesso questo “cancro “morale ha appestato tutto,se pensiamo che queste persone si ravvedano ,di fronte alla catastrofe del paese vuol dire che nessuno ha capito con chi o cosa abbiamo a che fare,queste persone se ne fottono dell’altro, a loro interessa solo se stessi e la propria famiglia. Non molleranno mai ,usando tutte le furbizie in loro possesso per continuare a succhiare il denaro ai fessi fino all ultimo centesimo,perché si sentono più furbi, e di conseguenza (nella loro logica di vita) in diritto di farlo .Non sono tutti così ,però la minima parte di persone per bene non influisce sul prodotto finale.Paolo

    • Pedante says:

      In un regime socialdemocratico le strutture sociali collettiviste sono più efficaci politicamente. La prototipica famiglia estesa del Sud domina la prototipica famiglia nucleare del Nord.

      Dove esistono colonie di formiche gli insetti solitari (scarafaggi, ecc.) fanno fatica a competere.

  18. Tito Livio says:

    Si ma anche se la lega aveva il 10% (a livello nazionale perché in Veneto la percentuale era molto più alta) rimarranno scolpiti per sempre certi comportamenti che hanno affossato ogni sogno indipendentista/ autonomista/ federalista padano. Avevano il 10% ma hanno votato per il salvataggio di Catania, il decreto Roma capitale e altre porcherie per non parlare di figuri come Calderoli che da fuoco alle leggi inutili fuori dal ministero. Non lamentiamoci se per 20 in “padania” si sono votati degli incompetenti.

    • pippogigi says:

      Dire che la Lega aveva il 10% è un errore, perché è un dato su base nazionale (italica). La Lega si presentava solo in alcune regioni ed aveva il 20% dei voti (la metà della popolazione dell’entità geografica denominata italia vive in Padania), con punte del 30% in alcune Regioni.
      Ricordo che il Senato è eletto su base regionale.
      L’aver sprecato questo consenso ed aver ingannato i suoi elettori promettendo libertà ed offrendo un misero federalismo “solidale” (mai arrivato per altro) è una delle maggiori colpe storiche della Lega.

  19. Maurizio says:

    A questo punto il sud si arrangi. Ci sta trascinando a fondo per cui bisogna liberarsi dalle zavorre. Non è difficile da capire…chiunque abbia trascorso un poco di tempo al sud sa che esiste uno stato parallelo che si alimenta da quello “ufficiale” e spreca da 150 anni immense risorse pe rmantenere il consenso e creare insulsi posti di “lavoro”.

  20. Gràsie.

    Da veneto me vargogno ke Stela el sipia on me conpaexan, xe ani daromai ke sto Stela el se ga vendesto l’anema sua e coela de li veneti.

  21. Il processo delle terre liberate
    https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnRLQEo4N2VnMzlFMW9RYkE/edit

    Malavita a Trevixo
    https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnRLQEo4cDRlX1Fxclp5Ymc/edit

    Li taliani dapò ver desfà la tera veneta e copà xentenara de miliara de veneti li ciamava el Veneto
    Veneto bubbone d’Italia
    https://docs.google.com/file/d/0B_VoBnRLQEo4YTBtczk5OVpTaUE/edit

    • luigi bandiera says:

      BRUTISIME STORIE caro Pento.

      E SEMO ANKORA DRIO SUBIR..!

      Viamente grasie ai poitisi e “inteighentis” nostrani che se veste col trikoeor.

      Me rikordo si dee porte verte e ma anka de i vari inbrojoni pi’ foresti ke nostrani: i nostri i kognoseimo e ben…
      Xe i foresti ke no kognosendoi i faxeva dei bei “afari”.

      Kome el dì de unkuo’: ki xeo el foresto e ki xeo el kriminal..??

      Ke tristesa ke me ciapa ko penso a queo ke ghemo subio e stemo subendo pa voer a tuti i kosti esar taibani.

      E ghe xe xente “INPARADA” ke vol ste robe…

      kome el gas un nostran regaeatose ai taibani.

      Me vien da kriar

      continua

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