Se la voglia di indipendenza non è secessione ma la via della Macroregione

fosso bergamascodi BENEDETTA BAIOCCHI – Tempo fa sollevò timori e polemiche il sondaggio di Demos sul sentimento indipendentista degli italiani. Era a favore un terzo degli interpellati. Apriti cielo! Più della metà il consenso in Veneto, come prevedibile. Ma si trattava di un rischio separatista? Ad andare controcorrente e a dire qualcosa di “eretico” fu Ilvo Diamanti, che spense gli ardori e raffreddò gli animi. Spiegava infatti, ragionando, che in realtà non si trattava di un rischio separatista. “Personalmente – scriveva su Repubblica . io ho un parere diverso. Non perché non ci sia motivo di preoccuparsi, ma il pericolo vero mi pare diverso da quello denunciato. Perché l’indipendenza non significa, necessariamente, secessione. Ai cittadini, non richiama, automaticamente, separazione, fuga dall’Italia. Ma, piuttosto, in-dipendenza. Minore dipendenza. Cioè: autonomia, autogoverno, autoregolazione. È domanda di potere reale in ambito locale. Anche se spesso i governi locali – e regionali, in particolare – non sono migliori di quello nazionale. Anzi, lo fanno rimpiangere”.

Tradotto: un paese diverso nella gestione e soluzione dei problemi. Diamanti non parlò di macroregioni, ma lo facciamo noi. Perché è questo, in soldoni, il bisogno di libertà. Federalismo puro.

Affondò, Diamanti, anche sull’euro: “Solo una minoranza prende in considerazione l’idea di uscirne. Di abbandonare la UE e lo stesso euro. Questione di prudenza…  Lo stesso, a maggior ragione, avviene per l’Italia. Molti la guardano con “distacco”. Ma non intendono distaccarsi.

Invece, se proprio vogliamo dare un significato all’indagine  di Demos, e al sentimento che rivela, conviene guardare allo Stato.. Al rapporto con le istituzioni. A livello centrale e locale. La domanda di indipendenza, infatti, si associa a un elevato livello sfiducia nella politica e nei politici, nella UE e nel governo, ma anche nelle opposizioni. È sfiducia nel mondo, diffidenza verso gli altri. Insomma, come ho già scritto, è un segno di solitudine profonda. Diffuso fra i cittadini.  E questo mi pare, francamente, molto più inquietante di ogni rivendicazione indipendentista”.

Le urne dell’astensione e del crollo di fiducia parlano chiaro. Ripensare Miglio

 

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One Comment

  1. luigi bandiera says:

    Sempre sottili a far terrorismo sti komunisti.
    Poi a starnazzare che in democrazia e’ il popolo che decide… se e’ come vuole lui, il komunista, si, deve decidere. Altrimenti, magari il contrario di come la pensa lui (sempre il komunista) comincia a scalpitare e a preoccuparsi:non si sa mai che prenda piede il sentimento ANTI KOMUNISTA e quindi la SECESSIONE.

    Ieri sera, tanto per dire, ho seguito Alberto Angela su UNA NOTTE A VENEZIA…
    Conclusione: l’italia e’ peggio di napoleone e di Adolfo nei confronti dei veneti serenissimi.-
    Ci ha rubato tutto. Perfino l’ANIMA..!
    Poi quando parlavano i vari italiani… da ridere per non piangere.
    Quando fanno servizi sulla Trinacria si comprende dall’accento…
    Quando parlano dei veneti stesso accento o giu’ di la’ cosi’ uno pensa che l’e’ tutto kompagno sto stivalon ed isolon.
    Credono di essere alle comiche per caso..?

    Avanti cosi’ che tra una decina d’anni addio cara VENEZIA… sarai quella avra’ una moschea o un grande ipermercato. Dipendera’… dagli eventi.
    Entro 10 anni…

    Il mago Silvan, veneto, dice SAM SALA BIM per far sparire le cose…
    Se lo diciamo noi funzionera’..!
    Provo: SIM SALA BIM…
    Toh, kax sono spariti sia gli italiani sia i veneti…
    Mi e’ andata male.
    Pazienza…

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