Se la Svizzera fa un referendum contro il canone tv

di DISCANTABAUCHIcanone Rai

Sono almeno 20 anni che sul canone Rai partono a ripetizione crociate politiche, approdate al nulla. Chi ha avuto il coraggio di far da sè, chiedendo il suggellamento dell’apparecchio e pagandone la tassa,  si è visto comunque recapitare anni dopo ancora la richiesta di pagamento con bollettino e minacce di azioni legali. La protesta, in un paese in cui si paga sempre tutto come veri timorati di dio, ha sempre avuto il sapore più che di una forma di evasione, di una forma di ribellione al sistema televisivo pubblico, romanocentrico e dialettalmente sbilanciato nel raccontare l’Italia con le lenti della politica del centrosud e relativi partiti. L’imparzialità, accanto a stipendi non imbarazzanti, sono stati il nodo di fondo di una comunicazione sentita lontana dalla gente, vicina ai poteri forti.

In Svizzera come sempre tira un’altra aria.  Il popolo sarà chiamato a dire la sua  sul nuovo sistema di riscossione del canone radio-televisivo, che estenderebbe la percezione di questa tassa praticamente a tutte le economie domestiche, aziende comprese. E allora, apriti cielo!  imprese. L’Unione svizzera delle arti e mestieri (USAM) ha consegnato alla Cancelleria federale oltre 100 mila firme – ne bastavano 50 mila per poter fare il referendum – contro la revisione della Legge sulla radiotelevisione (LRTV) approvata di recente dal parlamento elvetico

Di pagare nuove tasse (e se lo dicono loro, gli crediamo) non ci pensano nemmeno, tanto più per pagare i media. La sensibilità della popolazione sul tema è alta, tanto che le 102mila firme sono state raccolte in un tempo record, otto settimane appena.

 

Oggi, l’USAM darà avvio anche alla sua campagna contro la LRTV. I tempi del referendum? Se tutto va bene, il 14 giugno. Un paio di mesi e la questione viene risolta. Come da noi, per 20 anni discussioni e campagne finite in fuffa; anche l’ultima ipotesi di inserire il canone rai nei contratti di fornitura elettrica si è arenato. Avrebbero pagato tutti, e il Nord un po’ meno. Quindi, non se ne è fatto proprio nulla.

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