Se in rete tutto è gratis, vuol dire che la merce siamo noi

 

Dai Social

di Riccardo Pozzi – Eco disse che la rete aveva sdoganato la chiacchiera da bar, elevandola a opinione.Ma la rete, in realtà, è diventata molto di più.
E’ l’amplificatore più potente di ogni tempo per le fobie e contemporaneamente le mainstream della nostra epoca.
Quindi rettiliani e scie chimiche, certo, ma anche i pannelli solari che sostituiranno le centrali termoelettriche, le borracce che salveranno i delfini dalla plastica, le macchine elettriche che ci libereranno dallo smog e la razza umana che ha nelle proprie mani il futuro del pianeta.
Succede, tuttavia, ogni tanto che qualcuno che sa di che parla, prenda la parola in rete e dica ciò che può permettersi in quanto competente.
Il Prof. Ugo Mattei, coetaneo dello scrivente e docente di diritto internazionale, con un video dal titolo: “Perché non ci fanno sostituire la batteria dello smarphone”, ha messo alcune mosche nelle orecchie col nervo acustico ancora in vita.


Quello che, con un capolavoro linguistico, è stato chiamato “cloud”, cioè nuvola, ovvero quell’immenso universo di memoria e dati che ci sovrasta come una perturbazione atmosferica, in realtà è molto più concreto di quanto sembri.
Si tratta di giganteschi server, perlopiù situati nella west coast degli Stati Uniti e nel Canada, fisicamente smisurati e così energivori da richiedere la potenza di alcune centrali nucleari per funzionare senza rischi di interruzione, che sono stati preposti a tenere in memoria la spaventosa mole di dati che affidiamo ad account e profili in rete.
Tanto che, nonostante le mail e i messaggi siano corredati da un invito a non stampare il testo per sostenere l’ambiente, è altamente probabile che sia più sostenibile un foglio di carta piuttosto che tenere per anni in memoria un testo su queste strana nuvola, la cui gratuità dovrebbe almeno farci sospettare qualcosa.
Il Prof. Mattei spiega molto bene perché sia stata costruita questa clamorosa panzana ma spinge anche a riflettere su cosa muova i colossi della comunicazione sul web verso il farsi i fatti nostri.
Quanti di quei milioni di selfies fatti (chissà poi perché) con la bocca a culo di gallina avranno capito che, come disse qualcuno, se una cosa è gratis vuol dire che la merce sei tu?
Happy chicken… on cloud.

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