Se il vice di Alfano (sempre lui!) va in Libia per collocare le ONG nei campi d’accoglienza

ALFANOdi SERGIO BIANCHINI –  La STAMPA nei giorni scorsi, precisamente l’8 settembre, spiega come il governo, per mano del viceministro Guidi operi sempre per  “salvare i migranti” ma stavolta in Africa. Dopo essere stati costretti dal malumore dell’opinione pubblica a interrompere la collusione chiarissima con le ONG per il prelievo di africani sulle coste della Libia lavora per dare alle ONG stesse il controllo dei campi di raccolta funzionanti in Libia.

L’idea è venuta a Mario Guidi. Che strana combinazione, Guidi è il vice di Alfano che è ministro degli affari esteri. Minniti non è il ministro degli esteri bensì il ministro degli interni. E mentre quello degli interni, Minniti, va all’estero in Libia e chiede ai capi politici di trattenere i migranti, il ministro degli esteri, Alfano, manda il suo vice Mario Giro a  trattare in Libia per collocare le ONG nei campi Libici. E tutto con la più consueta arma del buonismo italico e cioè milioni e milioni di Euro che sempre si trovano anche se la spesa pubblica è al disastro.  Che governo, che guazzabuglio!

 

E chi è Guidi? Vediamo Wikipedia e i dati Ufficiali:   Nato a Roma il 29 luglio 1958, ha conseguito la maturità scientifica e nel 1984 si è laureato in lettere alla Sapienza.

Nel 1975 diventa membro della comunità di Sant’Egidio . Alle elezioni politiche del 2013 è candidato al Senato della Repubblica, in Campania, nella lista centrista Con Monti per l’Italia (in terza posizione), risultando tuttavia il primo dei non eletti.[4][5]

Il 3 maggio 2013 è stato nominato Sottosegretario agli Affari Esteri del Governo Letta. Il 28 febbraio 2014 è stato nominato Sottosegretario di Stato al Ministero degli Affari Esteri e dal 7 marzo 2016 Vice Ministro per il Governo di Matteo Renzi. Carica confermata il 12 dicembre 2016 anche dal successivo governo guidato da Paolo Gentiloni.

 

Dunque l’assoluto caos nella gestione della politica estera dell’Italia e scontro tra tendenze diverse, tutte accoglienti, che soggiacciono però al timore di essere azzerate dall’opinione pubblica in crescente insofferenza.

 

Ecco due stralci dell’articolo della STAMPA

 

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