Se il totalitarismo alla Chavez fa le fortune di Goldman Sachs

di CHRIS WILTON

Da queste pagine si è già parlato dell’incredibile ma sintomatica “guerra della carta igienica” in atto nel Venezuela post-Chavez, paradigma di come i regimi illiberali e dispotici sappiano suicidarsi da soli una volta che il collante iconografico del leader maximo viene a mancare e la pochezza dei protagonisti in scena detona in tragedia ammantata da farsa. Il problema è alla radice, però, ovvero nella natura stessa di quei populismi che infiammano i cuori degli altromondisti di mezzo mondo, i quali accettano volentieri di indossare il “logo” della rivoluzione anti-Usa, senza però leggerne gli ingredienti e, soprattutto, capirne i comportamenti. Larry Fink di BlackRock, insieme a Pimco leader del mercato obbligazionario mondiale, nel 2011 stupì il mondo affermando che <i mercati amano i governi totalitari>. E sicuramente questo è valso e vale anche per quelli contraddistinti da un profilo di socialismo autoritario, proprio come il Venezuela del defunto presidente Hugo Chavez. Il quale, in quattordici anni di potere e con 1000 nazionalizzazioni al suo attivo, ha reso un servizio straordinario non tanto al suo popolo, quanto a Goldman Sachs e altri grandi investitori, i quali si sono garantiti un profitto del 681% grazie ai propri investimenti obbligazionari. Già, perché il rendimento medio di un bond emesso dal Venezuela nel tempo è sempre stato mediamente il doppio di quello dei mercati emergenti – qualcosa come il 14,7% annuo – e quindi ha rappresentato una gioia per investitori come Goldman Sachs oppure l’Oppenheimer Funds, felicissimi della scelta autarchica di Chavez di utilizzare il petrolio e le riserve che esso generava per lo Stato al fine di pagare i propri creditori. E nonostante questa sua politica abbia portato il costo di finanziamento per il proprio Paese a una media del 12%, quattro punti percentuali sopra la media delle nazioni in via di sviluppo, Chavez non ha mai mancato il pagamento di una cedola o di una scadenza obbligazionaria.

Ecco spiegato perché i bonds venezuelani pesavano per il 6,7% dei 2,9 miliardi di dollari investiti da Goldman Sachs attraverso il suo “Growth&Emerging Markets Debt Fund”, il terzo più grosso investimento in grado di generare un 12,8% all’anno negli ultimi 36 mesi, garantendo un outperforming sul 90% dei suoi concorrenti. Per Sara Zervos, manager per il mercato dei debiti emergenti di Oppenheimer Funds a New York, colosso che gestisce 176 miliardi di dollari in assets e investe in Venezuela da decenni, <Chavez non ha fatto molto di buono per la sua nazione ma ha sempre avuto l’obiettivo di garantire solvibilità alle sue obbligazioni. I nostri interessi sono così allineati>.

E ora che Chavez è morto? Difficilmente i bonds venezuelani ora potranno replicare l’andamento preso fin dall’8 dicembre scorso, al massimo degli ultimi cinque anni, quando Chavez ammise di aver bisogno di un nuovo intervento a Cuba. Più facilmente, ora, ci troveremo ad affrontare un allineamento al ribasso verso la media dei Paesi dell’area, come fa notare Russell Dallen, capo del trading alla Caracas Capital Markets. E anche a Goldman Sachs sanno che la pacchia garantita dal regime socialista di Chavez sta finendo, visto che il capo della divisione obbligazionaria per i mercati emergenti, Sam Finkestein, ha dichiarato che con la morte del padre nobile <la situazione è destinata a deteriorarsi, ci sarà incertezza e maggiore fragilità, quindi più probabilità di uno sbocco verso il default>. Ma un worst case scenario per il Venezuela avrebbe implicazioni più ampie, a partire dal settore petrolifero. Per Simon Nocera, ex economista del Fondo monetario internazionale, <Chavez ha sempre pagato e onorato il debito perché un mancato pagamento avrebbe spinto i suoi creditori a boicottare o confiscare le spedizioni petrolifere venezuelane o pignorare gli assets esteri, come le raffinerie e o la stazioni di servizio della Citgo Petroleum Corporation, una sussidiaria della Petroleos de Venezuela. Chavez ha sempre fatto molto rumore ma non si è mai azzardato di minacciare una ristrutturazione del debito, perché sapeva che facendo questo si sarebbe procluso la possibilità di vendere l’unico prodotto che gli permetteva di sopravvivere, il petrolio>.

Insomma, dalla carta di Stato, pagata profumatamente – in termini di rendimenti – proprio al capitalismo yankee tanto odiato a parole, alla carta igienica, il passo è breve. Come scrisse Nicolas Gomez Davila, <il militante comunista prima della sua vittoria merita rispetto. Dopo non sarà che un borghese indaffarato>. E Wall Street lo sa e ringrazia.

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4 Comments

  1. Nicoletta says:

    Per favore, basta con le KAPPA: non si riesce a leggere!

  2. sì, tutto vero e reale…
    hai visto la parte ekonomiko finanziaria dell’azione del “kondukator” nei rapporti internazionali …

    ma hai traskurato di analizzare le konseguenze deleterie, forse irreparabili, ke la sua politika ha kausato in Venezuela (kon mire espansionistike in tutto il Sudamerika), legate alla mistifikazione del Nome del Libertador Bolivar …
    – lui personalmente si spacciava x sua reinkarnazione fisika, kon pretesa di Titolo pure … e,
    – naskosto nella parola “bolivariano e bolivarismo” (inserito x ogni dove … insieme al kolore rosso), in mistifikazione, veikolare il suo socialismo subdolo di stampo kastrokomunista becero, ke tende a kreare odio razziale x il diskredito sistematiko ke infonde nei kuori e koscienze della sua gente, kariko di propaganda antioccidentale, antieuropeo, antiaUSA, antispagnola, ed anti bianko …

    ripeto, vekkia politika impotente e suprematika kastrista antioccidentale ke dice di kombattere i governi ma in realtà denigra i nostri popoli … noi tutti, la nostra kultura, società e sistema di rapporti interpersonali …

    la martellante propaganda ideologizzata (filo kualsiasi regime o politika antioccidentale, x aberrante ke sia il personaggio o l’ideologia ke ciò sostenga) su kùi si basa il potere komunista kastro_chavista (spacciato x “socialismo bolivariano”… Bolivar era un massone, liberale, illuminista…), kondita in tutte le salse e ripetuta h24 ( 😀 ) non solo non emancipa il proprio popolo, ma lo strumentalizza e la pretesa di riskatto si trasforma, alla fine, in disprezzo … razzismo puro da bastardi intellettuali veri !

    • Mauro says:

      Articolo molto interessante.
      Aggiungerei che la situazione reale delle finanze venezuelane non è dissimile da quella degli altri partner dell’area. Il debito pubblico è la metà di quello italiano e l’inflazione è ai livelli di quella italiana degli anni ’80.
      Il tasso di disoccupazione non è molto diverso da quello degli Stati Uniti (anche se ovviamente il salario e le condizioni di un operaio venezuelano non sono paragonabili a quelle dell’omologo americano o europeo).
      Tutti i gravi problemi con cui il Venezuela ha a che fare risalgono a politiche vecchie di decenni. Chavez ha fatto danni ma ha anche aumentato la ricchezza globale del Paese. Maduro deve ora lavorare con un’opposizione intransigente che tende a rovinarne l’immagine all’estero, con grave danno per quanto riguarda la reputazione finanziaria venezuelana. Con ottimi margini ulteriori di svalutazione del bolivar, razionalizzando le oil revenues e combattendo la dilagante corruzione, il Governo può far molto per la stabilizzazione (il tasso di crescita del gdp è soddisfacente per tutto il 2013 e con un buon outlook per il 2014).
      Certo che se poi, ogni giorno interviene il cretino di turno, analista finanziario della banca xy, che spara a zero senza ponderare i giudizi , ascoltato dai più “paurosi” o semplicemente ignoranti, ecco che si scatena il panico e allora giù tutti a vendere ,soprattutto i fondi, facendo precipitare il corso dei bonds a livelli di prezzo inverosimili (con la gioia di Buffet, Ichan, Paulson and Co, pronti a comprarne a piene mani a prezzi stracciati).
      Vorrei sottolineare che l’ipotesi di un default statale sul modello argentino, pur possibilissima, non è mai molto probabile. Le conseguenze per il Paese sarebbero devastanti e qualunque Governo, fosse anche il più stupido, ci penserebbe un milione di volte e ricorrerebbe prima a qualsiasi mezzo, ordinario e straordinario alternativo.

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