Se il Sud si sveglia, macroregioni per uscire dalla crisi

sud italiadi SERGIO BIANCHINI – La psicologia meridionale sta cambiando rapidamente. Qualcosa di grosso sta cambiando nella psicologia del meridione, sia a livello dei suoi dirigenti che della sensibilità popolare.

Sfoglio Il libro di Giuseppe Soriero, edito nel 2014, che analizzando la situazione e le sorti del mezzogiorno ha un titolo emblematico: ” Sud, 20 anni di solitudine”. L’autore, Calabrese, docente di storia dell’intervento pubblico, cerca nel ruolo commerciale dei porti meridionali una nuova via industriale per uno sviluppo non finto e parassitario, ma vero, ed utile anche al nord. Il nord non è più il nemico freddo ed egoista da spennare ma un desiderabile partner la cui inimicizia viene vissuta dolorosamente.

Dunque Il vento secessionista che ha spirato forte nel nord per circa 30 anni ha modificato il modo di essere e di vedere di tutta l’Italia.

Oggi anche il più accanito intellettuale meridionale non esige più e tanto meno difende(almeno a voce alta) il prelievo delle uova d’oro della gallina nordica, fredda ed egoista.

Anche il centro italia ha virato già da qualche anno. Con la vittoria di Renzi ha azzerato la vecchia classe dirigente cattocomunista che per 60 anni aveva dominato il centro italia manovrando abilmente il meridionalismo e gestendo uno sviluppo ordinato del centro italia mentre nord e sud si scontravano furiosamente. Già Renzi aveva decretato la fine dell’abituale rimborso dei debiti del sud e all’avversione contro il nord industriale e capitalistico. Per questo il sud lo odia impetuosamente.

Gentiloni invece (vetero-nuovista o neo-veterista o pura nullità galleggiante?) ha in parte ripreso l’assistenzialismo con grossissimi rimborsi sia al deficit di Roma che a quello di Napoli. Ma quella strada appare ormai impraticabile al meridione stesso.

Rapidissimamente il sud ha abbandonato la linea del “chiagni e fotti”, quella doppiezza penosa e minacciosa che abbiamo conosciuto per 50 anni. Anche tutta l’occupazione del pubblico impiego, con le mostruosità che parimenti abbiamo conosciuto nelle ferrovie, nelle poste, nella scuola si rivela ormai, e non solo “al razzismo nordico”, come un vicolo cieco senza futuro e dannoso per tutti.

Non a caso anche alcune inchieste della magistratura ed alcuni servizi giornalistici rivelano cose che sapevamo da decenni sul modo di lavorare nel pubblico impiego. Ma fino a pochi anni fa guai a parlarne.

La grandiosità di questa trasformazione psicologica del meridionalismo io l’ho percepita nettamente quando nel 2015 Cologno Monzese elesse come sindaco il leghista Rocchi attualmente in carica.

Cologno monzese era un comune dove per alcuni decenni PCI e PSI, finiti con l’immigrazione meridionale in mano a Pugliesi, Siciliani, Calabresi, Campani, raccoglievano circa il 70% dei voti. Il vetero nordista era rimasto attaccato alla parrocchia ed alla DC fino alla nascita della lega. Il degrado organizzativo dell’amministrazione comunale Colognese era scandaloso ma niente sembrava poter scalfire le alleanze regionaliste del meridione. Invece le cose sono cambiate.

Segue un grafico sullo sviluppo demografico tumultuoso del comune oggi a guida leghista.

Ma non solo nei vertici politici si è generata una mutazione. Oggi il meridionale, anche quello appena giunto al nord (e sono di nuovo tantissimi ed in aumento) non ha più la protervia che abbiamo conosciuto negli anni ‘80 e successivi. Non ha più la solidarietà istintiva( fino alla complicità) con i suoi corregionali e la difesa automatica di qualunque assurdità concettuale o comportamentale meridionale unitamente alla sufficienza a volte sprezzante nei confronti del nordico.

Il meridione ha avuto paura di restare solo. E sta meditando rapidamente.

Anche la trattativa tra Salvini e Di Maio, tenuta nel Pirellone di Milano, è un segno inequivocabile del cambio di rotta che l’intero paese sta subendo. Il nord ha rinunciato al secessionismo che non riusciva ed appariva sempre più improponibile, il sud ha rinunciato ( speriamo completamente) al succhionismo parassitario più o meno mascherato ormai senza sbocchi.

Forse adesso la sincerità, l’onore, e le idee vere di buon governo potranno ritornare fuori nel dibattito politico, giudiziario ed anche etico.

Il centro italia sta a guardare. Per ora si apparta dai due colossi che per 40 anni si sono affrontati dolorosissimamente.

Se adesso l’accordo fallirà lo scontro dovrà riprendere ed allora sarà ancora necessaria e possibile una intermediazione centrale che per ora appare debole e soprattutto senza idee vere di governo.

Speriamo bene. Io ho un’idea che per ora ripeto solitariamente e cioè che nell’ambito di una collaborazione nazionale si dia attuazione al federalismo di 3 macroregioni e si elimini la meridionalizzazione degli apparati statali a tutti i livelli con quote proporzionali nelle assunzioni di personale diversificato secondo le tre aree fondamentali.

 

 

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