Se il referendum per l’indipendenza del Veneto è tutt’altro che un sogno

di GIANLUCA MARCHI

Intorno a metà giugno la commissione giuridica insediata dal governatore  Luca Zaia per esprimere un parere sulla fattibilità del referendum consultivo per l’indipendenza del Veneto concluderà il proprio lavoro, dopo di che la palla passerà alla politica. Con tutta probabilità l’esito di questo lavoro degli esperti sarà favorevole alla celebrazione della consultazione, e poi l’azione politica sarà nelle mani del presidente del Consiglio regionale Clodovaldo Ruffato (Pdl) e soprattutto di Zaia.

“Se Zaia vorrà mettersi alla testa del processo indipendentista, ben venga, noi saremo lieti di consegnargli la leadership perché il presidente è persona apprezzata e rispettata anche da chi non lo vota”. Queste parole sono state pronunciate ieri a Varese da Luca Azzano Cantarutti (nella foto), presidente di Indipendenza Veneta, il movimento nato circa un anno fa, ma che si è reso protagonista della battaglia indipendentista grazie alla celeberrima “Risoluzione 44“, votata dal consiglio regionale il 28 novembre 2012, con la quale si impegna la Regione Veneto a dare avvio al processo per consentire al popolo veneto di rivendicare il proprio diritto all’autodeterminazione. Cantarutti – eletto deputato della Lega nel ’94, uscito dal partito nel ’95 e poi rimasto a lungo lontano dalla politica – ha partecipato ieri a Varese a un dibattito sul tema “Il Veneto tra macroregione e indipendenza”, organizzato nell’ambito della settima edizione del Festival dell’Insubria promosso da Terra Insubre, dibattito a cui è intervenuto anche l’eurodeputato veronese della Lega Lorenzo Fontana e che è stato moderato da chi scrive.

La storia di questi mesi è ben conosciuta dai nostri lettori, comunque ripetiamola per sommi capi. Dopo l’approvazione della Risoluzione 44 (votata trasversalmente da destra a sinistra), pur con qualche perdita di tempo, il presidente Zaia ha costituito la Commissione di esperti che sta per concludere il proprio lavoro allo scopo di dire se il referendum consultivo si può fare o no e, in caso affermativo, con quali possibili conseguenze. Ammesso e non concesso che il parere sarà positivo – diciamo che questa è al momento una nostra libera interpretazione, ma a sensazione non siamo distanti dalla realtà – toccherà ai vertici della Regione Veneto di far votare il progetto di legge, già protocollato in Consiglio, per l’indizione del referendum consultivo che si concretizzerà con un semplice quesito: volete l’indipendenza del Popolo Veneto?

A quel punto la reazione del governo nazionale sarebbe fin d’ora prevedibile: si rivolgebbe alla Corte Costituzionale perché sancisca l’incostituzionalità di una consultazione che attenta all’articolo 5 della Carta, quello che fissa l’intoccabilità dei confini nazionali. E si può già anticipare il giutizio della Consulta: il referendum veneto verrebbe dichiarato anticostituzionale.

Ma la battaglia giuridica sarebbe solo all’inizio. La Regione Veneto si appellerebbe al diritto internazionale con la possibilità di rivolgersi sia alla Corte europea dei diritti dell’uomo che alla Corte internazionale di giustizia, le quali tutelano il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Precedenti in tal caso ve ne sono e l’ultimo risale al 2010 quando il Kosovo proclamò unilateralmente la propria indipendenza.

Diamo per vinti tutti questi passaggi e arriviamo idealmente alla celebrazione del referendum. Nessuno nutre dubbi (anche fra gli avversari del referendum) sul fatto che i quasi 5 milioni di cittadini veneti chiamati a votare si esprimerebbero a larga maggioranza per l’indipendenza. Ma cosa accadrebbe dal giorno dopo, visto che si tratta di un referendum consultivo? Obiettivamente che un referendum sia definito consultivo è una contraddizione in termini: infatti l’organo rappresentativo del popolo veneto, cioè il consiglio regionale, come potrebbe non eseguire il pronunciamento degli stessi cittadini che l’hanno votato? E d’altra parte proprio il diritto internazionale tutela l’azione di una istituzione di rappresentanza politica laddove tale azione sia supportata da un pronunciamento popolare. In parole povere il Consiglio regionale dovrebbe proclamare l’indipendenza del Veneto.

E’  solo un sogno? Per qualcuno sarà anche così, ma per altri questa è l’unica strada percorribile per riconquistare la propria libertà. Cantarutti lo dice chiaramente: “Non ci sono alternative: il Parlamento romano, dove il Nord conta un terzo degli eletti e il Centro-Sud due terzi, non voterà mai l’autonomia speciale del Veneto, della Lombardia e del Piemonte, perché vorrebbe dire interrompere il flusso dei soldi da Nord a Sud. E li vedete voi deputati e senatori da Perugia in giù che tornano dai loro elettori a dire che la pacchia è finita? Non accadrà mai…”.

L’appello di Cantarutti a Zaia affinché si metta a capo della battaglia, pacifica e legale, per l’indipendenza ha chiaramente una finalità: dare più forza politica all’intera operazione, che deve ottenere consensi trasversali per poter riuscire.  E in tal senso il governatore  viene ritenuto in grado (sondaggi alla mano) di spostare con sé circa il 20% del consenso popolare dei veneti. Ma l’invito del presidente di Indipendenza Veneta va anche alla Lega nel suo complesso e l’eurodeputato Fontana dal dibattito di Varese ha fatto intendere di non avere dubbi al riguardo. Chi sembra su altre posizioni è invece il sindaco di Verona e segretario nazionale leghista Flavio Tosi. Ma questa è tutta un’altra storia, che sta dilaniando la Liga Veneta.

Quando e se  il Veneto arrivasse alla proclamazione di indipendenza, l’effetto domino sarebbe inevitabile e poi toccherebbe alla Lombardia: a quel punto bye bye Stato Italiano.

 

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50 Comments

  1. gianni says:

    E’ già, siamo arrivati a convincere anche il direttore, nostro detrattore sin dall’inizio, ma lasciamo stare e diamo il nostro supporto alla discussione. Sì perchè sarà molto, ma molto facile che la lega si metta di traverso. Non appena si accingeranno a scrivere il percorso per l’indipendenza della Lombardia si imbatteranno immediatamente su un problema che è insormontabile. Il pilastro fondamentale che pone i Veneti a poter votare è l’innegabile esistenza del popolo Veneto. Infatto il diritto internazionale parla di autodeterminazione dei popoli: quello che per il Veneto è, per altri non è. Ipotizzare per i lombardi di doversi sopportare da soli la repubblica delle banane diviene un’ipotesi drammatica, ergo, meglio che i Veneti rimangano a dividere la sorte, come dire: mal comune mezzo gaudio. Ma Indipendenza Veneta non demorderà lega o non lega, sarà la gente, stremata, a “obbligare” la politica.

  2. Marco Mercanzin says:

    @ Tito Livio

    I partitini indipendentisti prendono pochi voti per due ragioni principali : la poca credibilità determinata dal frazionamento, e il fatto che presentandosi a elezioni , debbono schierai su tematiche che dividono, vedi marciapiedi, piani regolatori, o a livello nazionale, politiche sociali, ideologie e altre questioni che con l’indipendentismo hanno poco a che fare, tutte tematiche divisive.

    Ma questo purtroppo non viene capito, e continuano a prendere travate sul naso, sputtanando le tematiche indipendentiste.

  3. Tito Livio says:

    Consiglio la lettura di questo link:
    http://epistemes.org/2008/02/21/indipendenza-kosovo-e-diritto-internazionale/
    in particolare:Ha diritto a determinare liberamente il proprio status internazionale quel popolo assoggettato a dominazione coloniale o razzista o il cui territorio è conquistato e occupato con la forza; non già, quindi, quello che ambisce all’instaurazione di un regime interno di tipo democratico.

    E:Tuttavia, l’autodeterminazione trova nel principio di integrità territoriale degli Stati un’importante eccezione, sancita al par. 7 della citata Dichiarazione dell’AG del 1960. In virtù di tale norma, l’autodeterminazione va coordinata con i legami storico-geografici del territorio rispetto a quelli dello Stato dominante. Interpretato in tal modo, il principio di integrità territoriale costituisce un potente freno giuridico alle pretese secessionistiche di un popolo. La Carta di Parigi del 1990, elaborata in ambito OSCE e significativa di una certa tendenza del diritto internazionale odierno a considerare con crescente sensibilità la tematica dell’autodeterminazione interna, si pronuncia anch’essa in tal modo. Anche sul piano della giurisprudenza interna le cose non cambiano. La Corte Suprema russa, nei casi del Tatarstan e della Cecenia, ha interpretato i due principi come appena esposto per negare la possibilità di una secessione unilaterale dalla Federazione. Anche la Corte Suprema canadese, nel caso del Québec, ha negato che una provincia o una regione, anche quando etnicamente differenziata dal resto dello Stato, abbia il diritto a secedere al di fuori delle tre ipotesi tipiche del principio di autodeterminazione dei popoli.

    Kossovo che tra l’altro è preso come esempio dal movimento indipendentista veneto, 5 anni fa si diceva questo:
    http://www.pnveneto.org/2008/02/l’indipendenza-del-kosovo-e-un-catalizzatore-dell’indipendenza-veneta/

    • erik says:

      Il kosovo è l’unico paese in cui cìè una statua di Bush. La tua romanzina sul kosovo d il diritto internazionale è ridicola! Non prendertela, ma il kosovo è indipendente solo perchè faceva comodo agli USA!! Nessun altro motivo!!
      O forse sei uno di quelli che crede all’esportazione di democrazia od armi di distruzione di massa o altre cazzate propinate alla gente??

    • Aquele Abraço says:

      Tutte cazzate, il referendum in qualche maniera s’ha da fare e basta, è un diritto naturale dei popoli, poi si vedrà.
      La storia non è scienza sperimentale, le situazioni sono sempre diverse. Ognuno è artefice del proprio destino e se ascoltassimo quelli come non usciremmo neanche di casa.

      • Tito Livio says:

        Tutte cazzate? certo, spiegazione inoppugnabile! complimenti. Certo che la storia la fanno i popoli ma devono essere coscienti di essere tali e sapere a che cosa vanno incontro, ripeto popoli informati.

        • Simone T. says:

          Caro Tito, le dico solamente che la storia ha travisato quel che è stata la Repubblica di Venezia e noi veneti lo testimoniamo con la cultura che ci differenzia dal resto, in quanto la Serenissima portava quel nome proprio per la stima degli altri popoli europei dovuta ad alti valori morali e di giustizia conformati nei secoli di indipendenza. Siamo a chiedere di ristabilire quei veri valori, tolti con la forza da Napoleone e poi venduti all’impero asburgico e conseguentemente al regno sabaudo, ma mai voluti dal popolo veneto. Bisogna rispolverare la nostra vera storia, no quella propinata e infissa nei testi di storia delle scuole italiane.
          Ci sarà un perchè qui nel Veneto c’è maggior voglia di indipendenza che in altre regioni, o sbaglio? Il punto è proprio la differenza data dai valori immutabili costruiti sotto il paradiso Serenissima e non di certo dalla balorda storiella che abbiamo lttato per diventare italiani.
          I veneti hanno lottato in primis e nelle più cruenti vicende delle guerre mondiali, proprio per la propensione naturale a salvaguardare il nostro territorio. Ora vogliamo che venga rispettata la costituzione in quanto il popolo è sovrano e non come decanta il nostro presidente Napolitano, che si nasconde dietro a facili neologismi riguardo a , come dice lui, evitare l’insorgere di populismi che non fanno bene allo stato. Ma stiamo scherzando?? Oggi 2013, rispetto a 100 anni fa, ma anche 50, il popolo è molto più intelligente, grazie all’istruzione e cultura alla portatat di tutti. I populismi facevano male un tempo, in condizioni di maggiore ignoranza del popolo tutto, ma oggi, proprio per le capacità che abbiamo, è possibile informarsi e portare a conoscenza che ciò che noi veneti siamo, è dato sorprattutto da secoli passati nella gloriosa repubblica.
          Leggete la storia per cristo, lasciamo da parte le ideologie. Se le cose andassero meglio, potrei solo che essere fiero di essere italiano, ma i primi ad essere incostituzionali sono proprio i governati che hanno costruito le leggi in modo che il popolo non possa toccarli. Soprattutto qui in Italia.
          Simone

          • Simone T. says:

            Ho commeso un errore:
            “Siamo a chiedere di ristabilire quei veri valori, tolti con la forza da Napoleone e poi venduti all’impero asburgico e conseguentemente al regno sabaudo, “”””ma mai voluti dal popolo veneto.”””””
            intendo dire che l’annessione allo stato italiano non è stata mai voluta, se non da pochi con i loro interessi. In effetti, se già si sta bene in un contesto, che senso ha cambiare. Facile facile.

    • Adriano Giuliano says:

      Innanzitutto il Veneto è una colonia: basta vedere chi rappresenta le forze dell’ordine, tra questori, pretori, esercito e scuole.Per non parlare della guardia di finanza.
      Noi veneti siamo un popolo che ha una cultura estremamente diversa da chi ci governa.
      Si faccia il referendum e che siano i veneti a decidere!
      Francamente, dei razzisti terroni ne ho pieni i coglioni!

  4. massimo trevia says:

    carissimi auguri liguri ai veneti:se lo vorrete,che siate liberi!!!!

  5. luigi bandiera says:

    Sapendo come ragionano quelli anche ben pagati da noi, lì nelle varie corti, dubito che diventi realta’.

    Le leggi costituzionali sono AUTOPROTETTIVE.

    Sempre per quella kax di frase che: un re non ecc. ecc. ecc..

    Io me lo augurerei che a brevissimo giro di valzer il tutto venisse accettato dallo stato italia. Ha firmato un frakax di trattati a pro DIRITTI UMANI… ma noi siamo come i PELLIROSSE e i trattati per loro pro non furono mai rispettati..!

    Non ci credo anche se continuo a SOGNARLO IL GIORNO DELLA LIBERAZIONE..!

    Comunque

    An salam

    PS:
    mi penso a Luigi Martinelli… che ando’ negli uffici dei gabellatori…

    Non si sa piu’ come e’ andata a finire… e’ stato messo ai Piombi..?

  6. Crisvi says:

    Mai come in questi mesi, si moltiplicano le iniziative storiche e indipendentiste nel Veneto.

    Mai prima di oggi, nell’Italia unitaria, è stata superata quella tangibile quota di simpatia, che l’indipendentismo Veneto riscontra anche in cittadini che non l’hanno mai preferito in precedenza e persino al di fuori dei propri confini nazionali ( regione Veneto ).
    Persino in Turchia si scrive con propensione, d’Indipendenza Veneta.

    Chi afferma il contrario, non ha il senso della realtà sociale attuale.

    Qualcuno pretende tutto e subito, nella peggior consuetudine dei perdenti. Gli stolti parlano di rivoluzione armata e atti estremi, che, se attuati, inficerebbero l’ottimo lavoro svolto fin’ora dai vertici di IV e da noi, loro leali sostenitori.

    Il percorso verso l’Indipendenza è solamente iniziato e, nonostante i continui attacchi diretti e indiretti, proseguirà sino al suo compimento.

    Non solo, esso darà inizio a un effetto domino per altre attuali regioni, che desiderano finalmente smarcarsi dall’opprimente centralismo. Prima tra tutte la Lombardia, con mentalità a mio parere, per la mia esperienza di vita e professionale, decisamente affine alla nostra.

    Dal mio punto di vista, nulla osta a una futura Federazione di scopo, tra i nuovi Stati indipendenti del bacino della pianura padana e affini.

    Panta rei.

    CrisV 🙂

  7. ieri, in altro skritto,sui referendum, kommentavo kosì :”

    kon kuei referendum lì ci puliamo il kulo, kome kon la bandiera italiana …

    non era certo riferita a kuesta iniziativa ke non ostakolo assolutamente ed anzi, approvo … solo ke i tempi sono lunghi …. ed è x kuesto ke mi rivolgevo kosì, ai vari

    Zaia, Cota, Maroni xkè non fate, singolarmente e ciaskuno x la propria regione, uno statuto regionale simil sicilia !? …
    da subito realizzereste autonomia, indipendenza e makroregione all’unisono …

    i numeri e le risorse politike ed umane non mankano…

    BASTA BALLE makroregionali e pseudofederaliste, fate kualkosa di utile x la nostra gente…

    inoltre, rivolgendomi ad UP, riproponevo nuovamente lo stesso kuesito (ankòra senza risposta), ovvero:”
    diamo kuindi a kuesto UP un obiettivo reale, minimalista e legalista (xsino lealista 😀 al sistema romano) e kompromettiamoli al suo ottenimento … vediamo se sono kapaci di portare a kasa kualke risultato senza akkampare skuse di traguandi e mete impossibili da raggiungere , allo stato delle kose, se non insurrezionalmente …

    lo statuto siciliano è nella legalità di kuesto stato di merda … saranno kapaci, i nostri, di ottenere parità di trattamento amministrativo tra le komponenti di kuesta repubblika bananaria agendo da dentro la Regione Lombardia x modifikarne ordinamento in tal senso !?
    vediamo kosa rispondono …

    • claudio says:

      Lo statuto speciale è definito in Costituzione, sei al punto di partenza.

      • appunto… lo si renda tale e si modifiki il vigente, kopiando kuello siciliano …
        ke facciano almeno kuesto !

        motivi di rikiamo e diritti pure ce ne sono in abbondanza … e strumenti “legali e lealisti” ce ne sono a iosa …

        sono kapaci, nemmeno, di trovare pretesti x kontestare l’inikuità di trattamento kostituzionale vigente a partire dall’inkostituzionalità stessa di kuesta fottuta kostituzione italiana di merda !?

        • Paolo,vuoi ke ti elenki alkuni spunti x far kapire le ingiustizie eklatanti kostituzionalmente presenti nella skifosa kostituzione itagliana … da impugnare x rivendikarne ekuità, parità di diritti/doveri e giustizia !?

          te ne elenko 4 ma il + vergognoso è il 3°

          il 1° è riferito all’ultima rapina ke abbiamo subito da parte del governo x le “donazioni” fatte ai soliti rapinatori pelasgici in ambito sanitario…

          vedi bene:

          1°) – kuegli anticipi alle regioni in oggetto, sono sulla “speranza di riduzione del debito” ke blaterano ma ke kontinuate, palesemente, a produrre kolpevolmente ed irresponsabilmente… tanto sono mika soldi vostri !

          2°) – la sicilia non versa 1 solo cent alle kasse komuni di kuesto stato di merda pelasgiko ke patiamo x kùi,

          3) – tutte le spese del servizio sanitario, skolastiko, di polizia e giustizia amministrativa, d’edilizia, grandi opere ed opere pubblike, etc. ke si fanno in kuesta regione di kultura sociale ed attività mafiosa, sono soldi extra regalati dallo stato, ke roma porkona e ladrona arraffa ai truffati cisalpini ke kon le loro tasse, laboriosità, sakrificio ed onestà lo mantengono bellamente …

          3°) – le kalamità naturali ke avvengono in sicilia, ke nulla versa all’erario centralista, sono altre elargizioni extra (pretese, pure, a muso duro ed arrogantemente, evokando solidarietà ke voi xò NON FATE) di truffa ai padani in primis ed a tutte kuelle komunità regionali i kui bilanci, senza surrogati statalisti, nei decenni, sempre hanno dato molto di + di kuanto ricevuto…

          4°) – le altre regioni pelasgike duosikuliane, pur versando tasse (poke), sono xò ugualmente simili a voi, giakkè sempre kuestuanti e deficitarie nei loro bilanci ed amministrazioni di spreki, kamorre, malaffari, korruzione ed imbrogli inverosimili …

  8. Vittorio Strata says:

    Questo è l’unico progetto serio, basato su un conflitto di “legalità” – quella interna (costituzionale) e quella esterna (internazionale). E’ chiaro che l’articolo 5 proibisce un percorso separatista, ma è altrettanto chiaro che invece il diritto internazionale – riconosciuto come vincolante anche dalla nostra Costituzione – ammette e tutela l’autodeterminazione.

    Quindi Indipendenza Veneta ha preso la strada giusta: quella catalana.

    Come la Catalogna il Veneto è una entità sub-statuale (Generalitat e Regione) e può aprire un contenzioso internazionale nel caso in cui ci fossero prese di posizione politica molto mette: un referendum o anche una dichiarazione di sovranità da parte del Consiglio regionale. (Lo stesso dovrà fare la Lombardia, come suggerisce il comitato spontaneo di http://www.color44.org).

    Quello che conta è che Azzano Cantarutti, Pizzati e Morosin hanno individuato una strada pacifica, rispettosa e pacata per porre al centro del dibattito politico il tema della libertà dei veneti.

    Complimenti vivissimi.

    WSM

  9. Marco Mercanzin says:

    Le premesse ci sono.
    Anche giuridiche, sottili, labili, collegate a interessi trasversali internazionali, ma potrebbero esserci.

    Ma a mio parere, a prescindere dal risultato pratico del referendum, la cosa più positiva che esso può suscitare, e’ la discussione che si aprirebbe, dopo anni di proclami e di disinformazione, che da sola potrebbe aiutare quel salto di coscenza nella popolazione, che da sempre io ritengo necessario per la nostra libertà.
    Non più capipopolo o partiti chioccia, ma una popolazione consapevole e determinata verso la propria liberta
    Ecco, un bel dibattito sul territorio nei mesi precedenti al referendum.
    E qui, bisognerà che tutte le persone già consapevoli si adoperino per la divulgazione con associazioni, incontri, dibattiti, magari senza usare politici, ma studiosi, economisti, storici, costituzionalisti, giornalisti.

    Sempre se c’è lo fanno fare.

  10. Albert Nextein says:

    Tempo perso.
    Schermaglie con lame senza punta e neppure taglio.
    Molto più semplice e immediato chiedere alla gente se sia disposta a cessare il versamento delle tasse.
    Se è disposta a farlo, lo si fa.
    E si comunica allo stato centrale che non si è più disposti a stare nello stato unitario.
    I soldi rimangono in tasca della gente.
    La lombardia seguirebbe a ruota sull’onda di sollevazione popolare.
    Il friuli dovrebbe esser della partita..
    Non l’emilia, e forse neppure il piemonte.

    Che fa il governo?
    Manda l’esercito?
    Invia cartelle equitalia a decine di milioni di persone determinate a non pagare e a difendersi coi denti?
    Emette decreti feroci?
    Istituisce legge di guerra?
    E che fa l’europa?
    E che fanno gli altri indipendentisti europei?

    E’ come accendere un cerino in un pagliaio.
    Non occorre produrre e usare un lanciafiamme.
    Basta un cerino.

    • Tito Livio says:

      Concordo in pieno.

    • Simone Tretti says:

      Non ha necessità di mandare l’esercito.
      Ci sta già. Proprio nel veneto.

      Tra americani, italiani ed europei (EGF) non c’è mica una caserma, c’è una centuria intera.

      Gaia già nisbò tempo indietro l’idea di un referendum in quanto “anticostituzionale”.. ma va?! Ironico.. La Sua idea è quella ed unica viabile, ma la gente ha paura, perchè sarebbe un salto nel buio. Indubbiamente son molte le incognite:

      – Ok niente più versamenti erariali.. ma se la finanza viene a pungolare lo stesso le ditte armati di mitra?
      – Se alle prime avvisaglie (di certo difficilmente saranno totali) arrivano i carramba od i poliziotti a prender le persone “singolarmente” per instillare paura e terrore?
      – Se si limitano a prendere il “consiglio regionale” ed a impostarne uno coatto?

      Qualcuno potrebbe optare che lo spirito locale prevaricherebbe anche sui gendarmi; purtroppo io son pessimista in cio, in meritò alle seguenti ragioni:

      – Il modello sociale odierno è egoistico.
      – Non esiste (più) una localizzazione delle culture e delle lingue. Infatti sebbene la costituzione italiana dica che supporta le minoranze linguistiche, il fatto che tutte queste siano declassate a “dialetti” la dice lunga.
      – L’immigrazione e la omogenizzazione col sud ed extra-stivale han portato ad una confusione sociale dal punto di vista etnico-autoctono.
      – SOPRATTUTTO l’esercito locale (chiamiamoli alpini) consta di numerosi “meridionali”. L’esercito è un ammasso di singoli, tutti con stipendio fisso (più o meno alto) e famiglia (ergo ricattabili). Giustizia e bei ideali son tradotti in semplice mercenarismo: uno fa il militare o il F.d.O. per lo stipendio.. un semplice lavoro.

      In via di queste mie opinioni, pur sempre opinabili, ritengo l’idea di una indipendenza “pacifica e legale” totalmente irrealizzabile.

      Ps. l’europa potrebbe sostenere l’indipendenza locale.. ma anche no. Dipende come il “nuovo governo” si vorrebbe porre in relazione alla stessa: con un sistema politico-economico soggiogato all’europa, forse avrebbe il sostegno, ma a che scopo? Lo scopo ultimo europeo sarebbe la disgregazione competitiva dello stivale, il “veneto” (o “triveneto che sia o regioni tout-court) sarebbe soggiocata col sistema a debito e moneta estera (euro). Si cambierebbe padrone da roma a bruxelles.. infiltrazioni e corruzioni economico-politiche europee sarebbe scontate ed inevitabili, così come la leva militare NATO intrinseca nel nostro territorio (Basi americane + EGF).

      Distinti Saluti.

      • Simone Tretti says:

        Errata Corrige:

        Gaia = Zaia
        (riga sotto) La Sua idea = di Albert Nextein

        Soggiocata = soggiogata.

      • Albert Nextein says:

        Ok.
        Teoria, ipotesi.
        Io dico che se è vero, come pare sia vero, che buona parte della gente che produce e si spacca per tirare avanti nonostante tutto è stanca di furti e soprusi, se è vero teoricamente e per sentito dire, proviamo a chiedere direttamente a loro se siano disposti ad andare avanti così.
        Non si può chiedere una cosa del genere, in base alle norme amministrative?
        Lo si fa lo stesso, tanto non è un referendum.
        E’ una specie di sodaggio capillare.
        Non si può ancora?
        Lo si farà clandestino.

        La gente è d’accordo?
        La gente è disposta a lottare?
        La gente è pronta a combattere contro la violenza pubblica?
        La gente è pronta a farsi valere e a non farsi derubare e ingannare?
        Si?

        Si procede, dopo aver organizzato un minimo, non troppo.
        Arrivano la finanza, la polizia , i carabinieri, l’esercito?
        Che fanno carcerano tutti?
        Multano tutti?
        Citano in giudizio tutti?
        Equitalia a tutti?

        Non tutti?
        Solo 300mila?
        Solo 100mila produttori protestano?
        Solo 100mila si oppongono?

        Gli altri seguiranno, prima o poi.
        Seguiranno quando vedranno lebestiali contromisure statali.
        Quando vedranno che i 100mila hanno le palle per continuare ad opporsi.

        Non ci si riesce al primo tentativo?
        Ce ne saranno altri ed altri ancora, fino al successo.

        Naturalmente se è vero che buona parte della gente è stanca e pronta a battersi.
        Perchè se si tratta solo di parole e miserabili lamentele prive di sostanza, beh in tal caso è meglio resistere ancora un poco e prepararsi per uscire dall’unione europea con armi, bagagli, e famiglia.
        E mi risulta che alcuni pessimisti-realisti lo abbiano già fatto, e lo stiano facendo.

        • Tito Livio says:

          Alberto ma le sembra che noi veneti siamo in grado adesso di combattere?

          • Albert Nextein says:

            Io penso che ne abbiate, come tanti altri, le scatole piene a sufficienza.
            E poi, prima è e meglio è.

            Oggi lo stato ha bisogno dei soldi.
            Disperato bisogno.
            Questa è l’unica forza del contribuente vessato.

            Ben preparati , i veneti hanno la forza per provarci.
            E occorre far sapere loro che non saranno soli.

    • Alterego says:

      No l’effetto domino sarebbe immediato, non credete l’Emilia non starà a guardare, molte cose stanno cambiando e cambieranno sempre più.
      I problemi del popolo emiliano sono i medesimi del popolo veneto, solamente che sino ad ora ha creduto sbagliando che PCI PDS DS PD e ora M5S potessero essere una soluzione in molti si stanno accorgendo che non è e non sarà cosi.
      Se il Veneto apre la strada tutto crollerà come un castello di carte.

  11. Tito Livio says:

    I sogni sono belli, nulla da dire, ma non basta mettere un “avvocato” come sponsor affinchè il referendum abbia valore legale. Non esiste nelle fonti del diritto statale (per non parlare del regionale) alcun referendum consultivo per l’indipendenza, non potrebbe essere effettuato perchè manca appunto la fonte di produzione relativa. Ma anche se vi fosse sarebbe consultivo, cioè si chiede alla gente se vuole la secessione e non che vi sarà, il dopo non è chiaro ed è normale che sia così. Dire che il procedimento è chiaro e lineare, giuridicamente, è una fandonia colossale. I riferimenti al diritto internazionale e a quello interno sono senza alcun valore per la giurisprudenza della Corte Cost. (faccio riferimento alle fonti citate da IV come l’art. 2 dello Statuto Veneto). Se ci fossero comportamenti in tal senso il P.d.Rep. scioglierebbe il Consiglio Regionale e poi? i membri del Consiglio si trasformerebbero in rappresentanti del Popolo Veneto? e se fosse? poi che succede? ma poi nessuno si domanda una cosa: come si può essere tanto ingenui da credere che Ue, U.S.A, Russia, Cina (e molto altro) stiano li a guardare? appoggerebbero la secessione del Veneto contro uno Stato sovrano che fa parte dell’Ue, dell’ONU e sopratutto della Nato? ripeto sognare è bello ma la realtà è un’altra ma la cosa più scandalosa secondo me è che si promette un fantomatico referendum “LEGALE” alla gente che piena di problemi e inferocita per la situazione attuale si fida in modo acritico. Si dica tutto: che è giusto secedere dall’Italietta corrotta, che l’Italia è finita, che il Veneto ha il diritto “naturale ” di secedere ma non si dica che è legale, perchè non è così.

    • Adriano Giuliano says:

      Ottenere l’indipendenza del Veneto significa morte della lega nord, quindi è inevitabile che Tosi, abituato a far politica con un sistema mafioso italiano sia contrario. Tosi pensa al proprio potere personale non certo ai veronesi che colpa dell’italia giorno dopo giorno si impoveriscono.
      Volere la libertà del proprio popolo è più che legale, quindi, per favore non diciamo cazzate.
      Si è divisa la Cecoslovacchia? Perché non possiamo dividerci noi tramite referendum?

      • Emilia2 says:

        Volere la liberta’ puo’ essere giusto, ma non e’ detto che sia legale. Sono due cose diverse. Perche’ non possiamo fare come la Cecoslovacchia? Perche’ poi le regioni del Sud chi le mantiene? La Germania?

    • Marco Mercanzin says:

      Tito, nessuno potrà darci la libertà, bisogna prendertercela .Su questo non c’è dubbio.
      Ma quello che manca attualmente e’ un dibattito diffuso. Esso infatti è prigioniero di luoghi comuni leghisti o italioti.
      Per bypassare questo blocco che dura da decenni un referendum anche solo consultivo, aprirebbe la strada ad un dialogo trasversale che finora non c’è mai stato.
      I problemi relativi agli assetti internazionali sono relativi solo a quanto consenso puo raccogliere l’indipendenza fra i veneti.

      • Tito Livio says:

        @Marco sono d’accordo con lei la libertà si prende ma a mio parere ci vuole autoscienza di cosa si vuole e bisogna rendersi conto della realtà che ci circonda.
        Mi è bastato seguire un po’ le vicende dell’indipendentismo veneto per vederci l’Italia peggiore:
        beghe da pollaio, divisioni, offese personali, complottismo da bar, odio tra persone .
        Ma poi mi domando : sono state raccolte firme, sono stati fatti sondaggi “scientifici” ma come mai alle elezioni le liste indipendentiste raccolgono briciole? (adesso vedremo Treviso).

    • pippovic54 says:

      Caro Tito Livio, come vuoi secedere tu? Con la forza? Con le bombe? con la guerra o guerriglia tipo ex Yugoslavia? E ci manderesti tuo o tuoi figli in questo inferno? Questo succederà lo stesso se la crisi e corruzione, se il continuo impoverimento del Veneto proseguirà per ancora qualche tempo, senza nessun sviluppo o peggio speranza per un futuro dei nostri figli. Non credi, anche se ti ostini a ragionare (scusami l’offesa) da italiota, che almeno conta provarci in via pacifica e democratica? Questo è quello che si sta facendo. Criticare senza dare una valida alternativa a quanto proposto diventa sterile ottusità. Con sincero e marciano affetto. WSM

      • Tito Livio says:

        Ma chi vuole la violenza? è da illusi sperare di secedere in questo contesto geo politico con un semplice referendum e una stretta di mano, piaccia o no la realtà e questa. Alternative? vorrei che i veneti fossero più svegli perchè se in 20 anni hanno potuto democraticamente eleggere gente come Brunetta, Sacconi, Bitonci e compagnia bella (pd-pdl e sopratutto lega) qualche problema politico, prima che economico ce lo abbiamo e dire che tutto e risolvibile con in referendum per avere più schei è riduttivo.

        • e i Rumor e tanti altri democristiani di cui avete sempre votato perchè eravate schiavi della DC che vi ha rovinato, ora è il momento di tirar su le maniche e chiudere i pugni per partire veramente ad una secessione o separatismo, dato che voi veneti siete avanti confronto alle altre regioni del nord cominciate voi in mdo legale con questo referendum consultivo muovendosi in ogni frazione, paesino, paese, comuni piccoli e grandi con sondaggi seri verso la propria gente del proprio territorio. Qusto è il momento giusto l’italia è nella merda fino al collo, mandiamola a picco definitivamente.

          Cordialmente

          Rinaldo Cometti
          Emiliano

        • erik says:

          “Alternative? vorrei che i veneti fossero più svegli”

          Ci prendi in giro o cosa?? Al di là della condivisibilità del concetto, che alternativa è scusa?? Rispondi con un sofismo puramente demagogico che non vuol dire assolutamente nulla.

          Aspettiamo una tua valida alternativa, visto che non fai altro che criticare tutto senza proporre.

    • claudio says:

      Lei non inquadra due punti fondamentali.

      Il primo riguarda il referendum. Viene dato troppo peso all’aspetto legalista della cosa. Potenzialmente un referendum autogestito ha la stessa validità di un referendum organizzato dalla Regione o dall’ONU.
      Posi i criteri di universalità e garanzia sulla libera espressione dei votanti, ciò che conta è il risultato del referendum, perché esso rappresenta un mandato dei cittadini ad esprimere una volontà che è il diritto all’autodeterminazione.

      Il secondo punto riguarda gli interessi internazionali. Il mondo è tutto fuorché unico. Per prima cosa molti paesi non possono negare il diritto di autodeterminazione perché se lo facessero cadrebbero in contraddizione dentro i loro confini e contro la loro opinione pubblica. Gli US non potrebbero negare questo diritto, men che meno la EU, a dispetto dei possibili interessi politici ed economici. Come ho detto il mondo non è un monolita, ed è incrociando questi ruoli che è possibile ricavare la propria posizione. Non sarebbe interesse US che il Veneto finisca per essere sponsorizzato dalla Russia, cosa che avverrebbe sicuramente perchè per la Russia una alleanza o anche solo amicizia con il Veneto rappresenterebbe un canale fondamentale per le relazioni con l’Occidente e la sua influenza nella politica economica europea.
      Mi fermo qui, le considerazioni sono troppe, ma tanto basti per dare una idea.

      Alla fine è chiaro che serve un atto di coraggio, sia di chi si pone a capo del processo, sia della popolazione.
      Non è con le carte bollate che si fanno gli Stati, e il referendum è molto più strumento politico che “carta bollata”.

      • claudio says:

        Il mio commento era riferito a Tito Livio.

      • Tito Livio says:

        1 Ma le pare che una Francia, Spagna, Usa, Cina riconoscerebbero l’indipendenza di una Regione appartenente al club del primo mondo? riconoscendo un pericoloso precedente che potrebbe essere pregiudizievole anche per loro? e poi gli U.s.a (ad esempio) parteggierrebbero per l’It. o per un Veneto indipendente ? la gente può organizzarsi, lottare, rendersi indipendente: è corretto, è giusto ma non si dica che il processo è legale e pacifico perchè non lo è e questo la gente è giusto che lo sappia.
        2in base a cosa dice che un referendum autogestito avrebbe lo stesso valore di uno organizzato dall’ONU?
        ma vogliamo parlare di chi comanda nell’Onu? chi ha il potere di veto?

        • Simone T. says:

          Semplicemente , il volere del popolo. Sovrano e sopra a tutto, è sempre e comunque un popolo a costruire il proprio percorso. Ne più, ne meno.

        • Emilia2 says:

          Sono d’accordo. E poi magari potrebbero riconoscere l’indipendenza dallo Stato italiano, ma il Veneto dovrebbe continuare a restare nella UE e seguirne le regole.

          • Simone T. says:

            Beh è uno dei tratti a maggior chiarimento. Guardare ad un contesto europeo piuttosto che italiano, dove la costituzione ormai è calpestata giorno dopo giorno.

          • erik says:

            Soltanto che rimanere nell’UE con un’economia forte ed indipendente è una cosa, rimanere con una doppia schiavitù italiana ed ue un altra…

    • erik says:

      Non capisco, la sua è una questione semantica? é la parola “legale” ad essere un problema per lei?? cioè chi se ne frega se è legale o no?? è un referendum con una cazzo di domanda, stop. Non si fa del male a nessuno.

      E si deve fare, non ci lasciano xk “illegale”? si fa autogestito, i soldi si trovano, le aziende avrebbero sicuramente più vantaggi!

      • Simone T. says:

        il modo di proporsi di Tito è lo stesso assunto dai molti che hanno portato la situazione attuale in Italia. Contestazione e nessun suggerimento valido e credibile.
        Altre strade, proposte?

  12. Roberto Roman says:

    Bravi, il percorso è lungo ed impervio, ma oramai tracciato. WSM !!!!!!

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