Se il plebiscito veneto è un problema soprattutto per la Lega

di FABIO TURATO

Il plebiscito digitale sull’indipendenza del Veneto è l’ultima dimostrazione del parapiglia interno alla Lega Nord e di come la sua parabola discendente non sembri mostrare segnali di inversione. Uscita malconcia dalle recenti tornate elettorali, colpita dall’annullamento del voto in Piemonte e dagli scandali per l’Expo in Lombardia, il Veneto rappresenta uno degli epicentri della crisi leghista: qui, alle politiche del 2013, si è verificato un massiccio travaso di voti in direzione Movimento Cinque Stelle e Scelta Civica.

La consultazione promossa da plebiscito.eu – espressione politica prossima alla Lega Nord, ma con spiccata propensione “venetista” – tasta il polso a un partito malato. I voti, virtuali o di protesta, alla fine sono arrivati. Alla domanda: “Vuoi tu che il Veneto diventi una Repubblica Federale indipendente e sovrana?”, secondo gli organizzatori del referendum hanno risposto in 2.360.245, pari al 73% del corpo elettorale regionale. I “sì” sono stati 2.102.969, pari all’89%, mentre i “no” solamente 257.276.

Dopo la sconfitta del 2013, le risposte dei leader leghisti non avevano convinto.Nel tentativo di agganciare le ricche regioni del Nord Italia a quelle mitteleuropee, la scelta di attaccare l’unità nazionale caldeggiando l’idea della famigerata “macroregione Padania” è presto tramontata. L’astrattezza del progetto non regge l’urto delle gelosie territoriali e dei i conflitti amministrativi fra le tre grandi Regioni del Nord guidate dalla Lega.

Il referendum consultivo veneto fa suo il sogno secessionista, non aspettando però la creazione della Padania per separarsi dall’Italia, ma procedendo con la scissione del solo Veneto. Il referendum dava la possibilità di esprimere, parallelamente alla consultazione tra favorevoli e contrari, anche una preferenza fra trenta candidati per ricomporre il “Consiglio dei dieci” – organo di governo della passata Repubblica di Venezia ed esperienza politica cui plebiscito.eu si ispira con una certa enfasi.

Nel sottobosco politico del leghismo veneto, il progetto macroregionalista non ha mai goduto di molta fortuna. I motivi si riflettono nel marginalismo avvertito da queste componenti all’interno della stessa Lega Nord. I promotori del referendum, guidati da Gianluca Busato, sono figure che non hanno trovato grande spazio politico all’interno della Lega, fondando invece a più riprese liste autonome che intercettassero i malumori leghisti: da Veneto Stato al Partito Nasional Veneto per arrivare oggi a Indipendenza veneta.

In politica conta aspettare e conta capire quando muoversi. Mentre la crisi azzanna ancora quel che rimane del ridimensionato complesso di piccole e medie imprese che aveva sancito il successo del mitico Nordest, la Lega Nord rischia seriamente di passare per il partito che non ha saputo trattare con il governo di Roma. Il Carroccio è rimasto vittima della peculiare refrattarietà del sistema politico italiano a riformarsi efficacemente e ha dimostrato – cosa assai più grave per il suo elettorato – l’incapacità di influire sui cambiamenti in maniera incisiva, persino quando miete alti consensi elettorali. Ne sono un esempio i celebrati 21 miliardi di euro versati dai veneti ogni anno nelle casse dell’erario statale e che rientrano in regione solo in minima parte.

L’iniziativa referendaria promossa dal piccolo imprenditore Gianluca Busato mira a intercettare storici malumori ma vuole combinarli a modalità di partecipazione non tipiche della politica leghista, che ha costruito i suoi successi nel territorio utilizzando quest’ultimo come arma contro la politica. Va detto che la consultazione online non ha completamente trascurato il tradizionale impegno leghista sul territorio: parallelamente all’iniziativa digitale agiva infatti una struttura territoriale leggera, formata da gazebo e relativo coordinamento locale.

Concentrati soprattutto fra Treviso e Padova, dove si contavano ben 92 dei complessivi 126 punti di raccolta, i secessionisti hanno raccolto voti cartacei da sommarsi a quelli telematici, collocandosi nelle zone urbane ed extraurbane di maggior transito pedonale. Sono aree (in primo luogo Treviso) tradizionalmente fedeli al governatore Zaia, mentre in misura minore è stata coinvolta la Verona del sindaco Tosi (qui solo 6 seggi). La presenza sul territorio dei punti di raccolta è il riflesso organizzativo di una struttura gestita da 22 coordinatori locali. Treviso e Padova, con rispettivamente 8 e 6 coordinatori, ricoprono un ruolo centrale.

 


[Dati raccolti ed elaborati dall’autore]

Se selezionare il personale politico è ancora importante, con ogni probabilità siamo tuttavia di fronte a qualcosa di diverso. Infatti, l’accento posto dai promotori del referendum sull’iniziativa online tramite il sito plebiscito.eu sembra distante dai tradizionali criteri di selezione leghista e più aderente ai tempi, considerando il successo del Movimento Cinque Stelle in Veneto e il noto ruolo ricoperto dai social media in questa formazione politica.In Veneto è in atto una “evoluzione digitale di livello superiore rispetto all’ecosistema della politica veneta addomesticata dallo Stato italiano”, afferma l’organizzatore del referendum, Gianluca Busato. La sua speranza è che la consultazione da lui promossa sia di impulso affinché si approvi il progetto di legge per indire un effettivo referendum secessionista [cosiddetto pdl 342, ndr]. Il messaggio è diretto ai due leader veneti della Lega da tempo “separati in casa”: Luca Zaia e Flavio Tosi.

Per il governatore Zaia la consultazione online indica che il sentimento indipendentista è ormai diffuso in Veneto e che il  leghismo è vivo, perché si riappropria di un modus operandi dal basso. Ciò fa nascere il dubbio sulla possibile creazione di una lista personale in vista delle elezioni regionali 2015.

Anche per il sindaco di Verona, Flavio Tosi la consultazione referendaria rappresenta un segnale molto forte nei confronti dello Stato centrale e del suo immobilismo, ma con qualche sfumatura: Tosi infatti sceglie di prendere le distanze dall’ideale scissionista, tanto più perché egli non fa mistero di volersi proporre come futuro leader del centrodestra.

Da parte leghista urgono risposte rapide, essendo stato ormai archiviato – così pare – il “progetto Padania”. Il capogruppo leghista in Consiglio regionale, Federico Caner, si pone anch’egli, come Busato, l’obiettivo immediato di riportare il progetto di legge sull’indipendenza in discussione alla commissione Affari costituzionali veneta.

All’iniziativa referendaria del Veneto hanno dedicato molta attenzione alcuni media internazionali, dalla Russia alla Spagna, passando per il Regno Unito. La lettura che offrono della consultazione veneta è ovviamente interessata, poiché proprio i tre paesi sono alle prese con referendum secessionisti in alcune loro regioni.

Nel Regno unito, il referendum scozzese è previsto il prossimo l’autunno ed è sostenuto dallo Scottish National Party di Alex Salmond. L’uso del termine “secessione” e dei suoi sinonimi nei titoli dei media inglesi che trattano la consultazione veneta pare esorcizzare i timori che domani Edimburgo possa fare la fine dell’Irlanda: “La ricca Venezia indice un referendum per staccarsi da Roma” (Daily Mail); “Venezia si prepara a un referendum sulla secessione dall’Italia” (The Telegraph); “Venezia vota in un referendum per separarsi da Roma” (BBC). Per altro nominando sempre Venezia e mai il Veneto…

In Catalogna, il referendum per l’autodeterminazione è previsto anch’esso per l’autunno 2014 e vede sia l’appoggio del presidente della Generalitat de Catalunya [il governo della Catalogna, ndr], Artur Mas, sia quello della maggioranza dei partiti del parlamento catalano. Le proteste (di massa) contro Madrid sono iniziate nel 2010 e si sono protratte sino alla manifestazione per l’indipendenza catalana del 2012 con lo slogan: “Catalogna, nuovo stato d’Europa”. Il quesito referendario dovrebbe chiedere ai catalani se desiderino che la Catalogna sia uno Stato e – in caso di risposta affermativa – uno Stato indipendente. Il che fa riflettere sui futuri rapporti con Madrid. La Corte costituzionale spagnola ha però dichiarato illegale il referendum.

Altra questione riguarda invece la Crimea. Nella secessione crimeana è presente uno “sponsor di eccezione” come la Russia che può permettersi di muovere le sue pedine ignorando la comunità internazionale. Il caso veneto è declinato da alcuni media russi per rafforzarsi in chiave interna, paragonando la Crimea a una “regione italiana che vota per restaurare la Repubblica Veneta” (Russia Today) e chiedendosi se “ormai anche l’Italia abbia la sua Crimea” (km.ru), in quanto “dalle mappe d’Italia possono sparire sia Venezia che Verona” (NTV).

È opportuno stabilire la giusta distanza fra reale e immaginario, tra resa dei conti interna alla Lega e tentativo di recuperare consensi in uscita da parte dell’attuale dirigenza. Tenendo a mente l’incombere delle elezioni europee, il populismo secessionista di stampo regionale, espresso dalla consultazione veneta, suscita più di una perplessità. Innanzitutto per la sua tempistica.

L’iniziativa veneta suona tardiva. Nonostante clausole e resistenze dei rispettivi governi centrali, Scozia e Catalogna insistono da anni per accreditarsi a livello comunitario e le loro spinte secessioniste trovano ormai piena rappresentanza nella sfera politica regionale: nel caso del Veneto ciò è ancora tutto da costruire.

L’Unione Europea si è già espressa, e non intende tutelare il diritto all’autodeterminazione dei veneti. Il tentativo di agganciare il referendum veneto a quelli di Scozia e Catalogna appare difficilmente realizzabile poiché – oltre al tempo – mancano risposte a domande basilari.

Politiche pubbliche, debito e fiscalità, Ue ed euro: sono questioni ancora completamente inevase dai secessionisti nostrani. E la litigiosità dimostrata dai movimenti leghisti in altre occasioni non rappresenta il viatico migliore per una sintesi efficace. Più che una questione internazionale, il caso veneto appare sempre più un problema politico interno.

Le difficoltà della Lega Nord e i cambi del panorama politico veneto rischiano ormai seriamente di favorire altri attori che soffierebbero alla Lega il ruolo di ago della bilancia regionale. Tanto che Beppe Grillo si è affrettato a dare la sua benedizione ai secessionisti del Leone di San Marco.

TRATTO da LIMES

 

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17 Comments

  1. Eugenio says:

    Se questo Plebiscito Veneto ai primi momenti,è stato un problema per la LEGA ,poi ne trarra’ dei vantaggi (grazie al Comitato dei 10 ke la organizzato) Infatti si mostrata la piu Forte organizzazione del Veneto per quanto riguarda le firme,gli altri Partitini movimentistici ,sono scarsi di Organizzazione ,ma in conpenso ricchi di idee..(strambe) IL bello che tra un po’ ci saranno le Elezioni Europee,e questo è una occazione d’oro per la LEGA ,è L’Unico Partito che apertamente (a parole)è contro l’Euro ,mentre gli altri partiti compreso il M.5.S. per il momento sono EUROSCETTICI ossia tra un SI ed un No,Quindi se le cose nel frattempo non cambiano la LEGA si becchera’ un bel po’ di Voti,(la cosa non è ke mi piaccia ,ma la realta’ mi sa ke è cosi) Organizzati e Fortunati ..sic!

  2. Consulente di diritto internazionale says:

    Un referendum regionale, oltre ad essere contrario alla normativa vigente, incostituzionale e via discorrendo, non sarebbe riconosciuto dall’Italia in primis, figuriamoci dagli altri paese stranieri. La ris. 342, non è una risoluzione, ma solo una proposta di legge regionale italiana ( il veneto è un ente amministrativo italiano), soggetta al giudizio di costituzionalità dell’avvocatura regionale ( a tal riguardo, mi sembra, che si sia già espressa per l’incostituzionalità).

    E ancora questa bugia, del principio di diritto all’autodeterminazione come diritto naturale superiore a tutti e tutto, senza rispetto delle costituzioni e del rispetto dell’integrità territoriale, come fosse un diritto avocato all’anarchia e al caos internazionale. Ma figuriamoci !! E queste affermazioni provengono pure da avvocati ?

    Una consultazione regionale sull’indipendenza, come hanno detto noti costituzionalisti, a costo zero per lo stato italiano (visto che il territorio è sempre Italia), si può fare in qualsiasi momento, ma a prescindere dal risultato, la sua forza effettiva è pari a zero.

    • Dixemo ke se 2milioni de veneti li va fora de caxa e li ocupa le strade e tuti li spasi pioveghi e li dixe da ancò a semo endependenti e li xe determenà e li se organixa… beh el saria on caxo exenplar o somexante de exerçisio dirreto de la soranedà poledega nadural e de dirito naural en ato.
      Però ghe vol i nomari e la determinasion ke li xe valori poledeghi baxilari o baxanti.

    • Aquele Abraço says:

      La storia corre e si fa beffe delle Carte e dei suoi articoli, come quello che l’Italia sarebbe una e indivisibile, articolo già violato quando, per ragioni di opportunità politica, nel 1975 con il Trattato di Osimo fu ceduta alla Jugoslavia gran parte della Venezia Giulia, trattato ratificato dall’Italia il 14 marzo 1977 (Legge n. 73/77) con effetto l’11 ottobre dello stesso anno. Faremo in modo che anche l’indipendenza del Veneto diventi una questione di opportunità politica. La Carta italiana dice anche che l’Italia è fondata sul lavoro e invece per buona parte è fondata sulla rendita parassitaria. Dice che il popolo è sovrano, e dichiarando che sardi e veneti sono dei popoli, implicitamente afferma che la sua popolazione è multietnica e che questi due popoli autoctoni sono sovrani, ma non sono riconosciuti tali. Questa Carta è solo carta straccia, a uso e consumo dei prepotenti interni, che quando mettono il becco fuori dai confini si fanno prendere a calci in faccia.

  3. Riccardo Pozzi says:

    Tafazzi for president.

  4. Bepi says:

    Dopo il plebiscito digitale, il cui risultato nettamente favorevole alla formazione di una Repubblica Veneta Federale Indipendente e Sovrana, e che ha portato conseguentemente alla dichiarazione d’indipendenza e alla costituzione della Terza Repubblica Veneta il 21 marzo scorso, niente è più come prima. I tentativi di spacciarlo per sondaggio, per mera consultazione in prospettiva di un “legittimo” referendum indetto dalla Regione Veneto ovvero dallo Stato Italiano (un paradosso, un palese controsenso), vanno giorno dopo giorno perdendo efficacia. La perderanno del tutto dopo la certificazione della validità dei voti da parte degli Osservatori Internazionali. La Lega è ruzzolata a terra; il plebiscito, ovvero il Popolo Veneto, le ha fatto lo sgambetto e non si tirerà mai più su. A meno che non riuscisse, forte di mezzi propagandistici pagati dallo Stato Italiano (e anche da noi veneti, per ora), a convincere l’elettorato veneto di essere ancora l’ago della bilancia, riuscendo sul serio a far indire un secondo referendum in cui tra le diverse opzioni figurasse pure quella a favore di un Veneto Autonomo ammininistrativamente. E in questo caso sarebbe la Lega a fare lo sgambetto al Popolo Veneto, che rischierebbe di ritrovarsi nuovamente italiano.

    • Bepi says:

      Rispondo a me stesso per aggiungere che l’eventuale scelta da parte del Popolo Veneto di un Veneto autonomo amministrativamente, a seguito di un eventuale Referendum indetto della Regione, non sortirebbe in tal senso ovviamente alcun effetto, quindi tutto tornerebbe disastrosamente come prima.

      • pierin says:

        se il regeione si sognano di far un referendum per chiedere l autonomia, qualche comitato si prodigherà per far pagare tutti i costi e danni ai coNIglieri regionali (anche con lavori forzati) che han concepito la azzata.

  5. Paolo says:

    Votiamo solamente partiti che difendano solo il Veneto, e perciò quindi mai lega nord. Poi iniziamo tutti noi a comprare solo prodotti “Veneti”, dalla pasta al latte, dai biscotti ai formaggi, etc.

  6. Claudio says:

    «espressione politica prossima alla Lega Nord»

    Sciocchezze! Plebiscito2013 è una espressione politica prossima, molto prossima, al sentire dei cittadini veneti, non alla Lega Nord.
    Da qui infatti nasce il bias concettuale che distorce completamente l’analisi fatta. All’autore mancano moltissime informazioni che gli permetterebbero di capire che la distanza tra Lega Nord e Plebiscito, proprio in termini concettuali, è enorme. E l’interpretazione che questa sia una cosa di “politica interna” liquida con banalità un fatto ben più sostanziale e di diversa portata.

  7. fabrizioc says:

    Mah…un articolo che basa tutto sulla lega…vediamo cosa succederà alle europee, ma ormai per la lega c’é poco spazio di manovra se vuole ritornare predominante in Veneto e nella prox. Republica.

  8. Claudio Franco says:

    ah LIMES, adesso si capisce perchè tutto questo voler rimarcare Lega, leghista, leghisti…

  9. niki says:

    Non so la tempistica, ma quando il motore della storia si mette in moto nessun benpensante riuscirà a fermarlo.

  10. Gianluca says:

    Perfetta lettura! Chapeau

  11. Michele De vecchi says:

    Mi sa che l’autore dell’articolo non si è informato molto sul tema prima di scriverlo.

    In primis, i 21 miliardi, che nel frattempo sono scesi, e che se si aspetta ancora non ci saranno più, sono già il residuo fiscale, quindi non rientrano in regione solo in minima parte: non ci rientrano proprio.
    Secondo, è stato lui stesso a farsi dire da Busato che il suo scopo è di far approvare il referendum fermo in regione? Oppure lo ha appreso da qualche testata giornalistica che di tutto scrive pur di fronteggiare il vero scopo dell’iniziativa di Plebiscito.eu? Si informi, caro autore, perché le cose non stanno proprio così …

    Nel frattempo, Plebiscito.eu ed il consiglio dei 10 continuano per la loro strada, indifferenti alle scelte che vengono fatte in regione o dalla Lega Nord.

  12. Stefano Gamberoni says:

    quanta approssimazione!
    partiamo dai numeri: Limes rivista autorevole che confonde Residuo (ovvero il saldo Entrate dal territorio – Spese dal territorio) con le sole entrate!!! Il Veneto paga circa 70.000.000 di tasse a Roma, ne riceve circa 50.000.000 cioè è spremuto per circa 20.000.000/anno. Ma cosa scrive l’articolista di Limes? “versa 21.000.000 mld!!! … che rientrano in regione….” No dico: versa??? Quella è la tosatura che resta nelle tasche di Roma. Se imparassero a leggere in numeri documentandosi forse ci azzeccherebbero un po’ di più con le analisi geo-politiche.
    Poi dire che plebiscito.eu sia una costola della Lega, è travisare completamente la realtà! E’ chiaro che chi si interessa di indipendentismo oggi, una storia ce l’ha alle spalle e sicuramente è stato, almeno per un periodo, vicino alla lega. Ma basta rivedersi il Salvini-Busato-Bassani a Mattino5 per capire che la lega non abbia nulla a che spartire con plebiscito.eu. Tra l’altro il quesito del plebiscito era anche “se si vuole tenere l’euro”. La Lega è convintissima ad abbandonarlo, per riproporci il nazionalismo autarchico in lirette itagliane.
    Bravi quelli di Limes, proprio bravi e documentati. (d’altronde è una costola di Repubblica.it)
    Meditate, gente meditate.

  13. pierino says:

    in allegato noni e conogmi e foto di chi in consiglio Veneto non è stato chiaramente a favore del pdl 342… un appunto per chi ancora si recasse a votare per lo stato estero taglian

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