Se il governo fa chiudere il Cnao di Pavia contro i tumori… Davvero la nostra vita vale 0 per la politica

di LANCILLOTTOcnao1_infn_1

Era il 15 febbraio del 2010 e per Pavia quello fu un giorno speciale.  Quando fu inaugurato il Centro nazionale di adroterapia oncologica, c’era mezzo governo Berlusconi. E Bossi, presente con Tremonti e il sottosegretario Martini, scherzando davanti ai presenti disse: “Giorgetti, hai rischiato la vita”. L’aneddoto Bossi lo raccontava  lo stesso presidente della Commissione Bilancio alla Camera, davanti al rettore dell’Università di Pavia ( e noi eravamo tra i cronisti allora presenti, ndr), nell’istituto di chimica organica, a due passi dall’unico reattore nucleare attivo in Italia. “Bisognava far passare il sostegno alla nascita del centro di adroterapia oncologica. Tutti si interrogavano storcendo il naso, tranne Tremonti che sorrideva e che con la mano mi faceva cenno: deve passare, deve passare”. E in effetti passò.

Il centro venne inaugurato ma oggi, quattro anni dopo, il centro che il mondo ci invidia, rischia di chiudere. Vi si curano tutti i cancri resistenti alla chemio e alla radioterapia.  Nei sotterranei del centro, una città tecnologica difficile diversamente da spiegare, c’è un ciclotrone, un anello metallico di 80 metri di circonferenza e 25 di diametro; è, in sostanza, una sorta di acceleratore di particelle come quello del Cern di Ginevra.

Vengono impiegati protoni e ioni carbonio, inviati a fascio sul tumore, con precisione infinitesimale.Il fascio generato colpisce ma non annienta il paziente. Bene, ma oggi? Oggi il bilancio è devastante, solo 380 pazienti trattati perché l’adroterapia costa. Decine di migliaia di euro a persona, oltre al mantenimento della struttura che salva la vita, composta da 110 dipendenti tra cui ingegneri e fisici, non solo medici quindi.

“Sono anni, ha più volte spiegato il presidente Erminio Borloni a linkiesta – , che il centro chiede a Regione Lombardia di fissare delle tariffe per le cure, tali da permettere al centro di mettersi sul mercato del «turismo terapeutico» dei malati provenienti dall’estero. E, in questo modo, di autofinanziarsi, almeno parzialmente. Per la cronaca, di centri come il Cnao, al mondo, ce ne sono solo altri tre: uno in Germania, uno in Giappone e uno in Cina”.

Bastasse questo… Il problema è anche che mancano ancora 35 milioni per terminarne i lavori. Soldi promessi e spariti, a quanto pare, nelle pieghe delle ultime due leggi di stabilità. «Questi 35 milioni che attendiamo da più di due anni – spiega Borloni – sono quelli che ci mancano per pagare la costruzione del centro, che in totale ha richiesto un investimento di 135 milioni di euro, 50% in meno di quanto richiesto dagli altri centri all’estero. Allo stato attuale solo un fido bancario di 4,9 milioni di euro sta sostenendo l’operatività della Fondazione e il suo esaurimento è previsto per la fine del 2014».

«Oggi il Cnao, a causa dei tagli ai finanziamenti, si trova in grande difficoltà – si legge nella lettera – e rischia di chiudere con grave danno per le diverse migliaia di pazienti oncologici che ogni anno in Italia avrebbero bisogno di un trattamento di adroterapia. Ciò non può lasciare indifferenti i cittadini e le autorità, soprattutto il ministero della Salute e la Regione Lombardia che hanno investito risorse per la creazione di questo centro. I mancati finanziamenti degli ultimi anni, che sono alla radice delle attuali difficoltà, non devono mettere in pericolo le attività di questo fiore all’occhiello del Sistema sanitario italiano».

Complimenti alla politica.

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